le lenti di Gramsci

martedì 6 luglio 2010

Report Assemblea pubblica a Taranto sulla conoscenza come bene comune

Report assemblea pubblica:
In difesa della scuola e Università pubblica, contro le riforme del governo Berlusconi e per la conoscenza come bene comune,
svoltasi lunedì 5 luglio Taranto – p.zza della Vittoria – ore 19,30—22
organizzata dalla Federazione della Sinistra [PRC-PdCI-Circolo operaio jonico]

In piazza della Vittoria si è parlato di scuola, di sapere e conoscenza, di Università, un argomento che fuori dalle aule scolastiche e degli addetti ai lavori, stenta ad imporsi come priorità dell’agenda politica e sociale del paese. Per questo la Federazione della Sinistra di terra jonica (che raggruppa qui a Taranto, Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti italiani e Circolo operaio jonico) ha deciso questa iniziativa, perché il grido disperato della scuola pubblica venga sentito da tutti e prima che sia irrimediabilmente tardi.
Ha introdotto i lavori Tito Anzolin, segretario prov. di Rifondazione, il quale, dati alla mano e in qualità a sua volta di dirigente scolastico, ha denunciato che la politica dei tagli operati dal duo Gelmini-Tremonti, con l’approvazione della legge 133 del 2008, ha inginocchiato le scuole già alle prese con ristrezze e carenze strutturali. Il diritto allo studio, conquista costituzionale del nostro paese, rischia di essere vanificata a favore della privatizzazione dell’istruzione.
La serie degli interventi previsti è stata aperta da Anna Santoro, segr.prov. della FLC-CGIL, la quale ha ricordato le parole di Pietro Calamandrei del 1953 a strenua difesa del carattere pubblico della scuola, sottolineando come i diversi contesti storici aggravano la attuale responsabilità delle forze politico-sindacali verso le nuove generazioni: da soli potremmo non farcela, ha argomentato la sindacalista, se la questione non delle cosiddette riforme, ma della destrutturazione dei fondamenti pubblici dell’istruzione che il governo Berlusconi sta pervicacemente attuando, non diventa questione centrale del dibattito e delle lotte e mobilitazioni del paese tutto.
Marinella Marescotti, a nome dei Cobas-scuola, ha denunciato che il lavoro di destrutturazione è stato perseguito anche in passato dai governi di centro-sinistra, segno evidente che la conoscenza, non è considerata più da tempo come investimento, ma come costo che i poteri forti non sono più disposti a sopportare. L’unica risposta sarebbe una mobilitazione permanente e massiccia per opporsi a questo disegno reazionario.
Remo Pezzuto, portavoce del sindacato studentesco universitario Link di Taranto, ha letto una vera e propria denuncia dello stato delle facoltà universitarie del territorio jonico, polo universitario mai veramente decollato e che con il taglio degli indirizzi rischia addirittura di scomparire e chiedendo quindi al neo-assessore regionale della giunta Vendola un impegno preciso al riguardo. Intervento che sarà ripreso successivamente da una rappresentante del Cloro Rosso.
La voce dei precari storici della scuola è stato portato da Elena La Gioia, del Comitato Insegnanti Precari, il soggetto che sarà più colpito dalla macelleria sociale messa in atto contro l’istruzione pubblica: se non si fermerà la mannaia, ha detto, la perdita ulteriore dei posti di lavoro per la nostra città sarà insostenibile. E questo, ha rimarcato successivamente Tonia Guerra, resp regionale scuola di Rifondazione Comunista, porterà inevitabilmente, oltre l’inaccettabile disoccupazione, un inevitabile abbassamento della qualità didattica.
Dopo aver ascoltato anche un accorato intervento di uno studente-lavoratore che ha legato la questione della conoscenza alla condizione operaia, l’assessore regionale al Diritto allo studio, Alba Sasso, ha assicurato che la Regione Puglia, come ha già fatto in passato con il decreto salva-precari, e nonostante i tagli di Tremonti alle concrete e reali possibilità delle Regioni (e dei Comuni e delle Province) continuerà ad essere vicino alle istanze degli operatori della scuola per una razionalizzazione che colpisca gli sprechi effettivi, non gli investimenti.
Ha concluso i lavori Piergiorgio Bergonzi, responsabile nazionale del PdCI per le politiche scolastiche e a nome della Federazione della Sinistra. Il disegno di smantellamento della scuola pubblica, ha detto con forza l’esponente politico, fa parte di un disegno più complessivo delle destre e delle forze reazionarie di questo paese. L’istruzione non più come diritto, ma come privilegio di classe. Con una sfrontatezza senza pari, questo governo mira alla privatizzazione dell’istruzione, in modo che i ceti meno abbienti non possano più scalare la piramide sociale: i ricchi con i ricchi e con l’arroganza e protervia dei ricchi, i poveri con i poveri, a cui verrà progressivamente precluso l’accesso all’istruzione qualificata e diminuito l’obbligo formativo. Una restaurazione di classe, che avvicina la battaglia delle autentiche forze di sinistra di oggi alle lotte dei socialisti dell’Ottocento contro l’analfabetismo. E’ in questa direzione che la manovra economica deve essere piegata, o meglio capovolta.
Con tre provvedimenti facilmente realizzabili.
A) Tassare almeno di un ulteriore 5% i capitali di coloro che avendoli illegalmente esportati all’estero con grave danno per tutta la comunità, hanno potuto rimpatriarli e ripulirli alcuni mesi fa a costi irrisori grazie allo scudo fiscale. Il prelievo sarebbe possibile con un semplice “automatismo” visto che gli elenchi nominativi sono noti sicuramente alle banche. B) Elevare la tassazione delle rendite finanziarie ( di cui sono titolari in primo luogo grandi gruppi e grandi speculatori finanziari corresponsabili se non artefici della crisi attuale!) dal 12,5% attuale al 20%. Nella consapevolezza che la tassazione di uno stipendio da lavoro di 1300 euro è del 25% e che in tutti i paesi europei le rendite finanziarie sono tassate al 19-20%! C) Tassare le rendite e le grandi ricchezze del 10% di ricchissimi che possiede il 50% della ricchezza nazionale.
Si tratterebbe finalmente di fatti e non di demagogici proclami contro l’evasione fiscale!
Questi tre provvedimenti produrrebbero entrate tra i 15 e i 20 miliardi sul totale di 24 della manovra. L’entrata di risorse sarebbe ancora maggiore se, come doveroso, si rinunciasse ad inviare altri mille soldati in Afghanistan e si ritirassero quelli ivi presenti.
L’importo mancante per completare la manovra finanziaria dovrebbe essere coperto dal restante novanta per cento dei cittadini, proporzionalmente ai loro redditi.
Contro la scelta praticata da chi vuole realizzare la società della disuguaglianza e senza democrazia, una società possibile solo se basata sull’ignoranza di massa, l’appello di Bergonzi è stato quello di unire la sinistra, porre fine alle divisioni e frantumazioni, per ridare fiducia e speranza al nostro popolo.
(a cura di Ferdinando Dubla, resp. Prov. PdCI – Scuola e politiche della formazione)

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