le lenti di Gramsci

martedì 2 gennaio 2018

Mauro Alboresi (PCI): la lista POTERE AL POPOLO, un'esperienza fortemente condivisa


ALBORESI, segretario PCI: la lista POTERE AL POPOLO, un'esperienza fortemente condivisa che non lede l'autonomia dei comunisti. Al lavoro nella campagna elettorale per le elezioni del 4 marzo prossimo e anche oltre.
Pubblichiamo un’intervista al compagno Mauro Alboresi, Segretario Nazionale del PCI a cura della redazione del sito del PCI.
R. Sabato 30 dicembre s’è tenuto il Comitato Centrale del nostro Partito, all’ordine del giorno la questione delle prossime elezioni nazionali del 4 marzo e la linea che il PCI assumerà rispetto a questa scadenza. Puoi riferire ai nostri compagni e alle nostre compagne e tutti e tutte coloro che ci seguono l’esito del Comitato Centrale? 
M. Dopo una lunga, appassionata e a volte non facile discussione (com’è normale che sia, in relazione a passaggi delicati come questi, in cui si affrontano temi importanti come quelli della politica delle alleanze e della tattica elettorale del Partito) si è assunta, a larga maggioranza, una decisione definitiva: il PCI aderisce, per le elezioni del 4 marzo, alla Lista “Potere al Popolo”. Peraltro, lo vogliamo sottolineare, lo stesso verbo “aderisce” non è quello più indicato, poiché il PCI ha lavorato per quasi due anni al fronte di gran parte di quelle forze che oggi costituiscono “Potere al Popolo” e di questo fronte è stato protagonista centrale e riconosciuto.
R. Quali sono i motivi di fondo che hanno spinto il PCI a tale scelta?
M. Tale scelta, innanzitutto, trova le proprie ragioni profonde e originarie nella lettera e nello spirito del Documento Politico attraverso il quale, nel giugno del 2016, a Bologna, s’è tenuta l’Assemblea Costituente del PCI, un Documento che individua un percorso di crescita, politica e sociale, del nostro Partito, oltreché nell’iniziativa autonoma del PCI, anche attraverso un ruolo centrale da svolgere: quello di essere il perno di un fronte di forze comuniste, anticapitaliste, antiliberiste e di sinistra d’alternativa, un fronte popolare avente innanzitutto il compito di ricostruire, nel nostro Paese, ciò che da decenni drammaticamente è assente: un’opposizione di classe e di massa. A partire da ciò è chiaro che l’unità d’azione delle forze comuniste e di classe, delle forze politiche, sociali e sindacali più avanzate risponde soprattutto all’esigenza delle lavoratrici e dei lavoratori, dei giovani, degli immigrati, di tutto quel vastissimo mondo sociale in grande sofferenza di essere finalmente rappresentato sia sul piano politico che su quello della lotta sociale. Da troppi anni il conflitto capitale-lavoro viene guidato dai padroni: è ora che alla testa delle lotte tornino le forze anticapitalistiche e per perseguire questo obiettivo occorre innanzitutto che queste forze vengano unite. Questo è il senso più profondo della scelta del PCI, volta ad unirsi, in questa tornata elettorale, alla Lista “ Potere al Popolo”, un fronte che può andare oltre il 4 marzo. Ciò che vorremmo è che anche dopo il 4 marzo nelle piazze, davanti alle fabbriche e ai luoghi di lavoro, davanti alle scuole e dentro le università molte soggettività comuniste, anticapitaliste, della sinistra di classe, dei movimenti giovanili e di lotta – e non solo il PCI – si trovassero, unite, a lottare.
R. Nel dibattito interno al PCI si sono materializzate delle voci critiche, preoccupate che nella simbologia di “Potere al Popolo” sia assente il simbolo della falce e il martello…
M. Sono critiche che comprendiamo, che ascoltiamo non solo perché provengono dai nostri militanti, dai nostri quadri ma perchè anche noi avremmo preferito che i simboli del lavoro fossero visibili nel simbolo della lista comune. Ma a queste critiche rispondiamo che in un’alleanza politica tra diversi (non solo tra forze comuniste, ma anche di sinistra, sindacali, sociali, di movimento, com’è l’alleanza di “Potere al Popolo”) il simbolo che tiene tutti uniti è sempre una mediazione tra le parti. Ciò fa parte dell’esperienza dell’intera storia del movimento comunista mondiale, compreso il movimento comunista italiano: quando i partiti comunisti hanno ritenuto opportuno, nella loro intera e lunga storia mondiale, affrontare le elezioni assieme ad altre forze hanno sempre “fatto sintesi” attraverso un altro simbolo, che non poteva essere quello di una o più di una delle forze presenti nel fronte, nell’alleanza. Tuttavia il logo “Potere al Popolo”, con la stella rossa, tutto è meno che una simbologia moderata: “Potere al Popolo” è già di per sé un’indicazione strategica (sovranità popolare) addirittura rivoluzionaria e la stella rossa è la medesima delle bandiere dell’intero movimento comunista e rivoluzionario mondiale. Ma, dicevamo, c’è qualcosa che va ben oltre la questione simbolica: al centro delle cose c’è l’esigenza strategica dell’unità delle forze comuniste, anticapitaliste, della sinistra politica e sindacale di classe affinché si possa rilanciare una lotta sociale vasta, che abbia l’obiettivo di cambiare finalmente i rapporti di forza, nel nostro Paese, tra capitale e lavoro. E, certo, un obiettivo sociale così alto il PCI, oggi, non può perseguirlo da solo …
