le lenti di Gramsci

sabato 26 gennaio 2019

LA MEMORIA RENDE LIBERI


A Crispiano, si torna a parlare di Shoah nel Giorno della Memoria, la giornata in cui ogni anno si ricordano le vittime dell’Olocausto e di coloro che, a rischio della propria vita, protessero i perseguitati.
Domenica 27 gennaio 2019, alle ore 18:30, presso il Centro Pastorale SS. Francesco e Chiara in via Verdi 19, è stato organizzato un dibattito con lo storico tarantino, il prof. Ferdinando Dubla.
La discussione sarà preceduta dalla visione del film, “La signora dello zoo di Varsavia", una pellicola del 2017 diretta da Niki Caro. Il film è ispirato ad una storia realmente accaduta, narrata nel libro di Diane Ackerman, “Gli ebrei dello zoo di Varsavia”, a sua volta basato sui diari della protagonista Antonina Żabińska. I coniugi Zabinski misero in salvo circa trecento persone e furono insigniti nel 1965 del titolo di “Giusti tra le Nazioni”.
Promotori dell’evento sono: il Movimento politico-culturale “Il Futuro è di tutti”, il circolo locale Arci, La CGIL-SPI di Crispiano e l’ANPI.
Ingresso libero.

il presente senza memoria non ha un futuro che possa evitare gli errori del passato/
Primo Levi non riusciva più a perdonare coloro che vedevano, sapevano e guardavano da un’altra parte/
come per Gramsci, l’ignavia degli indifferenti rende complici dei carnefici/ (fe.d.)
vi aspettiamo domenica a Crispiano, ore 18,30 

venerdì 25 gennaio 2019

Venezuela e sedicenti "democratici"


SEDICENTI “DEMOCRATICI”
che gridate alla libertà, alla rappresentanza democratica, ai diritti umani, al pluralismo, sciogliete i vostri ipocriti valori e inneggiate al vostro vero padrone, denaro e petrolio. State con un golpista, un certo Juan Guaidò, mai eletto e fomentatore di violenza, pagliaccio nelle mani di Trump, altro vostro vate e mentore. Vergognatevi “sedicenti”, invitate Salvini e i suoi alle vostre mense, ma non rimestate più nel fango dei sofismi imbellettati. Noi non siamo cambiati, stavamo con Ho Chi Min e non con il vostro napalm, siamo con Cuba e non con i vostri bordelli e i cartelli della droga, stiamo con Maduro non con i golpisti al servizio dell’imperialismo. 
CONTRO L’IMPERIALISMO GOLPISTA
giu’ le mani dal Venezuela
con Maduro, resistenza fino alla vittoria
nessun tentativo di colpo di Stato, orchestrato dagli Stati Uniti, riuscira’ a fermare la rivoluzione bolivariana
solidarieta’ attiva con il popolo venezuelano!  (fe.d.) 



