le lenti di Gramsci

domenica 17 giugno 2018

COMPITI DEI COMUNISTI OGGI


PROMUOVERE l’opposizione sociale di massa sulle contraddizioni di sistema
RICOSTRUIRE la sinistra di classe nel nostro paese per l’unita’ popolare
RESPIRARE il proprio tempo storico con l’AZIONE.
Ecco il compito dei comunisti di oggi.
Ferdinando Dubla - - MARX XXI, Taranto


mercoledì 13 giugno 2018

UN’ALTRA OPPOSIZIONE È POSSIBILE


Sinistra e comunisti, dunque la sinistra di classe, non possono identificare la propria con l’altrui opposizione. C’è bisogno di un’opposizione sociale di massa e la ricostruzione di una sinistra di classe è possibile da essa e funzionale ad essa. Bisogna sempre più rivendicare i valori costituzionali: la sovranità popolare si sostanzia di eguaglianza, lavoro e libertà, laicità, diritto alla salute, all’istruzione, cultura e conoscenza, dignità della persona e diritti civili, sociali e politici e contro ogni logica securitaria e giustizialista. È su questo che va costruita l’opposizione alle contraddizioni che inevitabilmente il governo legastellato aprirà sul terreno politico e sociale. (fe.d.)

Populismo e trasformismo, la lezione di Gramsci




Che c’entra Gramsci con il nuovo governo della destra e dei populisti? Chi voglia provare a capire i caratteri della nostra (eterna) crisi non può fare a meno delle sue analisi. Che come quelle di ogni classico mantengono intatta nel tempo la loro attualità.

In una nota del «Quaderno 6» scrive proprio del “populismo”: esso è una forma di neutralizzazione del protagonismo delle masse; di fronte alla loro domanda di diritti e di potere le classi dominanti «reagiscono con questi movimenti ‘verso il popolo’». Il “pensiero borghese”, aggiunge Gramsci, «non vuole perdere la sua egemonia sulle classi popolari e, per esercitare meglio questa egemonia, accoglie una parte dell’ideologia proletaria».

La parola chiave è “egemonia”. Il “populismo” è insomma il travestimento della destra che si fa sinistra, per conservare il potere economico, politico e culturale accoglie “parte” delle istanze di sinistra: il lavoro, le tasse, le domande securitarie, le identità corporative o di campanile, fino a certo deteriore “nazionalismo popolare” del ‘sangue e suolo’.

In una nota del 1930 Gramsci aveva indagato il fenomeno dall’altro verso: non dell’andare al popolo dei potenti, ma della ripulsa della politica da parte del popolo. Popolo che prova «avversione verso la burocrazia» o «odia il funzionario», antipolitica diremmo oggi, ma che pure non riesce a darsi una strategia autonoma di alternativa. Si tratta, nota acutamente Gramsci, di «odio ‘generico’ ancora di tipo ‘semifeudale’, non moderno, e non può essere portato come documento di coscienza di classe».

Due elementi: è una politica immatura quella del populismo, regressiva; d’altro canto non è possibile populismo ‘di sinistra’ (osservazione non scontata, non mancano oggi infatti tentativi di declinazione progressiva del populismo, direi da Laclau a Mélenchon). Occorre invece una critica moderna dello stato di cose esistente. Che solo la politica può dare. Contro populismo e antipolitica occorre non farsi corrivi con lo spirito dei tempi, non porsi “sulla difensiva” rispetto al piano egemonico dell’avversario. E invece la sinistra italiana, già agli occhi di Gramsci, scontava proprio un difetto politico, di «scarsa efficienza dei partiti», ridotti a «bande zingaresche» o al «nomadismo politico». L’eterno trasformismo della politica nazionale.

Questa doppia debolezza strutturale della destra di governo e della sinistra di alternativa è la ragione profonda ed esaustiva non solo della fragilità storica della nostra democrazia, ma dell’intero nostro tessuto civile, se è vero che in Italia non è «mai esistito un ‘dominio della legge’, ma solo una politica di arbitrii e di cricca personale e di gruppo».

Si pensi proprio alla nascita del governo Conte. Sul manifesto Gaetano Azzariti ha parlato di «gestione del tutto privata della crisi», con «il programma di governo trasformato in un contratto tra due signori stipulato davanti a un notaio, le cui obbligazioni sono assolte da un loro fiduciario». Populismo e privatismo possono ben andare insieme. Come per altro avevamo imparato già da Berlusconi.

