Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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venerdì 16 agosto 2019

NE’ NEOBORBONICI NE’ NEOCOLONIALISTI, ma RIVOLUZIONARI del MERIDIANO SUBALTERNO


Il “pensiero meridiano” non ha più coordinate: semplicemente, non viene riconosciuto. Dissoltosi nelle nebbie del liberismo e dell’omogeneizzazione mercatista, la sua caratterizzazione culturale è evaporata insieme ai tratti neocoloniali del classico modello dell’”inviluppo” capitalista. Se storicamente il processo risorgimentale moderato prevalse sulle debolezze e contraddizioni azioniste, politicamente il processo democratico è stato corrotto dall’assistenzialismo clientelare funzionale alla riproduzione di consenso a favore delle classi dominanti per l’”egemonia” sociale. 


- LUCANIA 61, il capolavoro pittorico di Carlo Levi, può essere assunto a emblema della “quistione meridionale” complessiva, storicamente caratterizzata come “questione contadina” e della civiltà contadina al tramonto. Fu dedicato a Rocco Scotellaro, scrittore, poeta e intellettuale “impegnato” di Tricarico, che poteva egli stesso assurgere a simbolo della volontà di riscatto delle classi che, sulla traccia di Gramsci, verranno definite studiate e analizzate da Ernesto de Martino negli anni 50 del Novecento, come classi subalterne del Mezzogiorno d’Italia, tra folclore, “rivoluzione passiva” e identità culturale.
Naturalmente, vi è differenza tra questione meridionale complessivamente intesa e questione contadina e, fra queste, della civiltà contadina. (continua) 
~ fe.d. 




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