le lenti di Gramsci

domenica 30 gennaio 2011

Il partito comunista nella Resistenza -- link



Bari, 22.01.11: Incontro “Le lezioni della storia”
Il Partito Comunista nella Resistenza (1943/45)
di Ferdinando Dubla, storico del movimento operaio

Unità delle forze popolari, di tutti i democratici e gli antifascisti per sconfiggere il comune nemico, il nazismo e il tardo-fascismo suo ascaro: questa la linea che Togliatti espone al suo ritorno in Italia, nel marzo 1944 e che si collegherà strettamente ad una visione strategica che avrà come caposaldi la democrazia progressiva e il partito nuovo. Leggi tutto

mercoledì 26 gennaio 2011

Report dell’incontro tenutosi a Taranto in occasione del 90° della fondazione del PCI

Una Storia da ricordare un Futuro da Costruire

Un giorno ricco di cultura, prospettive, progetti e tante speranze . Venerdì 21 gennaio a Taranto si è discusso in maniera ampia di come l’ Italia di oggi necessiti di un unico partito comunista – di tutti i comunisti-.
In occasione dei 90 anni dalla fondazione del Partito Comunista d’Italia si è tenuta a Taranto la presentazione dell’associazione Politico- Culturale Marx XXI°; tema dell’iniziativa “ricostruire il partito comunista”. Se ne è parlato col compagno Andrea Catone (direttore della rivista “L’Ernesto”) che ha illustrato come in questi anni la presenza culturale dei comunisti, più in generale di tutta la sinistra, è andata via via dileguandosi, causando l’avanzamento delle destre e la perdita di identità di gran parte della sinistra italiana: senza alcun dubbio i comunisti hanno cercato di resistere a questo, ma le innumerevoli scissioni hanno reso il compito pressoché impossibile.
L’ associazione Marx XXI° nasce per rilanciare il concetto gramsciano di “intellettuale collettivo”, per svolgere un’ azione educativa, diretta e organizzata, per svolgere un ruolo fondamentale, di studio, ricerca e formazione permanente rivolta ai soggetti oggettivamente e soggettivamente antagonisti alle classi dominanti, i quali si formano, vengono formati e si autoistruiscono attraverso una militanza attiva, con la partecipazione convinta e motivata alle battaglie sul territorio a cui viene legato un respiro più grande, quello della lotta alle contraddizioni della società capitalista e alle conseguenze sociali dell’imperialismo, per sviluppare forti basi culturali di massa per un unico partito comunista. <>.
Ma quale partito comunista costruire in Italia? Lo stesso PCI ha avuto varie fasi, ricorda il compagno Ferdinando Dubla (storico del movimento operaio), senza alcun dubbio la fonte d’ispirazione deve essere il rinnovamento nella continuità che lo stesso Togliatti rilanciava più volte, <>. Il partito come strumento di emancipazione costante del tradizionale e moderno proletariato, un partito che si modifica interpretando correttamente la realtà e le sue incessanti trasformazioni, ma che non perde mai la bussola dei suoi principi fondanti (in un corretto rapporto tattica/strategia), perché, oltre la sua ragion d'essere, la sua identità, così perderebbe sia il ruolo di scuola formativa, nel senso pedagogico gramsciano dell’autoistruzione dell’’intellettuale collettivo’ (nel partito si organizzano le lotte, ci si confronta, si impara insieme e si cresce insieme - così oggi va interpretata e vissuta anche la categoria leninista di avanguardia cosciente) sia il fascino dei suoi ideali socialisti, termini e concetti rimossi dal lessico dominante.
In una fase storica caratterizzata dai partiti del leader, è necessario un partito in cui sia possibile discutere e ampliare il confronto, andando controtendenza rispetto alla fase attuale che spinge sempre più verso il presidenzialismo e il culto della personalità, dobbiamo invertire la rotta, c’è un disperato bisogno di invertire la rotta, e i nuovi mezzi di comunicazione ne sono un esempio, internet ma non solo, sono una dimostrazione di come ci sia bisogno di discutere tra noi in maniera collettiva, è tutto in fase embrionale, ma sta a noi saper coltivare tutto ciò.
Ricordando Lenin il compagno Fosco Giannini (direzione nazionale PRC) sottolinea l’importanza di contestualizzare i temi, uscendo da una pericolosa provincialità, trattare le varie problematiche con una dialettica più ampia <>. “Non’ è libero un popolo che opprime un altro popolo” diceva Karl Marx, una frase più che mai attuale e il compito di noi comunisti, noi marxisti, è riuscire a riportare in primo piano questi temi ormai considerati quasi sorpassati, ma che oggi, come non mai, mostrano la loro crudeltà, dobbiamo esser capaci di trasformare tutte le istituzioni in cui siamo presenti ‘nella cassa di risonanza della classe proletaria’, stare dalla parte dei più deboli- operai, contadini e precari che oggi si vedono il loro futuro scippato. Concetti leninisti, quasi dimenticati, ma che sarebbe meglio riprendere e studiare.
Infine il compagno Giovanni Valente (direzione nazionale PdCI) ci ricorda l’importanza della militanza, il ruolo che ogni singolo iscritto al PCI svolgeva, e come invece oggi le cose siano cambiate, lasciando il posto purtroppo anche tra noi ai favoritismi e alle simpatie personali. <>.
Antonio Gramsci ha scritto, nell’”Ordine Nuovo” del 1 aprile 1925:
“Siamo una organizzazione di lotte, e nelle nostre fila si studia per accrescere, per affinare le capacità di lotta dei singoli e di tutta l’organizzazione, per comprendere meglio quali sono le posizioni del nemico e le nostre, per poter meglio adeguare ad esse la nostra azione di ogni giorno. Studio e cultura non sono per noi altro che coscienza teorica dei nostri fini immediati e supremi, e del modo come potremo riuscire a tradurli in atto.
Fino a qual punto questa coscienza oggi esiste nel nostro partito, è diffuso nelle sue fila, è penetrata nei compagni che ricoprono funzioni di direzione e nei semplici militanti che devono portare quotidianamente a contatto con le masse le parole del partito, rendere efficaci i suoi ordini, realizzare le sue direttive? Non ancora, crediamo noi, nella misura necessaria a renderci adatti a compiere in pieno il nostro lavoro di guida del proletariato. La scuola di partito deve proporsi di colmare il vuoto che esiste tra quello che dovrebbe essere e quello che è. Essa è quindi strettamente collegata con un movimento di forze, che noi abbiamo diritto di considerare come le migliori che la classe operaia italiana ha espresso dal suo seno. E’ l’avanguardia del proletariato, la quale forma e istruisce i suoi quadri, che aggiunge un’arma – la sua coscienza teorica e la dottrina rivoluzionaria – a quelle con le quali essa si appresta ad affrontare i suoi nemici o le sue battaglie. Senza quest’arma il partito non esiste, e senza partito nessuna vittoria è possibile.”
(a cura di Sarah Latorre, segr.prov.PdCI – Taranto)

