le lenti di Gramsci

martedì 30 giugno 2015

Tommaso Fiore: educazione come umanesimo militante e meridionalista



Giovanni Dotoli, dall’introduzione a Tommaso Fiore- umanista, scrittore, critico, Lacaita, 1978

 “(..) In Fiore l’opera di educatore, attraverso il quotidiano esempio personale, si saldava con la battaglia per il riscatto delle formiche di Puglia e dell’intero Mezzogiorno. (..) Fiore è soprattutto umanista, umanista che si fa scrittore, critico, politico, con una verifica continua del rapporto tra tradizione e innovazione. (..)Né va dimenticata la sua vera e propria fede nella scuola come sfida al conformismo, una lezione di libertà e democrazia, nel periodo oscuro del fascismo. Era solito dire che si poteva fare opera di educazione alla libertà, presso i giovani, anche solo spiegando bene un canto di Dante. In Fiore l’umanesimo non annacqua il socialismo, anzi lo esalta, come in Gramsci: intellettuale e uomo d’azione, scrittore e politico, umanista e combattente per il nuovo meridionalismo, come ha scritto Francesco De Martino, sono sempre sullo stesso piano, contro ogni forma di retorica.” (pp. 5-6)

 Carlo Muscetta, dalla prefazione a Tommaso Fiore- umanista, scrittore, critico, Lacaita, 1978

“(..) oggi noi dobbiamo organizzare centri di cultura dove l’umanesimo militante sappia animare una coscienza meridionalista moderna, attuale, seriamente informata sui dati oggettivi della odierna, variegata, contraddittoria realtà del Mezzogiorno: consapevole cioè che occorrono più che mai nuove capacità di aggregazione e nuove forme di partecipazione alla lotta, perché i diritti dei meridionali siano non soltanto agitati, ma conquistati attraverso un’azione collettiva, dove innanzi tutto agli intellettuali spetta di assumersi le loro responsabilità, se si vuole rinnovare la classe dirigente, sia essa di governo che di opposizione.” (pp. 9-10).




venerdì 26 giugno 2015

NEMICI DI CLASSE


Sottoscrivo per intero lo scritto del collega di Torino

Renzi, Giannini, Faraone e Puglisi (ometto volontariamente egregi perché di onorabile non avete nulla e perché sono stufo di ogni formalismo vuoto ed ipocrita che mira a profumare il putrido olezzo di pratiche politiche violente e antidemocratiche), i vostri sorrisi e abbracci di il 25 giugno in senato, dopo l’approvazione della controriforma della scuola, sbattuto in faccia alle lacrime, alla delusione e alla disperazione di centinaia di migliaia di docenti, studenti e cittadini che in questi mesi hanno contrastato con forza e tenacia il vostro progetto di smantellamento dell’istruzione statale, sono quanto di più volgare e indecoroso poteste fare. Arroccati dentro uno vigliacco e svilente (per voi) voto di fiducia, ciechi e sordi di fronte ai veri bisogni di una scuola autenticamente democratica ed emancipatoria, avete consapevolmente deciso di smantellare la scuola della Costituzione per costruire una scuola classista, verticale, aziendale, autoritaria, confindustriale, funzionale ad un capitalismo liberista europeo sempre più asfittico che cerca disperatamente di realizzare e massimizzare i profitti sulla precarizzazione del lavoro e sulla privatizzazione dei beni pubblici.

Privi di un orizzonte politico che metta al centro la dignità dell’uomo, del lavoro e del lavoro, avete espulso dalla scuola migliaia di docenti e avete soffocato la libertà di insegnamento, delineando la figura professionale dell’insegnante-vassallo alla corte del preside-feudatario. Dal job acts alla buona scuola la strada che avete percorso è la stessa: meno e pochi diritti per tutti, più privilegi per pochi.

La democrazia autoritaria aveva bisogno di una scuola autoritaria e voi l’avete approvata.

La società della disuguaglianza aveva bisogno di una scuola ingiusta e voi l’avete votata.

La società della precarietà aveva bisogno di una scuola precaria e voi l’avete approvata.

La democrazia dei consumatori aveva bisogno di una scuola mercificata e voi l’avete votata.

Per questo la storia vi giudicherà e vi condannerà.

Ma se le nostre lacrime, la nostra delusione e la nostra disperazione si trasformeranno in un oceano di rabbia e disobbedienza civile, la vostra illusoria vittoria di oggi sarà la vostra sicura e liberatoria sconfitta di domani.

