Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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martedì 9 dicembre 2025

Al filosofo è dato il volo

 

Amore e infinito -  l'infinito nell'amore - nei versi di Giordano Bruno

 

 

DE IMMENSO E INNUMERABILIBUS

1591

Brano da De immenso di Giordano Bruno




Etica del coraggio e destino dell’uomo

Al filosofo è dato il volo: non l’ali di carne, ma queste

che son ragione, memoria e ardente fantasia.

Chi osa e studia, rompe le tenebre del biasimo,

e naviga per i cieli come chi attraversa un mare.

Là scorge terre nuove, udendo voci e vedendo luci:

e quel che pareva mostro ai pigri giudizi si mostra nato,

muto il timore, e la meraviglia diviene sapienza.

Sì, chi dimora nel coraggio porta lume a molti.

 

dunque:

Al filosofo è concesso il volo — non con ali di carne, ma con quelle

della ragione, della memoria e di un’immaginazione che arde.

Chi osa e indaga dissipa le tenebre del pregiudizio

e naviga i cieli come chi solca un mare aperto.

Lì scopre terre nuove, ascolta altre voci, vede nuove luci:

ciò che ai pigri pareva mostruoso si rivela naturale,

il timore tace e la meraviglia si trasforma in conoscenza.

Chi vive con coraggio porta luce anche agli altri.

 

GIORDANO BRUNO: “de la causa, principio et uno”

 

 

12. Amore

 

Amore, per cui scorgo il vero più alto,

che apre porte di diamante e d’ebano;

per gli occhi entra il mio nume; e per vedere

nasce, vive, si nutre e regna eterno.

 

Fa scorgere ciò che hanno cielo, terra e inferno,

rende presenti le effigi degli assenti,

richiama le forze e, traendo diritto, colpisce,

cattura sempre il cuore e scopre ogni intimo.

 

O dunque, plebe vile, presta attenzione al vero,

porgi l’orecchio al mio dire infallibile,

apri, apri, se puoi, gli occhi insani e biechi.

 

Lo credi fanciullo perché poco comprendi;

perché muta in fretta ti pare fugace.

Poiché tu sei orbo, lo chiami cieco.

 

Causa, principio e uno sempiterno,

da cui dipendono l’essere, la vita e il moto,

che si estende in lunghezza, larghezza e profondità

quanto si dice in cielo, in terra e nell’inferno;

con i sensi, con la ragione e con la mente riconosco

che atto, misura e calcolo non comprendono

quel vigore, quella mole e quel numero

che si spingono oltre ogni inferiore, medio e superiore.

 

Cieco errore, tempo avaro, rea fortuna,

sorda invidia, vile rabbia, iniquo zelo,

cuore crudele, empio ingegno, ardire straniero

non basteranno a rendere l’aria scura,

non porranno il velo davanti ai miei occhi,

non potranno mai impedire che il mio bel sole mi illumini.

 

Londra, 1854

 

Dai miei gemini lumi, io, povera terra,

sono solito non lesinare umor al mare;

da ciò che dentro il petto mi si stringe,

le avare aure ricevono spiriti non esigui;

e il vampo che dal cuore mi si dischiude

può salire al cielo senza diminuire.

Con lacrime, sospiri e tutto il mio ardore

do ad acqua, aria e fuoco la mia parte.

Acqua, aria, fuoco accolgono qualche frammento di me;

ma la mia dea si mostra così iniqua e rea

che né il mio pianto presso di lei trova posto,

né la mia voce ella ascolta, né mai pietosa

si volge al mio ardore.





da “Gli eroici furori”, Dialogo V

“Non han momento gli anni, Che vegga varïar miei sordi affanni.”

 

Trionfatore invincibile di Farsaglia,+

quando i tuoi guerrieri erano quasi estinti,

al vederti i più valorosi in battaglia

si riebbero e sconfissero i loro superbi nemici.

Così il mio bene, pari al bene del cielo,

alla vista dei miei pensieri,

che l’anima orgogliosa aveva spento,

li riaccende più potenti dell’amore.

La sua sola presenza — o memoria di lei — tanto li ravviva,

che con imperio e potere divino

doma ogni violenza contraria.

Ella mi governa in pace; e nondimeno

non fa cessare quel vincolo e quella fiamma.

 

 + Si tratta di Gaio Giulio Cesare. La battaglia di Farsaglia (Pharsalus), nel 48 a.C., vide Cesare sconfiggere Pompeo; il verso di Bruno richiama quell’immagine del vincitore che ridà coraggio ai suoi, usata come metafora per la forza rivitalizzante dell’amore o della memoria amata.

