Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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lunedì 5 dicembre 2022

LA PRESENZA di DE MARTINO

 

per report seminario Avetrana “Gramsci e gli studi subalterni in Italia”, biblioteca “Agnese Carlone”, 4.12.2022 #SubalternStudiesItalia


L’attualità della ricerca di Ernesto de Martino


La crisi della presenza come annientamento della soggettività. La complessa categoria ermeneutica di de Martino, poteva prendere la piega della discussione scolastica del debito esistenzialistico o dell’ontologia filosofica dell’essere-esserci di Heidegger; nella nostra discussione seminariale, invece, è apparsa insieme alle ombre dei braccianti del sud che alle 5 del mattino, prelevati da caporali se andava bene, si recavano nei campi prima della luce dell’alba per una misera paga. Ci è apparsa nelle sembianze degli invisibili precari di oggi, gioventù senza contributi a inseguire sogni, nelle cassiere dei nostri supermercati, in bicicletta a consegnare pizze, sulla gru dell’Ilva nella tempesta di vento, nei migranti disperati approdati sulle nostre coste salentine da clandestini, fortunati di non essere in fondo al mare; e nelle mani nere e rosse dei profughi di Capitanata alla raccolta dei pomodori. La labilità della presenza connette l’inchiesta antropologica dei subalterni alla latitudine Sud dell’Occidente alla filosofia dell’apocalisse. Attualità di de Martino fuori dall’Accademia e per strada, alla ricerca del suo escatòn, il riscatto subalternista. (fe.d.)

 



Ciò che rischia di perdere la presenza è il manifestarsi della storicità della condizione umana, lo sporgere di tale storicità nei momenti critici dell’esistenza. Al limite, ogni esperienza di una situazione «nuova» è critica, ed è nuova ogni situazione che, in una società data, pone in essere per la coscienza la distanza fra l'accadere in senso naturale (che è o può essere contrario all’uomo) e il far accadere in senso culturale (che tende a decidere le situazioni secondo valori umani, secondo iniziative innestate in tradizioni dell’operare). Quando una situazione ha luogo nel vuoto di qualsiasi tradizione culturale del comportarsi realisticamente efficace (come nelle grandi catastrofi naturali, nelle malattie mortali e nella morte), è la stessa presenza che si perde, che resta senza margine dell'operare, e dilegua.

Da Ernesto de Martino, Presenza, vitalità, storicità in La fine del mondo, Einaudi, Torino, 2019, p. 454




Nella composizione fotografica Ernesto de Martino è con la sua compagna Vittoria De Palma in auto mentre gira il Salento del circondario di Galatina per l’inchiesta antropologico culturale sul rito della taranta, poi pubblicata nel 1961 con il titolo “La terra del rimorso”. Siamo nella tipica canicola agostana salentina del 1959.



giovedì 1 dicembre 2022

Gramsci e gli studi subalterni in Italia. Seminario ad Avetrana (novembre-dicembre 2022)


Ad Avetrana (TA) dal 25 novembre al 18 dicembre 2022 il seminario su “Antonio Gramsci e gli studi subalterni in Italia”. Grazie all’Associazione Hortus animae, Subaltern studies Italia e la Scuola di Filosofia ‘Giulio Cesare Vanini‘ di Manduria, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Avetrana. La forma seminariale consente l’incontro collettivo e la ricerca di strada, quella dell’inchiesta sociale. Libro di testo il Quaderno 25 redatto a Formia nell’ultimo periodo della vita del filosofo marxista italiano più tradotto e letto ormai in tutto il mondo. Il metodo della filologia vivente, teorizzato dallo stesso Gramsci, non sostituisce l’”acribia filologica” dell’accademia, ma innesta la ricerca ‘dal basso’, nella vita sociale reale. Sinora “i filosofi hanno interpretato il mondo; ora si tratta di trasformarlo.”, K.Marx, XI glossa a Feuerbach, 1845.

Gli incontri (ne sono previsti 4) si tengono presso la Bilioteca Comunale "Agnese Carlone" di Avetrana.

Per informazioni e iscrizioni contattare il numero 3489188659


Il seminario di formazione collettiva su "Gramsci e gli studi subalterni in Italia" comprende anche l'analisi dei testi di e su Ernesto de Martino. Nella metodologia del seminario di autoformazione, non c’è soltanto la ricerca für ewig (pura, disinteressata) ma una forma di sapere circolare: gli strumenti teorici servono anche per l’interpretazione del presente, nel caso specifico, la conoscenza delle forme di precariato e subalternità delle società capitalistiche occidentali, come si vive la “doppia subalternità”, come, dalla accresciuta consapevolezza, è possibile un processo di liberazione e autodeterminazione individuale e collettiva. Gramsci come intelletto collettivo attivo nell’impegno politico e sociale. (#SubalternStudiesItalia)


Canale seminario Avetrana 25.11.2022 - 18.12.2022 “Antonio Gramsci e gli studi subalterni in Italia” Ass.Hortus animae in collaborazione con Subaltern studies Italia, Scuola di Filosofia G.C.Vanini - patrocinio Ass.alla Cultura Comune di Avetrana // coordinatore: prof. Ferdinando Dubla - assistente: d.ssa Roberta Galati - comunicazione: prof. Oronzo Caprino

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martedì 22 novembre 2022

Secretior philosophia. E oggi, Vanini può parlare?

