le lenti di Gramsci

giovedì 21 gennaio 2021

PER IL GRAMSCIANO 'INTELLETTUALE COLLETTIVO'

 

estratto

per Cumpanis 100° del PCI – 2021  

https://www.cumpanis.net/per-il-gramsciano-%e2%80%9cintellettuale-collettivo%e2%80%9d.html

Il partito dei comunisti: formazione dei quadri, linea di massa e radicamento popolare    

(ferdinando dubla)

  • Il tema centrale della formazione dei quadri: scuola di partito e/o partito come scuola
  • Nel PCI uscito dalla clandestinità, la politica di massa del 'partito nuovo' e la linea della 'democrazia progressiva' , secondo Pietro Secchia, doveva riuscire a coniugare la quantità con la qualità.  Tant'è che lo stesso Togliatti dovette sottolineare poi, nella Conferenza d'organizzazione di Firenze del 1947, l'aspetto rilevante che aveva la politica di formazione dei quadri  nel momento stesso di un'accentuata necessità di consolidare una struttura di massa ( allora il PCI, con Secchia a capo del settore organizzazione, raggiunse e negli anni seguenti addirittura aumentò, la quota di due milioni di iscritti). Insomma, proprio perché il radicamento popolare si faceva più forte, bisognava curare l'aspetto qualitativo della militanza e potenziare la coscienza di classe. 

    Un partito comunista di massa, secondo Secchia, non può non essere un partito di quadri e di massa. Per diventare un partito di quadri e di massa, bisogna costruire un partito di quadri con una linea di massa, che non rinunci per l’arte politica ad un’intenzionalità pedagogica e dunque miri coscientemente a costruire un’egemonia nella società,  ciò che permette il radicamento del partito di classe nel popolo. Questa filosofia dell’organizzazione è essa stessa una concezione politica, che si risolve poi in una determinata pratica militante.

    -cfr. P. Secchia, I quadri e le masse (1947/49), Laboratorio Politico, 1996, ora disponibile in Academia.edu - https://independent.academia.edu/FerdinandoDubla

    C’è chi imputa a questa analisi l’insufficiente ‘modernizzazione’ del PCI, un circolo vizioso tra richiesta centralistica di iniziativa e di obbedienza insieme: insomma, una ‘doppiezza nella doppiezza’. E invece la sfida per un Partito comunista è proprio quella di non venir meno alla coesione interna sui fini e tratti identitari, pur nell’incessante capacità creativa dei suoi quadri di saper rispondere adeguatamente alle fasi storico-politiche. E per questa capacità creativa, è necessario che il partito sia intellettuale collettivo, nella ricerca aperta e incessante dei suoi militanti e intellettuali 'organici' alla classe, nella discussione continua, ma infine nell'azione politica deliberata collettivamente.

    - Il PCI, gradualmente, negli anni 1954/56 e successivi, prenderà un’altra strada. Proprio quello che è stato indicato con il processo di modernizzazione, pur in maniera non lineare e in modo contraddittorio (vedi la vicenda dello Statuto dell’VIII Congresso) del Partito Comunista, ne mina le fondamenta e subordina l’intera struttura organizzativa a una linea politica finalizzata integralmente al gioco imposto dal quadro politico complessivo. In breve, se l’opera e la riflessione politica di Secchia erano mirate a dare gambe a una strategia supportata da valori, idee e princìpi del marxismo, in particolare attraverso i contributi di Lenin e Gramsci (di cui in quegli stessi anni si pubblicavano dall'editore Einaudi i Quaderni, curati dal dirigente comunista Felice Platone, - unitamente alle sue Lettere dal carcere indirizzate ai famigliari - in sei volumi, ordinati per argomenti omogenei)  con un’ottica di lavoro di massa capillare e pianificato di cui la tattica era un aspetto rilevantissimo ma coerente con quegli assunti, il PCI di Togliatti dopo il Congresso del 1951 tenderà a rendere centrale il momento tattico come preminente rispetto alle finalità strategiche e detterà modalità e tempi dell’aggiornamento e revisione dei princìpi, caratteristica progressiva nella vicenda del PCI post-togliattiano (pur con fasi diverse e con modalità affatto univoche e lineari) in particolare la perdita di una cosciente intenzionalità pedagogica per costruire l’egemonia delle classi subalterne e un’aderenza a logiche politiche deprivate di finalità strategiche. Un mutamento però che non avverrà nell’arco di un tempo breve: e le maggiori resistenze gli si porranno proprio dall’impianto e dalla struttura organizzativa, la cui “decostruzione” avrà bisogno di tempi differiti.

