sabato 30 dicembre 2017
POTERE AL POPOLO è
è un movimento nuovo, che parte dal basso,da persone preparate e senza santi in paradiso (e che nemmeno li vogliono), che vivono lo sfruttamento e le barbarie tutti i giorni sulla propria pelle,che subiscono le ingiustizie e la privazione di ogni diritto.
Potere al Popolo è voglia di fare,di cambiare le cose,è entusiasmo,determinazione,convinzione che un altro modo di società è possibile,è necessaria.
È consapevolezza che il popolo unito non sarà mai vinto,che insieme siamo una forza,che gli sfruttatori sono la minoranza e che possiamo farcela.
Potete al popolo è speranza,è speranza che si concretizzerà in una società più giusta e libera dallo sfruttamento.
Potere al popolo è militanza,idee,coinvolgimento,passione.
Potere al popolo è urgenza di cambiamento,è riconquistare la propria dignità e poter guardare al futuro.
Potere al popolo nasce così.
Non ci fermeramo alle elezioni.
Fino alla vittoria:Potere al popolo!
(Lina Rinaldi, FB)
venerdì 22 dicembre 2017
Dall'alternanza scuola-lavoro alla lotta di classe
dal sito di Resistenze
C'è bisogno di più disciplina? L'alternanza scuola-lavoro come inganno pedagogico
[..] Il lavoro come terapia educativa, dunque. Senza ricadere negli eccessi violenti del passato, l'infanzia prolungata si cura con il lavoro. La maturità del giovane con la testa tra le nuvole è la soggezione al capitale. L'uscita dall'infanzia, la maturazione, è lavorare per il padrone, alle condizioni del padrone. Svegliati, matura, capisci la tua natura di servo. Prostituisciti al capitale. Gratis mentre sei a scuola, e poi per un salario da fame quando la scuola sarà finita. E ringrazia il padrone se non porta l'azienda in Serbia e non ti lascia disoccupato, ché farti lavorare mica gli conviene. Lo fa per te, come un buon padre.
Dietro la retorica del lavoro, si nasconde il profitto degli imprenditori. Dietro la voce che ti dice di maturare, si nasconde la legge iniqua del capitale. La "cura del lavoro" è una enorme violenza ideologica, che spaccia il lavoro sotto il padrone per l'unico lavoro possibile.
La contraddizione è delle più evidenti. Il duro lavoro dovrebbe farti maturare. Ma con le attuali condizioni di lavoro non si esce mai dall'infanzia. Il capitale finge di volerti adulto, mentre ti lascia per sempre bambino. Questa è la base economica dell'infantilismo psichico! Come puoi diventare adulto, comprare casa, mettere su famiglia, con il salario da fame che ti dà il capitale quando diventi "maturo"? Finché comanda il capitale, l'età adulta è solo anagrafica. E le soluzioni del capitale sono, come al solito, false soluzioni.
Solo in un'umanità liberata, solo in una società comunista, il lavoro può essere realizzazione di se stessi. Solo nel comunismo, il lavoro è il tuo lavoro, quello che dà senso alla tua vita. Nel comunismo lavori per te stesso, e non per un altro che si arricchisce con il tuo lavoro, togliendoti tutto. Solo nel comunismo il lavoro è davvero nobile, e non è l'ignobile fatica del lavoro imposto e comandato dal capitale, che ti mastica per 8 ore al giorno e poi ti sputa; e che ti rende un fantasma durante il poco tempo libero che ti viene generosamente concesso!
I giovani perdono tempo, è vero. C'è bisogno di più disciplina, è vero. Ma non della vecchia disciplina familiare; né della disciplina del lavoro capitalistico. La disciplina di cui i giovani hanno bisogno è la disciplina che serve per organizzarsi, per riconoscere i propri compagni, e combattere insieme a loro la lotta di classe per la propria liberazione.
martedì 12 dicembre 2017
venerdì 8 dicembre 2017
LE DONNE DELLA RIVOLUZIONE
Alexandra Kollontaj | Zhensky Zhurnal (The Women's Journal), N. 11, Novembre, 1927, pp. 2-3 marxists.org
martedì 28 novembre 2017
IN RICORDO DELLO SCRITTORE ALESSANDRO LEOGRANDE
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giovedì 23 novembre 2017
Makarenko: la pedagogia della lotta/Iniziativa del CPA FI Sud il 25 novembre
paragrafo: La pedagogia della lotta
venerdì 17 novembre 2017
L'ECOMARXISMO DI JAMES O'CONNOR E LA "SECONDA CONTRADDIZIONE"

James O’Connor è stato da sempre impegnato nelle battaglie per la giustizia sociale nel mondo e per l’integrazione razziale negli Stati Uniti. O’Connor ha scritto testi fondamentali per la comprensione del capitalismo, essenziali per capire e combattere contro la catastrofe chiamata capitalismo. Il più famoso dei suoi moltissimi libri tradotti in tutto il mondo resta La Crisi fiscale dello Statodel 1973, ed.it. Einaudi 1979, prefato da Federico Caffè, dove ha analizzato la natura contraddittoria dello stato, che pretende di essere indipendente dal capitale (dalle classi dominanti), mentre invece ne serve gli interessi, senza svolgere la funzione di mediatore di tutti gli interessi in campo al fine di raggiungere il bene comune generale.