R. Nel nostro dibattito interno è emersa a volte un’altra preoccupazione: in questa esperienza unitaria può appannarsi l’autonomia del PCI?
M. L’autonomia del PCI non è data dalla sua politica delle alleanze a sinistra. Essa proviene dalla forza del suo pensiero politico e teorico e dalla sua prassi. E da questo punto di vista credo di poter dire che siamo largamente garantiti, nel senso che dal processo della costituente comunista ad oggi il nostro pensiero politico generale, volto ad un’analisi del quadro internazionale e nazionale, si sia irrobustito notevolmente (anche se c’è da irrobustire la nostra prassi e la nostra lotta sociale e politica). Occorre, invece, sottolineare un aspetto decisivo che risiede nella costruzione delle alleanze: è dentro le alleanze con le forze politiche e sociali più avanzate, è nelle lotte che si portano avanti assieme a queste forze, è nell’azione di massa, che vede i comunisti e le comuniste svolgere un ruolo protagonista, che il PCI cresce, che si dà, appunto, una linea di massa che, unica via, può davvero far si che il Partito ricostruisca i legami di massa, il radicamento e l’organizzazione. Un PCI volto all’isolamento sociale e politico sarebbe un bambino già morto in fasce…
R. Possono esserci problemi d’ordine programmatico, nell’alleanza con “Potere al Popolo”?
M. Il programma di un fronte largo non è mai il programma di uno dei soggetti del fronte. Ma nel programma di “Potere al Popolo”, al quale abbiamo dato un notevole contributo, vi sono punti alti e centrali di condivisione: la critica delle politiche imperialiste e della NATO, la lotta contro il riarmo, la critica radicale dell’Unione europea liberista e dei Trattati, il primato della lotta antifascista, la critica serrata alle politiche del PD e del “renzismo”, la critica radicale ai nuovi cartelli elettorali e alle politiche del “centro-sinistra”, l’esigenza di costruire un’alternativa sociale e politica di classe e di massa. Punti centrali sui quali il PCI conviene pienamente e che ci parlano di un’esperienza unitaria che nulla ha a che vedere con altre e precedenti esperienze, quali l’Arcobaleno e Rivoluzione Civile. Qui, in “Potere al Popolo”, la cifra sociale e politica espressa è comunista, anticapitalista, di sinistra d’alternativa e di classe. E lasciatemi dire: vi è un “linguaggio politico”, espresso innanzitutto da quel forte movimento giovanile che fa parte di “Potere al Popolo”, che riesce ad innovare e rafforzare l’intero “discorso politico” di quest’alleanza. E’ un linguaggio, questo dei giovani, di tipo chiaramente comunista, di classe e chiaramente proveniente (per come affronta le questioni della diffusione della precarietà, anche esistenziale, dei giovani, dell’assenza del lavoro, dell’assenza delle garanzie sociali e dello stesso loro futuro) dalle concrete e vive contraddizioni sociali vissute dai giovani stessi. Un linguaggio politico innovativo che può far molto bene anche al nostro Partito.
Tutto ciò ci garantisce, sul piano elettorale? Certo che no: la garanzia di un successo elettorale ce l’avrebbe forse data solo un’alleanza subordinata con il PD o con il centro sinistra. Una scelta che sarebbe stata la nostra morte politica. C’è solo una strada, in questa ormai avviata campagna elettorale, che può portarci ad un risultato positivo: l’impegno strenuo – in ogni piazza, in ogni strada, in ogni casa – volto a popolarizzare le nostre ragioni, le nostre idee, la nostra lotta. E c’è un modo solo di portare avanti questo impegno: l’investimento di tutte le forze del PCI e la loro totale unità d’azione con l’intero fronte di “Potere al Popolo”. Indipendentemente, persino, dall’esito elettorale (per il quale esito positivo dobbiamo tuttavia e naturalmente lavorare con tutte le nostre forze) si raggiungeranno altri importanti obiettivi: l’immersione del nostro Partito in una più vasta azione di massa (base primaria per la stessa crescita del PCI) e, se lavoriamo bene, la nascita di un fronte comunista e anticapitalista per le lotte future in questo Paese. Abbiamo molto e giustamente discusso, care compagne e cari compagni. Ora, a cominciare dalla raccolta delle firme per la presentazione della Lista “Potere al Popolo”, alla lotta!

                                                    

                                                          

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