le lenti di Gramsci

venerdì 29 luglio 2011

Nasce oggi una nuova iniziativa editoriale, Marx21 [92 pp. formato A4]

Fare di questi tempi una rivista non è cosa facile, tanti sono i problemi a partire dalle compatibilità economiche e dalle difficoltà di distribuzione.
Eppure, nonostante queste considerazioni, siamo qui con una rivista che si propone di approfondire - attraverso le lenti dei nostri grandi maestri, da Marx a Lenin a Gramsci - lo studio e la conoscenza del nostro Paese, della sua struttura di classe, delle forze politiche, che sono il riflesso, la nomenclatura delle classi. Uno studio che non sia fine a sé, ma sappia tradursi in indicazioni utili all’elaborazione del programma politico. In ciò, guardando alla grande scuola politica del PCI nei suoi anni migliori, quando insegnò ai suoi militanti a saper intervenire quotidianamente e sistematicamente – e non solo saltuariamente o in occasione delle competizioni elettorali - in ogni piega della società, praticando una linea di massa. Armati di una linea politica, quindi, che è il risultato dell’unità dialettica di teoria e pratica, i comunisti fanno politica tra le masse non in modo declamatorio, né ponendosi alla coda di qualsiasi movimento, ma sapendo intervenire per spostare a proprio favore i rapporti di forza, indicando, senza mai perdere di vista lo scopo finale del comunismo, l’obiettivo intermedio più appropriato a tale scopo. I comunisti fanno politica nella situazione data, determinata dai rapporti di forza esistenti, non per adattarsi e convivere con essi (questo è l’opportunismo), ma per cambiarla. Analisi concreta della situazione concreta, raccomandava Lenin.
Quest’analisi ci dice che la questione comunista, della presenza e del ruolo dei comunisti nel mondo e in Italia, non può essere rimossa. Si pone perciò in Italia la questione della ricostruzione del partito comunista e dell’unità dei comunisti in un unico partito comunista, degno di questo nome, all’altezza delle terribili sfide del XXI secolo, del mondo post 1989, globalizzato dal mercato capitalistico e in preda oggi alla più grave crisi dopo quella degli anni ‘30, di una crisi che rivela il declino del capitalismo USA e un mutamento in atto nei rapporti di forza tra le potenze mondiali, che potrebbe essere foriero di scosse telluriche impensabili.
Oltre venti anni dopo l’ottantanove non si tratta più di “elaborare il lutto” per la sconfitta subita - fermo restando il compito dell’analisi rigorosa degli errori del movimento comunista, per apprendere da essi - ma di costruire.
Questa nostra sfida – tale è l’uscita di Marx21 - parte dalla consapevolezza che il processo di ricostruzione comunista, che si è avviato, ha aperto una nuova fase, importante e complessa, in cui crescono le responsabilità e i compiti della rivista. Con il nome della nuova testata abbiamo voluto indicare la continuità con tutto il patrimonio di critica teorica, analisi politica e legami internazionalisti accumulato in questi anni dall’ernesto, e, ad un tempo, l’apertura della nuova fase per la concreta ricostruzione del partito comunista.
Sarà nostro impegno approfondire e sviluppare le linee per fornire elementi di conoscenza, analisi e critica della società italiana e del contesto internazionale, e dare così un contributo di idee e proposte per l’elaborazione di una linea politica comunista.
Ai militanti, agli studiosi, ai lettori operai chiediamo di seguirci e sostenerci, con le proposte, le critiche, il dibattito teorico-politico. Chiediamo di attivarsi per ampliare la cerchia dei lettori, degli abbonati, dei sostenitori, dei diffusori militanti, in modo che Marx21 divenga uno strumento per la rinascita di quell’intellettuale collettivo di cui sentiamo l’urgenza in questo paese.
Consapevoli delle difficoltà, ma anche delle potenzialità di questo progetto editoriale e politico, invitiamo tutti ad abbonarsi e fare di MarxVentuno uno strumento di approfondimento, conoscenza e battaglia politica essenziale nella propria esperienza di militante e dirigente comunista.

mercoledì 13 luglio 2011

Domanda del giorno: è responsabile chi massacra il popolo in nome della finanza?

In questi giorni abbiamo visto come maggioranza e opposizione, bankitalia e confindustria, abbiano trovato un accordo bipartisan per garantire il voto in parlamento della manovra in tempi brevi, entro la settimana. Un accordo tra 'responsabili' che non solo vogliono l'approvazione della manovra, ma vogliono renderla più dura. Si parla di privatizzazioni e liberalizzazioni selvagge, di ulteriori tagli allo stato sociale. Si parla insomma del massacro sociale che, per i 'responsabili', servirebbe a dare fiducia ai mercati e all'europa (divinità contro cui non si può nulla!).

E allora noi ci chiediamo: è veramente responsabile chi massacra il popolo in nome della finanza? E' responsabile chi si rende responsabile di aumenti di disoccupazione, di disuguaglianze, di povertà?

Oppure è responsabile chi cerca di combatterla la speculazione, chi propone di redistribuire la ricchezza facendo pagare il prezzo a chi i soldi ce li ha, dai grandi patrimoni alle rendite finanziarie, facendo ripartire anche la domanda interna e quindi l'economia?

http://www.controlacrisi.org

domenica 3 luglio 2011

MULTE: 1600 OGNI ORA, UN MODO "INGIUSTO" PER FARE CASSA DA PARTE DEI COMUNI

02/07/2011 14:02 | ECONOMIA - ITALIA

Il governo taglia ed i Comuni si rifanno con le multe, questo il senso del reportage pubblicato oggi da adn kronos. I numeri complessivi sono inequivocabili: nel 2010 sono state staccate 14 mln di multe, 1.600 all'ora e 27 al minuto. In media 91 euro per ogni patentato. In prospettiva, dice sempre adn kronos il fenomeno è destinato a crescere ancora. Le entrate per le infrazioni degli automobilisti sono infatti una voce irrinunciabile per far quadrare i conti e le amministrazioni comunali indicano in bella evidenza il gettito previsto per i prossimi esercizi nei bilanci di previsione. Ma ha senso fare cassa con le multe in un contesto di crisi? Qual'è il fine ultimo di questo meccanismo ridurre gli incidenti o costruire un sistema di tassazione alternativa e profondamente ingiusto dal punto di vista sociale per far fronte all'austerity?

venerdì 1 luglio 2011

E' incredibile che....

E’ incredibile, infatti, che, in una fase in cui le sinistre hanno vinto, laddove hanno rilanciato partecipazione, democrazia, iniziativa unitaria dal basso, l’accordo fra sindacato e Confindustria incida proprio sull’abbattimento della partecipazione, della decisionalità di ogni lavoratrice e di ogni lavoratore con il proprio voto, sulla limitazione del diritto di sciopero. E’ un punto di non ritorno, che ci parla delle modalità stesse del conflitto, di una decisionalità affidata a delegati non eletti ma nominati; di natura stessa quindi delle organizazzioni sindacali, che diventano parti integranti dello Stato allargato, gestori corporativi del mercato del lavoro delle precarizzazioni.
Giovanni Russo Spena, dall'editoriale su Liberazione del 1 luglio c.a.