Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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martedì 17 marzo 2026

QUELLA STELLA DELLA CINA CHE BRILLA NEL CIELO (3a parte)

 

IL VOLO SPEZZATO (4) 



Non abbiamo argomenti tabù nella storia della Cina di Mao. Ci dispiace per i salmodianti, se ce ne sono ancora, ma più spinosi sono i nodi storici, più ci interessa districarli.

 

La vicenda di Shangguan Yunzhu è uno di questi. Il Presidente amava Shangguan. Quanto di questo amore pesò sul destino dell’altra "stella" di Shanghai, Jiang Qing? sua quarta moglie.

- Nella "Rivoluzione Culturale" — da lei guidata — la situazione era andata fuori controllo, scivolando in un frazionismo violento che minacciava le basi stesse dello Stato. Mao decise dunque di interromperla: e la rivoluzione fu interrotta.

 

Il Presidente recuperò il comando affidandosi alla “vecchia guardia”, ai rivoluzionari della Lunga Marcia e di Yan’an. Lo fece per necessità politica di consolidamento, certo, ma forse anche per il dolore e l'amore verso Shangguan.

 

Perché la storia non è fatta solo di decreti, ma di soggettività che si scontrano.

 

La tragica fine di Shangguan Yunzhu, una delle dive più luminose del cinema cinese, rappresenta uno dei momenti più bui e complessi della storia culturale del Paese. La sua stella si spense il 23 novembre 1968, vittima diretta degli eccessi estremistici che caratterizzarono la "Rivoluzione Culturale" sotto la guida di Jiang Qing. In quegli anni, il radicalismo del gruppo politico di Shanghai trasformò la legittima critica al passato borghese in una persecuzione sistematica che non risparmiò nemmeno coloro che, come Shangguan, avevano goduto della stima personale di Mao Zedong. Il Presidente, che era un sincero ammiratore dell'arte dell'attrice, si trovò inizialmente a gestire un movimento che, nella sua spinta iconoclasta, sfuggiva parzialmente al controllo centrale, finendo per schiacciare figure di alto profilo intellettuale. Fu proprio Mao, rendendosi conto della pericolosità di tali derive, a intervenire in un secondo momento per fermare gli eccessi più violenti della "Rivoluzione Culturale", agendo per ragioni di stabilità politica e per preservare le strutture stesse dello Stato.

 

SHANGGUAN YUNZHU: IL VOLO SPEZZATO DI UNA STELLA DI SHANGHAI

 

La tragica fine di Shangguan Yunzhu, una delle dive più luminose del cinema cinese degli anni Quaranta, viene rielaborata da Anchee Min ne Il pavone rosso (op.cit., pp.276-280) attraverso le lenti deformanti del melodramma passionale. Nel romanzo, la morte dell'attrice è descritta come un auto-avvelenamento causato dalla gelosia ossessiva di Jiang Qing, trasformando un dramma politico in una faida sentimentale da corte imperiale. Tuttavia, la decostruzione storica ci restituisce una verità molto più cruda e complessa che va ben oltre la rivalità amorosa per l'attenzione di Mao Zedong.

- Shangguan Yunzhu non scelse il silenzio del veleno, ma morì gettandosi da una finestra il 23 novembre 1968, al culmine di una serie di interrogatori brutali condotti dagli apparati di sicurezza. La sua colpa, agli occhi del Gruppo per la Rivoluzione Culturale, non era solo il presunto legame privato con il Presidente, ma ciò che lei rappresentava esteticamente e culturalmente: il cosmopolitismo borghese di Shanghai che Jiang Qing intendeva eradicare per far posto all'<eroismo proletario> delle “Opere Modello”.

Interpretare il suo suicidio come una morte per gelosia, come fa la narrativa della diaspora, serve a occultare lo scontro violento tra due mondi e a ridurre la complessa paranoia securitaria di quegli anni a una semplice questione di "cuore infranto".

La vicenda di Shangguan Yunzhu resta un monito sulle contraddizioni della ‘rivoluzione di lunga durata‘, dove la legittima necessità di superare i modelli culturali del passato si intrecciò tragicamente con gli eccessi di una persecuzione che finì per schiacciare il singolo sotto il peso di una trasformazione epocale.

 

foto 1.: Shangguan Yunzhu nel fulgore della sua carriera a Shanghai. > Questo ritratto cattura l'estetica sofisticata e il fascino della "Parigi d'Oriente" che Jiang Qing voleva superare. Nella decostruzione di Anchee Min, questa bellezza diventa il movente di una gelosia mortale, mentre storicamente rappresentava l'ultimo baluardo di una cultura urbana che la Rivoluzione Culturale cercava di rifondare radicalmente. 




foto 2.: un ritratto autografo dell'attrice. > Shangguan Yunzhu decise di restare nella Cina continentale dopo il 1949, cercando un difficile compromesso con il nuovo ordine socialista. La sua morte nel 1968 segna il punto di rottura definitivo tra l'eredità cinematografica classica e il rigore ideologico imposto dalla fazione di Shanghai, un passaggio che la letteratura contemporanea riduce troppo spesso a cronaca privata.