La pubblicazione della rivista Capitalism Nature Socialism (Cns), da lui fondata nel 1988 e diretta fino al 2003, quando ha passato il testimone per ragioni di salute, ha segnato una svolta importante nel suo pensiero e anche nel suo modo di definirsi marxista e neo-marxista nelle mutate condizioni internazionali.
«Nonostante l’ambientalismo costituisca uno dei più importanti movimenti sociali sia negli Stati Uniti sia negli altri paesi, e nonostante la crisi ecologica abbia ormai raggiunto il mondo intero, i marxisti e i socialisti hanno fatto finora pochi e deboli tentativi per dare una spiegazione teorica coerente di questi fatti», affermava O’Connor nel 1988, nella introduzione al primo numero della rivista statunitense, tradotta in Capitalismo Natura Socialismo n.1/1991.
È di questo periodo la formulazione della “seconda” contraddizione, quella tra capitale e natura, seconda rispetto alla prima, quella tra capitale e lavoro – seconda perché emerge dopo la prima in senso temporale, senza tuttavia sostituirla (La seconda contraddizione del capitalismo: cause e conseguenze, Capitalismo Natura Socialismo n. 6/1992)
La rivista italiana, diretta allora da Valentino Parlato e da chi scrive, e pubblicata nei primi anni da una società de il manifesto, nacque nel 1991 nel contesto di un network di riviste di ecologia politica comprendente anche la Spagna (con Ecologia Politica diretta da Juan Martinez Alier e la Francia conEcologie et Politique diretta da Jean Paul Deléage), legate dalla stessa lettura della crisi proposta da O’Connor. La rivista italiana ebbe successo agli inizi, perché la critica di O’Connor ai vari marxismi allora esistenti – non a Marx – interpretava quella dei comunisti “dissidenti” italiani di allora e di una parte degli ambientalisti, su tre grandi temi: primo, che la crisi ecologica è causa di crisi economica e sociale, verità scomoda e per questo ancora oggi totalmente rimossa da politici ed economisti mainstream; secondo, che le due crisi sono due facce della stessa medaglia, come oggi afferma Papa Francesco; terzo, che i movimenti sociali – ambientalisti, femministi, urbani e dei lavoratori – sono determinanti al fine di superare la crisi della democrazia rappresentativa nella fase della globalizzazione finanziaria.
Le idee e i valori per cui Jim O’Connor ha vissuto e lottato non si sono certo inverati, ma sicuramente il suo impegno ha contribuito a tenerli vivi, e questo è quello che conta.
Per me è stato un amico leale sin dal nostro incontro a New York, dove lui era già docente di labour economics al Barnard College della Columbia University, e io studentessa di economia.
Non ci siamo mai persi di vista, e la nostra amicizia si è consolidata nella costruzione della rete di Cns, con incontri anche frequenti in Europa e in California, specie nella prima fase di questa iniziativa editoriale.
mercoledì 15 novembre 2017
Gramsci e le sue letture intorno al 1917 russo
lunedì 6 novembre 2017
Una Rivoluzione lunga un secolo. A cento anni dall’Ottobre 1917
venerdì 3 novembre 2017
novembre 1917/novembre 2017 -- SPARTACO VIVE

mercoledì 1 novembre 2017
L’esperienza vittoriosa dei curdi in Siria
Un modello di democrazia, di organizzazione politica, militare e sociale per la regione.
venerdì 27 ottobre 2017
all'UNIONE DEGLI STUDENTI
è bene che gli studenti e in genere le nuove generazioni prendano direttamente nelle loro mani il proprio destino; bisogna ridisegnare la scuola pubblica per rendere cogente il diritto allo studio e l'istruzione popolare, ricentralizzare la didattica dei contenuti e la pedagogia della cooperazione educativa. Non solo si renda facoltativa e senza vincoli orari l'alternanza scuola/lavoro, ma con un altro profilo di scuola: la 107 va abolita non riformata. (fe.d.)
mercoledì 18 ottobre 2017
COMANDANTE ROJDA FELAT, HASTA LA VICTORIA!
http://giulianasgrena.globalist.it/
La liberazione è costata molto sia alla popolazione civile che ai combattenti, certo hanno avuto l’aiuto degli Usa, ma i marine non erano sul terreno. È forse questo il motivo che ha impedito ai media (soprattutto alle tv nostrane) di dare il dovuto risalto alla notizia? Certo non c’era la bandiera a stelle e strisce come a Baghdad e non è stata possibile una foto che esaltasse la potenza americana.
