le lenti di Gramsci

giovedì 21 settembre 2017

Contro la TECNO-DIDATTICA ANTIPEDAGOGICA


un saggio di Rossella Latempa chiarisce metodi e finalità della "filosofia" della scuola inverata dalla legge 107, un'ingegneria mercatista al servizio delle classi dominanti e del loro disegno privo di ogni spessore culturale, che relega ai margini la didattica disciplinare dei contenuti a favore di metodologie tecnocratiche antipedagogiche, e che, con linguaggio anglosassone, nascondono una sterilità inefficace. (fe.d.)

[estratto]

Di percorsi abbreviati, alunni competenti e insegnanti efficaci: cosa significa educare oggi?


La vecchia Scuola fa acqua da tutte le parti. E’ lontana dal mondo dell’impresa, ha gli insegnanti più vecchi d’Europa, è fondata su saperi teorici e astratti, è sostanzialmente “analogica e cartacea”. Per fortuna, le competenze, il digitale e l’innovazione la salveranno. Attorno alle competenze e alla necessità di innovare si è costruito un vero e proprio racconto. Bisogna garantire un set di “saperi utili per la vita” (competenze di cittadinanza), che assicurino flessibilità ed employability. Ciò che conta è imparare ad imparare, saper apprendere sempre, per risultare vincitori nello struggle for life. Cosa e come si insegnerà nella scuola del XXI secolo? Le distinzioni disciplinari perderanno significato. Basterà fornire i saperi essenziali e sviluppare le giuste skills per ricercare e selezionare informazioni in rete. Eppure, problem solving and finding, Inquiry based learning, sono maquillages anglofili su pratiche che risalgono all’Accademia di Atene e che qualsiasi insegnante consapevole utilizza con gli obiettivi e i linguaggi specifici della propria disciplina. La pedagogia “del successo” è quella che crea ambienti, attività, metodi di apprendimento focalizzati su competenze utili per la vita. Da questa visione fluida e protesa al futuro scompare l’orizzonte di senso. Perché, a quale scopo tutto questo, qual è la nostra destinazione. L’educazione è innanzitutto una pratica morale e politica. E come tale necessita di una definizione delle sue finalità, prima che della sua efficacia. Efficace per cosa?
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  • Scuola trasmissiva vs scuola significativa
E’ una semplificazione, una parodia, quella che contrappone sapere inerte (=vecchio modello di insegnamento) a sapere vivo (=approccio per competenze). Il modello di insegnamento/apprendimento “attivo” dei recenti “compiti autentici” e delle rubriche di competenza, così come spesso vengono adoperati da chi corre ad innovare, si traduce in una caricatura della pedagogia attiva di lungo corso. Esattamente come è caricaturale la descrizione della “classica” lezione frontale -con l’insegnante che “trasmette” ad una certa frequenza e gli allievi sintonizzati altrove – rispetto a ciò che realmente è già oggi un’ora di lezione “tradizionale”. Sono anni che l’insegnamento è riflessione sulla costruzione della conoscenza, sulla sua attualizzazione nel vissuto, coinvolgimento critico dell’allievo e contaminazione tra discipline e con il reale. Problem solving and finding, Inquiry based learning, sono maquillages anglofili su pratiche che risalgono all’Accademia di Atene e che qualsiasi insegnante consapevole utilizza con gli obiettivi e i linguaggi specifici della propria disciplina, declinati a seconda della propria indole, del contesto e dei tempi ritenuti adatti. Le pratiche di rendicontazione e capitalizzazione dell’attività svolta rappresentano l’unico vero dato di novità introdotto dalla logica riformatrice.
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Cosa significa educare oggi? 
Oggi l’idea comune è che la formazione più efficace sia rapida, innovativa e flessibile. Il miglior insegnante è quello che muove i suoi allievi verso pochi e utili obiettivi, verso quell’identità (duttile) del life long learner. La pedagogia “del successo” è quella che crea ambienti, attività, metodi di apprendimento focalizzati su competenze utili per la vita. Da questa visione fluida e protesa al futuro scompare l’orizzonte di senso. Perché, a quale scopo tutto questo, qual è la nostra destinazione. L’educazione è innanzitutto una pratica morale e politica. E come tale necessita di una definizione delle sue finalità, prima che della sua efficacia. Efficace per cosa? L’apparente ineluttabilità della learning society dipinta dall’attuale agenda politica ed economica – che, dunque, serve ad un particolare segmento dominante della società – descrive l’apprendimento come un atto di adattamento alla complessità. Adattamento che deve avvenire senza nemmeno decidere se e perché ci si debba adattare. L’idea che la Scuola debba connettersi con il mondo esterno, non essere un luogo “altro” e appartato, può essere condivisa nella misura in cui la Scuola non si limiti ad assumere la struttura del mondo, ma a metterla in discussione. Gli studenti, ancorché “apprendisti” devono essere “attrezzati” ad agire in base alle proprie idee, a contestare responsabilmente lo stato di cose, a saper intervenire sulla società per cambiarla, non per riprodurne logiche e dinamiche. L’educazione non è una questione individuale. La conoscenza nasce dalla “perturbazione” provocata dall’Altro (l’adulto, il Maestro) in un contesto collettivo (la classe) e sociale (il territorio). Non si apprende solo per lavorare. Si impara a diventare qualcos’altro. Per questo gli insegnanti pubblici devono resistere e continuare ad affermare il diritto dei giovani di sognare.
Rossella Latempa, da