 

“Un tempo sparge, ed un tempo raccoglie; Un edifica, un strugge; un piange, un ride: Un tempo ha triste, un tempo ha liete voglie; Un s’affatica, un posa; un stassi, un side: Un tempo porge, un tempo si ritoglie; Un muove, un ferma; un fa vivo, un occide; In tutti gli anni, mesi, giorni ed ore M’attende, fere, accend’e lega amore. Continuo mi disperge, Sempre mi strugg’e mi ritien in pianto, È mio triste languir ogn’or pur tanto, In ogni tempo mi travaglia ed erge, Tropp’in rubbarmi è forte, Mai non mi scuote, mai non mi dà morte.”

- Talvolta sparge, talvolta raccoglie;

uno edifica, un altro distrugge; uno piange, uno ride:

talvolta è triste, talvolta ha liete voglie;

s’affatica, poi si riposa; ora sta, ora s’adagia.

Un tempo porge, un tempo si ritrae;

muove, poi ferma; dà vita, poi uccide.

In anni, mesi, giorni e ore

amore mi attende, mi ferisce, m’accende e mi lega.

Mi disperde senza posa;

sempre mi strugge e mi trattiene nel pianto;

è il mio triste languire, sempre così;

in ogni tempo mi tormenta e mi innalza.

È troppo potente nel rapirmi;

non mi scuote mai, non mi dà mai la morte.

- traslitterazioni  Ferdinando Dubla





in questo blog:








domenica 28 settembre 2025

LE GROTTE DI YAN'AN

 


studio di Mao nelle grotte di Yan'an

 

Il periodo di Yan'an, o Yenan, si riferisce a una fase cruciale della rivoluzione cinese guidata dal Partito Comunista Cinese (PCC) sotto la leadership di Mao Zedong. Questo periodo va dal 1935 al 1948, durante il quale Yan'an, situata nella provincia dello Shaanxi, divenne la base del Consiglio Centrale del PCC dopo la Lunga Marcia. Studiare lo studio nelle grotte di Yen’an, nello Shaanxi in Cina: per Mao e l’esercito rosso guidato da Chu Teh in realtà era una ‘ritirata strategica’. Ma qui i rivoluzionari posero le basi della nuova Cina socialista e della vittoria contro tutti, nemici e avversari, i giapponesi, aggressori, e i nazionalisti, temporaneamente e faticosamente alleati, del Kuomintang. Fu in questa temperie che Mao trovò il tempo per studiare. Nelle grotte. E scrisse i suoi saggi filosofici fondamentali, tra i quali “Sulla pratica” e “Sulla contraddizione”, avendo come punti di riferimento Marx e Lenin e le suggestioni della filosofia orientale, sulla cui conoscenza si era formato. (fe.d.)

 

LA STRADA DELLA RIVOLUZIONE PASSA DA YAN'AN



Yan’an è una città situata nel nord della provincia di Shaanxi, nella Cina centro-settentrionale. È diventata famosa come roccaforte in tempo di guerra del Partito Comunista Cinese dalla metà degli anni '30 fino al 1949. Yan’an si trova sull'altopiano del Loess, caratterizzato da terra di loess (suolo portato dal vento) profondamente incisa da gole. La città è situata sulla riva sud del fiume Yan, in una conca circondata da colline. È un crocevia stradale per il nord-est dello Shaanxi ed era una città strategica in tempi storici, essendo collocata vicino al confine tra la parte dello Shaanxi dove l'agricoltura è praticabile e le terre aride a nord che si uniscono all'altopiano dell'Ordos.

 

Snow amava la Cina, ma non quello che vedeva. Descriveva Chiang come «un debole dittatore» (definizione che in seguito avrebbe parzialmente ritrattato) e, nella sua ricerca di un’alternativa tra il Giappone imperialista e la Cina nazionalista, finì con l’interessarsi ai comunisti. Nel luglio del 1936, a pochi mesi dalla fine della “Lunga marcia” con cui le armate comuniste circondate dal KMT si ritirarono nello Shaanxi, Snow riuscì a farsi portare nel quartier generale del PCC, nel villaggio di Bao’an, a Yan’an (Yán’ān, 延安). Tra l’altro, lo fece con l’aiuto di Song Qingling, vedova del leader della rivoluzione repubblicana Sun Yat-sen, che poi sarebbe diventata Presidente della Repubblica popolare (1968-1972). Anche lei, una sua amica.