 

Il filosofo libertino erudito pugliese, che girovagò come Giordano Bruno nell’Europa da frate carmelitano fino al 1612, ha necessità di essere studiato anche oltre l’accademia e l’erudizione, appunto. Se filosoficamente il confronto, l’analogia, l’accostamento, vanno elaborati naturalmente con le concezioni olistiche del Nolano, che lo precede, con il panteismo di Spinoza e i presupposti dell’Illuminismo, che lo seguono, con le suggestioni di Schopenauer, che lo cita e lo apprezza; dal punto di vista della più generale teoria politica della filosofia, andrebbe sviluppato un confronto analitico con l’anarchismo libertario, sia nella forma (i dialoghi, come quelli scritti da Errico Malatesta) sia nei contenuti. Contenuti che costarono a Vanini, come già a Bruno e in seguito agli anarchici, la persecuzione, la condanna a morte, i roghi dei corpi e dei libri. Non senza, nel caso di Vanini, avergli prima strappato con le tenaglie la lingua. Per farlo nonostante ancora parlare, oggi, tocca a noi.

Can Vanini speak?

- Il libertinismo erudito di Vanini è un libertinismo radicale, senza mediazioni con il potere, politico ed ecclesiastico. Con l’arte della dissimulazione, che permea i suoi scritti, la critica razionalista, che pone non solo in dubbio i dogmi, ma li sbeffeggia (al modo dell’’”asinità” di Giordano Bruno, “O santa asinità, santa ignoranza, santa stoltezza” - Cabala del cavallo Pegaseo) come imbroglio ideologico. Una concezione panteistica permea la riflessione filosofica sull’umano e il suo mondo, che è integralmente, olisticamente, natura senza trascendenza.

Quando GRAMSCI cita VANINI

“I grandi editori deperiscono in Italia.”

Nei suoi Quaderni del carcere, scritti tra il 1929 e il 1935, Antonio Gramsci, commentando la reazione ecclesiastica della Controriforma, si lascia andare a un’amara constatazione editoriale, nell’ambito della quale cita Vanini: “Le opere complete del Machiavelli furono stampate per l’ultima volta in Italia nel 1554, e nel 1557 il Decamerone integro; l’editore Giolito dopo il 1560 cessò di stampare anche il Petrarca. Da allora cominciano le edizioni castrate dei poeti, dei novellieri, dei romanzieri. La censura ecclesiastica infastidisce anche i pittori. (..) I grandi editori deperiscono in Italia: Venezia resiste di piú, ma infine gli autori italiani e le opere italiane (del Bruno, del Campanella, del Vanini, del Galilei) sono stampate integralmente solo in Germania, in Francia, in Olanda. Con la reazione ecclesiastica che culmina nella condanna di Galileo finisce in Italia il Rinascimento anche fra gli intellettuali.” nota +

Da notare la disinvoltura - non scontata ai tempi in cui scrive - con cui Gramsci accosta Vanini a giganti acclarati come Bruno, Campanella e Galilei.

+ Cfr. Antonio Gramsci, Quaderni dal carcere, 4 voll., Einaudi, Torino 1977, vol.III, Quaderno 17 (IV), §15, pag.1919.

Mario Carparelli, Giulio Cesare Vanini - Il filosofo, l’empio, il rogo, Liberlibri, 2021, p. 49

Giulio Cesare Vanini è un personaggio storico purtroppo poco conosciuto in Italia, ma che andrebbe riscoperto e valorizzato perché rappresenta un importante precursore del materialismo. I contenuti del suo pensiero sono incredibilmente radicali e avanzati rispetto all’epoca in cui vive, e per certi versi anche rispetto al giorno d’oggi, se si considera la cultura dominante, egemonizzata da un pensiero intriso di moralismo confessionale, e allo stesso tempo dove l’irrazionalismo superstizioso ha ampissimo spazio nel senso comune.

Il contesto storico in cui vive Vanini – nato a Taurisano (Lecce) nel 1585 e arso vivo a Tolosa nel 1619 – è quello del periodo barocco dell’Inquisizione, descritto magistralmente nella sua caccia a streghe ed eretici nel romanzo La Chimera di Sebastiano Vassalli, anche se la condanna al rogo per “ateismo e bestemmie contro il nome di Dio” di Vanini non viene inflitta dall’Inquisizione ma dal Parlamento di Tolosa, in un’epoca in cui mettere in discussione Dio era considerato un atto sovversivo anche dal potere temporale.

