le lenti di Gramsci

mercoledì 21 febbraio 2018

POTERE AL POPOLO: PER LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE


la parola (finalmente!) a chi la scuola la fa
l’impegno di POTERE AL POPOLO contro la scuola aziendalista e caporalesca della 107, ma anche per un’altra scuola, pubblica e democratica, inclusiva e cooperativa.


venerdì 16 febbraio 2018

L’appello di Piero Bevilacqua: la sinistra si impegni a porre argine e fine alla distruzione della scuola pubblica


su Il Manifesto del 16 febbraio 2018
(stralcio riguardante la scuola)
(..)
Occorre dire con forza quello che è ignorato da gran parte degli italiani: la scuola così come l’abbiamo conosciuta, luogo di formazione culturale, civile, spirituale è quasi andata distrutta. Essa è stata trasformata e diventa sempre di più, una unica, indistinta, scuola professionale.
La cultura, l’insieme di discipline in cui si articola il sapere del nostro tempo è ormai ridotta ad apprendistato, un campo neutro e frantumato di “competenze”, di cui gli studenti devono appropriarsi per accedere al lavoro.
Come è noto l’alternanza scuola lavoro prevede 400 ore annue di prestazioni lavorative da parte dei ragazzi degli istituti tecnici e 200 da parte dei liceali.
Ore sottratte allo studio, alla riflessione, al dialogo con gli insegnati. Questi ultimi sempre meno sono impegnati nell’insegnamento diretto e nella preparazione delle loro lezioni e sempre più assorbiti da compiti di valutazioni del lavoro, di rendicontazione, misurazione dei risultati, elaborazione di progetti per raccogliere risorse per i loro istituti, ecc.
La scuola azienda – un progetto avviato in Europa alla fine degli anni ’90 – diventa un pilastro di una più ampia riforma del mercato del lavoro, in cui le istituzioni pubbliche della formazione vengono piegate ai presunti bisogni produttivi delle aziende.
Una esagerazione? Invitiamo a leggere (Gazzetta, 25/1/2018) il decreto congiunto del ministero del Lavoro e delle politiche sociali e del Miur che istituisce il Quadro nazionale delle qualificazioni rilasciate nell’ambito del Sistema nazionale di certificazione delle competenze.
E’ evidente che siamo arrivati alla cancellazione di un paradigma educativo che l’Europa aveva elaborato nel corso di alcuni secoli, vale a dire il profilo culturale della modernità, il fondamento della nostra civiltà.
E l’aspetto davvero grottesco di questa drammatica involuzione del processo formativo, è che avviene in una fase storica in cui la vorticosa innovazione dei processi produttivi rende obsoleto in breve tempo qualunque “competenza”.
La scuola che vuole formare i giovani non come cittadini e spiriti liberi, ma come lavoratori, equivale a rincorrere a piedi un treno in corsa, ma correndo in direzione contraria. Abbiamo bisogno di generazioni culturalmente ricche e dotate di capacità creativa, per fare della tecnologia che avanza strumenti di liberazione umana e di un superiore assetto di civiltà.
E invece si vogliono fabbricare soldatini di un esercito del lavoro per una guerra che si combatte con altre armi.
Per queste ragioni l’impegno a cancellare alla radice l’assetto aziendale della formazione – di cui la Buona scuola è l’ultimo esito – non è solo un tema efficace di campagna elettorale, ma un obiettivo strategico irrinunciabile della sinistra.

domenica 11 febbraio 2018

IL CLASSISMO DELLE SCUOLE


IL CLASSISMO DELLE SCUOLE, una senile patologia delle politiche di questi anni che, con furore ideologico, hanno cercato di smantellare la scuola pubblica considerandola un’azienda di mercato con al vertice capi-manager che devono farsi largo nella concorrenza. Hanno imposto il primato dell’antipedagogia, con il vuoto linguaggio formalistico anglofono americanizzante, e hanno teso a rendere il lavoro degli insegnanti misurabile e valutabile come merce esposta al supermercato, con una mole burocratica degna dei racconti di Kafka. La cooperazione educativa, il dialogo formativo, la collegialità decisionale ai minimi termini e da non registrare nei libri contabili.
I poveri, i disabili, i deboli, dunque, soggetti veri della pedagogia di ogni tempo, da Comenio a Montessori a Don Milani e Makarenko, sono diventati una vergogna da nascondere. Vergognatevi, ma voi. (fe.d.)


venerdì 9 febbraio 2018

PC Donetsk per Potere al popolo


Cari compagni!
Come sappiamo, alcuni dei partiti comunisti italiani hanno creato un blocco elettorale POTERE AL POPOLO per la partecipazione congiunta alle elezioni locali e generali che si terranno il 4 Marzo 2018. A nome del Partito Comunista della Repubblica popolare Donetsk, esprimiamo la nostra solidarietà ai compagni italiani e auguriamo loro ogni successo. Siamo lieti che i comunisti di diversi partiti si sono uniti per lottare per la giustizia sociale e per i diritti dei lavoratori nel modo più efficace. Rifondazione Comunista, il Partito comunista italiano e la Sinistra anticapitalista hanno fatto questo importante passo verso un futuro migliore.
Con un saluto comunista,