Restò lì per quasi quattro mesi, e parlò con tutti. Intervistò centinaia di contadini-soldati dell’Armata Rossa, decine di ufficiali che sarebbero diventati i più grandi quadri del partito e, ovviamente, anche Mao e Zhou. Il resoconto di quelle settimane trascorse con i militanti del PCC venne racchiuso in un libro, uscito nel 1937 e diventato immediatamente un best seller: “Stella rossa sulla Cina” (Hóngxīng Zhàoyào Zhōngguó, 星照耀中国). 

Per molti “Stella rossa sulla Cina” è stato «lo scoop del secolo». In quegli anni del PCC non si sapeva nulla, se non quello che propagandava il KMT, cioè niente di positivo. Per Snow invece i comunisti si rivelarono uomini e donne eccezionali, e vide in loro il futuro della Cina. Raccontare quello che i membri del partito pensavano e vivevano, descrivere le loro giornate e parlare delle loro speranze per il futuro fu di grande impatto, per l’epoca. Le pagine più note del reportage riguardano però la biografia di Mao. Il futuro Grande Timoniere rivelò vari aneddoti sulla sua vita privata a Snow, tanto che alcuni dei racconti presenti nel libro sono utilizzati ancora oggi, nelle biografie più recenti del leader. Il rapporto privilegiato di questo reporter americano con i vertici della Cina comunista nacque dunque così, quasi 90 anni fa, in un villaggio di contadini nello Shaanxi.



La posizione di Yan’an nello Shaanxi (Google Maps)

 

Alcuni aspetti chiave di questo periodo:

 

1. riorganizzazione e consolidamento: dopo la Lunga Marcia (1934-1935), in cui le forze comuniste furono costrette a ritirarsi e attraversare vaste distanze per sfuggire alle offensive del Kuomintang (KMT), il PCC si stabilì a Yan'an. In questa fase, Mao riuscì a consolidare il suo controllo sul partito, emarginando i suoi rivali interni e stabilendo la sua leadership indiscussa.

 

2. sviluppo ideologico: Yan'an fu un periodo di intenso sviluppo ideologico per il PCC. Mao elaborò molte delle sue idee rivoluzionarie che in seguito furono codificate nel pensiero di Mao Zedong. Tra queste, l'importanza dei contadini come forza principale della rivoluzione e la strategia di guerriglia come metodo di lotta.

 

3. educazione e cultura: Yan'an divenne anche un centro educativo e culturale. Fu istituita l'Accademia di Resistenza Antigiapponese di Lu Xun e furono promossi l'alfabetizzazione e l'educazione politica tra le masse. Le "Conferenze di Yan'an sulla letteratura e l'arte", tenute da Mao nel 1942, stabilirono le linee guida su come la cultura dovesse sostenere gli obiettivi rivoluzionari.

 

4. base per la guerra di resistenza contro il Giappone: Durante la Seconda guerra sino-giapponese (1937-1945), Yan'an servì come base operativa per la resistenza contro l'occupazione giapponese. Le forze comuniste adottarono tattiche di guerriglia efficaci contro le forze meglio equipaggiate del Giappone.

 

5. preparazione per la guerra civile cinese: dopo la fine della Seconda guerra mondiale e il ritiro delle forze giapponesi, la tensione tra il PCC e il KMT riemerse, portando alla ripresa della guerra civile cinese. Durante la permanenza a Yan'an, il PCC riuscì a rafforzare le sue capacità militari e organizzative, ponendo le basi per la loro eventuale vittoria sul KMT nel 1949.



Quartier generale a Yan’an (pres.1936) al centro Chu Teh, Mao alla sua destra

 

Il periodo di Yan'an è considerato fondamentale nella storia del PCC, in quanto segnò la maturazione ideologica e strategica del partito sotto la guida di Mao, portando infine alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949.



Zhou Enlai (a sinistra) e Mao Zedong (al centro) a Yan'an a metà degli anni 1930

 

Durante il periodo trascorso a Yan'an, dal 1937 al 1945, Mao Zedong scrisse diverse opere che divennero fondamentali per lo sviluppo del pensiero e delle strategie del Partito Comunista Cinese. Alcuni dei suoi scritti più noti di questo periodo includono:

 

1. Sulla pratica (1937) - In quest'opera, Mao discute la teoria della conoscenza, affrontando la relazione tra teoria e pratica e tra conoscenza e azione.

