le lenti di Gramsci

giovedì 31 dicembre 2009

D’ALEMA E CASINI, L’INCIUCIO SULLE SPALLE DEI PUGLIESI

La Puglia intera dimostri che non ci sta ai diktat dall’alto e sviluppi la strada del rinnovamento

C’è chi non si rassegna con modestia a svolgere un ruolo politico, anche di primo piano, ma ama comandare, ordinare, imporre; non è solo il Presidente del Consiglio, il Berluska pur malconcio, ma anche chi ai suoi insani propositi dovrebbe opporsi con vigore e dimostrare un’altra politica. Quel che è avvenuto e sta avvenendo nel Partito Democratico pugliese a proposito delle prossime elezioni regionali del marzo 2010 è la dimostrazione, purtroppo, che il berlusconismo e la destra, i suoi valori, i suoi metodi, costituiscono un virus che non sarà facile debellare. L’accordo nazionale tra D’Alema e Casini, per un’intesa che si postula vincente, (chissà poi perché, secondo un ragionamento solo quantitativo), deve passare sopra il cadavere di Nichi Vendola, attuale Presidente della Regione, che si è ricandidato, a dispetto di corvi e sciacalli. I quali ultimi vedono la Puglia non un “laboratorio”, come affermano, ma una terra da conquistare e la sua popolazione ostaggio delle alchimie politiche calate dall’alto. In un primo momento Vendola sembrava, nell’ultimo Congresso del PD pugliese, il candidato naturale di tutto il centro-sinistra: per i democratici una via d’uscita onorevole, visto che proprio suoi uomini e referenti erano stati nell’occhio del ciclone delle indagini dei magistrati sulla sanità e che il Presidente invece ne era uscito pulito. E invece D’Alema si è arrabbiato: ma come, lui aveva già un accordo, un “inciucio” fresco fresco con l’UDC di Casini (e di Cuffaro) per un ‘allargamento’ a dismisura della coalizione, un’armata Brancaleone che nelle intenzioni (vedi alla Provincia di Taranto, un avamposto in questa direzione!!) doveva allargarsi fino….ai neofascisti ‘meridionalisti’ della Poli Bortone! Il diktat è stato imperioso: via Vendola, che l’UDC non vuole (forse, ma è un sospetto, perché il suocero di Casini è un certo Caltagirone, con interessi nei servizi idrici, che quindi devono essere interamente privatizzati) che si faccia da parte a favore di Emiliano, sindaco piddì di Bari, gradito anche dai poteri forti. Se non fosse che la legge lo impedisce: Emiliano dovrebbe prima dimettersi, poi candidarsi. Ma gli ‘inciucisti’ a questo punto pretendono una leggina ‘ad personam’: il 19 gennaio p.v. si cambi la legge in Consiglio regionale!! Giudicate voi se questo non è berlusconismo allo stato puro. Una situazione che ha fatto ribrezzo anche a molti nelle file del PD e che ha causato una vibrante protesta che ha costretto ad una mediazione: si vada alle primarie. Una storia che noi speriamo sia a lieto fine per i pugliesi: in queste elezioni i programmi, i contenuti, finora si sono visti poco: eppure c’è proprio il problema dell’acqua pubblica, della sanità pubblica, del no al nucleare, delle politiche ecologiche, del precariato, che attenderebbero una risposta precisa, senza se e senza ma.
Un’ultima riflessione generale vogliamo farla. La destra ha già avviato una campagna elettorale di attacco, arrembante, altro che l’amore di cui parla Berlusconi. Addirittura pare che proprio il volto insanguinato del capo del governo subito dopo l’aggressione subita a Milano comparirà in una prima serie di manifesti. La destra sta razzolando ovunque per recuperare voti. Non si perita a fare l’occhiolino a frange estreme, naziste e fasciste. Ha quasi “sistemato” le candidature, la Lega con i sindaci di alcuni comuni dà sfogo ai peggiori istinti razzisti. A Milano si intitola una strada a Bettino Craxi, che era pur sempre un latitante con condanna definitiva. Ma consente di tener ben legati alcuni discepoli del leader morto ad Hammamet . C’è una pressione molto forte esercitata sull’UDC, una parte dei cui dirigenti ha il cuore che batte a destra. Nel Lazio, dove ancora non c’è ancora un candidato del centrosinistra, è data per certa l’alleanza fra il partito di Casini e la candidata della destra, Renata Polverini, che proviene dal sindacato del Msi. Ha collaborato con Storace quando era Presidente della Regione ed ha trovato il modo di devastare la sanità. Infine, sempre a proposito dell’amore berlusconiano, ecco il diktat della maggioranza: in Parlamento subito le leggi che salvano Berlusconi e lo tengono lontano dai processi. Ce le votiamo, poi apriamo il “dialogo” e l’opposizione ci dà i voti necessari per modificare la Costituzione e consegnare ad un moderno duce tutti i poteri, con il Parlamento trasformato in una specie di corte del sovrano.
D’Alema, con le sue voglie ‘inciuciste’, come ormai da molti anni, sembra il miglior alleato di Berlusconi.
E’ ora che la Puglia, che considera “sua”, gli dia una sonora lezione.

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