le lenti di Gramsci

giovedì 13 maggio 2010

Report incontro su Gramsci militante comunista-Bari,10 maggio 2010

Moderato da Andrea Catone, direttore de “L’Ernesto” e responsabile regionale PRC per la Formazione, l’incontro ha avuto al centro le relazioni introduttive di Dubla e Fresu.
Secondo Dubla, la traccia di lavoro feconda per una attualizzazione del pensiero e dell’opera di Gramsci va rintracciata nella categoria di ‘intellettuale collettivo’. Se la sinistra di classe del nostro paese si trova in grave difficoltà è anche perché non è riuscita a dar vita ad un progetto di ‘intellettuale collettivo’, categoria gramsciana tra le più feconde, perché richiede non solo una lettura marxista degli avvenimenti, storici e del presente, ma la costruzione realistica di un’organizzazione capace di riarticolare le lotte sociali e renderle egemoni nella costruzione di un processo avanzato di emancipazione. In Italia Gramsci è poco studiato e gli indirizzi prevalenti, come quelli della Fondazione Gramsci, sono senza una finalità concreta di forgiare strumenti per la trasformazione strutturale delle società capitalistiche. Ricorda Giorgio Baratta, presidente dell’International Gramsci Society, morto recentemente, e la sua passione, nonché il suo entusiasmo per un Gramsci vivo e straordinario compagno da non rinchiudere nella torre eburnea dell’accademia erudita (e per lo più sterile). Gramsci assegna al partito e ai suoi intellettuali organici una funzione pedagogica, non calata dall’alto, ma autoformativa perché contribuisce all’organizzazione di un lavoro politico collettivo efficace, in cui viene esercitata una direzione consapevole e dove si struttura la sfida per l’egemonia. Una sfida che oggi, per esempio, ha la conoscenza come bene comune, da assolutizzare come bene primario, da rivendicare come diritto inalienabile: la nuova frontiera delle tecnologie informatiche e telematiche, della rete, offrono possibilità concrete di circolarità di un sapere diffuso e costruito in tempo reale senza stereotipata erudizione accademica, simboleggiati ad esempio nelle modalità dei progetti Wiki.
I nuovi intellettuali ‘organici’ , nella traccia di lavoro e nella ricerca continua gramsciana, sono organici ad un progetto di classe e alla ricostruzione di un intellettuale collettivo, che combatta, nelle file della sinistra, i germi devastanti del leaderismo e dei ‘capi carismatici’, dell’individualismo e lo scimmiottamento deteriore dei valori che sono propri della destra e della sua egemonia culturale.
Fresu ha ripreso un’immagine suggestiva del Gramsci ordinovista, quella del partito come ‘barriera corallina’, che fa resistenza nei confronti del dominio capitalista e imperialista e ai suoi valori deteriori e organizza una controffensiva per una costruzione collettiva della società socialista. E il trait d’union con l’elaborazione dei ‘Quaderni dal carcere’, sta proprio nel fatto che secondo il marxismo di Gramsci, è dal luogo di produzione che si forma la coscienza di classe e dunque la sola, reale possibilità della costruzione di un processo rivoluzionario. Fresu ha emblematizzato nella stagione ‘bertinottiana’ del Partito della Rifondazione Comunista, l’abbandono di importanti categorie gramsciane e dunque il fallimento politico-culturale di una diversa identità rispetto a quella leninista, comunista, che ha portato oggi ad una situazione in cui è difficile persino parlare di unità dei comunisti nel nostro paese e dunque di agire conseguentemente. Un grande tema non solo dei ‘Quaderni’, ma dell'intera attività politica e teorica di Antonio Gramsci è stato il rapporto tra dirigenti e diretti nella scienza politica, l'utilizzo strumentale e interessato delle grandi masse da parte di ristretti gruppi che controllano oligarchicamente partiti politici, organizzazioni sociali, istituzioni rappresentative. Un tema di assoluta attualità, in un tempo nel quale con sempre più insistenza si discute della cosiddetta "casta" e si impone all'attenzione generale la crisi del rapporto di rappresentanza, la distanza della politica dai reali interessi popolari. La stessa preoccupazione è presente, nelle note dedicate al Generale Cadorna, che a suo modo costituisce una figura rappresentativa della mentalità delle classi dirigenti italiane e un emblema della contraddizione tra governanti e governati. In politica come in caserma, per i gruppi dirigenti, una volta individuata la direttiva essa va applicata con obbedienza, senza discutere, senza sentire l'esigenza di spiegarne la necessità e la razionalità. Il "cadornismo" consiste nella persuasione che una determinata cosa sarà fatta perché il dirigente la ritiene giusta e razionale, e per questa ragione viene affermata come dato di fatto indiscutibile. Esso per molti versi è la metafora di un problema storico irrisolto: l'utilizzo strumentale delle masse, il fatto che esse finiscano per essere un materiale grezzo nelle mani del "capo carismatico" di turno. Il superamento del "cadornismo", per Gramsci sarebbe dovuto avvenire attraverso il sostituirsi nella funzione direttiva di organismi politici collettivi e diffusi ai singoli individui, ai "capi carismatici", fino a sconvolgere i vecchi schemi "naturalistici" dell'arte politica.
L'antidoto al capo carismatico sarebbe stato l'intellettuale collettivo.

L’incontro si è concluso con un vivace e partecipato dibattito e con l’appello di Andrea Catone a lavorare sulle solide fondamenta del Gramsci ‘militante comunista’ e con l’analisi teorica mai disgiunta dal lavoro politico concreto per la trasformazione dello ‘stato di cose presenti’.

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