domenica 20 gennaio 2019

Il PCI verso le elezioni europee


* di Mauro Alboresi, Segretario nazionale PCI

Con l’avvicinarsi della scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, il Partito Comunista Italiano prosegue il proprio impegno politico e la propria iniziativa per la partecipazione del Partito alla competizione elettorale della prossima primavera. Abbiamo, in questi mesi, più volte contestato e denunciato i fondamenti stessi di un neobipolarismo, in Italia ed in Europa, tra forze europeiste – e, più precisamente, fedeli ai dettami neoliberisti che in questi anni hanno contribuito alla erosione e alla perdita dei diritti per i lavoratori, le donne, i giovani in ogni Paese della UE – e forze sedicenti “sovraniste”, ma, più realisticamente, forze politiche che propongono e praticano una “rottura”  da destra rispetto al quadro politico governato dalle forze più organiche al liberismo di cui sono pervasi i fondamenti ed i pilastri su cui si articola l’Unione europea: esse, infatti, non mettendo in discussione le logiche fondamentali del liberismo,  fondano la loro politica sullo Stato “minimo” in economia e “massimo” nella gestione dell’ordine pubblico, al fine di alimentare il proprio consenso sulla xenofobia, sul razzismo e sulla guerra tra poveri, rinnovando la propria sudditanza alla NATO in vista di un asse privilegiato con Trump e la sua politica internazionale. 
Con l’avvicinarsi della scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, il Partito Comunista Italiano prosegue il proprio impegno politico e la propria iniziativa per la partecipazione del Partito alla competizione elettorale della prossima primavera. Abbiamo, in questi mesi, più volte contestato e denunciato i fondamenti stessi di un neobipolarismo, in Italia ed in Europa, tra forze europeiste – e, più precisamente, fedeli ai dettami neoliberisti che in questi anni hanno contribuito alla erosione e alla perdita dei diritti per i lavoratori, le donne, i giovani in ogni Paese della UE – e forze sedicenti “sovraniste”, ma, più realisticamente, forze politiche che propongono e praticano una “rottura”  da destra rispetto al quadro politico governato dalle forze più organiche al liberismo di cui sono pervasi i fondamenti ed i pilastri su cui si articola l’Unione europea: esse, infatti, non mettendo in discussione le logiche fondamentali del liberismo,  fondano la loro politica sullo Stato “minimo” in economia e “massimo” nella gestione dell’ordine pubblico, al fine di alimentare il proprio consenso sulla xenofobia, sul razzismo e sulla guerra tra poveri, rinnovando la propria sudditanza alla NATO in vista di un asse privilegiato con Trump e la sua politica internazionale.
I comunisti denunciano questa falsa contrapposizione tra forza politiche che hanno, parimenti, annichilito e annichiliscono la sovranità della Istituzioni democratiche del Paese e del popolo, hanno confermato e confermano una piena sudditanza alla NATO e al polo imperialista irriformabile rappresentato dall’Unione europea, hanno praticato e praticano politiche antipopolari e liberiste.
L’unica proposta vera di rottura del quadro politico che ha governato e governa il nostro Paese, per il Pci, è la rottura con la NATO e con tutti i vincoli derivanti dall’Unione europea, su basi progressive, per riaffermare la superiorità del valore della Carta costituzionale su tutti i trattati internazionali che con essa sono incompatibili e da cui il nostro Paese deve necessariamente rescindere per inverare i diritti e le promesse di libertà della Costituzione repubblicana. Per farlo sono necessarie le politiche che abbiamo riassunto nello slogan “più Stato e meno mercato”: politiche di pace e cooperazione internazionale, che ripropongano l’intervento pubblico nell’economia, che riaffermino l’esigenza delle nazionalizzazioni, delle gestione e della programmazione dello Stato; condizioni irrinunciabili per una vera rottura con le politiche liberiste e per praticare politiche davvero a favore dei lavoratori.
Il Pci, ribadendo la propria volontà di ricercare convergenze politiche nell’ambito della sinistra di classe, fatta salva l’irrinunciabile autonomia politica ed organizzativa di ciascuna delle sue diverse componenti, ha posto e pone a discriminante del confronto i contenuti programmatici. In questa ottica, appaiono condivisibili e importanti i punti programmatici enucleati da Potere al popolo, con cui il nostro partito ha tenuto due incontri, e che Pap ha offerto alla discussione e al confronto politico.
L’esigenza della rottura coi trattati e coi vincoli rappresentati dall’Unione europea e dalla NATO, sono per noi comunisti condizioni ugualmente imprescindibili per realizzare un programma di alternativa, che esclude evidentemente la riproposizione di un neocentrosinistra o di “fronti repubblicani”. Siamo impegnati ad affermare la necessità di lottare in questa fase per un’alternativa di sistema, non una mera alternativa di governo, in cui diritti sociali e civili siano affermati e si rafforzino insieme. In questo quadro, la questione di genere non può che avere un valore fondamentale.
Il Pci, ribadendo la propria volontà ed il proprio impegno per la partecipazione in qualunque caso alla competizione elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo – anche con una propria lista – conferma il suo impegno per  l’unità tra le forze comuniste e della sinistra di classe, su contenuti chiari e di svolta radicale per il Paese e i lavoratori, unendo identità e organizzazioni, nel rispetto delle reciproche autonomie politiche ed organizzative, valorizzando visibilmente anche nelle simbologie le pluralità e le distinte identità, ma sulla base di un programma politico di vera alternativa.


PER UN’EUROPA DEI LAVORATORI E DEI POPOLI


Pubblichiamo l’Appello sottoscritto da Partiti Comunisti e da Partiti e forze della sinistra anticapitalista per le prossime elezioni europee del 2019. L’Appello, per la stesura del quale il PCI ha fornito, in ogni tappa politica e in ogni incontro, il proprio contributo, rappresenta la positiva sintesi della discussione avvenuta tra le forze firmatarie. Un documento che ha teso a superare le fisiologiche e normali diversità di vedute sull’Unione europea tra le varie forze, in virtù dell’esigenza suprema di mettere a fuoco la durezza delle politiche liberiste e antisociali dell’Ue e la necessità di un lavoro comune nella denuncia e nella lotta. L’Appello, che non vuole dettare vincoli o linee politiche ed elettorali alle forze comuniste e di sinistra dei vari Paesi, ha già l’importante funzione di porsi come un punto di riferimento per la mobilitazione delle lotte più avanzate, comuniste e anticapitaliste, contro l’Ue. A partire dalle prossime elezioni per il Parlamento europeo del maggio 2019.                                    (Fosco Giannini, Responsabile Dipartimento Esteri.                                                    *PCI)