martedì 17 ottobre 2017
Il fanatismo patologico dell’alternanza scuola-lavoro
L’alternanza scuola-lavoro rappresenta senza ombra di dubbio l’aspetto più insopportabile della cosiddetta «buona scuola». Poiché – a differenza del bonus premiale, della «chiamata diretta», delle nuove regole per il reclutamento o della governance e, più in generale, di tutte le manipolazioni culturali, didattiche e professionali cui docenti vecchi e nuovi sono sottoposti dall’entrata in vigore della riforma ma che possono ancora combattere sul fronte politico-sindacale – essa, al contrario, si accanisce pervicacemente su studenti adolescenti nel loro percorso di studi superiori, imponendosi prepotentemente nella loro esperienza quotidiana e deformando il loro sguardo sulla scuola e sul mondo.
Aver introdotto 400 ore di alternanza obbligatoria nel triennio degli istituti tecnici e professionali e 200 nei licei significa aver sottratto, per legge, altrettante ore di istruzione a milioni di studenti che, fuori dalla fascia dell’obbligo, hanno scelto di proseguire gli studi. Che hanno scelto gli studi, non il lavoro e, soprattutto, non la finzione del lavoro o il lavoro demansionato. Che, e non è solo il caso dei liceali, intendono andare all’Università e magari specializzarsi ulteriormente con percorsi formativi di alto livello.
Significa aver allontanato dai banchi, dai libri, dalle letture, dalle lezioni, dal tempo lungo e lento dell’apprendimento cognitivo e meta-cognitivo milioni di studenti, per sperimentare, in cambio, qualcosa che loro non desiderano e di cui non hanno bisogno: il lavoro non qualificato e non pagato. E, forse anche più spesso, il nulla di un tempo vuoto, senza istruzione e senza formazione, in cui l’unica cosa insopportabilmente reale è il ghiotto boccone del finanziamento pubblico e dei voucher che passa, con questa legge, ogni anno, dalle scuole ai privati. Perché questo è l’orizzonte di senso in cui si iscrive l’alternanza scuola-lavoro: meno scuola, bassa manovalanza senza tutele e senza diritti appaltata all’esterno, azzeramento di ogni percorso realmente formativo che passi attraverso conoscenza e riflessione.
Con buona pace della Ministra, che la definisce una «innovazione didattica» senza probabilmente comprendere il significato profondo della parola «didattica», ovvero di quel settore della pedagogia che studia i metodi dell’insegnamento, ma forse alludendo, chi sa quanto consapevolmente, alle inquietanti innovazioni di questa didattica e dunque di questa pedagogia neoliberista, un’antipedagogia il cui fine ultimo è l’assoggettamento acritico alle leggi di un mercato globale che reclama ovunque manodopera più ignorante, più inconsapevole e più servile.
Le proteste, le voci critiche, le richieste di moratoria, di abrogazione, le manifestazioni e gli scioperi si allargano a macchia d’olio: venerdì scorso 13 ottobre decine di migliaia di studenti sono scesi in piazza in tutta Italia. La risposta della Ministra non può essere il «bottone rosso» di una piattaforma web per segnalare gli abusi, né tantomeno la chiamata di tutti i rappresentanti dell’economia agli Stati Generali convocati per il prossimo 16 dicembre.
L’alternanza scuola-lavoro non è, come ragliano gli ostinati cantori della «buona scuola», una buona idea male applicata. Alla prova dei fatti, è l’ennesima mistificazione di uno Stato cialtrone che, a dispetto di ogni evidenza, persiste nell’errore, piuttosto che fare autocritica e invertire la rotta. Siamo dominati da vent’anni da una sorta di fanatismo patologico dei nostri decisori politici nel perseguire riforme sbagliate e nell’istituzionalizzare apparati di governance su cui il resto del mondo condivide ampie critiche.
Ed è così per tutto: il 3+2 all’Università, i cui effetti positivi sono ormai smentiti annualmente dalle statistiche internazionali; l’autonomia scolastica, viatico di quella progressiva aziendalizzazione della scuola pubblica contro cui si scagliano fior di intellettuali nel mondo; gli organismi di valutazione come Anvur e Invalsi, che perseguono le loro finalità di gestione e di controllo avvalendosi di criteri bibliometrici e di test di misurazione della qualità dell’istruzione che la comunità scientifica e le istituzioni internazionali stanno ormai relegando in un angolo.
Anna Angelucci
giovedì 5 ottobre 2017
GRAMSCI E LA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE (Guido Liguori)
Il saggio di Guido Liguori che pubblichiamo parzialmente è tratto dall’ultimo numero della rivista Critica Marxista e ripreso dal sito di Rifondazione.it.
[estratto]