 

2. Sulla contraddizione (1937) - Mao analizza il concetto di contraddizione, che considera fondamentale per comprendere i conflitti sociali e politici, e offre una base teorica per l'analisi dialettica.

 

3. Sul fronte unito (1939) - Qui discute l'importanza della collaborazione tra diverse forze politiche e sociali per opporsi al Giappone durante l'invasione.

 

4. Nuova Democrazia (1940) - Mao delinea la visione di una società che combina elementi socialisti e democratici, specificando il suo modello di rivoluzione culturale e politica.

 

5. Sulla nuova filosofia democratica (1940) - Ampliamento dei concetti espressi nel lavoro sulla Nuova Democrazia.

 

6. Riforma nell'istruzione nel Partito Comunista (1941) - Discorso in cui Mao sottolinea la necessità di migliorare l'educazione politica all'interno del partito.

 

7. Sul governo della coalizione (1945) - Un discorso in cui Mao sostiene la necessità di una coalizione tra diverse forze politiche in Cina per il futuro del paese.

 

Queste opere furono importanti nel definire il pensiero politico e ideologico del Partito Comunista Cinese e posero le basi per le riforme che Mao avrebbe realizzato dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949.

Ecco un breve riepilogo:

 

1. Materialismo dialettico - scritto nell'estate del 1937.

 

2. Sulla pratica - Sul rapporto fra la conoscenza e la pratica, fra il sapere e il fare - completato nel luglio 1937. Questo saggio si concentra sulla teoria della conoscenza e sull'interazione dialettica tra teoria e pratica.

 

3. Sulla contraddizione - completato nell'agosto 1937. Esplora la dialettica delle contraddizioni come forza motrice dei cambiamenti nella società e nella natura.

 

4. La legge di identità della logica formale e la legge di contraddizione della logica dialettica - scritto nell'agosto 1937. Discute le differenze tra la logica formale e la logica dialettica.

 

Questi saggi rappresentano il contributo di Mao allo sviluppo del marxismo-leninismo, adattandolo al contesto cinese e fornendo una base teorica per le strategie rivoluzionarie adottate dal Partito Comunista Cinese durante quel periodo cruciale della storia cinese.

Mao parte da una critica della filosofia di Abram Moiseevič Deborin (1881-1963) filosofo marxista russo diventato bolscevico nel 1928, che nelle sue opere, in particolare  “Introduzione alla filosofia del materialismo dialettico" del 1916 e “Dialettica e scienze naturali" del 1929, concepiva la dialettica marxista come metodo universale che deve servire da guida nell'indagine della società, del pensiero e in particolar modo della natura. Mao considera questa impostazione astratta e dogmatica. Il suo riferimento costante, invece, è i “Quaderni filosofici” di Lenin (scritti tra il 1914 e il 1916 nell’esilio svizzero prevalentemente a Zurigo) cioè un approccio creativo e dinamico della teoria alla realtà sociale, che diventa il vero terreno d’indagine, la filosofia dialettica marxista come strumento epistemologico per individuare la prassi rivoluzionaria.

 

"Sulla pratica" e "Sulla contraddizione" sono dunque due dei saggi più influenti di Mao Zedong, scritti rispettivamente nel 1937.

“Sulla pratica” e “Sulla contraddizione” vengono considerati il lascito filosofico più significativo di Mao Ze Dong, perché articolano la sua visione del materialismo dialettico ed elaborano una teoretica marxista per il processo rivoluzionario comunista.


"Sulla pratica"

 

- Contesto: Il saggio esplora la teoria della conoscenza dal punto di vista del marxismo-leninismo. Mao scrive in un periodo in cui la Cina era alla ricerca di una strada per la rivoluzione sociale ed economica.

 

- Principali argomenti:

  - Origine della conoscenza: Mao afferma che tutta la conoscenza deriva dall'esperienza pratica. Sottolinea che l'apprendimento è un processo che inizia dal contatto diretto con la realtà materiale.

  - Teoria e Pratica: sottolinea l'interconnessione tra teoria e pratica. La teoria senza pratica è sterile, e la pratica senza una guida teorica è cieca.

  - Processo ciclico: Mao descrive il processo di acquisizione della conoscenza come ciclico: parte dalla pratica, si elabora in teoria, e poi si torna alla pratica con un maggior grado di coscienza e comprensione.