mercoledì 20 settembre 2017

SCUOLA/ Se ingozza i giovani di attività e uccide in loro la voglia divivere


Oggi la scuola ha di mira la saturazione del tempo degli studenti, attraverso una miriade di progetti e offerte che non rispondono in realtà a nessuna domanda. 

di VALERIO CAPASA
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Pubblicazione: mercoledì 13 settembre 2017
Asfissia. È proprio asfissia quella che si prova mentre gli insegnanti, nei giorni di settembre prima che cominci l'anno scolastico, pianificano e pianificano la vita dei ragazzi. Non si sa perché, ma il destino vuole che i loro pomeriggi siano occupati da: alternanza scuola-lavoro, certificazioni di inglese, progetti Pon, progetti Ptof, progetti lettura, corsi di teatro, cineforum, gemellaggi, scambi culturali, settimane della scienza, giornate dell'arte, open day, open night, esperienze di volontariato. Mi manca l'aria. E mentre uno dopo l'altro i colleghi si propongono come referenti per questi progetti, I have a dream: istituire un comitato per la salvaguardia dei cazzi propri degli adolescenti. Per difendere la loro vita da un esercito di donneprassede che pretendono di tracciare la strada degli altri, e tornare a una sana alternanza scuola-vita personale. 
Non metto in discussione che l'inglese sia indispensabile per il futuro, e che l'alternanza ci sia imposta per legge, e lo so anch'io che le tournée degli autori propagandati dalla Feltrinelli sono altissima letteratura, e che dentro ogni scuola si nasconde un X-Factor di attori, cantanti e giullari. Metto solo in discussione che la scuola voglia offrire risposte bellissime a domande che però nessun ragazzo le fa. Metto in discussione che non serve a niente conquistare certificazioni, esperienze e il mondo intero se poi uno perde se stesso. Insomma, prima bisogna guardare in faccia un ragazzo, poi intercettare le sue domande, e solo dopo fargli una proposta adeguata. Ora invece funziona al contrario: prima si prende il contenitore, poi lo si riempie di un contenuto, poi si impone a qualcuno di utilizzare quel contenuto. Esce il bando per ottenere i finanziamenti europei dei Pon, quindi bisogna fare un progetto x entro la data y, poi bisogna propinarlo ai ragazzi per esempio delle terze, visto che le quarte fanno già il progetto q e il progetto k. Gli insegnanti somigliano ad acquirenti che, gironzolando a vuoto per un supermercato, vedono un frigorifero portatile a un prezzo conveniente: che fai? non te lo compri? Dopo averlo acquistato, già che ce l'abbiamo, bisognerà pur riempirlo: compriamoci prosciutti e succhi di frutta e mozzarelle e angurie, e andiamocene in giro. Aspetta... chi se la deve mangiare tutta questa roba? 
Siamo sicuri che ingozzare gli adolescenti di attività serva davvero? Non rischiano l'obesità? Non perderanno la leggerezza? Anziché crescere forti, vomiteranno. E come te lo spiegheremo, fra qualche anno, che dopo tutta quest'alternanza non trovi lavoro e dopo tutte queste presentazioni di libri non hai voglia di leggere e che il tuo amico senza il B1 e che "non parla neanche bene l'italiano" fa più soldi di te? Ma anche senza voler fare le cassandre, ridiscutiamo il presente. E lasciamo ai ragazzi i pomeriggi: in cui possono studiare, per esempio. Bisognerà pur farlo, per non crescere deficienti. Ma proprio studiare studiare: senza che alle 16 si debba per forza tornare a scuola per la conferenza sull'argomento qualsiasi che assicura di non essere interrogati il giorno dopo. Lasciamoli studiare, senza sovraccaricarli: fuck off anche all'inglese. Che studino, e che abbiano il tempo di decidere con la loro testa se fare teatro o volontariato o calcio o violino o leggere o annoiarsi. La scuola con la sua ingerenza nei pomeriggi degli adolescenti assume una natura totalitaria: pretende infatti di diventare l'orizzonte assoluto della vita dei ragazzi, sforando dal suo recinto e imponendosi come una nuova Chiesa o una mamma surrogata. 
Io avrei più pazienza. Proviamo a fare bene il nostro mestiere la mattina. Se io insegno bene italiano, se guardo da uomo a uomo un mio alunno, può anche darsi che un giorno sia lui a domandarmi di vedere un film veramente bello, o che mi chieda un libro da leggere, o voglia andare a teatro, o mi racconti che quanto facciamo la mattina lo aiuta a mettere l'anima nella pallavolo o nel pianoforte. E allora, anche per uno solo (sì, per uno! non per un branco!), inviteremo un certo autore a presentare un libro, oppure organizzeremo un determinato corso, oppure formeremo una compagnia teatrale. Quando, insomma, qualcuno avrà fame davvero, allora andremo a comprare da mangiare, e poi cercheremo anche un frigorifero portatile. Non si può, mi dicono: è necessario organizzare le cose per tempo, trovare i fondi, partecipare ai bandi, scrivere progetti. Sì, ma a spiare i bisogni dei ragazzi, chi ci pensa? Non puoi coltivare un terreno in continuazione: mai sentito parlare di maggese? È miope bearsi della partecipazione coatta a qualche progetto senza aspettare che un terreno ritrovi la sua fertilità, che la radice di un'anima sia toccata, che un ragazzo faccia un primo passo da uomo libero. Due millenni non sono bastati per dare ragione a Plutarco: "i ragazzi non sono vasi da riempire, ma fuochi da accendere". 