L’alternativa a tutto ciò deve essere chiara e netta: tornare alla politica, al «dominio della legge», dell’interesse generale. Perché se certo la colpa dell’antipolitica è della politica, pure l’antidoto all’antipolitica può essere solo di nuovo la politica. Combattere il populismo si deve rivendicando la nobiltà della politica. E praticandola. Rischiando anche l’impopolarità dell’antipopulismo (tanto più che il risultato straordinario del referendum del dicembre 2016 prova che nei momenti topici il popolo italiano mostra discernimento e intelligenza politica).

Ancora Gramsci ricorda che il fenomeno dell’“apoliticismo” si spiega col fatto che i partiti in Italia «nacquero tutti sul terreno elettorale», risultato di «un insieme di galoppini e maneggioni elettorali, un’accolita di piccoli intellettuali di provincia», senza visione, senza strategia, senza senso della politica.

Queste dunque le priorità della possibile e necessaria alternativa al populismo: organizzazione delle masse popolari, autonomia culturale e politica, un partito della sinistra in grado di corrispondere al dettato dell’articolo 49 della Costituzione: «Concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Avendone un’idea possibilmente: di interesse nazionale, di politica, di democrazia.

da Il Manifesto, 12 giugno 2018


domenica 10 giugno 2018

I triangoli del SE'


3triangoli3 -- triangolo dell'identità o della relazione, triangolo dell'autostima, triangolo della frustrazione
- - La valutazione degli altri non mi serve da guida
(Carl Ramson Rogers)
- - eppure non esiste identità senza relazione, autostima senza riconoscimento, frustrazione senza aspettativa
(Dublicius. counselor)

per Rogers la pura identità è possibile raggiungerla senza il condizionamento, e questo renderebbe più forte la propria energia interiore; ma l’identità non si costruisce senza relazione, dunque la valutazione endogena influisce sulla valutazione interna. Per la psicologia umanistica non-direttiva, così come anche per l’approccio olistico, la relazione d’aiuto non è valutativa.








PER UN’ECOLOGIA DELLA MENTE/ L’ENERGIA SOLARE


L’ENERGIA SOLARE
riveste, a mio avviso, un ruolo fondamentale per l’energia psichica, sebbene si incroci con lo stato d’animo. Per trasformarla in energia positiva, è necessario il training mentale, come sempre. Gli stessi fiori si esaltano e/o si deprimono rivolgendosi al sole, perché l’elemento che regge l’equilibrio naturale, e dunque anche l’equilibrio psico-fisico umano, proprio per la presenza vitale del sole, è l’acqua. [fe.d. counselor.1)]



martedì 5 giugno 2018

DIETRO LE PARATE


Le missioni militari in cui le Forze armate italiane sono impegnate in oltre 20 paesi: dal Kosovo all’Iraq e all’Afghanistan, dal Libano alla Libia e alla Lettonia, dalla Somalia a Gibuti e al Niger.
Quanto ci costano? è giusto farle?
Questo è un esempio di come l’opposizione sociale di massa che la sinistra di classe nel nostro paese deve promuovere, è un’altra opposizione rispetto al PD, servo dell’UE e della NATO, e di FI, sempre al soldo dei vari padroni, interni e del mondo.
(fe.d.) 

l’articolo di Manlio Dinucci oggi su Il Manifesto 

Quella del 2 giugno non è stata una parata militare, anzi nemmeno una parata, ma una «rassegna»: lo sostiene il ministero della Difesa che ne ha curato la regia (ultimo atto della ministra Pinotti).

La sfilata ai Fori Imperiali – di fronte al nuovo governo appena insediato – è stata simbolicamente aperta da 330 sindaci in rappresentanza della società civile, seguiti da tutti i settori delle Forze armate, per celebrare la «Festa degli Italiani – Uniti per il Paese». Nel suo messaggio il presidente della Repubblica Mattarella ha espresso la gratitudine del popolo italiano alle Forze armate per «la preziosa opera che svolgono in tante travagliate regioni del mondo per l’assistenza alle popolazioni gravate dai conflitti», in base alla «nostra Carta Costituzionale, architrave delle Istituzioni e supremo riferimento per tutti».