 

"Sulla contraddizione"

 

- Contesto: Questo saggio esplora la dialettica come metodo per comprendere il cambiamento sociale e politico, essendo anch'esso basato sul marxismo-leninismo.

 

- Principali argomenti:

  - Contraddizione universale: Mao postula che la contraddizione è una legge fondamentale della natura e della società. Ogni oggetto o fenomeno contiene al suo interno delle contraddizioni che ne determinano lo sviluppo.

  - Contraddizioni principali e non-principali: differenzia tra la "contraddizione principale" che determina il corso degli eventi e le "contraddizioni secondarie." Capire quale sia la contraddizione principale è essenziale per formulare strategie politiche efficienti.

  - Specificità della contraddizione: Mao insiste sul fatto che ogni contraddizione ha caratteristiche specifiche che variano a seconda del contesto, richiedendo un'analisi concreta per essere risolta.

 

Impatto e Significato

 

- Adattamento del marxismo: entrambi i saggi rappresentano un adattamento del marxismo al contesto cinese, dove Mao enfatizza l'importanza della pratica e l'esame delle condizioni locali nella rivoluzione comunista.

- Guida per l'azione rivoluzionaria: Mao non si limita alla teoria; le sue idee sono pensate come strumenti pratici per guidare l'azione rivoluzionaria. La sua enfasi sulle contraddizioni e sulla pratica ha influenzato le strategie del Partito Comunista Cinese.

- Influenza duratura: Le idee esposte in questi saggi hanno avuto un'influenza duratura non solo in Cina, ma anche su movimenti di liberazione in altri paesi, che hanno utilizzato e adattato la sua analisi alle loro specifiche condizioni.

Questi saggi esprimono un approccio dinamico alla teoria rivoluzionaria, includendo elementi di flessibilità e un'adattabilità alle specifiche condizioni reali, rendendoli un contributo chiave alla filosofia marxista e alla pratica rivoluzionaria.

 

la sintesi storica è da Jacques Guillermaz (1970)

Storia del Partito comunista cinese 1921/1949, Feltrinelli

in

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE FONTI MAOISMO CRITICO

 

a cura di Ferdinando Dubla



Mao Zedong and Jiang Qing Yan'an China 1936



Mao parla durante una riunione davanti a una casa grotta a Yen’an



Chairman Mao in 1940's



Maoismo critico è la pagina di supporto della rivista storica on line Lavoro Politico e di Subaltern studies Italia

venerdì 11 aprile 2025

Sulla questione dello “storicismo”. Lo “storicismo” critico dialettico e l’”antistoricismo”

 

La natura teoretico-prassica del dibattito marxista italiano tra gli anni 50 e gli anni 60 del Novecento (Luporini, Panzieri e Galvano Della Volpe)


Galvano Della Volpe [1895/1968] e Cesare Luporini [1909/1993]


I Quaderni di Gramsci - recuperati dopo la sua morte e portati a Mosca - furono pubblicati dall'Editore Giulio Einaudi, organizzati e rivisti da Felice Platone sotto la guida di Palmiro Togliatti, in una prima edizione tra il 1948 e il 1951. Presentati originariamente secondo un ordine tematico, ottennero un enorme impatto nel mondo della politica, della cultura, della filosofia e delle altre scienze sociali dell'Italia del dopoguerra, permettendo al Partito Comunista di avviare una contesa egemonica nel mondo culturale e intellettuale dell'epoca. Questa contesa filosoficamente ebbe come punta di penna affilata la lettura, l’impostazione e l’interpretazione (ermeneutica) dello ‘storicismo’. Storicista infatti si definiva Gramsci, storicista si definì Togliatti. Ma storicismo era anche l’idealismo di Benedetto Croce, lontano e anzi, avversario del marxismo. Di qui, tutta una serie di dibattiti, fra i quali il ‘crocianesimo’ degli stessi Gramsci e Togliatti. Una grande ambiguità aleggiava su tutta la discussione, che era soprattutto politico-filosofica e lessicale. Come rimarcava nei suoi corsi il mio professore Cesare Luporini nell’ateneo fiorentino, nonchè tra i filosofi di punta del PCI, con il termine ’storicismo’ possono intendersi letture diverse della realtà (e delle idee): c’è quello idealistico, ma c’è anche quello critico-dialettico. Che comporta anche un allargamento espansivo all’essere umano, nè provvidenziale, nè deterministico. Per questo Luporini è passato come ‘anti storicista’ per antonomasia. Ma non corrispondeva filologicamente al suo pensiero, sempre critico e attento verso le posizioni volgarizzate e finalistiche del materialismo storico. Ma su questo torneremo, anche alla luce di un libro collettaneo (a cura di Matteo Cavalleri e Francesco Cerrato), “La battaglia delle idee, Il Partito comunista italiano e la filosofia nel secondo dopoguerra”, Sossella editore, 2024, 336 pp. - 