martedì 19 settembre 2017

Appello di docenti ed educatori per lo ius soli e lo ius culturae

  INSEGNANTI PER LA CITTADINANZA

Appello di docenti ed educatori per lo ius soli e lo ius culturae

Noi insegnanti guardiamo negli occhi tutti i giorni gli oltre 800.000 bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro. Se nati qui, dovranno attendere fino a 18 anni senza nemmeno avere la certezza di diventarci, se arrivati qui da piccoli (e sono poco meno della metà) non avranno attualmente la possibilità di godere di uguali diritti nel nostro paese. Ci troviamo così nella condizione paradossale di doverli educare alla “cittadinanza e costituzione”, seguendo le Indicazioni nazionali per il curricolo – che sono legge dello stato – sapendo bene che molti di loro non avranno né cittadinanza né diritto di voto.

Questo stato di cose è intollerabile. Come si può pretendere di educare alle regole della democrazia e della convivenza studenti che sono e saranno discriminati per provenienza? Per coerenza, dovremmo esentarli dalle attività che riguardano l’educazione alla cittadinanza, che è argomento trasversale, obbligatorio, e riguarda in modo diretto o indiretto tutte le discipline e le competenze che siamo chiamati a costruire con loro. Per queste ragioni proponiamo che noi insegnanti ed educatori martedì 3 ottobre ci si appunti sul vestito un nastrino tricolore, per indicare la nostra volontà a considerare fin d’ora tutti i bambini e ragazzi che frequentano le nostre scuole cittadini italiani a tutti gli effetti. Chi vorrà potrà testimoniare questo impegno anche astenendosi dal cibo in quella giornata in uno sciopero della fame simbolico e corale.