martedì 18 gennaio 2011

Le iniziative per il 90° del PCI


















Associazione politico-culturale MARX XXI

A 90 anni dalla fondazione del Partito comunista d'Italia

Le lezioni della storia

per la futura umanità di liberi ed eguali

Sabato 22 gennaio – ore 9.30 - 21.00

Bari, via Borrelli 30 (di fronte al Piccolo teatro, a pochi passi dal parcheggio della ex Rossani)

Convegno

I - ore 9.30-11.00
Andrea Catone, direttore de l’ernesto
Introduzione ai lavori
Ruggero Giacomini, storico, Ancona
La formazione del partito comunista

II – ore 11.30-13.30
Ferdinando Dubla, storico, Taranto
Il Partito comunista nella Resistenza
Marco Albeltaro, Università di Torino
Il PCI dal dopoguerra agli anni ‘50

III – ore 15.00-16.30
Alexander Hoebel, storico, Napoli
Longo e il Pci negli anni ‘60
Onofrio Pappagallo, storico, Bari
Il PCI e il movimento antimperialista

IV – ore 17.00-18.30
Luciano Canfora, Università di Bari
Le lettere di Ruggero Grieco
Gaetano Bucci, Università di Lecce
Il PCI e la questione dello Stato

ore 19.00 - tavola rotonda su
L’eredità comunista e le nuove generazioni

info e iscrizioni: 3889226560

venerdì 14 gennaio 2011

Firma l'appello a sostegno della FIOM

solidale con la FIOM e con tutti i lavoratori ricattati. La battaglia della FIOM è la battaglia di tutto il mondo del lavoro italiano che non si piega al fascismo aziendale e al servilismo mediatico filopadronale.

l'appello di Camilleri, Flores d'Arcais e Hack 

Centomila firme, per un sito come il nostro, sono un OBIETTIVO “IMPOSSIBILE”, anche se avessimo il sostegno di link importanti. Ne abbiamo raccolte in passato fino a ventimila (19916) per l'appello in solidarietà con Marco Travaglio, accusato da Fabrizio Cicchitto in Parlamento di "terrorismo mediatico", in un clima di mobilitazione delle più importanti testate contro la legge-bavaglio, mentre in piazza su questo tema si era speso anche Roberto Saviano.
Eppure riteniamo necessario provare a realizzare questo OBIETTIVO “IMPOSSIBILE” perché siamo convinti che sulla “abrogazione” della Fiom che Marchionne sta cercando di imporre, si giochi una partita cruciale per la difesa dei più elementari e intrattabili diritti e libertà costituzionali. Per questo vi chiediamo di non limitarvi a firmare l’appello, ma di mobilitarvi per farlo firmare a tutti i vostri amici, per inserirlo nei vostri blog, per farlo girare in modo “virale”, come si usa dire, su quanti più siti siete in grado di raggiungere, partecipando a discussioni, forum e altre forme di intervento.
Proviamo a realizzare questo “IMPOSSIBILE” entro il 28 gennaio, giorno dello sciopero nazionale dei metalmeccanici, a dimostrazione che la parte più coerentemente democratica della società italiana ha capito che la lotta della Fiom è una lotta che ci riguarda tutti.
(pfd’a)

L'APPELLO

"Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente.
Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in ogni modo. L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché riteniamo urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva solidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti". 

Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack

Primi firmatari: don Andrea Gallo, Antonio Tabucchi, Dario Fo, Gino Strada, Franca Rame, Luciano Gallino, Giorgio Parisi, Fiorella Mannoia, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Lorenza Carlassarre, Sergio Staino, Gianni Vattimo, Furio Colombo, Marco Revelli, Piergiorgio Odifreddi, Massimo Carlotto, Valerio Magrelli, Enzo Mazzi, Valeria Parrella, Sandrone Dazieri, Angelo d'Orsi, Lidia Ravera, Domenico Gallo, Marcello Cini, Alberto Asor Rosa, don Paolo Farinella.

Sul sito di Lavoro Politico FIRMA L'APPELLO | CONDIVIDI SU FACEBOOK

martedì 11 gennaio 2011

mercoledì 5 gennaio 2011

Buon 2011 rivoluzionario


dal blog di Luigi De Magistris riprendo e rilancio:

Il 2010 si è chiuso con le forze dominanti che attraverso il controllo del capitale
hanno mortificato il lavoro: è il caso dell’imposizione dei desiderata della Fiat
ai lavoratori, con l’avallo di Governo e Confindustria, di sindacati deboli o
compiacenti (ad eccezione della FIOM) e con il capo chino anche di pezzi del centro-sinistra.

Poco prima il prodotto umano e istituzionale di un potere autoritario e svilito,
espressione della peggiore sub-cultura berlusconiana, ossia il ministro Gelmini ha
imposto – contro la volontà di studenti e docenti – la controriforma
dell’università.

Il Presidente della Repubblica, come sempre, ha subito firmato. I tagli alla spesa
pubblica democratica – non a quella che rimpingua le cricche e le mafie che è
mantenuta e consolidata – e alle politiche sociali sta rafforzando le
disuguaglianze, mortificando cultura, ricerca, innovazione, sviluppo.

Il ceto medio, la spina dorsale del Paese, fatica ad arrivare alla fine del mese: i
nuovi poveri, con la mortificazione di centinaia di migliaia di famiglie.
I giovani non hanno più certezza del loro futuro lavorativo, ambizioni umiliate,
sogni spezzati, progetti svaniti, governi che non sono in grado di garantire
aspirazioni, valorizzare professionalità, considerare competenze.
Il precariato è, ormai, il modello preferito dal regime per regolamentare la forza
lavoro.

I servitori dello stato sono sempre più umiliati dal mobbing delle cricche e dalla
deviazioni che operano all’interno delle istituzioni.

Gli imprenditori capaci e onesti che contribuiscono alla ricchezza economica sono
umiliati da oligopoli dominanti, dai prenditori di soldi pubblici e da coloro che
vanno a braccetto con la politica e la criminalità organizzata.

Le mafie imprenditrici controllano il 25% del PIL. A fronte di un disegno
autoritario che verticalizza il potere, mortifica gli organi di garanzia, massacra
lo stato sociale, privatizza tutto, restringe gli spazi di dissenso, mortifica il
pensiero libero, le forze politiche di opposizione non sono ancora all’altezza
della sfida.

E allora dobbiamo lavorare per un 2011 di rottura del sistema e di costruzione di
un’altra Italia. Dobbiamo unire la parte migliore esistente tra le forze del
centro-sinistra e metterla in connessione con il popolo in movimento, con la gente
stanca ma fiera, con quelli dalla schiena dritta, dagli occhi puliti, con il cuore
caldo, con le menti libere e aperte, con chi vuole un costruttivo conflitto
sociale, con chi lotta per i diritti, con chi pensa prima ai lavoratori e, poi, al
profitto, con chi tutela i più deboli prima di pensare al denaro.

C’è una grande sete di giustizia, di solidarietà, di uguaglianza.

Raccogliamola e organizziamo il dissenso, costruiamo l’alternativa con contenuti
chiari e forti che possano camminare con le gambe di persone credibili che hanno
dimostrato da che parte stare. E allora per un 2011 rivoluzionario, per la
rivoluzione dei cuori, per spezzare le catene dei poteri dominanti e agire per la
costruzione della democrazia.

Buon anno amiche e amici, buon anno compagne e compagni, buon anno a chi vuole
camminare con noi, con fierezza e lealtà, con forza e dolcezza, con l’amore per il
prossimo. Buon Anno!

Luigi
www.demagistris.it