Antonio Labriola (Cassino, 1843 – Roma, 1904) si forma alla scuola di Bertrando Spaventa. Docente, pubblicista ed esperto di educazione, è tra i maggiori filosofi italiani di ogni tempo. Tra i primi a recepire in Italia l’opera di Marx, fu il principale corrispondente italiano di Engels, interlocutore di Sorel, Bernstein, Kautsky e del giovane Croce.

Labriola incarna un nuovo tipo di intellettuale, che Gramsci collocherà come "organico" alla classe proletaria (cioè frutto di un nuovo "blocco storico" alternativo, ma non "organico" a una milizia di partito), l'intellettuale che si rende conto dell'importanza di strumenti teorici adeguati per l'azione politica. E Labriola li trova, questi strumenti, nel marxismo. Ma un marxismo che deve essere "depurato" dalle degenerazioni (culturali, e quindi politiche) del presente, che sono il positivismo trasformato in metafisica, un evoluzionismo determinista che fa intendere le leggi economiche come fossero leggi naturali, una fede meccanicistica in un progresso scientifico indistinto, avulso dal segno di classe. Ecco allora il problema, di un'attualità straordinaria: l'autonomia teorica del marxismo e la rivendicazione di una pienezza interpretativa della concezione materialistica della storia.

La formazione storico-sociale borghese è destinata ad essere superata dalla nuova formazione storica di tipo socialistico: ma le forme che concretamente assumerà il processo rivoluzionario non sono determinate a priori. Un assunto, questo, che poneva Labriola in forte contrasto con le posizioni scientiste e passivamente deterministiche dello stesso movimento socialista.

 La nuova "dottrina", infatti, la nuova filosofia della prassi, era, nella lezione labriolana matura, sia metodo scientifico per l'interpretazione dei fatti storici sia strumento di azione politica.

FILOSOFIA DELLA PRASSI

Rileggendo Labriola e ripensando lo “storicismo”, da cui quello marxista italiano prende le mosse (cfr. la messa a punto di Nicola Badaloni, Marxismo come storicismo, Feltrinelli, 1962) si comprende come, pur ponendo al centro la storia, fra natura e cultura degli esseri umani, questa non possa essere concepita nè come disegno idealistico e provvidenziale, nè in senso deterministico, l’altra faccia dell’”astuzia della ragione” del ‘progresso lineare’ scientista e positivista. La ricaduta di questi vizi, nella dimensione politica, dà vita o all’attendismo o al riformismo, non all’elaborazione di un pensiero e di una prassi rivoluzionari.

