le lenti di Gramsci

sabato 11 luglio 2020

La libertà dell'intellettuale, la necessità del partito


CUMPANIS, rivista diretta da Fosco Giannini, numero 2 luglio 2020

 di Ferdinando Dubla
(storico del movimento operaio)
I temi della corrispondenza tra l’antropologo e filosofo Ernesto De Martino e il dirigente comunista Pietro Secchia

- Il libero pensiero nell'organizzazione comunista, centralismo e democrazia dell'intellettuale collettivo, la forma-partito adeguata alla nuova linea politica (evidentemente risultato di analisi differenziate rispetto alle fasi precedenti), sono solo alcuni, ma cruciali temi della corrispondenza tra il grande antropologo Ernesto De Martino e il dirigente comunista Pietro Secchia. Sintetizzando, l’antropologo, che rivendica un’autonomia della ricerca, uno spazio aperto per la cultura, meno centralismo e più democrazia, e il dirigente comunista considerato il più partigiano perché orgogliosamente “di parte”, nonché già esponente di primo piano del Comando generale delle brigate “Garibaldi”, che ritiene necessario anteporre il noi all’io, e il legame della cultura con le lotte politiche e sociali, in un partito che, se è giusto superi lo ‘stalinismo’ (lo voglia o no, perché la situazione storica è cambiata) vivifichi e attualizzi la lezione di Lenin.

Una corrispondenza che è particolarmente intensa in anni cruciali, nel 1956-1957, gli anni della crisi di Suez e dei processi di decolonizzazione, gli anni del XX Congresso del PCUS e del rapporto Krusciov, le scosse politico-sociali in Polonia e Ungheria e l'intervento sovietico, che provocano un dissenso nel partito italiano (e nella CGIL), l'VIII Congresso del PCI delle “vie nazionali” al socialismo.
Alcune note biografiche di contesto sono necessarie.

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Pietro Secchia (1903/1973)


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