     

    • La dialettica dell'intenzionalità pedagogica e il 'general intellect'
    Abbiamo bisogno di un partito comunista giovane, in quantità e qualità:  giovane e moderno in tutti i sensi.  Ma proprio per questo, ancora più ancorato alla memoria storica, come veicolo continuo e prezioso di bilancio delle esperienze del movimento operaio, nazionale e internazionale, e dei comunisti in particolare.

    - Il partito come strumento di emancipazione costante della rappresentatività di classe, un partito che si modifica interpretando correttamente la realtà e le sue incessanti trasformazioni, ma che non perde mai la bussola dei suoi principi fondanti (in un corretto rapporto tattica/strategia),  perché, oltre la sua ragion d'essere, la sua identità, così perderebbe sia il ruolo di scuola formativa, nel senso pedagogico gramsciano dell’autoistruzione dell’’intellettuale collettivo’ [nel partito si organizzano le lotte, ci si confronta, si impara insieme e si cresce insieme - così oggi va interpretata e vissuta anche la categoria leninista di avanguardia cosciente] sia il fascino dei suoi ideali di superamento dello 'stato delle cose esistente', e cioè della barbarie capitalista. 
    Se noi dunque non curiamo l'aspetto della formazione degli stessi militanti, se non miriamo al rafforzamento della memoria storica che ci ha generato e può farci sviluppare nel futuro prossimo, se noi non rendiamo lo strumento-partito anche una delle agenzie di formazione (delle giovani generazioni, soprattutto) che, in modo aggregante e nella forma del laboratorio di ricerca continua ('intellettuale collettivo' è concetto che rimanda alla potenza dell'ideologia come materialità)  sia fonte preziosa ed inesauribile di sviluppo dello spirito critico nei confronti di tutte le agenzie di formazione falsamente pluralistiche della società in cui dominano gli oligopoli mass-mediologici pubblici e privati,  e conseguentemente  sviluppi   anticorpi che non ci isolino dalla società, anzi,  entrino in sintonia con le condizioni materiali di vita quotidiana di larghe, larghissime masse popolari,  ebbene, noi rischiamo di perdere le sfide presenti e future.
    Oltre la coesione, il partito comunista deve avere l’autodisciplina come fine dell’unità della classe.
    E nella migliore tradizione comunista, i quadri principalmente si autoformano nelle vertenzialità diffuse, nelle battaglie concrete per difendere e sostenere i bisogni delle masse, oltre che, naturalmente, con lo studio sistematico di  un bagaglio storico/culturale che sia in grado di trasmettere la memoria, la faccia vivere e palpitare nel presente, la renda attuale permettendole di respirare l'aria della contemporaneità: abbattere i deteriori sensi comuni che la borghesia, come classe dominante, rende dominanti nel corpo sociale, elaborare analisi destrutturanti del senso comune e metterle in relazione con l'esperienza concreta tra la comunità dei comunisti, comunità 'fraterna' per antonomasia, dove il comunismo è anche uno stile di vita.
    L’intenzionalità pedagogica è rivolta dunque all’interno del partito stesso, ma il partito esso stesso diventa strumento di emancipazione all’esterno, per costruire gramscianamente l’egemonia, innanzitutto sul piano dello smascheramento analitico delle false apparenze e illusioni dell’ideologia e della prassi concreta con cui si sostanzia il dominio economico, politico, culturale, delle classi dominanti. La selezione dei quadri è al contempo frutto e risultato della lotta di classe, ma è anche funzionale all’organizzazione della stessa su larga scala, in un processo dialettico che rende l‘alfabetizzazione politica lo strumento culturale più efficace per interpretare la realtà e dunque modificarla strutturalmente, in profondità, nelle ‘trame minute’ del conflitto sociale.
    E' l'unica traduzione possibile, in termini politici (e gramsciani) della contraddizione tra l'appropriazione privata del 'general intellect' e l'individuo sociale che costruisce il socialismo con l'appropriazione collettiva dei mezzi e degli strumenti di quella intelligenza, che Marx ha individuato nei 'Grundrisse' (cfr. K.Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica, 1857-1858, 2 voll., trad. di Enzo Grillo, Firenze, La nuova Italia, 1968-1970, ora anche nella traduzione dell'ed. Pgreco, 2012).
    - Il cimento dell’oggi è duro, ma ci siano da sprone le asprezze  e le tragiche sofferenze di chi, prima e meglio di noi, per questo nome e per l’ideale del socialismo, ha patito discriminazioni, emarginazioni, torture, sino al sacrificio della vita, come nella Resistenza antifascista.
    Concetto Marchesi, sull’Unità del 20 gennaio 1952:
    “Un saggio ministro diceva a un giovane incrudelito imperatore romano: ‘Per quanti avversari tu possa uccidere, non ucciderai mai il tuo successore’. Questo impazzito imperialismo capitalistico, per quanti strumenti di rovina possa accumulare nei cantieri della morte, non distruggerà mai il suo successore, che oggi ha un nome solo: socialismo.”
    Non ci sarà mai socialismo senza un grande partito comunista.