PER UN’EUROPA DEI LAVORATORI E DEI POPOLI
Appello comune dei Partiti Comunisti e di Partiti e forze della sinistra anticapitalista per le elezioni del Parlamento europeo 2019
Le elezioni per il Parlamento europeo trovano i lavoratori e i popoli degli Stati membri dell’Unione europea (UE) di fronte a enormi difficoltà e ostacoli. I lavoratori   si scontrano con la precarietà del lavoro e l’insicurezza sociale, le disuguaglianze, la povertà e con l’attacco alle retribuzioni, alle pensioni e ai loro diritti. I popoli, e in particolare i giovani, stanno sperimentando la disoccupazione, la migrazione economica forzata, il declino dell’accesso all’istruzione, alla salute e all’abitazione. Una situazione che è espressione delle politiche di sfruttamento e impoverimento intensificate dell’UE.
Le asimmetrie e le disuguaglianze di sviluppo tra gli Stati membri dell’UE si sono approfondite. La stessa UE  è in crisi e deve affrontare gravi disordini.
L’UE, le classi dominanti e le forze che la rappresentano non possono più nascondere il crescente malcontento sociale che le loro politiche stanno provocando: il neoliberismo nell’economia, la struttura non democratica e centralizzata del suo funzionamento, il militarismo e l’interventismo nelle relazioni internazionali. Oggi, ci sono molti altri che ammettono che le dichiarazioni e le promesse dell’UE e delle forze che la stanno guidando sono state smentite. La realtà che i popoli dei nostri paesi devono affrontare è molto diversa.
– Invece di “prosperità”, i popoli nell’Unione europea contano a milioni disoccupati, senzatetto e poveri, mentre miliardi di euro vengono convogliati per salvare le banche. I servizi pubblici e le imprese pubbliche vengono privatizzate, i beni sociali commercializzati. Le perdite bancarie si stanno trasformando in debito pubblico  sulle spalle dei lavoratori.
– Invece di “democrazia e libertà”, vengono implementati nuovi meccanismi per controllare i cittadini e controllare il controllo di Internet. Le libertà democratiche, compresi i diritti sindacali, sono sotto attacco. L’ultra-destra e il neofascismo, che erano stati sconfitti dalla lotta dei popoli nel 20° secolo, appaiono di nuovo in Europa, mentre l’anticomunismo e la falsificazione della storia europea assumono un carattere istituzionale. In alcuni Stati membri, le forze di estrema destra partecipano al governo, mentre il sistema consente loro di diffondere il veleno dell’odio razzista, della xenofobia, dello sciovinismo, del sessismo e dell’omofobia, mettendo in discussione l’idea di uguaglianza.
– Invece di “pace”, l’UE sta costantemente militarizzando e approfondendo il suo legame organico con la NATO. Ora, con la creazione di una cooperazione strutturata nel campo militare (PESCO), si è manifestata una nuova fase del militarismo che, tra le altre cose, significa più spesa militare e “spostamento di investimenti” verso l’industria delle armi e il commercio di armi. Allo stesso tempo, l’UE è coinvolta in una escalation di interventi e aggressioni contro Stati e popoli, esemplificata dalla sua complicità con Israele di fronte al dramma vissuto dal popolo palestinese.
– Invece di difendere l’ambiente, l’UE subordina le sue politiche ambientali alle leggi del mercato. Gli scandali delle industrie multinazionali che violano la legislazione sull’ambiente e l’incapacità di prendere le decisioni necessarie per combattere i cambiamenti climatici e le drammatiche conseguenze dei problemi ambientali per i popoli testimoniano il divario tra dichiarazioni e azioni.
– Invece di solidarietà e di fronte alle cause che portano milioni di persone a lasciare i loro paesi, l’UE persegue politiche che aumentano e peggiorano la situazione. Il suo coinvolgimento negli interventi imperialisti in Medio Oriente e nell’Africa settentrionale ha moltiplicato il numero dei rifugiati. I fardelli del passato coloniale in combinazione con le politiche neocoloniali di sfruttamento dei paesi dell’Africa e dell’Asia, hanno creato un circolo vizioso di povertà e sottosviluppo che porta i loro popoli a cercare una vita migliore in Europa. Allo stesso tempo, la grande  maggioranza dei paesi europei sta  utilizzando rifugiati e migranti come forza lavoro a basso costo che desidera sfruttare per indebolire i rapporti di lavoro. Nessuno dubita che la migrazione e la crisi dei rifugiati sia una questione complessa e multidimensionale. Tuttavia, il militarismo, il razzismo e la xenofobia non possono mai essere la risposta. Le forze progressiste sono chiamate a lottare in ogni stato membro dell’UE per dare risposte in conformità al diritto internazionale e per far prevalere  i principi di solidarietà, internazionalismo e unità di classe dei lavoratori.