cfr. http://ferdinandodubla.blogspot.com/2020/12/coscienza-critica.html

Il libro “La battaglia delle idee. Il Partito comunista italiano e la filosofia nel secondo dopoguerra”, a cura di Matteo Cavalleri e Francesco Cerrato per Luca Sossella Editore (2024) contiene, tra gli altri, ben due saggi su Cesare Luporini, di Sergio Filippo Magni e Giorgio Cesarale. Quest’ultimo si cimenta con la ricostruzione della polemica tra il filosofo marxista fiorentino di adozione e il filosofo della famiglia dei Conti Della Volpe, Galvano, nel corso degli anni ‘60. Precisamente, nel 1962, era stato Luporini che aveva aperto una polemica con Della Volpe e la sua “scuola” (con epicentro l’Università di Messina) sul ruolo in Marx della contraddizione e dell'"oggettività reale", che per Luporini testimoniavano, contrariamente alla lettura del filosofo imolese, un collegamento di Marx con Hegel anche dopo la fase giovanile della sua riflessione. Una ricostruzione difficile, meritorio lo sforzo di Cesarale per districarsi tra essere e logica, logica scientifica, logica dialettica, marxismo/empirismo/scientismo, piano ontologico, astrazioni ‘determinate’, circolo astratto-concreto-astratto o concreto-astratto-concreto, storicismo/antistoricismo (alle pagine 145-166, il saggio ha per titolo “Dialettica e positivismo nel marxismo italiano post-bellico: la polemica di Luporini e la scuola dellavolpiana). “Scuola dellavolpiana” che diventò moda culturale, come accade, attirò giovani intellettuali come Lucio Colletti e Mario Rossi, ‘prese’ la casamatta della rivista “Società”, particolarmente cara a Luporini che l’aveva co-fondata nel 1945 con Bianchi Bandinelli e Bilenchi. Qui, a nostro avviso, è il punto: l’egemonia culturale non all’esterno ma all’interno del partito dei suoi intellettuali di riferimento. Non è una battaglia ‘teoretica’ pura, disinteressata: c’è una ricaduta politica nella linea politica del PCI e delle sue scelte strategiche, in qualche modo ‘giustificate’ dalla teoria, se non dalla teoresi, nel caso in specie. (su questo cfr. Guido Liguori, “Dallo storicismo alla scoperta delle forme”, in AA.VV. “Il pensiero di Cesare Luporini”, Feltrinelli, Milano, 1994). Intellettuali di riferimento: un’altalena tra il ‘partito’ e  la ‘classe’. Organici. Il partito doveva funzionare gramscianamente da ‘intellettuale collettivo’ per aderire alla classe. Nella prospettiva della società socialista, studiare le tappe del processo rivoluzionario. Qui la vera dialettica del PCI in quegli anni e la natura teoretico-prassica, cioè politica, di quel dibattito. Un pò come la contesa teologica sugli universali che oppose nel Medioevo Abelardo, Roscellino e Guglielmo di Champeaux fino a Guglielmo di Ockham. C’era anche lì una dimensione politica, teologico-prassica, non subito evidente ma che dava alla disputa il suo valore cogente. C’è un antesignano di questo libro sulla battaglia delle idee (il titolo richiama Mario Alicata e una rubrica su Rinascita)  nel PCI degli anni a cavallo delle rivolte studentesche e operaie degli anni Sessanta e Settanta e di cui consigliamo la lettura alla nuova generazione; così come Luporini stesso, a noi giovani studenti di allora, consigliava la lettura di “Marxismo e filosofia in Italia : 1958-1971 : i dibattiti e le inchieste su Rinascita e il Contemporaneo / [a cura di] Franco Cassano, De Donato, 1973. - 




Cfr. Marxismo e filosofia in Italia : 1958-1971 : i dibattiti e le inchieste su Rinascita e il Contemporaneo / [a cura di] Franco Cassano, De Donato, 1973

Premessa e introduzione dell’autore.

Questo volume che raccoglie e organizza criticamente i testi dei dibattiti più significativi sulla natura teorica del marxismo comparsi sulle riviste del Pci, «Il Contemporaneo» e «Rinascita» – risponde all’intenzione di riproporre alle nuove generazioni, non meno che a coloro che di quelle discussioni furono tra i protagonisti, uno strumento per una riflessione e una storicizzazione del rapporto tra marxismo e movimento operaio negli anni ’60. Se infatti sarebbe estremamente schematico e riduttivo leggere gli schieramenti e le contrapposizioni che si definiscono nel dibattito filosofico sulla natura teorica del marxismo come un’immediata espressione di differenze politiche, sarebbe altrettanto impossibile ricostruire per intero il significato politico del dibattito teorico senza esplorare il suo nesso con i problemi che lo scontro di classe, a vari livelli, pone al movimento operaio italiano per tutto l’arco degli anni ’60. Da questo punto di vista infatti il dibattito filosofico non si configura più come una discussione tra gli addetti ai lavori, ma piuttosto come un dibattito sull’adeguatezza o meno di una forma teorica del marxismo allo sviluppo della lotta di classe e alla costruzione di un blocco sociale e politico capace di porsi come oggetto e artefice del processo rivoluzionario in Occidente. Se si può ricostruire una linea lungo la quale si collocano le varie cadenze della discussione, essa è quella della progressiva crisi della interpretazione del marxismo come storicismo. Questa crisi coincide con lo sviluppo della società italiana, con la divisione del movimento operaio e con il lancio della politica di centro-sinistra. Di fronte a questa fase nuova e più avanzata dello scontro di classe, si produce all’interno del movimento operaio una contrapposizione tra chi sottolinea l’organica incapacità del capitalismo italiano di praticare correntemente il terreno delle riforme e chi sostiene invece la necessità di dover spostare in avanti il fronte degli obbiettivi intorno ai quali articolare la strategia del movimento operaio. È sullo sfondo di questo dibattito politico che occorre leggere la disputa filosofica, ed è su questo piano e secondo questa intenzione che procede la premessa del curatore. Il bilancio che ne scaturisce è quello dell’esistenza di alcune linee importanti di ricomposizione di quella frattura intorno a una ridefinizione del marxismo come analisi sociale delle contraddizioni della società capitalistica, ma anche della persistenza di forti ritardi così nell’articolazione precisa di questa ridefinizione come nelle capacità concrete di bruciare ogni residuo filosofico-metodologico in direzione della costruzione politica delle contraddizioni e nell’organizzazione e ricomposizione politica delle forze produttive. Un primo contributo nella direzione della saldatura dell’anima dialettica e dell’anima analitica del marxismo intorno al tema dell’uso della scienza e della divisione del lavoro nel capitalismo maturo vuole essere il saggio che il curatore del volume ha premesso ai testi.

