Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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sabato 12 settembre 2026

IL RIFIUTO DEL ‘DESTINO’ NEGLI STUDI SUBALTERNI

 

Teresa Mattei, Vincenza Castria e la liberazione di classe e di genere 



Mentre nel Mezzogiorno le braccianti spezzavano sui campi la morsa del latifondo e del secolare servaggio patriarcale, Teresa Mattei condusse la medesima battaglia nell'aula dell'Assemblea Costituente.

La Mattei comprese che l'uguaglianza puramente formale (primo comma dell'Articolo 3) sarebbe rimasta un'astrazione borghese se non si fosse imposto l'obbligo repubblicano di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale (secondo comma). L'ostacolo materiale che impediva alla donna lavoratrice e alla contadina di partecipare all'organizzazione politica, sociale ed economica del Paese era esattamente la struttura materiale del capitalismo patriarcale e del clericalismo reazionario.

 La rimozione degli "ostacoli di fatto" trova la sua incarnazione terrena nell'assalto al latifondo di Castria e Rago e nel rifiuto del destino subalterno.

In foto, in alto a sinistra:

Teresa Mattei (1921 – 2013), la "ragazza di Montecitorio", comandante partigiana "Chicchi", giovanissima madre costituente e mente politica del secondo comma dell'articolo 3 della Carta repubblicana.

In alto a destra e in basso: Vincenza Castria (1922 – 2000), dirigente dell'UDI e del PCI, prima donna eletta nel Consiglio comunale di Montescaglioso nel 1952. In basso, la Castria è ritratta durante il lavoro domestico di impagliatura delle sedie, testimonianza materiale della condizione di doppia subalternità delle donne, figlie, madri e mogli, braccianti e contadine.

 

EMANCIPAZIONE E LIBERAZIONE DI CLASSE E DI GENERE

Due volti, due origini, un'unica ed indissolubile prassi rivoluzionaria. La convergenza storica e teorica tra Teresa Mattei e Vincenza Castria incarna il punto più alto della saldatura tra l'emancipazione delle donne e il riscatto delle classi subalterne nell'Italia del dopoguerra.

Da un lato, l'elaborazione costituzionale della Mattei, che volle e impose la formula della rimozione degli "ostacoli di ordine economico e sociale" (art. 3, comma 2) per impedire che la parità rimanesse un'astrazione giuridica borghese; dall'altro, la prassi materiale della Castria che, all'indomani dell'eccidio del feudo San Giuliano e del sacrificio del compagno Giuseppe Novello (14 dicembre 1949) guidò le contadine di Montescaglioso alla conquista della terra e della parola pubblica contro la morsa del latifondo e del patriarcato clericale

Questa fotocomposizione ricompone la trama dialettica della nostra memoria storica: la legge fondamentale della Repubblica non nacque nel chiuso delle aule parlamentari, ma si nutrì del sangue, del lavoro e della lotta antagonista delle braccianti del Mezzogiorno. Teresa Mattei e Vincenza Castria ci ricordano che non vi è liberazione di genere senza rivoluzione sociale, né trasformazione di classe che non spezzi alla radice l'oppressione capitalista e l’intersezione delle tipologie di subalternità, nel solco dell’analisi gramsciana del Quaderno 25, strutturale e sovrastrutturale. 




Vincenza Castria: la rivelazione della politica. Lettere e interventi 1950-1989. Nuova ediz.

 

Noi saremmo l’angelo del focolare, la regina della casa, ma regina di che cosa? Della miseria, dell’ignoranza e dell’arretratezza in cui ci fanno vivere… Il nostro dovere è lottare per difendere per davvero le nostre case, le nostre famiglie, con una coscienza nuova, fare fronte unico con i nostri uomini e andare avanti per cancellare quelle condizioni di inferiorità che sono state da freno allo sviluppo e all’emancipazione femminile, Vincenza Castria (pag.29) 


Vincenza Castria, bracciante, è stata un’importante dirigente del PCI e una figura di rilievo del movimento operaio e contadino lucano e meridionale. Vedova di Giuseppe Novello, ucciso a Montescaglioso nel 1949 durante le proteste contadine legate all’occupazione delle terre, fece parte del Comitato Federale provinciale del PCI e dell’Assemblea nazionale dell’Unione donne italiane, collaborando alla redazione del periodico «Noi Donne». Ebbe rapporti molto stretti con i più importanti dirigenti del PCI. Nel 1952 si sposò in seconde nozze con Ciro Candido (sindaco di Montescaglioso e assessore provinciale del PCI) con cui ha scritto il libro autobiografico “Rossa terra mia”, uscito postumo nel 2009. È scomparsa a Montescaglioso nel 1999. Prefazione di Susanna Camusso. (IV. cop.).

Questa corrispondenza è uno dei passaggi storici costitutivi dell’emancipazione femminile in Italia e specificatamente nel Mezzogiorno, la “desolata landa della rassegnazione” che caratterizzava il Sud di Eboli, dove si era fermato il Cristo di Carlo Levi. +

 

Contemporaneamente, l’impegno della giovane costituente Teresa Mattei saldava nell’articolo 3 della Carta, il cuore della liberazione, di genere e di classe. La politica diventava arte della democrazia con l’affacciarsi ad essa delle donne e non arte del potere clerico-patriarcale capitalista.

 

+ Le donne del bracciantato meridionale (come Vincenza Castria e Rocchina Rago a Montescaglioso) non svolsero una funzione puramente subalterna o di supporto logistico nelle occupazioni dei latifondi del 1949: esse occuparono fisicamente la testa dei cortei, affrontarono la repressione poliziesca dello Stato e trasformarono la condizione di opacità domestica di doppia subalternità, in aperta presa di parola e direzione politica.


L'eccidio di Montescaglioso del dicembre 1949 segna un punto di non ritorno nella storia del Mezzogiorno contemporaneo. La risposta repressiva e sanguinaria dello Stato borghese e della proprietà latifondista contro i braccianti che chiedevano l'applicazione dei decreti sulle terre incolte, trovò nel sacrificio di Giuseppe Novello il suo simbolo più drammatico.

Lontana dal rifugiarsi nel lutto privato, la giovane vedova Vincenza Castria assurse a protagonista politica del movimento contadino: guidò le agitazioni femminili nell'Unione Donne Italiane, diede voce alla presa di parola delle plebi rurali e mantenne viva la memoria del compagno Novello, integrando la battaglia agraria con la prospettiva di emancipazione di genere e la difesa dei diritti sanciti dalla Carta costituzionale, nel solco tracciato dalla madre Costituente Teresa Mattei.

 

 Siamo convinte che gli spazi di una città, oltre ad essere dei luoghi fisici, contengano una dimensione simbolica e immaginaria che definisce il nostro essere abitatori di quei luoghi [..] Non sono neutri i luoghi, non sono neutre le vicende della storia, meno che mai sono neutre le parole.

Adriana Salvia-Emilia Simonetti, Libera Università delle Donne di Basilicata, ivi, pag.23-24

 

In questo blog:

 

"È caduto Novello sulla strada all’alba"

 Giuseppe Novello, Vincenza Castria, Rocco Scotellaro e la "foglia perenne" del riscatto del Sud a Montescaglioso (1949)

 

Scheda a cura di Ferdinando Dubla, Subaltern studies Italia




 

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