I popoli vogliono e hanno bisogno di un’altra Europa – Un’altra Europa è possibile!
Oltre al quadro dei trattati, delle politiche comuni e del patto di stabilità, negli ultimi anni l’UE ha creato un meccanismo draconiano per esercitare un controllo soffocante sui bilanci e sulle politiche fiscali degli Stati membri attraverso il trattato fiscale, la “governance economica” e il “Semestre europeo”; l’Unione economica e monetaria si sta approfondendo; i rapporti economico-politici di dipendenza vengono istituzionalizzati; la sovranità per l’esercizio di una politica diversa a livello nazionale viene annullata, la democrazia e il diritto allo sviluppo socioeconomico del popolo sono indeboliti. La “Banking Union” sta spingendo per una gigantesca concentrazione di capitali e per  il controllo dei sistemi finanziari degli Stati. Gli accordi di libero scambio con i potenti centri del mondo (come il CETA con il Canada), in combinazione con il commercio neo-coloniale con le periferie in via di sviluppo del mondo,costituiscono l’aspetto fenomenico di un modello economico profondamente ingiusto e sfruttatore.
La crisi nell’UE – un risultato del capitalismo e delle sue contraddizioni – ha messo in luce in modo drammatico tutti i problemi e ha dimostrato che la costruzione dell’UE non è riformabile nella sua essenza, poiché i suoi trattati definiscono una struttura neoliberista e militarista. Un percorso di cooperazione efficace in Europa dovrà necessariamente basarsi sui principi di sovranità, libertà, democrazia, progresso sociale e pace.
Un’altra Europa è possibile, necessaria e più urgente che mai. Un’altra Europa – un’Europa che servirà i lavoratori, i popoli e i loro bisogni – può nascere attraverso un cambiamento radicale delle fondamenta su cui è stata costruita l’UE. Un cambiamento radicale concepito e deciso dai lavoratori e dai popoli d’Europa.
La storia del continente europeo è piena di eredità militanti e rivoluzionarie. Dimostra che i popoli – con i lavoratori e i giovani come forza pionieristica – possono, con le loro lotte, fermare gli attuali attacchi e le misure barbariche; ancora una volta bloccare la strada all’estrema destra e al fascismo; aprire la strada a importanti trasformazioni sociali di carattere anti-imperialista e anti-monopolista; fornire un’alternativa al capitalismo e ai suoi vicoli ciechi; ancora una volta proiettare la  speranza di costruire nuove società, per il progresso, la pace e la giustizia sociale.
Uniamo le forze.Rafforziamo le lotte
Le forze comuniste, progressiste, anticapitaliste, anti-neoliberali, di sinistra ed ecologiste che firmano questo Appello considerano che le imminenti elezioni del Parlamento europeo il prossimo maggio rappresentino un’opportunità significativa per la nostra lotta per il presente e il futuro dei nostri paesi e tutto il continente.
Sappiamo che il pericolo dell’ultra-destra rappresenta oggi una grave minaccia per il nostro continente e per i suoi popoli, che è anche incoraggiato dall’Amministrazione Trump negli Stati Uniti. Le forze dominanti e gli interessi dell’UE non possono frenare questa minaccia perché sono le loro politiche che coltivano il terreno generandolo, mentre alcuni addirittura collaborano apertamente con l’ultra-destra. Solo le forze del progresso, le forze che lottano per il lavoro e i diritti sociali, così come per la sovranità dei popoli, possono essere il bastione della resistenza all’estrema destra e al fascismo. Ecco perché il loro rafforzamento è l’opzione per ogni cittadino democratico e progressista di ciascuno dei nostri paesi.
Invitiamo i lavoratori, i giovani, le donne e, in generale, i popoli degli Stati membri dell’UE a esprimere le loro richieste, aspirazioni, lotte e visioni con il loro voto alle elezioni per il Parlamento europeo, rafforzando le forze che – come noi, le parti che firmano questo appello – sono in prima linea nelle lotte sindacali e sociali e si impegnano a continuare la lotta.
Per un’Europa dei diritti sociali