     

    fe.d.

     

    • nota

     - Tra gli interventi sul ruolo educatore del partito sulla falsariga gramsciana cfr. M. Spinella, Scuole e corsi di partito: sviluppo e prospettive, in «Rinascita», 1952, n. 11, pp. 632-634; Id., La scuola centrale di partito, in «Rinascita», 1948, n. 8, pp. 324,325; Id., Il problema dei quadri nei ‘Quaderni del carcere’, in «Rinascita», 1953, n. 3, pp. 162-166; P. Secchia, L’arte dell’organizzazione, in «Rinascita», 1945, n. 12, pp. 267-269, Id., Palmiro Togliatti organizzatore, in «Rinascita», 1948, n. 8, pp. 285-288.

    - Il 'frammento sulle macchine' degli appunti per “Il Capitale” di Marx, noti come Grundrisse (Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica, composti tra il 1857 e il 1858) ha avuto diverse interpretazioni (ermeneutiche) in chiave di riattualizzazione, che, come nel caso di Antonio Negri (già a partire da “Marx oltre Marx. Quaderno di lavoro sui Grundrisse”, Feltrinelli, Milano 1979) lo hanno pregiudizialmente collocato nel versante cripto-critico del marxismo, tra ribellismo indistinto, slancio utopico e pensiero oscuro. In realtà quel frammento contiene due categorie importantissime per l’analisi delle strutturali contraddizioni del sistema capitalista: il “general intellect” e l’individuo sociale. Se il complessivo sapere dell’intelligenza sociale (non solo i mezzi di produzione, ma la conoscenza ad essi connessi, la cultura, l’arte e la scienza, capitale fisso dell’intera umanità) non viene condiviso, l’appropriazione privata del “general intellect” colliderà con le esigenze e i bisogni di natura sociale di tutti gli individui.

    E’ una fondamentale contraddizione di sistema, strutturale e sovrastrutturale. Coniugata con l’elaborazione dell’”intellettuale  collettivo” nella riflessione di Gramsci, essa squaderna tutta la sua attualità oggi, nell’era pandemica, dove la proprietà privata della scienza e della tecnica, nei sistemi capitalistici, si scontra con il benessere sociale.



    Antonio Gramsci (1891/1937)

    il simbolo del PCd'I (1921)

    il simbolo del PCI come disegnato da R.Guttuso nel 1953


    domenica 17 gennaio 2021

    21 GENNAIO 1921/2021 NUMERO SPECIALE DI CUMPANIS

     A 100 anni dalla nascita del PCd’I

    21 GENNAIO 1921/2021

    NUMERO SPECIALE DI CUMPANIS
    direttore: Fosco Giannini

    PER UN’INTRODUZIONE ALLO SPECIALE
    LA REDAZIONE

    Secchia, il PCI e il carattere della Resistenza italiana

    Per il gramsciano “Intellettuale collettivo”
    DI FERDINANDO DUBLA

    100° del PCI – 2021 - Rendere storico l'intelletto collettivo


     Il secolo del PCI potrebbe essere occasione di riflessione collettiva, con l’intento di unire comunisti e sinistra e per un’efficace azione politica, senza la quale ogni riflessione, seppur elevata, diventa sterile.