Adriana Bernardeschi de La città futura https://www.lacittafutura.it/unigramsci/giulio-cesare-vanini-un-precursore-del-materialismo-e-della-laicità-del-pensiero-parte-i

“L’uomo barocco è «chiuso». Le «finestre» sono cieche e artificiose. Non sul petto dovrebbero aprirsi. Ma direttamente sul cuore squarciato. Sulle sue fughe in profondità. Il segreto fonda l’uomo barocco. E, nell’ombra, o nel silenzio, lo rende libero. Nel bene e nel male”, Salvatore Nigro in Introduzione a Torquato Accetto, Della dissimulazione onesta, Einaudi, 1997

Michel Onfray, nel suo noto Trattato di ateologia, sostiene la tesi che Vanini non fosse ateo: “questo pensiero ossimorico non nega la provvidenza, il cristianesimo, il cattolicesimo, ma in compenso rifiuta nettamente l’ateismo […] Tutto ciò non ne fa un ateo […] quanto più probabilmente una specie di panteista eclettico”. La sua condanna quindi sarebbe dovuta alla sua eterodossia e non al suo ateismo., Michel Onfray, Trattato di ateologia, Fazi Editore, 2005, p. 37.

Un ambito imprescindibile per capire l’opera di Vanini è quello dell’aristotelismo naturalistico di Pomponazzi, con i suoi spunti averroistici di forte separazione fra verità e fede: anche qui ci si inserisce in un contesto di parziale giustificazione del dissimulare. La necessità di dissimulare è esplicitata da Giordano Bruno e Tommaso Campanella. Bruno, ne La bestia trionfante, la definisce “scudo della verità”. Campanella dedica ampio spazio al tema del “teatro del mondo”, di uno strutturale portare una maschera che toglieremo solo nel giorno del giudizio.

secretior philosophia  - “tutto ciò che è nuovo modifica profondamente la sensibilità”, G.C.Vanini, De admirandis naturae reginae deaeque mortalium arcanis – edizione italiana: Dei meravigliosi segreti della natura, a cura di F. P. Raimondi e L. Crudo, Congedo editore, Galatina (Lecce), p. 3.

Nelle prime pagine del De admirandis naturae reginae deaeque mortalium arcanis – una delle sue due opere fondamentali, scritta in forma di dialogo – Vanini accenna, tramite una domanda del suo interlocutore, a una sua secretior philosophia (“filosofia più segreta”). Questo avvertimento fornisce al lettore una chiave di lettura: tutto il testo è implicitamente costruito su due piani, uno dei quali (essoterico) serve da maschera all’altro (esoterico). Il concetto di scrittura “sovrapposta” è alla base dell’intrecciarsi delle tecniche di dissimulazione utilizzate da Vanini, è il filo conduttore che le lega.

La secretior philosophia è un discorso sotterraneo che appare in superficie tramite segnali che il lettore deve cogliere e collegare, i quali, suggerendo un contesto implicito, compongono un mosaico dotato di senso. Si tratta dunque di un messaggio cifrato, che solo gli iniziati sapranno decodificare.

Interessante è rilevare come la secretior philosophia vaniniana è allo stesso tempo inganno in quanto utilizza il camuffamento, e verità, che si serve dell’inganno stesso per demolire l’inganno e l’impostura che permea tutta una cultura, passata e presente. - 

Adriana Bernardeschi, - https://www.lacittafutura.it/unigramsci/giulio-cesare-vanini-un-precursore-del-materialismo-e-della-laicità-del-pensiero-parte-ii

si nollet Deus pessimas ac nefarias in orbe vigere actiones, procul dubio uno nutu extra mundi limites omnia flagitia exterminater profligaretque: quis enim nostrum divinæ potest resistere voluntati? Quomodo invito Dio patrantur scelera, si in actu quoque peccandi scelestis vires subministra? Ad hæc: si contra Dei voluntatem homo labitur, Deus erit inferior homine, qui ei adversatur, et prævalet. Hinc deducunt, Deus ita desiderat hunc mundum, qualis est, si meliorem vellet, meliorem haberet” 

“… Se Dio non volesse che si diffondessero nel mondo azioni pessime e delittuose, senza dubbio, con un sol cenno, annienterebbe e bandirebbe  fuori dai confini dell’universo ogni infamia. Chi di noi, infatti, può resistere alla volontà di Dio? E in che modo si può commettere un delitto contro la volontà divina, ammesso anche che nell’atto di peccare Dio fornisca al reo la forza per farlo? E ancora, dicono, se l’uomo cade in peccato, contro la volontà di Dio, allora questi sarà inferiore all’uomo, che riesce ad opporglisi e a prevalere su di Lui. Da ciò deducono che Dio desidera questo mondo così come è. Ché se lo volesse migliore, lo avrebbe”.

 (Amphitheatrum æternæ providentiæ, Lugduni MDCXV, p. 103 – , trad. it. F.P. Raimondi – L. Crudo, Galatina 1981, p.131).