Questo serve a coloro che producono la ricchezza e guidano l’economia, cioè i lavoratori; ciò garantisce posti di lavoro permanenti, e dignitosi per tutti;  ciò ripristina e promuove  diritti sociali;  difende e promuove i servizi pubblici;  garantisce il diritto all’istruzione e al lavoro per le giovani generazioni e un tenore di vita dignitoso per gli anziani e i gruppi sociali vulnerabili;ricostruisce e amplia le infrastrutture sociali fornendo sostegno a famiglie, bambini, persone con disabilità.
Per un’Europa di progresso economico, sociale ed ecologicamente sostenibile
 Per un percorso di sviluppo sociale ed economico per il nostro continente che promuova una convergenza reale e sempre crescente tra i diversi paesi; che dovrebbe basarsi su programmi di investimenti pubblici per le politiche sociali, sull’uso sostenibile delle risorse naturali e sulla protezione dell’ambiente; che adotti misure radicali contro i cambiamenti climatici, assicurando nel contempo la giustizia sociale; che promuova il potenziale produttivo di ciascun paese, rispettando il diritto allo sviluppo e un modello di sviluppo sostenibile; che garantisca sovranità e sicurezza alimentare; che difenda il carattere pubblico dei settori strategici di ciascun paese e sostenga  le piccole e medie imprese; che metta fine ai paradisi fiscali, ai movimenti di capitali liberi e deregolati e che combatta e tassi le attività speculative del capitale.
Per un’Europa di pace e cooperazione con tutti i popoli del mondo
Un’Europa che rispetti la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, compresi i principi dell’autodeterminazione dei popoli e dell’integrità territoriale e della sovranità degli Stati; che rifiuti la corsa agli armamenti e la militarizzazione delle relazioni internazionali; che agisca per la fine delle interferenze esterne aggressive e delle aggressioni esterne; che metta fine ad alleanze militari aggressive come la NATO e all’esistenza di basi straniere e si batta per il disarmo, compresa la rimozione di tutte le armi nucleari dal territorio degli stati membri e l’abolizione totale delle armi nucleari. Per un’Europa che promuova la cooperazione e l’amicizia tra i popoli di tutto il mondo, uguali e reciprocamente vantaggiosi, in una cooperazione politica, economica, sociale, culturale.
Per un’Europa della democrazia, della cooperazione tra Stati sovrani con uguali diritti
Per un’Europa che rispetti la democrazia e la partecipazione democratica, la sovranità e la parità dei diritti dei suoi stati, la diversità culturale e l’identità di ogni popolo, i diritti delle minoranze; un’Europa che non dovrà essere governata da direzioni, lobby e stati più potenti, ma dai popoli.
Lavoriamo insieme e rafforziamo il gruppo della sinistra al Parlamento europeo
Infine  svilupperemo ulteriormente la nostra cooperazione e ci impegniamo a lavorare nel gruppo della Sinistra unitaria europea / Sinistra verde nordica (GUE / NGL) al Parlamento europeo sulla base dell’uguaglianza e del rispetto reciproco delle nostre differenze, percorsi, esperienze e peculiarità; per continuare la nostra azione congiunta attraverso il GUE / NGL come un’arena di cooperazione per molte soggettività.
Riaffermiamo il carattere e l’identità di questo gruppo parlamentare come uno spazio confederale di cooperazione tra forze comuniste, operaie, progressiste, di sinistra ed ecologiste, il cui obiettivo  comune è asserire, proporre e difendere politiche progressiste e distintamente diverse da quelle che la destra e la socialdemocrazia hanno perseguito e continuano a perseguire: occorre osare ed esprimere un contenuto della lotta diretto ad un altro percorso per l’Europa.
Firmando questo Appello, ci impegniamo a difendere questi obiettivi e linee guida. Più grande sarà la nostra forza, più forte sarà la lotta per un’Europa di cooperazione, progresso sociale e pace.
  1. Akel di Cipro
  2. Partito Comunista Austriaco, KPOE
  3. Partito del Lavoro  PTB-PVDA, Belgio
  4. Partito Comunista di Boemia e Moravia
  5. Partito Comunista di Danimarca
  6. Partito Comunista della Danimarca
  7. Partito Comunista di Finlandia
  8. Partito Comunista Francese
  9. Partito Comunista Tedesco, DKP
  10.  Die Linke, Germania
  11. Partito Comunista Italiano, PCI
  12. Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
  13. Partito Comunista del Lussemburgo
  14. Partito Comunista di Malta
  15. Partito Comunista Portoghese
  16. Partito Comunista di Spagna,PCE
  17. Izquierda Unida, Spagna
  18. Comunisti di Catalogna
  19. Sinistra Unita e Alternativa ( Catalogna)
  20. Anova Irmandade Nacionalista (Galizia, Spagna)
  21. Partito Comunista Britannico
L’appello è aperto ad altre sottoscrizioni

