il sogno onirico, perdita dell'identità nell'universo infinito, l'emergere dell'inconscio attraverso l'emozione.........
domenica 18 gennaio 2015
domenica 11 gennaio 2015
Le chiacchiere di Renzi sulla scuola nascondono tagli e recrudescenza del già famigerato decreto Brunetta
Più risorse, meno
chiacchiere. La scuola non è uno spot
Anno nuovo, solita vecchia propaganda.
Il video del premier sulla Buona Scuola apparso sul canale YouTube del Governo è l’ennesimo spot dal sapore vagamente millantatorio che, guardandosi bene dall’indicare nel merito obiettivi e contenuti, annuncia l’apertura di una misteriosa fase 2 del processo “democratico” di riforma, inaugurato dall’annuncio di fine estate de “La Buona Scuola” che, sempre a sentir Renzi, sarebbe stato boicottato dai mass-media…
Così il premier ci augura il buon anno segnalandoci che dopo la “grande apertura al dibattito”, dopo le fanfare, la tournée ministeriale, il mega-sondaggio strombazzato da pubblicità e giornaloni (sui cui esiti poco e nulla è dato sapere), ora si farebbe sul serio. “Entro fine febbraio scriviamo i decreti”, ci avverte Matteo, voi continuate pure a partecipare, a discutere, a criticare… “è una ricchezza”. Intanto noi tiriamo avanti.
Il sondaggio della FLC CGIL, realizzato da Quorum in contemporanea con quello del Governo, racconta un’Italia diversa: chi fa la buona scuola tutti i giorni - insegnanti, studenti, personale ATA, dirigenti scolastici - sa bene come stanno le cose: tagli, risorse che mancano, blocco dei contratti e degli stipendi, una fumosa e tragicomica cancellazione degli scatti d’anzianità a favore di una meritocrazia stracciona e dirigista (con quote già decise dall’alto, ogni anno, e il connesso rischio dell’arbitrio e della discrezionalità) e una sentenza della Corte di Giustizia Europea (a seguito della causa dei sindacati, tra cui la FLC CGIL) che impone all’Italia l’assunzione di TUTTI i precari della scuola (kit volantini e brochure).
Non c’è bisogno di annunci, insomma, né tantomeno di paroline magiche, ma di risorse e idee per rilanciare la scuola e l’istruzione pubblica: le chiacchiere stanno a zero.
martedì 6 gennaio 2015
UN PRIMO RISULTATO DELLA LOTTA DELLA SCUOLA: IL GOVERNO POSTICIPA LA CONTRORIFORMA
Nel momento stesso del suo insediamento il Governo Renzi ha subito dichiarato che uno dei pilastri della sua azione sarebbe stata un’organica e complessiva riforma del sistema educativo fatta a partire dalla scuola. I capisaldi di questo progetto si concretizzavano in alcuni punti essenziali: alternanza scuola/lavoro, aumento dell’orario di lavoro per i docenti, esasperazione dei princìpi meritocratici e della cultura privata ed aziendalistica, rafforzamento del dirigente scolastico e di tutte le figure manageriali ed esecutive rispetto agli organismi democratici (collegio docenti, consigli d’istituto, etc) che erano stati conquistati dal percorso di lotte degli anni ’60 e ’70 nell’ambito della scuola pubblica.
Nell’estate del 2014 il sottosegretario all’istruzione Reggi dichiarava sulle pagine delle principali testate giornalistiche l’intento di aumentare l’orario di lavoro degli insegnanti fino a 36 ore. La risposta del settore più attivo dei lavoratori della scuola fu immediata. In pieno luglio si organizzarono assemblee molto partecipate di lavoratori autoconvocati della scuola, un presidio sotto Montecitorio ed una aperta contestazione al sottosegretario Reggi durante una festa dell’Unità di fine luglio. Memore della sconfitta del 2012, quando il Governo Monti dovette retrocedere sull’aumento dell’orario di lavoro e sul progetto di ulteriore privatizzazione della scuola del decreto Aprea, il Governo Renzi ha adottato una strategia comunicativa più sottile, mirante a spaccare e fiaccare le lotte della scuola con il progetto di controriforma intitolato “La buona scuola”.
Fiore all’occhiello del progetto, in chiave comunicativa, era la proposta di 150.000 assunzioni dei precari della scuola. Consapevole che sulla base delle lotte e dei ricorsi fatti in precedenza dai precari il Governo avrebbe dovuto pagare una multa altissima (4 miliardi di Euro) all’Unione Europea per la reiterazione di contratti a tempo determinato, Renzi proponeva l’assunzione dei precari in cambio della trasformazione complessiva del sistema scolastico: blocco totale degli scatti d’anziantità, gerarchizzazione estrema dei lavoratori della scuola, in sostanza il più bieco darwinismo sociale applicato prima ai lavoratori della scuola e poi trasmesso, secondo un’astrusa cultura aziendalistica nel campo dell’istruzione, alle giovani generazioni, a partire dalle elementari, sino alle scuole secondarie superiori e poi all’università.
