le lenti di Gramsci

martedì 15 dicembre 2009

CHI ISTIGA ALLA VIOLENZA PRIMA O POI NE RIMANE VITTIMA

Serse, figlio di Dario I, re dei Persiani, (519 a.C. circa – 465 a.C.), amava dominare il suo Impero sentendosi investito direttamente dal dio. Non poteva tollerare dissensi ed obiezioni, detestava chi lo contraddiva, mentre lui facilmente lanciava invettive, forte dei mezzi del comando imperiale. Era padrone di tutto, ma vedeva nemici dappertutto e, disonesto, rilanciava calunniosamente le accuse di complotti, congiure, ecc.. E' ricordato per alcuni episodi cruenti che evidenziano la sua tirannia. Infatti per varcare l'Ellesponto costruì un ponte che dopo alcuni giorni crollò a causa di una bufera. Allora Serse si infuriò e decise di decapitare gli ingegneri e flagellò il mare (Flagellazione dell'Ellesponto), considerato colpevole dal sovrano, pronunciando le seguenti parole: "Onda amara, il tuo signore ti infligge questo castigo perché l'hai offeso, senza aver da lui ricevuta offesa alcuna. Il Re Serse ti varcherà, che tu voglia o no. È ben giusto che nessuno fra gli uomini ti offra sacrifici, perché tu non sei che un fiume torbido e salmastro".

Altro episodio è quello riguardo il figlio di Pitio, un suo amico. Pitio aveva chiesto a Serse se suo figlio, primogenito tra i cinque figli, poteva evitare di entrare a far parte dell'esercito persiano perché doveva badare agli interessi della famiglia. Ma Serse si infuriò e fece tagliare in due il figlio di Pitio e fece passare tutto l'esercito persiano sopra le due parti.

La storia dice che nel 465 fu assassinato, insieme al figlio, dal suo visir Artabano.

Chi istiga alla violenza, specie se ha un potere immenso e si crede onnipotente, prima o poi ne rimane vittima.

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