Gli strapparono la lingua prima di soffocarlo e bruciarlo in quel di Tolosa il 9 febbraio 1619, diciannove anni dopo il rogo di Giordano Bruno. È ora che ritorni a parlare. “Ils prefiguraient la libre pensee et la raison“, si legge sulla lapide della ville francese di Toulouse. Infatti, quello che rappresentavano l’infinito e gli infiniti universi per il domenicano Giordano da Nola, erano per il carmelitano Giulio Cesare da Taurisano la materia e la natura.

 

a cura della Scuola di Filosofia “Giulio Cesare Vanini”, Manduria (TA) - https://t.me/scuolafilosofiaVanini



Giulio Cesare Vanini (Taurisano, 19 gennaio 1585 – Tolosa, 9 febbraio 1619)


placeVanini a Toulouse nel luogo del rogo





mercoledì 16 novembre 2022

I DIALOGHI DI ERRICO MALATESTA SULLA PROSSIMA RIVOLUZIONE

 

Un caffè con Malatesta

L’anarchico italiano, ‘subalternist’ per eccellenza, scriveva i suoi testi politici e filosofici anche in forma di dialogo. Celebre il dialogo ‘Al caffè’ - conversazioni sull’anarchismo, pubblicato nel 1922 per le edizioni di “Volontà”, curato da Luigi Fabbri, che comprendeva tutti quanti i dialoghi scritti da Errico Malatesta in tre successive riprese (1897 - 1913 - 1920).

I primi dieci dialoghi apparvero nel 1897 nel periodico “L’Agitazione” che usciva ad Ancona, compilato dallo stesso libertario di Santa Maria Capua a Vetere, che intanto si nascondeva per sfuggire alla caccia poliziesca, tra il Regno Unito e l’Italia. Questi dieci dialoghi furono riveduti e corretti nel 1913, quando il Malatesta, tornato ad Ancona, dirigeva il giornale Volontà, e ne aggiunse altri quattro. Nell’edizione del 1922 appaiono anche i tre dialoghi scritti in quell’anno, nei quali figurano, come interlocutori, Gino (operaio), Pippo (mutilato di guerra) e Luigi (socialista). In tutto diciassette dialoghi. Noi citiamo da un’edizione del 1961 per la “Collana libertaria” della Sargraf Appiano di Torino.

In rete potete trovarlo qui _ http://www.punk4free.org/download/ebooks/Errico.Malatesta.-.Al.Caffe.pdf

 



THE NEXT REVOLUTION

GIORGIO. Noi vogliamo che le trasformazioni sociali a cui mira la rivoluzione incomincino a realizzarsi fino dal primo atto insurrezionale. Vogliamo che il popolo prenda subito possesso della ricchezza esistente: che dichiari i palazzi dei signori dominio pubblico, e provveda per iniziativa dei più volenterosi e attivi, a che tutta la popolazione sia alloggiata il meno male possibile, e subito si metta mano, per opera delle associazioni dei costruttori, all’edificazione delle nuove case che siano stimate necessarie; vogliamo che si comunalizzino tutti i prodotti alimentari disponibili e se ne organizzi sempre per opera dei più volenterosi e sotto il controllo reale del pubblico, la distribuzione eguale per tutti; vogliamo che gli agricoltori s’impossessino delle terre incolte e di quelle dei signori e si convincano col fatto che ormai queste terre appartengono ai lavoratori; vogliamo che gli operai si sottraggano alla direzione dei padroni e continuino la produzione per conto loro e del pubblico; vogliamo che si stabiliscano subito relazioni di scambio fra le diverse associazioni produttrici ed i diversi comuni; e nello stesso tempo vogliamo che si brucino, si distruggano, tutti i titoli e tutti i segni materiali della proprietà individuale e del dominio statale. Vogliamo insomma fin dal primo momento far sentire alla massa i benefici della rivoluzione e sconvolgere le cose in modo che sia impossibile ristabilire l’ordine antico. (p.67)

(..)

CESARE. -- Ma come? Una società senza governo! Come si farebbe a vivere? Chi farebbe la legge? Chi la farebbe eseguire? GIORGIO. -- Veggo che non avete alcuna idea di quello che noi vogliamo. Per non perdere il tempo in divagazioni bisognerà che mi lasciate spiegarvi, brevemente, ma metodicamente il programma nostro; e così potremmo discutere con utile reciproco. Ma ora è tardi; incominceremo la prossima volta. (p.14)


Subaltern Studies Italia si occuperà anche di “Fra contadini” e “L’Anarchia”, che, insieme all’opuscolo “Al Caffè”, costituiscono preziosi appunti per la rivoluzione delle classi subalterne, per la chiarezza dello stile e la profondità delle argomentazioni, caratteristiche peculiari dell’anarchico campano, insurrezionalista della banda del Matese, denominato il “Lenin italiano”, morto in pieno fascismo a Roma il 22 luglio 1932, guardato a vista dalla sbirraglia fascista. Ne fu vietata la cremazione, evidentemente erano timorosi che anche le sue ceneri potessero riaccendere il fuoco della rivolta.