martedì 8 gennaio 2019

IL MARXISMO COME FILOSOFIA OLISTICA (2)

Il passaggio dal confine all'orizzonte

di Mario Capanna


Così abbiamo frantumato i legami che uniscono ogni parte al tutto.(…) 

Che tutto ciò che è sia collegato (non separato!); che tutti gli esistenti siano uniti da relazioni (non divisi!); che l’universo sia la totalità degli esistenti e dei nessi che li congiungono, per cui esso non sarebbe più tale se anche uno solo, magari il più piccolo (degli esseri e delle relazioni) venisse meno, è una percezione che l’uomo, se guarda bene, trova nell’intimo. (…) Al di fuori della totalità, non saremmo-non ci saremmo. (…) 

Coscienza globale: non è tuttologia né l’onniscienza. E’ la percezione dell’insieme, che dà senso a ogni parte del reale, destinata ad apparire come parziale e, dunque, come finzione.(…) Senza comprensione della totalità, non si ha coscienza in senso autentico, ma solo la falsa coscienza della frantumazione delle cose separate. Senza con-scientia , non c’è coscienza.(…) Il 95%-il 95 per cento!-(fonte:ONU) è impiegato in speculazioni e arbitraggi, nell’ immenso gioco di fluttuazioni borsistiche dei cambi e di speculazioni sui differenziali dei tassi di interesse.(…) Non l’oppressione, lo sfruttamento, la guerra appartengono naturalmente al mondo, ma la simbiosi dei viventi, l’armonia, la coesistenza, la pace.(…) 

La vera vita del mondo è data dalla compresenza degli esseri e dal loro rispetto reciproco: è questa comprensione che costituisce la coscienza, in quanto, appunto coscienza globale-coscienza reale.(…) Albert Einstein: “Un essere umano è parte di un tutto chiamato universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualunque cosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica di coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione, attraverso l’allargamento del nostro circolo di conoscenza e di comprensione, sino a includervi tutte le creature viventi e l’intera natura, nella sua bellezza”. (…) La riconquista del nostro passato collettivo dovrebbe essere tra i primi progetti per il nostro futuro. -Umberto Eco.(…) Avvertirsi l’uno essenziale all’altro, e ognuno utile per costruire l’orizzonte comune dell’emancipazione umana, induce a dare il meglio di sé a se stessi e agli altri , e questo, quando si realizzava su vasta scala e intensamente, determina ed espande un contagio positivo.(…) Noi sì, fummo felici, è vero che ci siamo divertiti un sacco. (…) La verità dunque , non può essere data da frammenti separati né da parzialità scollegate, ma solo dall’insieme globale che tiene unite tutte le parti e le loro connessioni.(…) A emergere per la prima volta in una dimensione di massa e su scala planetaria, fu la visione olistica dei rapporti che intercorrono fra tutti i viventi e le cose, e li uniscono nelle loro diversità. Visione olistica: si individuano i nessi e le loro conseguenze: il profitto generatore di sfruttamento e di guerre, parti di umanità che ne opprimono altre e le mantengono nel sottosviluppo, erosione delle risorse naturali e inquinamento, fino ai mutamenti climatici.(…) Occorre il passaggio, pieno, dalla visione meccanicistica a quella olistica del mondo- e del nostro essere nel mondo, il decisivo passaggio dal confine all’orizzonte.(…) 


TRATTO DA: NOI TUTTI, di Mario Capanna, Garzanti, 2018 



frammenti da · Pag.64-111




giovedì 3 gennaio 2019

Appello a tutte le forze che ritengono irriformabile il polo imperialista europeo



In vista delle elezioni europee non abbiamo bisogno di tanti piccoli partiti in competizione tra loro ma di riunire tutte le forze militanti che pur ci sono, ma sono divise e disperse.