    - E' sempre stato d'altronde l'intento strategico della "filosofia della prassi", espressione dei "Quaderni dal carcere" di Gramsci, centrata sull'unità dialettica di teoria e pratica sociale trasformatrice e rivoluzionaria, una concezione unitaria che ricostruisce l'etica interiore dell'umano in una visione che ricomprende non una natura antropologica astrattamente intesa, ma la storia, dunque "secolarizzata".
    L’egoismo proprietario è nella natura umana, perché è nella storia. E tutto ciò che la storia dimostra, è nella natura umana. E’ il frutto dell’istinto. E’ il bellum omnium contra omnes.
    Il comunismo, fase apicale e paradigmatica dell'idea di comunitarismo elaborata con metodo logico-deduttivo e sperimentale da Marx ed Engels nel XIX secolo (per questo "socialismo scientifico"), intelletto collettivo e ‘general intellect’, è nella storia delle idee, nella scienza, nella natura esterna e interna all’essere umano. È la cooperazione dell’homo sapiens che vince sulla competizione, è il gruppo che prevale sull’individuo, è la libertà nel vincolo solidale, è il rispetto del proprio e del gruppo altrui. È il frutto dell’intelligenza. E’ l'homo homini deus.
    - Marx, a partire dall'Ideologia Tedesca (1845) fa prevalere la storia sulla natura antropologica. Ma egli vuole combattere il falso universalismo borghese, combattendo ogni universalismo assoluto. L’uomo è il prodotto della storia, ma è nella storia che si sviluppa la natura umana. Nella natura c’è istinto e intelligenza. Si tratta, dunque, di rendere storico l’intelletto collettivo. ~ fe.d.





    sabato 9 gennaio 2021

    MARIO ALIGHIERO MANACORDA - UN INTELLETTUALE MILITANTE TRA STORIA, PEDAGOGIA E POLITICA

     

    Un testo a più voci, frutto di un incontro seminariale del marzo 2019 

    MARIO ALIGHIERO MANACORDA - UN INTELLETTUALE MILITANTE TRA STORIA, PEDAGOGIA E POLITICA 
    focalizza l’attenzione sulla figura di Mario Alighiero Manacorda (1914/2013), a cura di Carmela Covato e Chiara Meta del Dipartimento di Scienze della formazione dell’Universita’ degli Studi Roma 3, ed è ora scaricabile su http://romatrepress.uniroma3.it/wp-content/uploads/2020/12/mari-come.pdf

    “L’idea di questo volume nasce a partire dalla fine del 2015 quando gli eredi di Mario Alighiero Manacorda decisero di donare al Museo della Scuola e dell’Educazione “Mauro Laeng” (MuSEd) del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre gran parte del suo patrimonio documentale e librario.” ibid.pag.12
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    abbiamo aggiornato, monitorato e contribuito alla relativa voce su wikipedia 

    - Intellettuale organico, militante del PCI, è stato uno dei più significativi ricercatori del rapporto tra marxismo ed educazione, in particolare fu appassionato e rigoroso studioso degli aspetti pedagogici della filosofia di Marx e di Gramsci, sottolineando il rapporto tra formazione dell’uomo “onnilaterale” e le fasi di sviluppo dal dogmatismo dinamico alla creatività, all’autodisciplina intellettuale e autonomia morale. 