Errico Gaetano Maria Pasquale Malatesta (Santa Maria Capua Vetere, 4 dicembre 1853Roma, 22 luglio 1932) è stato un anarchico e scrittore italiano, tra i principali teorici del movimento anarchico.

mercoledì 9 novembre 2022

Osarono dirti empio. Alla ricerca di Giulio Cesare Vanini




L’ERUDITO LIBERTINO SALENTINO

che morì sul rogo a Tolosa, popolosa città della regione Occitania francese


- Giulio Cesare Vanini. Il filosofo, l'empio, il rogo

di Mario Carparelli, prefazione di Sossio Giametta

con uno scritto di Dario Acquaviva, Liberilibri, 2021

/scheda/

Malgrado negli ultimi anni sia stato oggetto di una vera e propria riscoperta, Giulio Cesare Vanini, chiamato dai suoi contemporanei "aquila degli atei" per gli esiti antiteologici e antimetafisici del suo razionalismo radicale, è ancora poco conosciuto in Italia. Eppure, con le sue opere e la sua testimonianza ha segnato un punto di svolta nella storia della filosofia occidentale, contribuendo alla nascita dell'Europa laica e moderna. Ex frate carmelitano, il 9 febbraio 1619, quando aveva da poco compiuto trentaquattro anni, fu condannato al rogo per «ateismo, bestemmia, empietà e altri eccessi» e fu bruciato a Tolosa in una piazza che oggi porta il suo nome. Prima di essere consegnato alle fiamme gli fu strappata la lingua, l'organo con cui aveva "offeso" Dio. In questo volume, che vuole rappresentare una prima introduzione alla sua figura e al suo pensiero, sono raccolti gli eventi fondamentali della sua appassionante vicenda umana e intellettuale. /

+ Giulio Cesare Vanini, pugliese di Taurisano, nacque il 19 gennaio 1585 e morì sul rogo a Tolosa il 9 febbraio 1619. È stato un filosofo, medico, naturalista e libero pensatore italiano, fra i primi esponenti di rilievo del libertinismo erudito.

In De admirandis Naturae Reginae Deaeque mortalium arcanis libri quatuor stampato a Parigi nel 1616 vengono riprese le tesi dell' Amphiteatrum, con precisazioni e sviluppi che ne fanno il suo capolavoro e la sintesi della sua filosofia. Viene negata la creazione dal nulla e l'immortalità dell'anima, Dio è nella natura come sua forza propulsiva e vitale, entrambi sono eterni. Gli astri del cielo sono una specie di intermediari tra Dio e la Natura che sta nel mondo sublunare e di cui noi facciamo parte. La religione vera è perciò una "religione della natura" che non nega Dio ma lo considera un suo spirito-forza.

Il 9 febbraio 1619 Vanini viene riconosciuto colpevole e condannato al rogo. Ormai isolato, braccato e abbandonato dai pochi amici rimastigli fedeli perché impotenti ad organizzare una chiara strategia in sua difesa, il filosofo salentino muore di morte atroce. Il Parlamento di Tolosa lo riconosce colpevole del reato di ateismo e di bestemmie contro il nome di Dio, condannandolo, sulla base della normativa del tempo prevista per i bestemmiatori, alla stessa pena cui erano andati incontro, in luoghi diversi ma in circostanze analoghe, certi Gilles Fremond e Jean Fontanier: gli viene tagliata la lingua, poi è strangolato e infine arso.

 

#GiulioCesareVanini, #ScuoladifilosofiaVanini, Manduria (TA)

 

SOTTO IL PIZZETTO DI VANINI  


- In qualità di martire del libero pensiero, Vanini è raffigurato in uno degli otto medaglioni in bronzo che si trovano sul basamento in granito del celebre monumento a Giordano Bruno in Campo de’ Fiori a Roma, realizzato da Ettore Ferrari e inaugurato il 9 giugno 1889. Gli altri sette medaglioni sono dedicati a Paolo Sarli, Tommaso Campanella, Pietro Ramo, Aonio Paleario, Michele Serveto, John Wyclif e Jan Hus. Nel 1991 lo storico svedese Lars Berggren ha scoperto che, proprio sotto il pizzetto di Vanini, si nasconde anche un piccolo e quasi invisibile ritratto di Martin Lutero.

Mario Carparelli, op.cit., pag. 27


Empio osarono dirti

Il grande poeta tedesco Friedrich Hölderlin ha dedicato a Vanini una struggente ode, che si intitola per l'appunto Vanini. Nell'agosto 1797 la inviò a Friedrich Schiller, affidandogliene la pubblicazione . Quest'ultimo, però, per non avere noie con la censura, non la diede mai alle stampe. L'ode di Hölderlin rimase, cos', tra le carte di Schiller, per poi confluire nel Goethe-Schiller-Archiv di Weimar, dove fu rinvenuta e pubblicata nel 1891, dopo quasi un secolo. Di seguito la traduzione italiana che ne ha fatto lo scrittore romano Giorgio Vigolo:

"Empio osarono dirti, con anatemi /

Oppressero il tuo cuore e ti legarono /

e ti dettero alle fiamme, /

O sacro uomo,oh,  

perché non riscendesti / In fiamme

dal cielo, il capo /  Dei blasfemi a colpire

e non chiamasti l'uragano, /

Che le ceneri dei barbari / Fuori della terra,

fuori della patria gittasse! / Eppure,

 quella che vivo amasti e ti accolse /

Morente, la sacra Natura si scorda /

L'agire degli uomini, e i tuoi nemici /

Tornarono come te nell'antica pace."