Il 3 ottobre è la data che il Parlamento italiano ha scelto di dedicare alla memoria delle vittime dell’emigrazione e noi ci adoperiamo perché in tutte le classi e le scuole dove è possibile ci si impegni a ragionare insieme alle ragazze e ragazzi del paradosso in cui ci troviamo, perché una legge ci invita “a porre le basi per l’esercizio della cittadinanza attiva”, mentre altre leggi impediscono l’accesso ad una piena cittadinanza a tanti studenti figli di immigrati che popolano le nostre scuole. Ci impegniamo inoltre a raccogliere il numero più alto possibile di adesioni e di organizzare, dal 3 ottobre al 3 novembre, un mese di mobilitazione per affrontare il tema nelle scuole con le più diverse iniziative, persuasi della necessità di essere testimoni attivi di una contraddizione che mina alla radice il nostro impegno professionale. Crediamo infatti che lo ius soli e lo ius culturae, al di là di ogni credo o appartenenza politica, sia condizione necessaria per dare coerenza a una educazione che, seguendo i dettati della nostra Costituzione, riconosca parità di doveri e diritti a tutti gli esseri umani.

Al termine del mese consegneremo questa petizione ai presidenti dal Parlamento Laura Boldrini e Pietro Grasso tramite il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, perché al più presto sia approvata la legge attualmente in discussione al Parlamento.

Le e gli insegnanti ed educatori che operano in diverse realtà, associazioni, gruppi o scuole possono aderire all’appello collegandosi ad Appello degli insegnanti per lo ius soli e lo ius culturae, cliccando qui.

Abbiamo anche creato il gruppo Facebook “INSEGNANTI PER LA CITTADINANZA”, esclusivamente per raccogliere proposte, esperienze e suggerimenti da condividere, per preparare le iniziative che si realizzeranno il 3 ottobre e nel mese successivo. Chiamiamo tutti a collaborare e cooperare per costruire una campagna di largo respiro che parta dalle scuole. Per entrare nel gruppo facebook clicca qui.

Dichiaro di essere informato, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 13 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, che i dati personali raccolti saranno trattati, anche con strumenti informatici, esclusivamente nell’ambito del procedimento per il quale la presente dichiarazione viene resa.

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PRIMI FIRMATARI

Franco Lorenzoni maestro elementare – Eraldo Affinati insegnante e scrittore, fondatore della scuola Penny Wirton – Giancarlo Cavinato segretario del MCE, Movimento di Cooperazione Educativa – Giuseppe Bagni presidente del CIDI, Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti – Clotilde Pontecorvo presidente della FITCEMEA – Gianfranco Staccioli segretario della FITCEMEA – Roberta Passoni coordinatrice della Casa-laboratorio di Cenci – Paola Piva coordinatrice scuole migranti – Alessandra Smerilli scuola per stranieri ASINITAS – Sara Honegger scuola per stranieri ASNADA – Fiorella Pirola rete scuolesenzapermesso
firma: Ferdinando Dubla, docente di filosofia e scienze umane, Taranto

venerdì 15 settembre 2017

PER LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE


il testo della LIP (legge di iniziativa popolare) depositata in Cassazione l'8 settembre u.s.
-per una scuola pubblica palestra di democrazia e partecipazione
-per una scuola pubblica luogo di condivisione di saperi e inclusione sociale
-per una scuola pubblica che ricentralizzi la didattica dei contenuti e il processo di insegnamento/apprendimento in direzione cooperativa/collaborativa
-per una scuola pubblica che sappia essere progetto di futuro e libertà
(fe.d.)
"Una scuola spazio-tempo di comunicazione, di pratica di democrazia, di coscienza morale che si forma nella reciprocità dei rapporti, di un'etica del lavoro sottratta alle sole leggi della produzione e del consumo, del superamento dell'egocentrismo, del recupero del sentimento di identità globale..." (Fabbroni-Pinto Minerva)



lunedì 28 agosto 2017

Emancipazione, liberazione, coscienza rivoluzionaria, di classe, di genere/quando l'autodeterminazione femminile passò dalla rivoluzione bolscevica

          
 Alla metà del XIX secolo il tema della uguaglianza sociale stava cominciando a prendere piede anche in Russia. Nel 1859 l'Università statale di San Pietroburgo permise alle donne di assistere ai propri corsi, ma la politica riformista fu revocata solo quattro anni più tardi. Nel corso degli anni '60 del XIX secolo un movimento femminista cominciò ad esistere a San Pietroburgo: venne diretto da Anna FilosofovaNadezhda Stasova e Mariia Trubnikova, che insieme erano conosciute come il "triumvirato".[..]