Man mano che i reparti sfilavano, venivano elencate le missioni militari in cui le Forze armate italiane sono impegnate in oltre 20 paesi: dal Kosovo all’Iraq e all’Afghanistan, dal Libano alla Libia e alla Lettonia, dalla Somalia a Gibuti e al Niger. In altre parole, venivano elencate le guerre e le altre operazioni militari cui l’Italia ha partecipato e partecipa, violando la propria Costituzione, nel quadro della strategia aggressiva ed espansionista Usa/Nato. Le operazioni militari all’estero, in cui l’Italia è impegnata, sono in continuo aumento.

Oggi 5 giugno, su incarico della Nato, cacciabombardieri italiani Eurofighter Typhoon cominciano a «proteggere» insieme a quelli greci lo spazio aereo del Montenegro, ultimo entrato nella Alleanza. Cacciabombardieri italiani già «proteggono» i cieli di Slovenia, Albania ed Estonia dalla «minaccia russa». Navi da guerra italiane si apprestano a salpare per il Pacifico, dove parteciperanno alla Rimpac 2018, la più grande esercitazione navale del mondo cui prenderanno parte, sotto comando Usa, le marine militari di 27 paesi in funzione anti-Cina (accusata dagli Usa di «espansione e coercizione» nel Mar Cinese Meridionale). Forze speciali italiane hanno partecipato in Niger a una esercitazione del Comando Africa degli Stati uniti, sponsorizzata dall’Unione europea, in cui sono stati addestrati circa 1900 militari di 20 paesi africani.

In Niger, dove gli Usa stanno costruendo ad Agadez una grande base per droni armati e forze speciali, l’Italia si appresta a costruire una base destinata a ospitare inizialmente 470 militari, 130 mezzi terrestri e 2 aerei. Scopo ufficiale dell’operazione, ostacolata da opposizioni all’interno del governo nigerino, è aiutare il Niger e i paesi limitrofi a combattere il terrorismo.

Scopo reale è quello di partecipare, sulla scia di Francia e Stati uniti, al controllo militare di una regione ricchissima di materie prime – oro, diamanti, uranio, coltan, petrolio e molte altre – di cui nemmeno le briciole vanno alla popolazione che vive per la maggior parte in povertà estrema. Col risultato che cresce il dramma sociale e di conseguenza anche il flusso migratorio verso l’Europa. Il nuovo governo intende «rivalutare la nostra presenza nelle missioni internazionali sotto il profilo del loro effettivo rilievo per l’interesse nazionale». Per farlo, occorre però stabiire quale sia l’interesse nazionale. Ossia se l’Italia debba restare all’interno di un sistema di guerra dominato dagli Usa e dalle maggiori potenze europee, o ne debba uscire per essere un paese sovrano e neutrale in base ai principi della propria Costituzione.

Politica interna e politica estera sono due facce della stessa medaglia: non ci può essere reale libertà all’interno se l’Italia, sovvertendo l’Articolo 11, usa la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.


giovedì 31 maggio 2018

Educare alla precarietà fin da bambini


fonte: lariscossa.com 


Educare alla precarietà fin da bambini. A questo introduce una delle domande presenti nel questionario della prova Invalsi di Italiano imposto agli alunni delle classi quinte della scuola primaria. Un futuro annunciato che non lascia alcuno spazio all'immaginazione e alla fantasia ma indica al bambino una ricetta ben precisa. 

"Pensando al tuo futuro, quanto pensi che siano vere queste frasi?". Con una risposta chiusa graduale che va dal "Per niente" al "Totalmente", i bambini di 10 anni sono chiamati ad esprimersi circa le proprie aspettative di studio e di lavoro, ma anche riguardo a mercato e logiche di consumo.

"Raggiungerò il titolo di studio che voglio"; "Avrò sempre abbastanza soldi per vivere"; "Nella vita riuscirò a fare ciò che desidero"; "Riuscirò a comprare le cose che voglio"; "Troverò un buon lavoro". 