[F. Hölderlin, Poesie, trad.it. di G.Vigolo, Mondadori, Milano, 1982, p.35]

 



Quando Andrea Zanzotto, uno dei più grandi poeti italiani del secondo Novecento, vinse nel 2005 il prestigioso premio Friedrich Hölderlin, fece un riferimento a Vanini e all’ode dedicatagli da Hölderlin, a suo dire una delle più impressionanti: “Vanini è l’uomo che riesce a essere religioso secondo il suo stesso concetto, diventa un martire; la terra stessa, l’etere dovrebbe scendere per salvarlo, per annullare i suoi distruttori e invece la Natura tace: il senso dell’eterno tacere della Natura senza il quale non ci sarebbe la spinta all’eterno parlare della poesia.”, da L.Reitani, Intervista in occasione del conferimento del Premio Hölderlin, Pieve di Soligo, 11 ottobre 2005.

Mario Carparelli, op.cit., pp.38-39



- Mario Carparelli è ricercatore di Storia della filosofia moderna presso l’Università del Salento -



haeresis dicta philosophia - sez. canale video #SubalternStudiesItalia, servizio TG2 del 15.7.2021 con #MarioCarparelli



L’ode a Vanini di Hölderlin, 1798

Telegram vocale, l'ode letta da Ferdinando Dubla

 

In preparazione della giornata di studio con Mario Carparelli sul filosofo libertino erudito pugliese (nativo di Taurisano) Giulio Cesare Vanini della Scuola di Filosofia di Manduria a lui intitolata. #ScuolaFilosofiaGCVanini



Giulio Cesare Vanini (1585-1619) - filosofo

Friedrich Hölderlin (1770-1843) - poeta



lunedì 7 novembre 2022

LA COMMUNE è THE 'NEXT REVOLUTION'

 

edit. vocale https://t.me/subaltern_studies_it/22

letto da Ferdinando Dubla per Lavoro Politico nr. novembre 2022

Attualità de LA COMMUNE nel confederalismo democratico sperimentato nel Rojava e a Shengal

- I presupposti teorici del confederalismo democratico elaborato da Öcalan nell’isolamento delle carceri turche, non si trovano solo nell’anarchismo comunalista di Bookchin o nella filosofia di Errico Malatesta che, ci ripromettiamo di approfondire, proprio dopo il tragico epilogo de La Comune de Paris del maggio 1871 da repubblicano diventò anarchico. Sono rintracciabili in maniera abbastanza netta in Marx ed Engels, in cui il concetto di ‘dittatura’ di classe rimanda alla fine delle classi e all’espansione dispiegata nel controllo popolare della concezione della democrazia, unione di democrazia politica e democrazia sociale nell’estinzione dello Stato così come configurato nella nazione; così come nell’obiettivo strategico del socialismo di Gramsci, la società regolata comunista, l’assorbimento della società politica nella società civile e viceversa, l’elaborazione collettiva per la decisione politica e la comunalizzazione dell’intelligenza sociale (al modo del ‘general intellect’ del Marx dei ‘Grundrisse’)  e dunque la fine dello Stato burocratico e accentratore, nonchè strumento principale del dominio di classe, come concepito dalla borghesia nazionalista. Nel libertarismo socialista e comunista può trovarsi dunque l’architettura anche formale, ma soprattutto sostanziale, dell’inveramento della democrazia sociale nella democrazia politica. Costituisce il superamento delle differenze tra il pensiero anarchico (come quello stesso comunalista di Murray Boockin) la filosofia della prassi di Gramsci (la ‘società regolata’ e l’’intelletto collettivo”) e lo stesso approccio caratterizzante che ebbero Marx ed Engels nella tragica esperienza prevalentemente blanquista (Édouard-Marie Vaillant ne era stato uno dei dirigenti più rappresentativi) della Commune de Paris (1871). La Commune è la ‘next Revolution’.

sul nostro blog cfr.

http://ferdinandodubla.blogspot.com/2022/11/la-commune-next-revolution-societa.html

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sabato 5 novembre 2022

LA COMMUNE Next Revolution società regolata (Marx, Engels, Bookchin, Gramsci)

 

LA COMMUNE - L’ARALDO GLORIOSO DI UNA NUOVA SOCIETÀ (Marx) - FRIEDRICH ENGELS SU LA COMMUNE DE PARIS -  LA COMMUNE è the next revolution (Murray Bookchin) - GRAMSCI E LA SOCIETA' REGOLATA


