le lenti di Gramsci

mercoledì 20 novembre 2013

Con la Finanziaria (la "legge di stabilità") in arrivo altri 32 milioni di tagli alla spesa


Crescita, sviluppo, diritti dei precari, giovani disoccupati.. tutte chiacchiere! La realtà è questa....

 Fonte: Il Manifesto | Autore: Antonio Sciotto


La nuova Spending Review: maxi-taglio da 32 miliardi

Un maxi piano di tagli, la cosiddetta «spending review», è in arrivo nei prossimi mesi: ieri il Commissario Carlo Cottarelli – ex dell’Fmi – ha presentato il suo piano prima a Palazzo Chigi e poi alla stampa. Si punta a recuperare, «circa due punti di Pil, pari a 32 miliardi di euro, in tre anni», ha spiegato il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni: soldi che, sempre secondo il ministro, avranno come primo obiettivo «la riduzione delle imposte» e poi anche «il finanziamento degli investimenti» e la «riduzione del debito».

Non è ancora chiaro nel dettaglio dove Cottarelli con la sua squadra andrà a tagliare, ma di certo nel mirino ci sono non solo i ministeri, ma anche tutta l’amministrazione pubblica e la sanità. Eppure ieri lo stesso Enrico Letta, prima intervistato dal Financial Times e poi alla cerimonia per i 90 anni del Cnr, ha tenuto a sottolineare che l’epoca dei tagli lineari è finita: «Quando si interviene con la falce, tagliando tutto allo stesso modo, alcuni tagli rendono impossibile fare le cose ecco perché bisogna carotare – ha spiegato il premier -Dobbiamo tornare a una stagione di tagli che rendano possibili gli investimenti. Il 2013 è un anno di transizione, nel 2014 si deve cambiare verso e investire nella ricerca».

Tanto ottimismo, ma certo – come si è reso evidente più volte in passato – dietro le parole «taglio», «risparmio», «efficientamento», «spreco» può nascondersi una sforbiciata anche per i servizi. Il viceministro all’Economia Stefano Fassina, infatti, commentando il piano della spending review, ha detto che tagliare gli sprechi va bene, ma che non si deve intaccare il welfare: «La spending review deve puntare a riallocare la spesa, fare efficienza, riorganizzare le pubbliche amministrazioni, altrimenti significa ridimensionamento del welfare – ha spiegato – Credo ci sia una notevole approssimazione nella discussione sulla spesa pubblica italiana, che pro capite è tra le più basse non solo in eurozona ma in tutta Europa, ed è già prevista in riduzione di tre punti».

La road map della spending review, comunque, prevede un percorso in almeno due tappe principali: fino a febbraio c’è una fase di ricognizione, che potrebbe già portare con sé alcune misure alla sua conclusione; ma il grosso dovrebbe arrivare con il Def del prossimo anno, entro luglio, quando si stilerà un vero e proprio piano triennale, che riguarderà più massicciamente gli anni 2015-2016-2017.

Tra i provvedimenti inseriti nel documento presentato ieri, ci sono anche gli incentivi agli enti locali per tagliare i costi: «Sarà studiato un sistema di incentivi finanziari che facilitino la collaborazione dei centri di spesa nella individuazione di risparmi». Verranno stilate speciali «classifiche» per evidenziare i «centri di spesa virtuosi e quelli meno efficienti».

Il capitolo più caldo – anche sul piano delle possibili proteste che potrebbe generare – riguarda il riordino della pubblica amministrazione, visto che concerne anche la «mobilità» nel pubblico impiego, «compresa l’esplorazione di canali d’uscita e rivalutazione delle misure del turn over». Il Pd ha chiarito che «è importante favorire la mobilità per compensare le carenze di organico tra i vari settori», ma che nel contempo si deve assicurare «lo sblocco della contrattazione e del turn over». E Cottarelli ha annunciato che il tutto si farà «lavorando in stretto contatto e di frequente con le parti sociali».

Certo, siamo alla fase degli annunci, quindi è per il momento quella più fumosa: al dunque si dovrà seriamente considerare se le forbici non colpiranno servizi sanitari e più in generale pubblici. E comunque, stando alle parole di Saccomanni, l’abbattimento del debito pubblico non dovrebbe venire solo dai tagli alla spesa corrente relativa ai servizi e al welfare, ma anche da privatizzazioni e dal rientro di capitali dall’estero: «L’azione principale di contenimento del debito pubblico verrà dal programma delle privatizzazioni e dal rientro dei capitali all’estero, ma ci sarà anche un contributo che io spero venga anche dalla revisione della spesa pubblica», ha spiegato il ministro. Privatizzazioni di cui si dovrebbe sapere di più già entro la fine di questa settimana.

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