È sullo sfondo di questo dibattito politico che occorre leggere la disputa filosofica, ed è su questo piano e secondo questa intenzione che procede la premessa del curatore. Il bilancio che ne scaturisce è quello dell’esistenza di alcune linee importanti di ricomposizione di quella frattura intorno a una ridefinizione del marxismo come analisi sociale delle contraddizioni della società capitalistica, ma anche della persistenza di forti ritardi così nell’articolazione precisa di questa ridefinizione come nelle capacità concrete di bruciare ogni residuo filosofico-metodologico in direzione della costruzione politica delle contraddizioni e nell’organizzazione e ricomposizione politica delle forze produttive.

Franco Cassano, all’epoca, era assistente ordinario di Filosofia del diritto e professore incaricato di Metodologia delle scienze sociali all’università di Bari.


RENDERE “OGGETTIVA” LA CONTRADDIZIONE 



Raniero Panzieri (Roma, 1921 - Torino, 1964)

 

 La lettura classista di un Marx sganciato da Hegel, diventa critica allo storicismo come teoretica del gradualismo riformista vs. un reale processo rivoluzionario. Sebbene l’inchiesta sociale vedesse al centro la classe operaia settentrionale, torinese, con ondate sempre crescenti di forza-lavoro immigrata meridionale, che andrà a costituire in carne ed ossa la categoria della neosociologia critica dell’operaio-massa, quella di Panzieri è un’elaborazione politica che, proprio perché supportata dall’indagine sul campo, più che ‘operaista’ è classista in senso marxiano. A prescindere dai profondi legami che l’operaio-massa continuava ad avere con la propria terra, anche in termini antropologico-culturali, fondendoli con la ‘modernizzazione’ urbana industrial-capitalista, il metodo dell’inchiesta inverava il circolo dellavolpiano <concreto-astratto-concreto>, pena la ricaduta nell’idealismo metafisico (l’astrazione non-determinata) o nel determinismo neopositivista o scientista come nell’impostazione di Ludovico Geymonat. Scientista non è ‘scientifico’, ma assolutizzazione della scienza, e, come ogni assolutizzazione, cade nel suo opposto dialettico, che non è il relativismo, ma  un’ipostatizzazione dell’oggetto sul soggetto, una contraddizione che solo può essere compresa come “realtà oggettiva” e non legge di pensiero come nella ‘Scienza della logica’ hegeliana, un terreno di battaglia per il giovane Lucio Colletti, allievo di Della Volpe. Singolare che Panzieri partecipi alla critica ‘da sinistra’ allo storicismo, servito da collante ideologico della strategia politica della ‘democrazia progressiva’ del PCI (la linea continua De Sanctis-Labriola-Gramsci parallela a quella Spaventa-Croce-Gentile dell’hegelismo) in questo modo indiretto, comunque con una direttrice analitica che lo metterà in difficoltà nel suo partito, il PSI.

Minimum biblio.:

Lucio Libertini- Raniero Panzieri, Sette tesi sulla questione del controllo operaio, in “Mondo Operaio”, 1958 nr.2

Galvano Della Volpe, Logica come scienza positiva, ed. D’Anna, Messina,  1956

Sulle varie posizioni nel dibattito marxista italiano di quegli anni, sullo sfondo anche il ‘razionalismo critico’ di Antonio Banfi degli anni precedenti, cfr. Giuseppe Vacca (a cura di), Gli intellettuali di sinistra e la crisi del 1956. Un’antologia di scritti del “Contemporaneo”, Editori Riuniti, 1978

a cura di Ferdinando Dubla, Subaltern studies Italia


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