LA COMMUNE

 

Non è democrazia quella che diminuisce il controllo popolare, quella di chi non rappresenta più se non minoranze che hanno potere di classe e ne esigono il rafforzamento. Oppure che chiamano il popolo ‘direttamente’ a ratificare con plebisciti le deliberazioni castali e di cricca. Democrazia è sovranità popolare che rende stabile e forte, con strumenti diretti assembleari, il potere collettivo comune. È nel libertarismo socialista e comunista che può trovarsi l’architettura anche formale, ma soprattutto sostanziale, dell’inveramento della democrazia sociale nella democrazia politica. Costituisce il superamento delle differenze tra il pensiero anarchico (come quello di Murray Boockin) la filosofia della prassi di Gramsci (la ‘società regolata’ e l’’intelletto collettivo”) e lo stesso approccio caratterizzante che ebbero Marx ed Engels nella tragica esperienza prevalentemente blanquista (Édouard-Marie Vaillant ne era stato uno dei dirigenti più rappresentativi) della Commune de Paris (1871). La Commune è la ‘next Revolution’

 

 

L’ARALDO GLORIOSO DI UNA NUOVA SOCIETÀ (Marx)

 

Dovunque, in qualsiasi forma e in qualsiasi condizione, la lotta di classe prenda una certa consistenza, è semplicemente ovvio che i membri della nostra associazione siano al primo posto. Il terreno su cui essa sorge è la stessa società moderna. Essa non può venire sradicata da nessun massacro, per quanto grande. Per sradicarla, i governi dovrebbero sradicare il dispotismo del capitale sul lavoro, condizione della loro stessa esistenza di parassiti. Parigi operaia, con la sua Comune, sarà celebrata in eterno, come l’araldo glorioso di una nuova società. I suoi martiri hanno per urna il grande cuore della classe operaia. I suoi sterminatori, la storia li ha già inchiodati a quella gogna eterna dalla quale non riusciranno a riscattarli tutte le preghiere dei loro preti.

Karl Marx, da La guerra civile in Francia - 1870-1871, 30 maggio 1871 (cit. dall’ed.1974 Editori Riuniti, a cura di Palmiro Togliatti, pag. 114)

 

FRIEDRICH ENGELS SU LA COMMUNE DE PARIS

 

La Commune è superamento dello Stato nella democrazia comunista

 

- Una superstiziosa venerazione dello Stato e per tutto ciò che ha relazione con lo Stato, che subentra tanto più facilmente in quanto si è assuefatti fin da bambini a immaginare che gli affari comuni a tutta la società non possono venir curati altrimenti che come sono stati curati fino a quel momento, cioè per mezzo dello Stato e dei suoi ben pagati funzionari. E si crede d’aver già fatto un passo estremamente audace quando ci si è liberati della fede nella monarchia ereditaria e si giura nella repubblica democratica. Però lo Stato non è in realtà che una macchina per l’oppressione di una classe da parte di un’altra, nella repubblica democratica non meno che nella monarchia; nel migliore dei casi è un male che viene lasciato in eredità al proletariato riuscito vincitore nella lotta per il dominio di classe, i cui lati peggiori il proletariato non potrà fare a meno di amputare subito, nella misura del possibile, come fece la Comune, finchè una generazione, cresciuta in condizioni sociali nuove, libere, non sia in grado di scrollarsi dalle spalle tutto il ciarpame statale. Il filisteo socialdemocratico recentemente si è sentito preso ancora una volta da salutare terrore sentendo l’espressione: dittatura del proletariato. Ebbene, signori, volete sapere come è questa dittatura? Guardate la Comune di Parigi. Questa fu la dittatura del proletariato.

Friedrich Engels, Londra, 18 marzo 1891 / dall’Introduzione all’ed. tedesca del 1891 de La guerra civile in Francia di Karl Marx.

 

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LA COMMUNE è the next revolution (Murray Bookchin)

 

Il municipalismo libertario non è una nuova versione del riformismo come il “possibilismo” di Paul Brousse alla fine dell’800. Piuttosto, è un esplicito tentativo di aggiornare il tradizionale ideale anarchico sociale della Federazione delle comuni o “Comune delle Comuni”, vale a dire, l’Unione confederale delle comuni comunista-libertarie, sotto forma di assemblee popolari che utilizzano la democrazia diretta, nonchè il controllo collettivo delle proprietà socialmente rilevanti. /

da La prossima rivoluzione - Dalle assemblee popolari alla democrazia diretta, BFS ed., 2018, pag.81 - tr.it. de The Next Revolution: Popular Assemblies and the Promise of Direct Democracy, raccolta di saggi edita nel 2015 da Verso Book per la cura di Debbie Bookchin e Blair Taylor.