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In vista delle elezioni europee, i principali schieramenti politici si stanno preparando per la contesa elettorale. Pur trattandosi di un’istituzione vuota ed ininfluente, come il parlamento di Bruxelles, anche queste elezioni rappresentano un momento importante di agitazione e propaganda. I comunisti, pertanto, non possono farsi sfuggire l’occasione di usare la campagna elettorale per denunciare il carattere antidemocratico di tali istituzioni borghesi, facendo emergere la necessità di sviluppare una democrazia di tipo nuovo, fondata sulla proprietà comune dei mezzi di produzione.
La partecipazione alle elezioni e la relativa propaganda, tuttavia, data l’estrema frammentazione del quadro della sinistra italiana, sarebbe possibile in maniera efficace solo all'interno di un fronte comune dei comunisti, anticapitalisti e antimperialisti di tutta la penisola italiana. Di partiti che si presentino in competizione tra loro o che si disinteressano dell’appuntamento per l’impossibilità di raccogliere le firme necessarie a presentarsi, il proletariato non sa che farsene. Crediamo, invece, che il proletariato abbia bisogno di tutte le forze militanti che pur ci sono, ma sono divise e disperse. Con questo appello, quindi, vogliamo contribuire a valorizzare le energie ancora vive dei comunisti e della sinistra radicale, nell'unità pratica e teorica, affinché trasformino l’occasione elettorale in un megafono delle rivendicazioni dei lavoratori e di denuncia del sistema di sfruttamento del lavoro salariato che è la base del contratto sociale esistente.
Il nostro auspicio, dunque, non deve essere inteso quale scorciatoia elettoralistica ma più semplicemente come appello affinché i compagni e le compagne di base ovunque collocati, ed i relativi vertici, si impongano l’unità d’azione, superando le loro reciproche e legittime differenze (e diffidenze) e si uniscano con i tanti senza tessera, per confrontarsi e capire se e come battersi insieme per una progettualità comune di trasformazione dell'esistente.
Pertanto, invitiamo tutte le organizzazioni comuniste, della sinistra radicale e tutti gli antimperialisti ovunque collocati ad incontrarsi in vista delle elezioni per mettere al centro del dibattito italiano l’uscita dell’Italia dall’Unione europea da una prospettiva proletaria ed internazionalista. Un incontro che non possiamo che provare ad autoconvocare, ma che spetterebbe alle organizzazioni politiche programmare. In particolare, a Potere al popolo, che è l’organizzazione più grande, che non ha ancora sciolto il nodo se presentarsi da sola o in coalizione, ma che ha abbozzato un programma che va nella giusta direzione. Con le classi popolari, infatti, bisogna essere chiari e non tergiversare, altrimenti questo campo continuerà ad essere occupato da forze reazionarie che si rifugiano nel nazionalismo più becero per continuare ad essere egemoni. Come tutti sappiamo, tali forze hanno sempre appoggiato qualsiasi trattato europeo, ma tra le masse vengono riconosciuti come coloro che si contrappongono ai diktat della burocrazia europea.
Per quanto ci riguarda, riteniamo che la lotta al capitalismo in quanto tale debba essere praticata non solo tenendo presenti le insanabili contraddizioni tra le diverse borghesie dei paesi del vecchio continente e la prepotenza degli Stati Uniti, ma anche spingendo per la rottura del polo imperialistico europeo, vista l’importanza che questa istituzione sta assumendo per il governo capitalista di quest’area del pianeta. Pertanto, riteniamo che i compagni ovunque collocati, che pensano che l’Unione Europea non sia riformabile negli interessi del proletariato e delle classi popolari, debbano unirsi affinché il colpo possa essere portato a segno, coscienti che la rottura della gabbia europea non è un pranzo di gala.
Siamo coscienti che non esiste un “piano A” o un “piano B”, ma solo la contrapposizione tra gli interessi di chi produce la ricchezza collettiva e chi se ne impossessa attraverso lo sfruttamento del lavoro altrui. Proprio per questo miriamo alla dimensione internazionale, perché sappiamo non esservi interessi antagonistici fra i lavoratori italiani e quelli francesi né tanto meno con quelli congolesi e di tutti gli altri paesi. Siate capaci di sentire nel profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo: è la qualità più bella di un rivoluzionario.
Pertanto, le riforme perorate dai comunisti non possono che scaturire tatticamente dall’antitesi rivoluzionaria e trascendere gli stessi obiettivi riformatori immediatamente ed esplicitamente posti dal proletariato. Al contrario, le proposte politiche che mirano a riformare l’Unione Europea aumentano la possibilità di una guerra non più latente, tecnologica, informatica o delocalizzata, ma imminente; e porteranno a un deterioramento ulteriore della terra e del suo clima; a condizioni salariali e di vita peggiori, perché al peggio non c’è mai fine fin quando non sapremo liberarci dal capitalismo. È pertanto oggi un nostro compito urgente e necessario unirsi per rilanciare con forza la prospettiva del cambiamento a partire dalla rottura dell'Unione Europea.
29/12/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