Il 25 giugno non deve essere un giorno di lutto, ma l’inizio di una nuova stagione di lotta ancora più matura e radicale che da settembre deve boicottare in ogni sede l’attuazione della cattiva scuola renziana. Gandhi, i partigiani antifascisti, Martin Luther King, don Milani ce lo hanno insegnato: alle leggi inique ed ingiuste si risponde con il sabotaggio e con l’obiezione di coscienza.

Il futuro è ancora nelle nostre mani, dipende da quanto noi vogliamo sporcarle per costruire una scuola che formi cittadini e non consumatori, lavoratori consapevoli e non lavoratori precari, uomini liberi e non sudditi.

Matteo Saudino
docente di storia e filosofia a Torino
su: http://comune-info.net/2015/06/e-ora-disobbedienza-civile/#



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sabato 20 giugno 2015

Il Premier Renzi prende in giro il mondo della scuola



Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi cambia ancora una volta le carte in tavola sul disegno di legge sulla scuola.

Aveva sostenuto che voleva ascoltare tutti prima di valutare come procedere con il disegno di legge sulla brutta scuola mentre adesso intende mettere la fiducia, nonostante sia stato dimostrato che le assunzioni si possono fare a prescindere dai pessimi contenuti del provvedimento. In realtà le tante lobby che vogliono impadronirsi della scuola pubblica premono per fare approvare una legge impresentabile e incostituzionale utilizzando l’arma dei precari.

Le stabilizzazioni sono una necessità per migliorare la qualità del sistema di istruzione e non una gentile concessione del Governo Renzi.

Il vero rischio per l’inizio del nuovo anno scolastico non è la non approvazione di quel disegno di legge ma l’esatto contrario e stiano sereni che non consentiremo di trasformare le scuole in aziende. Dignità e libertà non sono in vendita e per questa ragione non molleremo.

Il mondo della scuola è con noi e ci chiede nei prossimi giorni e fin dall’inizio del nuovo anno scolastico di andare avanti con le mobilitazioni. Il Governo e il Parlamento decidano se vogliono continuare a sfidare chi nella scuola vive e lavora o aprire un reale confronto per arrivare a scelte condivise.

Cordialmente
FLC CGIL nazionale

domenica 7 giugno 2015

DDL SCUOLA: DAL REGNO D'ITALIA ALLA MONARCHIA RENZISTA


 
 
di Cosimo Cerardi, segretario provinciale PCdI Varese
da pdcifederazionevarese.wordpress.com

Il documento che qui è presentato: ”Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia”, n.129 del sabato 2 Giugno del 1923, articolo 27, dove viene recitato, e ciò ha il sapore dell’incredibile, infatti vi è scritto, in tale documento, che le supplenze e i posti in ruolo e gli incarichi di insegnamento di qualsiasi fatta sono scelti, ”conferiti” dai presidi.

La storia si ripete, sia come tragedia che come farsa: i diritti che sanciti dalla Costituzione Repubblicana nata dalla lotta Resistenziale -25 Aprile del 1945- uno dopo l’altro sono stati spazzati via da un ” bullo di provincia”, di un “bullo”che ha la faccia tosta di definirsi di sinistra, della “sinistra non masochista ”, cioè della sinistra, viene quasi spontaneo ribattere, che fa pratica di molestie e di sadismo sul corpo vivo dalla democrazia del nostro paese sui lavoratori e lavoratrici, pensionati, studenti e pensionati in nome di una smidollata “politica del fare”.
L’attacco alla scuola Pubblica, quindi, è uno dei tanti colpi mortali che sta per essere inflitto alla democrazia del nostro paese! Già era iniziato con il precedente governo Monti, con la demolizione del sistema pensionistico , e adesso con Renzi dopo l’attacco allo Statuto dei lavoratori con il suo” Jobs Acts”, è passato alla Scuola Pubblica con il DDL della “La Buona Scuola”! A questo punto che cosa si può dire? Si può dire che siamo al delirio di onnipotenza sotto le mentite spoglie della ormai seppellita democrazia costituzionale!

Adesso tutto è possibile ! Lo dimostra il confronto paradigmatico tra il DDL ”La Buona Scuola” e il documento che qui è presentato:”Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia”, n.129 del sabato 2 Giugno del 1923, articolo 27.