 

Dalla recensione di Benjamin J. Pauli a Murray Bookchin, The Next Revolution in Logòs - a journal of modern society & culture, 2015 - link:

http://logosjournal.com/2015/review-murray-bookchin-the-next-revolution-popular-assemblies-and-the-promise-of-direct-democracy/

- La città di Kobane, nel nord della Siria, controllata dai curdi, ha attirato l'attenzione internazionale in quanto sede di alcuni dei più feroci combattimenti nella lotta contro l'ISIS. Nell'estate del 2014, le forze guidate dalle Unità di protezione del popolo curdo (YPG e YPJ) hanno sfidato ogni previsione respingendo l'assalto dell'ISIS per mesi, nonostante le fiduciose previsioni di osservatori esterni sulla caduta della città. Dopo che l'ISIS ha finalmente colpito Kobane in una grande offensiva a settembre e ottobre, le YPG/YPJ si sono raggruppate e, con l'assistenza degli attacchi aerei della coalizione e di un contingente di truppe peshmerga, sono riuscite a riconquistare la città nel gennaio di quest'anno. Ora, in una città ridotta in macerie e costellata di trappole esplosive dell'Isis, è iniziato il lavoro di ricostruzione.(..) Le spiegazioni di Bookchin della strategia municipalista libertaria nei saggi che compongono The Next Revolution rappresentano una miscela a volte sconcertante di realismo e utopismo. Da un lato, compie il passo eretico (per un anarchico autodefinito) di sostenere l'attività elettorale e le misure riformiste intraprese attraverso i consigli comunali stabiliti. E anche questi modesti sforzi per lavorare all'interno del sistema, ammette, saranno molto probabilmente all'inizio puramente "simbolici", poiché i municipalisti libertari lottano per raccogliere il sostegno popolare per la loro piattaforma usando i tradizionali e banali mezzi di persuasione e propaganda. Il progresso sarà senza dubbio minuziosamente lento, avanzando in modo non uniforme e incrementale attraverso piccoli trionfi, mezze vittorie e reset.(..) Se la ricezione delle idee di Bookchin in Kurdistan dimostra qualcosa, tuttavia, è che mantenere vive quelle idee significa adattarle, rivederle e applicarle a nuovi contesti, anche se ciò significa confondere le aspettative e le intenzioni dello stesso Bookchin. The Next Revolution ha il potenziale per aiutare a far rivivere il pensiero di Bookchin per una nuova generazione di radicali, ma solo se il suo lavoro è inteso non come un modello letterale per un movimento ma come una risorsa fondamentale che può essere utilizzata per stimolare una visione più riccamente democratica e ispirare una varietà di lotte.

Benjamin J. Pauli è Associate Professor di Scienze Sociali alla Rutgers University nel New Jersey (USA) il cui lavoro si concentra sulla storia e la teoria dell'anarchismo, le ideologie politiche, la religione e la politica.

traduzione di #SubalternStudiesItalia

 

GRAMSCI E LA SOCIETA' REGOLATA

 

Napoleone argomentava partendo dal concetto che se è vero l’assioma giuridico che l’ignoranza delle leggi non è scusa per l’imputabilità, lo Stato deve gratuitamente tenere informati i cittadini di tutta la sua attività, deve cioè educarli : argomento democratico che si trasforma in giustificazione dell’attività oligarchica. L’argomento però non è senza pregio: esso può essere «democratico» solo nelle società in cui la unità storica di società civile e società politica è intesa dialetticamente (nella dialettica reale e non solo concettuale) e lo Stato è concepito come superabile dalla «società regolata»: in questa società il partito dominante non si confonde organicamente col governo, ma è strumento per il passaggio dalla società civile-politica alla «società regolata», in quanto assorbe in sé ambedue, per superarle (non per perpetuarne la contraddizione), ecc.

Antonio Gramsci, Quaderno 6 §65 1930-32

ed. Einaudi 1975, pag.734

Così come per Marx il 'general intellect' (sapere e conoscenze condivisi) regola le forme della produzione definendone i rapporti +, così per Gramsci la società regolata e autoregolata dei produttori può definire l'approdo a cui tende il 'moderno Principe' inteso come intellettuale collettivo. Se la dialettica soprastrutturale è reale, non meramente concettuale, la società regolata è autodirezione della società civile, la società comunista. L'utopia, è un'utopia concreta.

Nello stesso Quaderno 6 al§12 Gramsci scrive:

confusione tra il concetto di Stato-classe e il concetto di società regolata. (..) Finché esiste lo Stato-classe non può esistere la società regolata, altro che per metafora, cioè solo nel senso che anche lo Stato-classe è una società regolata. Gli utopisti, in quanto esprimevano una critica della società esistente al loro tempo, comprendevano benissimo che lo Stato-classe non poteva essere la società regolata, tanto vero che nei tipi di società rappresentati dalle diverse utopie, s’introduce l’uguaglianza economica come base necessaria della riforma progettata: ora in questo gli utopisti non erano utopisti, ma concreti scienziati della politica e critici congruenti.

Ivi, pag. 693

 + K.Marx, Grundrisse, Lineamenti fondamentali dell'economia politica 1857-58, La Nuova Italia - 1971-74, presentazione, traduzione e note di Enzo Grillo.