    - fu organizzatore e preside del Convitto Scuola della Rinascita presso l'Anpi di Roma, direttore delle Edizioni Rinascita, responsabile della Commissione Scuola presso la Direzione del PCI e della Sezione Educazione dell'Istituto Gramsci, direttore della rivista "Riforma della Scuola", membro del Comitato direttivo della FISE (Fédération internationale des Syndicats de l'Enseignement), professore ordinario di Storia dell'educazione nelle Università degli Studi di Firenze e Università di Roma La Sapienza

    biblio. studi su Marx e Gramsci
    - Il marxismo e l'educazione. Testi e documenti (1843-1964), 3 voll., Roma, Armando, 1964-1966.
    Marx e la pedagogia moderna, Roma, Editori Riuniti, 1966.
    - Il principio educativo in Gramsci. Americanismo e conformismo, Roma, Armando, 1970.
    - Marx e l'educazione, Roma, Armando, 2008.
    - Introduzione a A. Gramsci - L’alternativa pedagogica, Firenze, La nuova Italia, 1972; Roma, Editori Riuniti University press, 2012

    vedi anche
    Blogspot marzo 2015 e 2016:

    Mario Alighiero Manacorda: l'uomo onnilaterale (la pedagogia di Marx) http://ferdinandodubla.blogspot.com/2015/03/mario-alighiero-manacorda-luomo.html



    M.A.MANACORDA: IL PERCORSO FORMATIVO GRAMSCIANO http://ferdinandodubla.blogspot.com/2016/03/mamanacorda-il-percorso-formativo.html


    Mario Alighiero Manacorda nel 2008



    mercoledì 6 gennaio 2021

    L’IDEALE è REALE

     


    ripubblicato un mio articolo datato 2014 (Rifondazione dell’etica sociale e prospettiva socialista, vedi in questo blog: http://ferdinandodubla.blogspot.com/2014/07/rifondazione-delletica-sociale-e.html

    sulla necessità di rifondare una nuova e diversa etica collettiva per rilanciare il fascino di un ideale, quello socialista e comunista: prima e seconda fase dell’autoregolamentazione comunitaria dei produttori e dello sviluppo delle facoltà conoscitive e creative dell’essere umano, la necessità dei valori originati dall’analisi di Marx ed Engels si pone come critica scientifica (non più astrattamente utopistica, ma basata sia su metodologie sperimentali come i modelli matematici dell’economia politica, sia logico-deduttive) del modello di sistema capitalista inserito in un paradigma di civiltà, quello industrialista, della mercificazione, e dell’alienazione dell’uomo con se stesso e con la natura per il tramite del lavoro e della cultura.
    L’ideale deve ricostituirsi sulla prospettiva straordinariamente emozionale della felicità sociale. ~ fe.d.

    venerdì 1 gennaio 2021

    De Martino e il campanile di Marcellinara come axisis mundi


    Se il senso di appartenenza a un mondo storico è il tratto culturale dell’identità antropologica di un popolo, lo straniamento è alla radice dell’alienazione; per cui diventa centrale il rapporto, che è atavico e ancestrale insieme, con la terra e il proprio territorio. In chiave di attualizzazione, la relazione umana che presiede alla propria configurazione, passa da individuale a collettiva: e, per mezzo di essa, diventa possibile la trasformazione rivoluzionaria. 
    E’, molecolarmente, la fase della genesi della coscienza di classe in Gramsci: qui però, la presa di coscienza avviene “per entro” l’altro sguardo possibile, quello che può anche produrre gli idola tribus di baconiana memoria e i fenomeni di alienazione diventano tutti “spossesamento “ e altro-da-se’. 
    L’ethos del trascendimento, che è sempre immanente in questi processi, vera chiave della filosofia demartiniana, diventa così la base dell’escatòn, del possibile riscatto. - fe.d.


    Daniel Dovico, Il dramma storico dell'occidente: Ernesto De Martino e la proposta dell'etnocentrismo critico
    Università degli Studi di Padova - Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari
    Corso di Laurea Triennale in Lettere - tesi di laurea
    pp.7/8

    https://www.academia.edu/33479053/Il_dramma_storico_delloccidente_Ernesto_De_Martino_e_la_proposta_delletnocentrismo_critico

    De Martino nel celebre episodio del “campanile di Marcellinara”, (..) offre lo spunto per ulteriori considerazioni: 