L’orologio della storia è ritornato indietro di quasi un secolo, l’emersione, quindi, di un rottame del passato, appunto ,”Renzi e il renzismo”, il rottame di un neoautoritarismo, assai memore di una forma fascistoide di chiara marca mussoliniana .

Il neoautoritarismo parafascista della manovra è ormai palese, l’aziendalizzazione della scuola , con i presidi nominati a nuovo “Podestà” è assai significativo del disegno antidemocratico che ha il compito di colpire al cuore i grandi disegni riformatori della scuola pubblica degli anni ’60 e ’70, i “Decreti Delegati” .

Il Disegno di Legge(DDL), “La buona scuola” si può intendere, dunque, come un altro colpo mortale sferrato alla democrazia del nostro paese, un altro colpo a quel Principio Costituzionale che è ben presente nell’articolo 3, al Principio dell’Uguaglianza.

Si vuole in realtà chiudere una pagina della storia del nostro paese, una pagina di lotta per la democrazia ricca di partecipazione, di quella democrazia che era iniziata all’indomani del 1945 e tutto ciò, con Renzi, completamente, o sta per esserlo, cancellato in nome di una potente capitalistica rigerarchizzazione della vita sociale e democratica del paese (L.Gelli e Loggia P2: “Piano di Rinascita Nazionale” docet).

Insomma ciò che si paventa, ciò che è nascosto, il non detto, è lo smottamento privatitistico di tutto l’assetto democratico e partecipativo del nostro paese (e ciò viene fatto in piena crisi economica), in nome del pareggio del bilancio imposto dal governo neoliberista dell’Europa.

Il governo Renzi dopo i passati e diversi esperimenti protoberlusconiani deve portare a compimento ciò che era stato intrapreso da altri (in precedenza anche dallo stesso centrosinistra), la demolizione di qualsiasi democrazia sostanziale in nome del neoautoritarismo europeo e internazionale.

E’ necessario costruire un movimento di lotta democratica, è indispensabile costruire un Fronte di Lotta, in grado di bloccare questo esito neoautoritario dell’attuale governo! Lo dobbiamo a coloro che per un “mondo migliore” hanno dato la loro vita, lo dobbiamo ai lavoratori ed alle nuove generazioni, lo dobbiamo alla democrazia , alla libertà e all’indipendenza del nostro paese.

Non dobbiamo e non possiamo consegnare la nostra democrazia nelle mani degli “squali “ della finanza europea e mondiale di cui questo governo a marca Pd, il “governo Renzi”, si presenta come suo degno rappresentante .

sabato 6 giugno 2015

DIALOGO SUI MINIMI SISTEMI


(5° B Liceo Scientifico Opzione Scienze Applicate Sava-
Alunni: Pasquale Micelli, Benedetta Baldari, Gianna Mele)


Dublicius : «Lo Spazio è pieno o vuoto?»
Studente: « Lo Spazio è pieno di vuoto quantico.»
Dublicius: « L'Infinito si può misurare?»
Studente : « L'Infinito è qualcosa di molto più grande di noi esseri umani,
ed è per questo che essendo noi stessi limitati non possiamo
misurarlo; comunque ciò non significa che l'Infinito sia
incommensurabile.»
Dublicius : « Se l'Universo è infinito, come è possibile l'esistenza di
Universi plurimi?»
Studente : « Fisicamente l'Universo non è infinito ma non ha limiti; esso è
in continua espansione dalla sua nascita circa 13 miliardi di
anni fa, perciò il limiti attuale dell' Universo è lontano 13
miliardi di anni-luce, perchè niente può aver attraversato una
distanza maggiore.
Per quanto riguarda l'esistenza di universi plurimi, ad oggi ci
sono solo teorie non dimostrate sperimentalmente.»
Dublicius : « Cosa costituisce la durata nel tempo?»
Studente : « Ogni cosa ha una sua vita propria. La durata nel tempo di
questa cosa è la sua vita stessa.»
Dublicius: « La dimensione è un concetto o una misura?»
Studente: « La dimensione è la concezione che abbiamo della misura
stessa.»
Inoltre: la durata nel tempo e' lo stesso tempo misurato nella sua determinazione; il tempo e' il contenitore, la durata il contenuto.

riferimenti: Galileo Galilei,  Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632)
Tommaso Landolfi, Dialogo dei massimi sistemi (1937)

Dublicius: prof. Ferdinando Dubla