Risulta evidente come la scelta di queste frasi sia volta a suggerire come metro di valutazione delle proprie capacità e possibilità il denaro di cui si dispone. Oltre a mortificare il bambino proveniente da famiglie meno abbienti, l'intenzione è chiaramente quella di assoggettare le giovanissime menti alla formula imposta dal sistema capitalistico alla stragrande maggioranza della popolazione, ovvero il "nasci, consuma e crepa", dove il diritto allo studio e al lavoro sono ormai messi in discussione e diventano un privilegio per pochi, il primo, e una concessione dei padroni a cui piegarsi, il secondo. 

Le domande, del resto, sono coerenti con uno degli obiettivi politici chiave dell'Unione europea e degli Stati membri nell'ambito del sistema d'istruzione, ovvero sviluppare e promuovere l'educazione all'imprenditorialità.

Come possiamo leggere in un recente studio della rete Eurydice1, Entrepreneurship education at School in Europe2:

«Vi è una sempre maggiore consapevolezza delle potenzialità dei giovani di avviare e sviluppare imprese commerciali e sociali, diventando così innovatori nei settori in cui vivono e lavorano. L'educazione all'imprenditorialità è essenziale non solo per forgiare la mentalità dei giovani, ma anche per fornire le competenze, conoscenze e attitudini che sono centrali per lo sviluppo di una cultura imprenditoriale».

I campi presi in considerazione nello studio sono le azioni strategiche e i meccanismi di finanziamento a sostegno dell'educazione all'imprenditorialità, il livello di integrazione dell'educazione all'imprenditorialità nei curricoli di studio nazionali e i risultati dell'apprendimento, oltre ai curricoli della formazione degli insegnanti iniziale e continua. 

«In Europa – continua il rapporto – lo sviluppo e l'attuazione dell'educazione all'imprenditorialità sono finanziati con fondi nazionali e/o europei. I fondi nazionali sono spesso erogati dal Ministero dell'istruzione, di concerto con altri ministeri competenti. Ventisette dei paesi/regioni europei esaminati destinano fondi nazionali all'educazione all'imprenditorialità, principalmente per l'attuazione delle proprie strategie specifiche o più generiche in tale campo.

I fondi vengono stanziati sotto forma di un budget specifico destinato all'educazione all'imprenditorialità o, più spesso, nell'ambito del budget nazionale complessivo. Oltre ai finanziamenti nazionali, 24 paesi/regioni europei ricevono fondi dall'UE per l'educazione all'imprenditorialità. 

Anche se in Italia, non esiste attualmente una strategia nazionale sull'educazione all'imprenditorialità, tuttavia questa, definita come "spirito di iniziativa e imprenditorialità", costituisce una competenza cross-curricolare, introdotta attraverso la Certificazione delle competenze, rilasciata al termine della classe quinta della scuola primaria e della classe terza della scuola secondaria di primo grado. 

Inoltre, "spirito di iniziativa e imprenditorialità" sono inclusi nei contenuti specifici di una materia chiamata "Diritto ed economia" e all'interno dell'alternanza scuola-lavoro.

In particolare, nella materia "Diritto ed economia", è prevista un'abilità che si riferisce all'educazione all'imprenditorialità. Nei primi due anni degli istituti tecnici (settori economico e tecnologico), l'acquisizione delle competenze imprenditoriali è inoltre stimolata attraverso la gestione di progetti, la gestione di processi produttivi relativi alle funzioni aziendali e l'attuazione dei regolamenti nazionali ed europei, in particolare nel campo della sicurezza e protezione ambientale.  Una delle abilità che gli studenti dovrebbero acquisire consiste nel "riconoscere gli aspetti giuridici ed economici che connotano l'attività imprenditoriale".

Quindi non solo l'educazione dei giovani è indirizzata verso un'acquisizione acritica dell'ideologia dominante, come tutte le società oppressive hanno sempre fatto, ma ovviamente anche le risorse che la società borghese destina alla scuola sono finalizzate a promuovere un modello di educazione e di sistema basato sul profitto e la competizione, che spinge l'essere umano a misurare la propria felicità a seconda della quantità di beni che può permettersi e che oggi viene insistentemente introdotto già a partire dai primi gradi dell'istruzione. 

Boicottare i test Invalsi quindi è un primo passo contro il classismo e la dequalificazione della scuola pubblica.
Emilia Calabria e Sabrina Cristallolariscossa.com