le lenti di Gramsci

lunedì 7 gennaio 2013

RIVOLUZIONE CIVILE PER LA TRASFORMAZIONE SOCIALE


 
La campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento  2013 sarà breve ed intensa. Da qui al 24/25 febbraio la battaglia si condurrà a colpi di presenze nei talk-show e sarà comunque prevalentemente mediatica. Ci sarebbe invece bisogno di più tempo e di un contatto tradizionale ravvicinato per far conoscere programmi, proposte, candidati e opzioni strategiche alternative. L’unica vera novità è la lista capeggiata da Antonio Ingroia, valoroso pm palermitano in continuità con l’operato di Falcone e Borsellino nella lotta alle cosche mafiose e ai legami di queste con gli apparati dello Stato. Questa lista però avrebbe un programma  e un insieme di valori limitati se non vi fosse l’apporto delle forze politiche che in tutti questi anni si sono opposti al ‘berlusconismo’ prima e al ‘montismo’ dopo, a ciò che hanno rappresentato per le condizioni materiali di vita del nostro popolo, alla rapacità del capitale finanziario e della speculazione parassitaria a spese delle classi lavoratrici e in generale dei diritti di tutto il mondo del lavoro, alla permanente e asfissiante limitazione della sovranità nazionale a favore dei potentati europei e delle loro politiche affamatrici e recessive; altro che antipolitica e ‘passi indietro’, la riappropriazione democratica passa oggi per un contrasto alla ‘democrazia autoritaria’ (concetto caro alla sociologia del conflitto e al Federico Stame dei ‘Quaderni Piacentini’ degli anni ’70) impastata di qualunquismo (che fa leva sempre sul senso comune deteriore e sull’analfabetismo politico),  di populismo (che contrasta l’emancipazione culturale di massa e accarezza gli istinti più ‘beceri’) e di leaderismo (la delega contro la partecipazione)[1]. I comunisti, dentro la rivoluzione civile, hanno il compito  di accentuare la necessità della trasformazione sociale, di rappresentare la moderna lotta delle classi, di concepire la crescita civile come sviluppo sociale, per la prospettiva strategica di un superamento del capitalismo, riportando le contraddizioni, in particolare l’abisso “ecologico” di cui parla Leonardo Boff (su cui va inquadrato il caso a noi caro dell’Ilva di Taranto), alla loro causa strutturale. Questo piano di analisi ha bisogno di una rappresentanza, anche in Parlamento, nel prossimo Parlamento, altrimenti diventa solo una pia aspirazione sterile di ‘anime belle’. Torniamo dunque ognuno a fare la propria parte: casa per casa, interloquendo e informando, diffondendo i programmi e i valori alternativi, vincendo l’ideologia dominante e i suoi apparati di riproduzione mediatica, la pedagogia degli oppressori.  Con il coraggio e la perseveranza che da sempre hanno caratterizzato i comunisti italiani.

ferdinando dubla, editoriale per Lavoro Politico, gennaio 2013


[1] Su questo, intervistato da Repubblica il 4 gennaio u.s., Ingroia ha dichiarato: d.: “Il suo nome è bello grosso sul simbolo. Fa come Berlusconi?”  r.: «Io tenevo al nome, Rivoluzione civile, ma gli esperti di immagine ci hanno spiegato che  c’è troppo poco tempo, serviva qualcosa di immediatamente riconoscibile. Non ho nessuna intenzione di fare un partito personalistico. I partiti personali sono morti.»

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