è bene che gli studenti e in genere le nuove generazioni prendano direttamente nelle loro mani il proprio destino; bisogna ridisegnare la scuola pubblica per rendere cogente il diritto allo studio e l'istruzione popolare, ricentralizzare la didattica dei contenuti e la pedagogia della cooperazione educativa. Non solo si renda facoltativa e senza vincoli orari l'alternanza scuola/lavoro, ma con un altro profilo di scuola: la 107 va abolita non riformata. (fe.d.)
venerdì 27 ottobre 2017
all'UNIONE DEGLI STUDENTI
è bene che gli studenti e in genere le nuove generazioni prendano direttamente nelle loro mani il proprio destino; bisogna ridisegnare la scuola pubblica per rendere cogente il diritto allo studio e l'istruzione popolare, ricentralizzare la didattica dei contenuti e la pedagogia della cooperazione educativa. Non solo si renda facoltativa e senza vincoli orari l'alternanza scuola/lavoro, ma con un altro profilo di scuola: la 107 va abolita non riformata. (fe.d.)
mercoledì 18 ottobre 2017
COMANDANTE ROJDA FELAT, HASTA LA VICTORIA!
http://giulianasgrena.globalist.it/
La liberazione è costata molto sia alla popolazione civile che ai combattenti, certo hanno avuto l’aiuto degli Usa, ma i marine non erano sul terreno. È forse questo il motivo che ha impedito ai media (soprattutto alle tv nostrane) di dare il dovuto risalto alla notizia? Certo non c’era la bandiera a stelle e strisce come a Baghdad e non è stata possibile una foto che esaltasse la potenza americana.
martedì 17 ottobre 2017
Il fanatismo patologico dell’alternanza scuola-lavoro
L’alternanza scuola-lavoro rappresenta senza ombra di dubbio l’aspetto più insopportabile della cosiddetta «buona scuola». Poiché – a differenza del bonus premiale, della «chiamata diretta», delle nuove regole per il reclutamento o della governance e, più in generale, di tutte le manipolazioni culturali, didattiche e professionali cui docenti vecchi e nuovi sono sottoposti dall’entrata in vigore della riforma ma che possono ancora combattere sul fronte politico-sindacale – essa, al contrario, si accanisce pervicacemente su studenti adolescenti nel loro percorso di studi superiori, imponendosi prepotentemente nella loro esperienza quotidiana e deformando il loro sguardo sulla scuola e sul mondo.
Aver introdotto 400 ore di alternanza obbligatoria nel triennio degli istituti tecnici e professionali e 200 nei licei significa aver sottratto, per legge, altrettante ore di istruzione a milioni di studenti che, fuori dalla fascia dell’obbligo, hanno scelto di proseguire gli studi. Che hanno scelto gli studi, non il lavoro e, soprattutto, non la finzione del lavoro o il lavoro demansionato. Che, e non è solo il caso dei liceali, intendono andare all’Università e magari specializzarsi ulteriormente con percorsi formativi di alto livello.
Significa aver allontanato dai banchi, dai libri, dalle letture, dalle lezioni, dal tempo lungo e lento dell’apprendimento cognitivo e meta-cognitivo milioni di studenti, per sperimentare, in cambio, qualcosa che loro non desiderano e di cui non hanno bisogno: il lavoro non qualificato e non pagato. E, forse anche più spesso, il nulla di un tempo vuoto, senza istruzione e senza formazione, in cui l’unica cosa insopportabilmente reale è il ghiotto boccone del finanziamento pubblico e dei voucher che passa, con questa legge, ogni anno, dalle scuole ai privati. Perché questo è l’orizzonte di senso in cui si iscrive l’alternanza scuola-lavoro: meno scuola, bassa manovalanza senza tutele e senza diritti appaltata all’esterno, azzeramento di ogni percorso realmente formativo che passi attraverso conoscenza e riflessione.
Con buona pace della Ministra, che la definisce una «innovazione didattica» senza probabilmente comprendere il significato profondo della parola «didattica», ovvero di quel settore della pedagogia che studia i metodi dell’insegnamento, ma forse alludendo, chi sa quanto consapevolmente, alle inquietanti innovazioni di questa didattica e dunque di questa pedagogia neoliberista, un’antipedagogia il cui fine ultimo è l’assoggettamento acritico alle leggi di un mercato globale che reclama ovunque manodopera più ignorante, più inconsapevole e più servile.
Le proteste, le voci critiche, le richieste di moratoria, di abrogazione, le manifestazioni e gli scioperi si allargano a macchia d’olio: venerdì scorso 13 ottobre decine di migliaia di studenti sono scesi in piazza in tutta Italia. La risposta della Ministra non può essere il «bottone rosso» di una piattaforma web per segnalare gli abusi, né tantomeno la chiamata di tutti i rappresentanti dell’economia agli Stati Generali convocati per il prossimo 16 dicembre.
L’alternanza scuola-lavoro non è, come ragliano gli ostinati cantori della «buona scuola», una buona idea male applicata. Alla prova dei fatti, è l’ennesima mistificazione di uno Stato cialtrone che, a dispetto di ogni evidenza, persiste nell’errore, piuttosto che fare autocritica e invertire la rotta. Siamo dominati da vent’anni da una sorta di fanatismo patologico dei nostri decisori politici nel perseguire riforme sbagliate e nell’istituzionalizzare apparati di governance su cui il resto del mondo condivide ampie critiche.
Ed è così per tutto: il 3+2 all’Università, i cui effetti positivi sono ormai smentiti annualmente dalle statistiche internazionali; l’autonomia scolastica, viatico di quella progressiva aziendalizzazione della scuola pubblica contro cui si scagliano fior di intellettuali nel mondo; gli organismi di valutazione come Anvur e Invalsi, che perseguono le loro finalità di gestione e di controllo avvalendosi di criteri bibliometrici e di test di misurazione della qualità dell’istruzione che la comunità scientifica e le istituzioni internazionali stanno ormai relegando in un angolo.
Anna Angelucci
giovedì 5 ottobre 2017
GRAMSCI E LA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE (Guido Liguori)
Il saggio di Guido Liguori che pubblichiamo parzialmente è tratto dall’ultimo numero della rivista Critica Marxista e ripreso dal sito di Rifondazione.it.
[estratto]
martedì 3 ottobre 2017
ISTVAN MESZAROS, INTELLETTUALE MARXISTA CRITICO

allievo di Georg Lukács, critico del capitalismo, ha voluto aggiornare l'analisi delle forme e delle strutture del neocapitalismo (vedi per ultimo il suo "Oltre il capitale", edito in Italia da Punto Rosso); critico del socialismo dell'est e delle politiche staliniane, in questo marcando differenze dal suo maestro, ha scritto un libro a mio parere straordinario sulla categoria di alienazione in Marx, ancora non tradotto in Italia dal 1970. Si farebbe bene a farlo. Anche la striminzita voce su Wikipedia non è stata tradotta in italiano. Ad maiora, István. (fe.d.)