martedì 1 gennaio 2019

Buon anno di lotta per la pace e la giustizia sociale


editoriale di Giovanni Sarubbi, direttore de Il dialogo
L’anno 2018 si è chiuso nel peggiore dei modi possibili. Il Parlamento ha approvato una manovra finanziaria che nessuno dei deputati, sia quelli di maggioranza, sia quelli di opposizione, ha potuto leggere e valutare nella sua interezza. È una cosa mai successa nella storia della nostra Repubblica e se questo è il cambiamento allora siamo messi molto male. E c’è chi ha la spudoratezza di parlare di “democrazia” e di “manovra del popolo”.
Le analisi che sono state fatte dai giornali economici dicono con chiarezza che sarà un disastro e sarà esattamente il contrario di quanto stanno raccontando i ministri Di Maio e Salvini ed il primo ministro Conte. E sarà un disastro per le classi povere del nostro paese ma c'è da scommettere che grideranno di più i ricchi e gaudenti per avere ancora di più.
Ma oggi siamo in una fase di confusione tale che persino i dati oggettivi vengono rifiutati dalla maggioranza della popolazione. La maggioranza delle persone per sostenere l’attuale governo fa riferimento alle scempiaggini fatte dai governi del PD. Chiunque cerca di ragionare sui numeri e i dati concreti viene sommerso dall’accusa di essere del PD e di essere quindi complice delle scelleratezze che quel partito ha realizzato. E cosa centra il PD con i contenuti concreti che il governo Conte ha approvato? Nulla, ma la gente non vuole sentire ragioni e quindi giustifica tutto, anche i migranti morti in mare per la chiusura dei porti, donne in cinta e bambini compresi. La paura funziona sempre come insegnano la storia del fascismo e del nazismo.
La gente dovrà toccare con mano e subire sulla propria pelle gli effetti della manovra. Per ora sappiamo che la flat-tax, oltre che essere incostituzionale e immorale, favorirà ancora di più l’evasione fiscale (lo dice il giornale della Confindustria il Sole24ore); sappiamo che le associazioni di volontariato dovranno pagare il doppio (dal 12 al 24 %) di tasse; sappiamo che tutti coloro che prendono più di 1500 euro lordi al mese non avranno alcun aumento per adeguare le loro pensioni al costo della vita e ciò riguarderà oltre sei milioni di pensionati; sappiamo che ci saranno tagli molto pesanti nelle scuole e nei servizi sanitari. E poi condoni in tutte le salse favorendo i ladri a danno delle persone perbene. E poi aumenti delle tasse comunali dell'IMU, TARI e TASI.
Di tutto ciò potremo renderci conto man mano che le nostre tasche saranno alleggerite. E dobbiamo anche aspettare per capire cosa significheranno concretamente la cosiddetta “quota cento” e il cosiddetto “reddito di cittadinanza”. Saranno degli imbrogli, ma dobbiamo aspettare per vedere quale pulcino uscirà dall’uovo del governo lega-5stelle. Al danno si aggiungeranno le beffe. Tutto giustificato con le colpe del PD.Oggi tutti penseranno a brindare, a scambiarsi auguri e felicitazioni e a sperare in un prossimo anno migliore di quello precedente. È un classico della politica italiana quello di assumere decisioni durissime nei confronti dei cittadini durante i periodi di ferie estive (il mese di agosto) o delle feste di fine anno, dove vengono diffusi a piene mani sentimenti di bontà e auguri basati sul nulla, che ottundono ancora di più il cervello delle persone, soprattutto di quelle che vivono in condizioni misere.
Ma passate le feste la gente si farà i conti in tasca. Qualcuno comincerà a capire. Qualche partito o qualche sindacato o associazione o gruppo spontaneo di sinistra forse si risveglierà.
Dobbiamo aspettare ma non a braccia conserte. Dobbiamo ripartire dai problemi concreti che la gente si troverà ad affrontare per riuscire a suscitare un vasto movimento di massa che costringa il governo a rimangiarsi le sue scellerate decisioni.
Ecco allora che gli auguri miei e del nostro giornale sono quelli di un “Buon anno di lotta per la pace e la giustizia sociale”. 
Ci auguriamo che tutti coloro che hanno a cuore la pace e la giustizia sociale ritrovino la capacità di mettere al centro delle proprie iniziative la difesa degli ultimi, delle classi povere, per sconfiggere definitivamente lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo che caratterizza tutto il nostro sistema sociale nazionale e internazionale.
Giovanni Sarubbi