Nel 1910 Poliksena Nesterovna, prima donna ad essersi diplomata in ginecologia in tutta la Russia, diventò presidente della Lega russa per i diritti delle donne; l'obiettivo primario sotto la sua guida fu quello del suffragio femminile universale: il movimento guadagnò molto sostegno popolare sia all'interno sia all'esterno del paese. Nel marzo del 1917 il governo provvisorio che aveva sostituito l'autocrazia di Nicola II di Russia concesse alle donne russe il diritto di voto e di presiedere un ufficio politico: fu la prima riforma effettuata dal nuovo potere politico.[<>]

Le donne nella Russia Sovietica sono diventate un parte fondamentale nella mobilitazione nella forza-lavoro e questa apertura delle donne in settori precedentemente irraggiungibili hanno permesso opportunità di istruzione, sviluppo personale e formazione.(..)

Dimostrazione di donne sulla Prospettiva Nevskij, 1917. L'iscrizione sul manifesto recita: "Senza il diritto di voto alle donne la partecipazione non è generale".
- L'UGUAGLIANZA delle donne e degli uomini è stata fondata durante la rivoluzione d'ottobre del 1917. Lenin ha visto le donne principalmente come una forza di lavoro precedentemente inutilizzata ed in questo senso ha incoraggiato le donne a partecipare alla rivoluzione comunista. 

Le donne, che dovevano essere inizialmente prive di libertà nei confronti degli uomini, ora potevano acquisire i propri diritti di liberazione attraverso la concessione dell'accesso al campo produttivo: il numero di donne che entravano nella forza lavoro è passato da 423.200 nel 1923 a 885 mila nel 1930. Per raggiungere questo significativo aumento femminile nella forza lavoro, il nuovo governo comunista ha emesso il suo primo codice familiare; questo ha separato il matrimonio dalla Chiesa (comunità), ha permesso ad una coppia di scegliere un cognome, ha dato ai figli illegittimi gli stessi diritti di tutti gli altri, ha promosso i diritti di maternità, la protezione sanitaria e la sicurezza sul lavoro ed infine ha permesso alle donne di avere diritto al divorzio se ve ne fossero stati motivi adeguati. Nel 1920 il governo sovietico legalizzò l'aborto. Anche legislazioni sul lavoro hanno aiutato le donne; hanno ottenuto difatti uguali diritti in materia assicurativa in caso di malattia, il congedo di maternità retribuito di otto settimane e uno standard di salario minimo fissato sia per gli uomini che per le donne. Ad entrambi i sessi è anche stato concesso un congedo di vacanza retribuito.

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Tra il 1907 e il 1917 la "Lega per i diritti delle donne" divenne la più importante organizzazione femminista russa. Come la precedente Società di mutua filantropia essa si concentrò sull'istruzione e sul benessere sociale, ma spinse anche per ottenere pari diritti per le donne, incluso il suffragio femminile, la parità nell'ereditare e la fine delle restrizioni nel passaporto.

La rivoluzione di febbraio rovesciò il regime zarista (vedi fine dello zarismo) e istituì un governo provvisorio. Le donne furono ben visibili in questa fase rivoluzionaria raccogliendosi in una protesta di massa nella "giornata internazionale della donna" per richiamare l'attenzione e reclamare i diritti politici. Esse guadagnarono certi diritti sotto il governo provvisorio, compreso il diritto di voto. (..) Vi fu anche un numero record di donne all'interno dell'esercito russo; tutte le unità di combattimento femminili vennero messe in prima linea, il primo di questi si formò nel maggio del 1917.(..) 

I bolscevichi salirono al potere con l'idea di liberare le donne e trasformare l'istituzione familiare. Furono in grado di pareggiare lo status legale delle donne con quello degli uomini riformando alcune leggi come il codice in materia di matrimonio, la famiglia e la tutela (ratificata nell'ottobre del 1918) che permetteva ad entrambi i coniugi di conservare i propri diritti di proprietà e i relativi guadagni, dando inoltre ai figli nati al di fuori del matrimonio gli stessi diritti degli altri, infine resero il divorzio disponibile su richiesta.(..)