Il Comitato Centrale del Partito Comunista della Repubblica Popolare di Donetsk


mercoledì 7 febbraio 2018

PCI e POTERE AL POPOLO


rompere il muro dell'omertà mediatica






martedì 6 febbraio 2018

LA “SOSTITUZIONE DEI POPOLI”


il ciarpame ideologico della destra xenofoba, tra Renaud Camus e Samuel P. Huntington, in un articolo di Guido Caldiron per Il Manifesto, 6/02/18
(integrale)

Il tono delle dichiarazioni può mutare leggermente. Non il significato del loro contenuto. «Lo Ius Soli in Italia non lo accetto, è una sostituzione di popoli»; «la sinistra, a livello mondiale, ha pianificato un’invasione (di immigrati), una sostituzione di popoli»; «è in corso un’operazione di sostituzione etnica coordinata dall’Europa». Matteo Salvini non perde occasione per ribadire come secondo lui sia in atto nel nostro paese una «sostituzione etnica» voluta dalla «sinistra» nostrana e da «centri di potere» internazionali. Nel riposizionamento in senso identitario e nazional-nazionalista della Lega, che ne ha reso la tradizionale xenofobia ancor più aggressiva, Salvini ha così finito per adottare in prima persona, e imporre all’attenzione generale ad ogni suo passaggio televisivo quelle che sono da tempo parole d’ordine e idee della destra radicale.
Un paio di esempi al riguardo possono bastare. Gli skinheads neofascisti che a dicembre a Como fecero irruzione nella sede di un’associazione di solidarietà ai migranti, imposero ai presenti di ascoltare la lettura di un volantino in cui si mettevano in guardia «tutti coloro che mirano a sostituire questi popoli (europei) con non popoli». Uno dei responsabili di Casa Pound, formazione già alleata della stessa Lega e che ha fatto delle tesi della «sostituzione di popoli» il centro della propria propaganda, ha dedicato all’argomento addirittura un volume, nel quale si afferma che «il pericolo maggiore per la civiltà europea è rappresentato dalla Grande Sostituzione delle sue popolazioni, organizzata dalle élites economiche di destra congiuntamente con le caste culturali di sinistra».
Sorta di passepartout ideologico dell’estrema destra europea negli anni della crisi – un riferimento esplicito a questo tema era contenuto non a caso anche nel testamento politico fatto ritrovare da Dominique Venner dopo il suo clamoroso suicidio compiuto nella cattedrale parigina di Notre Dame nel maggio del 2013 per contrastare il Mariage pour tous -, la tesi della «sostituzione di popoli» cela in realtà a fatica, sotto una vaga verniciatura sociale o culturale, il proprio portato di fondo, quello di definire i contorni di una minaccia esistenziale, identitaria, più o meno apertamente «razziale». Coniugando una visione paranoica a una dimensione cospirativa la cui posta in gioco è riassumibile nella sopravvivenza o meno di quello che si afferma essere il profilo dell’Europa (bianca), questa posizione svela da un lato il volto intrinsecamente razzista delle campagne anti-immigrati e contribuisce dall’altro implicitamente a tracciare quella sorta di linea invisibile che, data l’ampiezza del «pericolo» annunciato, si può essere pronti a varcare per passare dalla parole ai fatti. Come è accaduto a Macerata.
Espressa per la prima volta nel 2011 dallo scrittore francese Renaud Camus, più volte accusato pubblicamente anche di antisemitismo, Le Grand Remplacement delinea i contorni di un complotto per rimpiazzare i popoli dell’Europa con gli immigrati, spiegando come «l’ideologia che promuove la Grande Sostituzione, è nata dalle nozze mostruose della Rivoluzione industriale nella sua fase avanzata con l’antirazzismo dogmatico». Nelle tesi di Camus sembrano però riecheggiare anche le idee di Samuel P. Huntington sull’inevitabilità di uno scontro di civiltà tra l’islam e l’Occidente, e se si vuole anche quelle di un classico del complottismo, il cosiddetto Piano Kalergi, dal nome di un aristocratico austriaco cui viene attribuito un folle, e in realtà inesistente progetto di «genocidio programmato dei popoli europei».
Se a questo si aggiungono gli echi identitari con i quali sempre in Francia, presso gli ambienti della Nouvelle Droite si sono letti i processi di globalizzazione nei termini di un complotto «mondialista», e cosmopolita, teso a cancellare, anche per il tramite dei fenomeni migratori, specificità culturali e nazionali, si coglie appieno la portata delle tesi della «sostituzione di popoli», in particolare nel contesto della crisi.
Considerazioni che, pur nelle mutate condizioni storiche e intellettuali, possono addirittura suggerire, come ha fatto notare più d’uno studioso, una sorta di sinistro parallelo tra i famigerati Protocolli dei Savi di Sion e quanto teorizzato da Camus.



domenica 4 febbraio 2018

La vignetta di Pillinini per Potere al Popolo Taranto


la vignetta di Nico Pillinini, della Gazzetta del Mezzogiorno, per POTERE AL POPOLO Taranto, in occasione dell'inaugurazione dello spazio sociale Gagarin, 3 febbraio 2018