    Ricordo un tramonto percorrendo in auto una strada della Calabria. Non eravamo sicuri del nostro itinerario e fu per noi di grande sollievo incontrare un vecchio pastore. Fermammo l’auto e gli chiedemmo le notizie che desideravamo, e poiché le sue indicazioni erano tutt’altro che chiare gli offrimmo di salire in auto per accompagnarci sino al bivio giusto, a pochi chilometri di distanza: poi lo avremmo riportato al punto in cui lo avevamo incontrato. Salì in auto con qualche diffidenza, come se temesse una insidia, e la sua diffidenza si andò via via tramutando in angoscia, perché ora, dal finestrino cui sempre guardava, aveva perduto la vista del campanile di Marcellinara, punto di riferimento del suo estremamente circoscritto spazio domestico. Per quel campanile scomparso, il povero vecchio si sentiva completamente spaesato: e solo a fatica potemmo condurlo sino al bivio giusto e ottenere quel che ci occorreva sapere. Lo riportammo poi indietro in fretta, secondo l’accordo: e sempre stava con la testa fuori del finestrino, scrutando l’orizzonte, per veder riapparire il campanile di Marcellinara: finché quando finalmente lo vide, il suo volto si distese e il suo vecchio cuore si andò pacificando, come per la riconquista di una «patria perduta». Giunti al punto dell’incontro, si precipitò fuori dall’auto senza neppure attendere che fosse completamente ferma, e scomparendo selvaggiamente senza salutarci, ormai fuori della tragica avventura che lo aveva strappato allo spazio esistenziale del campanile di Marcellinara. Anche gli astronauti, da quel che se ne dice, possono patire di angoscia quando viaggiano negli spazi, quando perdono nel silenzio cosmico il rapporto con quel «campanile di Marcellinara» che è il pianeta terra, e il mondo degli uomini: e parlano, parlano senza interruzione con i terricoli, non soltanto per informarli del loro viaggio, ma per non perdere «il senso della loro terra». (1)

    - In questo caso la domesticità assume una dimensione non più soltanto temporale, ma spaziale, che viene concettualizzata da de Martino nella locuzione di “patria culturale”. Non si tratta tuttavia di uno spazio banalmente geografico e rigidamente circoscritto, ma del luogo simbolico di memorie e di scelte culturali, radicate nella storia e socialmente condivisibili, in cui l’individuo trova una propria collocazione identitaria di appartenenza. Il campanile di Marcellinara assume la funzione di axis mundi, di centro aggregante di tutte le forze centripete del senso, “stella polare” imprescindibile che rende l’uomo in grado orientarsi all’interno di un ordine mondano. Ciò che importa è che questo centro continui ad esserci, sia esso il punto fisso all’interno di una superficie ristretta incarnato dal campanile di Marcellinara, la mobile domesticità dei Penati che Enea porta con sé in seguito alla distruzione di Troia, o la securitas fornita dal kauwa-auwa, il palo sacro dei nomadi achilpa che definisce i loro spostamenti nella terra incognita. (2)

    La perdita del senso dell’orientamento e di quell’ordine spaziale il cui vero e costante centro è il soggetto umano, variamente oggettivato e destoricizzato tramite il simbolismo, si accompagna a un’amnesia delle memorie storiche che mantengono vivo quell’ordine attraverso il loro tramandarsi. Questo “spaesamento” genera “angoscia”, paralisi della propria capacità di agire di fronte al collasso del mondo domestico e appaesato. È l’esperienza di chi viene in contatto con una realtà radicalmente altra rispetto a quella conosciuta, in lontani contesti geografici o in più prossimi contesti sociali, ma è altresì l’esperienza di chi subisce lo svuotamento di senso del proprio mondo, ritrovandolo estraneo e irriconoscibile.

     

    1. De Martino, La fine del mondo, ed. Einaudi 2002,  pp. 480/81

    2. E. De Martino, “Angoscia territoriale e riscatto culturale nel mito achilpa delle origini. Contributo allo studio della mitologia degli aranda”, in Studi e Materiali di Storia delle religioni, volume XXIII, Roma, 1951-52, pp. 51-66.  

    il campanile di Marcellinara (CZ)

    Ernesto de Martino (1908/1965)