I bolscevichi costituirono uno specifico dipartimento del partito per le auto-attività delle donne, il Ženotdel (attivo dal 1919 al 1930). Sotto la guida di Aleksandra Michajlovna Kollontaj e con il sostegno di donne come Inessa Armand e Nadežda Konstantinovna Krupskaja il Ženotdel prese a diffondere le notizie della rivoluzione, insegnando a rispettare le sue leggi, istituendo corsi di educazione politica e alfabetizzazione per le donne della classe operaia e per le contadine, combattendo inoltre la prostituzione. (..)

La rivoluzione di ottobre del 1917 fu catalizzata in parte dalle dimostrazioni delle lavoratrici, generando un aumento delle adesioni al movimento. Nello stesso anno a causa del continuo gruppo di pressione della società la Russia divenne la prima grande potenza mondiale a concedere alle donne l'importante diritto di voto. Un generoso congedo parentale di maternità venne legalmente riconosciuto e fu istituita una rete nazionale di centri per l'infanzia. Con la Costituzione sovietica del 1936 vennero riconosciuti uguali diritti alle donne, sebbene proprio in quegli anni si fosse registrato un arretramento dei diritti femminili in quanto ad autodeterminazione (es. l'aborto).

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a partire dall'ottobre del 1918 la neonata Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche liberalizzò il divorzio e l'aborto nelle sue legislazioni, depenalizzò l'omosessualità, permise la convivenza al di fuori del matrimonio ed inaugurò tutta una serie di riforme che permisero una vera e propria rivoluzione sessuale rossa.(..) 

Si stima che tra le 50.000 e le 70.000 donne circa si riunirono nell'Armata Rossa nel 1920 per compensare così il 2% delle forze armate complessive.

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Materiale assemblato e parzialmente corretto da Wiki alle voci

Condizione della donna in Russia

Femminismo in Russia
Donne nella rivoluzione russa

venerdì 25 agosto 2017

La scuola dell'ANTIPEDAGOGIA -- note su FB


LA SCUOLA DELL' ELITE/ è questa la vera ANTIPEDAGOGIA 

i figli del popolo a ripetere anni scolastici, i rampolli dell'elite sociale a frequentare i licei quadriennali. Continua l'offensiva contro la scuola di tutti -- la riforma Gentile, la scuola classista e conservatrice, muoveva comunque da contenuti culturali, pur discutibili; questa è la pseudo scuola della competitività capitalista, un progettificio in cui la didattica dei contenuti, inclusiva, diventa secondaria o assente. Noi, professori di provincia, non riusciamo, ad es., a terminare seri programmi di filosofia, di pedagogia e storia della pedagogia nei tempi sempre più ristretti destinati alle lezioni. I rampolli saranno costretti a ingurgitare litri e litri di nozioni esaltando la ripetitività mnemonica. Provatevi a studiare Aristotele in un giorno solo. 
Ma su quale teoria pedagogica è appoggiata quest'altra controriforma? Fuori i nomi...(10/08/2017)

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STANIAMO
Per stipendi da "adeguare" e innalzamento dell'obbligo scolastico, solo annunci. Realtà effettive sono invece la sperimentazione sul liceo breve, ulteriore spinta alla selezione di classe e a ulteriori tagli, le responsabilità in carico ai docenti sui cellulari in classe (come le responsabilità sugli autobus per le gite! ricordate?), un'alternanza scuola/lavoro+progettificio che sottraggono ore e ore alla didattica disciplinare, e le dichiarazioni sullo "stanare" gli insegnanti "inadeguati". Sulla mole abnorme delle scartoffie burocratiche (ora anche l'autocertificazione sui vaccini!) che obera il lavoro degli insegnanti, sottraendo tempo e risorse all'impegno in aula, neanche una parola e nessuna riforma. Staniamoli tutti... (24/08/2017) (fe.d.)


        

martedì 15 agosto 2017

LIBERAZIONE FEMMINILE E COSCIENZA RIVOLUZIONARIA



           

N.K.KRUPSKAJA
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Nadežda_Konstantinovna_Krupskaja#L.27incontro_con_Lenin_e_l.27esilio

INESSA ARMAND
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Inessa_Armand

A.M.KOLLONTAJ
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Aleksandra_Michajlovna_Kollontaj

ANGELICA BALABANOFF
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Angelica_Balabanoff

CLARA ZETKIN
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Clara_Zetkin
(nella foto, con ROSA LUXEMBURG)