le lenti di Gramsci

martedì 7 giugno 2016

CARLO LEVI: IL “FUOCO VITALE” DI GRAMSCI


 
Carlo Levi (1902-1975)
 

E ripensando a lui mi tornava davanti agli occhi la sua figura, perché io ho avuto la fortuna, molto giovane, ragazzo, di conoscere e anche di frequentare qualche volta Antonio Gramsci quelle volte, poche, in cui quasi sempre in compagnia di Gobetti io andai, poco più che adolescente, alla sede dell’”Ordine Nuovo”, a Torino, difesa allora dai fili spinati nel cortile e dagli operai torinesi armati. Quella sede che sembrava una fortezza delle speranze e della volontà e della libertà in mezzo alla selva della barbarie fascista che imperava nelle strade, quella sede che non fu mai occupata dai fascisti e che rimase intatta fino alla fine. Ricordo nella medesima stanza della redazione, Gramsci che ci accoglieva con un sorriso, Gobetti ed io, (Gobetti era redattore dell’”Ordine Nuovo”, redattore teatrale). Di Gobetti, Gramsci proprio nelle pagine finali del suo celebre scritto sulla Questione meridionale, ha scritto un elogio e ha lasciato agli amici di Gobetti, quasi con voce di un legato o di un testamento, una responsabilità, che, spero, di non aver tradito mai. Ora io quasi non ricordo di che cosa mai parlassimo, tanti anni sono passati,ma ricordo soprattutto la sua figura che veramente faceva vibrare l’aria attorno. Ricordo il fuoco nero dei suoi occhi e l’energia vitale, estrema, sublime, che irradiava attorno a lui. L’intensità unica della capacità di amore e anche della capacità di odio e di volontà rivoluzionaria che si leggeva nella sua figura. Io credo veramente che non ho mai visto uomini con un viso che rappresentasse in questo modo la personalità totale, così intensa, e associo in questo alla figura di Gramsci quella di Gobetti che anche egli aveva in un modo diverso una pari intensità,una pari vitalità,una pari profonda volontà rivoluzionaria.
Erano uomini che in altri tempi si sarebbero detti composti della materia dei santi, questi santi laici che da soli riescono a muovere il mondo e spostarlo e a creare veramente l’avvenire, e, anche se quello che allora potessimo aver detto (c’era una differenza di età, piccola, ma grandissima, perché non avevo ancora 16 o 17 anni, e Gramsci credo aveva allora 30 anni all’incirca), se anche non ricordo gli argomenti di cui c’eravamo in quelle rare volte trattenuti, ricordo in maniera straordinaria questa energia palese in ogni atto e in ogni pensiero, questa energia che dava al pensiero un valore assoluto, perentorio e insieme critico, questa energia che per me colora ancora oggi ogni suo scritto e che fa sì che leggendo una qualunque pagina di Gramsci io ci ritrovo questo fuoco vitale, anche al di là della lettera del testo, anche al di là di quella che può essere l’occasione o il particolare contenuto del pensiero.
dal discorso a braccio di Carlo Levi al cinema-teatro Impero di Matera sul tema “Gramsci e il Mezzogiorno, oggi”, 27 aprile 1967, cfr. C.Levi, Gramsci e il Mezzogiorno, oggi, “Basilicata”, XI, 5-6, maggio-giugno 1967, pp. 22-26
 Levi,Carlo
Gramsci e il Mezzogiorno oggi
, Basilicata, June, 1967, 5-6 pp. 22-26
Text of the speech given on the occasion of the commemoration of the 30th anniversary of the death of Gramsci (Matera).
Reprinted with the title «Gramsci e il Mezzogiorno» in Contadini e Luigini. Testi e disegni di Carlo Levi. A cura di Leonardo Sacco. Quaderni di «Basilicata», n. 2, Roma-Matera: Basilicata editrice, 1975, pp. 67-72. Also reprinted with the title «Il metodo della libertà» in Emigrazione, 4 (1977), pp. 10-15.
 

dipinto di Levi "in morte di Rocco Scotellaro" (1954)
 
 

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