Dopo aver prodotto e raccolto centinaia di mozioni delle scuole che esprimevano una netta contrarietà alle proposte del Governo Renzi, dopo aver scioperato più volte e manifestato chiedendo che questa volontà fosse ascoltata, e di fronte alla chiusura sistematica di Renzi e Giannini, non ci siamo arresi, abbiamo continuato la nostra lotta scioperando e manifestando sino al 12 dicembre portando la nostra voce sin sotto a Montecitorio.
Domenica 14 dicembre è arrivata la prima battuta d'arresto del Governo, il posticipo di due mesi nella trasformazione del progetto della "Buona Scuola" in Decreti Legge. Senza il faticoso lavoro delle mozioni, senza il duro raccordo che abbiamo costruito nell'opposizione alle politiche del Governo durante i percorsi assembleari, senza le manifestazioni del personale della scuola e degli studenti questa battuta d'arresto non ci sarebbe stata, l'opposizione sorda e spesso passiva di molti colleghi non avrebbe assunto visibilità ed il Governo avrebbe presentato i radiosi risultati del sondaggio on line perchè privo di un’opposizione visibile nel Paese. Noi abbiamo partecipato alla consultazione e moralmente l'abbiamo vinta. Non ci facciamo illusioni sulle intenzioni di questo Governo ma impiegheremo questo tempo per allargare la discussione sulle nostre proposte, far crescere l'opposizione alle politiche di Renzi e Giannini in settori sempre più vasti del Paese, approfondire teoricamente le nostre controproposte attraverso un reale dibattito democratico che coinvolga attivamente i soggetti reali che vivono la scuola.
Il percorso che abbiamo fatto ci dimostra che possiamo arginare le controriforme del Governo e costruire attraverso il dibattito, la partecipazione ed il conflitto un nostro modello di istruzione.
Sappiamo che il Governo Renzi non mollerà l’osso, tanto più che la votazione a Natale del Jobs Act ha significato, di fatto, un programma di tagli e di licenziamenti di massa nella Pubblica Amministrazione, e non è un caso che Ichino, l’ideatore della legge sul lavoro, si sia subito affrettato a sottolineare che il Jobs Act deve valere anche nella Pubblica Amministrazione, manifestando apertamente le intenzioni del Governo.
Come coordinamenti dei precari, infatti, protesteremo di fronte al Parlamento nella settimana che va dal 12 al 18 gennaio per rivendicare che le assunzioni sono un nostro diritto e che vanno inserite in un progetto di investimento sulla scuola, ma anche per contrastare le clausole del Jobs Act che ci mantengono, di fatto, in un nuovo stato di precarietà nonostante la tanto attesa assunzione. Non è un caso, infatti, che Il Governo immagina l’istruzione sulla base del modo in cui concepisce l’insieme dei rapporti sociali. Una società di nuovi schiavi prevede una formazione che educhi alla sottomissione, allo schiavismo, all’individualismo sociale.
Tuttavia la tenacia con cui abbiamo portato avanti la lotta sinora, lo sforzo di connettere le varie componenti che vivono nella scuola (studenti, lavoratori di ruolo e precari, personale amministrativo) al di là delle appartenenze sindacali e con un progetto di costruzione veramente democratica dell’alternativa, ci permette di contrastare, frenare, inceppare i progetti liberisti del Governo ed al contempo di cominciare a pensare, costruire giorno per giorno attraverso la discussione, il protagonismo di tutti i soggetti e la lotta, una scuola compiutamente democratica, che possa inserirsi in un percorso di ricostruzione dello spirito democratico della Costituzione verso la formazione di una società radicalmente alternativa a quella attuale.
Il percorso da intraprendere è estremamente difficile, l’alleato principale del Governo si chiama indifferenza, passività, che troppo spesso ancora incontriamo in molti dei nostri colleghi, e tuttavia l’esperienza degli autoconvocati della scuola e dei coordinamenti dei precari ci dimostra che se il percorso è valido, se si ha effettivamente fiducia nella lotta, è possibile contrastare efficacemente il Governo o per lo meno contenere la sua furia aggressiva verso i lavoratori e i cittadini e sperare di contrattaccare e vincere.
Francesco Cori, da www.lacittafutura.it
lunedì 5 gennaio 2015
E mò?
E mò? 'a terra, 'a musica, 'o blues, 'o riscatto, 'a melodia raga', 'a melodia...La musica è emozione, è sentimento, ma senza di te, Pi', è dura è dura......... (fe.d.)
sabato 3 gennaio 2015
Contro gli stereotipi di genere, di qualunque genere
Posted on 2 gennaio 2015 by Eretica Whitebread (scrive su Il Garantista)
Interessante: contro il falso 'femminismo' ultraborghese veicolato dai mass-media alla ricerca solo di capri espiatori in una società oppressiva e violenta, che investe sulla repressione e non sull'educazione, sulla vendetta e non sulla giustizia, che si nutre di stereotipi e pregiudizi, di genere ma di qualunque genere: una strada che ci porta al Medioevo e ai roghi mediatici, oppure ad accettare i volti sorridenti della Boschi e della Madia che compongono l'attuale guardia pretoriana del 'capo' così come erano quelle della Santanchè e della Carfagna per il Caimano, o della Fornero del criminogeno governo Monti. Donne e uomini vanno giudicati dai comportamenti e dalle idee che veicolano, non dal genere. (fe.d.)
Si, anche le donne sanno essere violente
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