 

 

ZHANG CHUNQIAO, LA MENTE DEI “QUATTRO” 


 


L'analisi della transizione socialista non può prescindere dalla figura di Zhang Chunqiao, che all’interno del Gruppo per la Rivoluzione Culturale ricoprì il ruolo di architetto teorico e di principale mente politica. Lungi dall’essere un semplice agitatore, Zhang fu un intellettuale organico di altissimo profilo, capace di tradurre le istanze della mobilitazione di massa in una dottrina sistematica sulla continuità dello Stato. La sua opera fondamentale del 1975, “Sull’esercizio della dittatura integrale sulla borghesia“, rappresenta ancora oggi un documento imprescindibile per comprendere come la grande costruzione cinese abbia affrontato il problema della persistenza del diritto borghese e delle gerarchie salariali all’interno di un’economia pianificata. Per Zhang Chunqiao, la rivoluzione non era un atto unico ma un processo di lunga durata necessario a impedire la cristallizzazione di nuove burocrazie, una visione che oggi viene richiamata con le moderne campagne per la disciplina del Partito e per la “rivitalizzazione“ ideologica. Gli scritti di Zhang, comprese le riflessioni raccolte durante i lunghi anni di prigionia fino alla morte nel 2005

 

lettere alla figlia scritte da Zhang - • Titolo inglese: Zhang Chunqiao: “On the Cultural Revolution and Beyond” (pubblicato da Verso Books nel 2017); mostrano una coerenza intellettuale che cercava di salvaguardare la sovranità nazionale e l’integrità del progetto socialista. 




IL COLLETTIVO RIVOLUZIONARIO TRA COSCIENZA E DOGMATISMO

 

Il libro di Anchee Min “Red Azalea” (1994) pur nato come critica al sistema, contiene al suo interno la prova della potenza egemonica dell'estetica di Jiang Qing e della sua capacità di mobilitare le passioni più nobili della classe operaia e contadina.

Azalea rossa era l’ideale della compagna Jiang Qing, la sua creatura, il suo sogno, la sua vita. Era questo il personaggio per cui dovevamo competere, e se una di noi l’otteneva raggiungeva la celebrità. La storia di Azalea rossa era una storia di passione nel rumor dei cannoni. Parlava di come dovrebbe vivere una donna, parlava di un amore proletario che durava fino alla morte. Per me, non era solo un film sul periodo della guerra, sulla nostra storia, era un film riguardo a ciò che era l’essenza di una vera eroina, l’essenza di Yan, e su come io stessa avrei dovuto continuare a vivere la mia vita.,

da Azalea Rossa, cit., pag. 148

 

L'analisi del collettivo di lavoro e di studio descritto da Anchee Min in Azalea Rossa ci offre una lente fondamentale per comprendere la dialettica interna alla grande costruzione socialista. Attraverso le figure di Yan e Lu, responsabili e capo-squadra dei collettivi di lavoro, si delineano due modalità antitetiche di intendere la direzione politica e la formazione dell'”uomo nuovo”. Yan incarna l'ascesi rivoluzionaria e la coerenza ideale: il suo comando non è burocratico ma pedagogico, basato sul superamento marxista degli incentivi materiali a favore di una realizzazione totale nel bene collettivo. In lei, la disciplina è l'espressione di una coscienza di classe autentica che agisce come avanguardia della ‘rivoluzione di lunga durata‘. Al contrario, la figura di Lu esemplifica la degenerazione del pensiero di Mao in una religione salmodiante e inquisitoria; il suo è un fanatismo performativo che utilizza il dogma come paravento per brame di potere personali e controllo gerarchico. Questo scontro non è una semplice disputa caratteriale, ma riflette la tensione tra la spinta all'emancipazione e la persistenza del "diritto borghese" e di strutture mentali pre-rivoluzionarie all'interno del partito. In questo contesto, il film e l'opera “Azalea Rossa“ assumono un significato che trascende l'estetica: per la protagonista, l'eroina del gruppo politico guidato da Jiang Qing, non è solo un personaggio da interpretare, ma l'essenza stessa di una vera eroina proletaria. Rappresenta l'ideale di una passione politica che si fonde con la vita, di un amore che dura fino alla morte nel rumore dei cannoni e che impone una tensione etica costante. Recitare quel ruolo significava, per la gioventù dell'epoca, tentare di raggiungere l'altezza morale di Yan, trasformando la propria esistenza in uno strumento di ‘trasformazione antropologica‘ verso il comunismo. La tragedia della rivoluzione interrotta (+)  risiede proprio nel divario tra questo sogno di onnilateralità (Marx) e la realtà di una direzione che, in certi quadri intermedi, smarriva la bussola della dialettica per rifugiarsi nel formalismo dogmatico, segnando il confine tra la liberazione della coscienza e la sua alienazione burocratica.

+ (vedi  in questo blog E la rivoluzione fu interrotta, L'analisi e la classe, 8 nov 2025) 


 

L’EROTISMO RIVOLUZIONARIO nella transizione femminista al comunismo

 

[decostruzione del romanzo di Anchee Min “Azalea Rossa” - 1993] 



AMORE E DESIDERIO NEL COLLETTIVO DI LAVORO MAOISTA

 

Analizziamo un passaggio cruciale di Azalea rossa (ed.it., Guanda, 1994, pp. 174-177) in cui Anchee Min descrive la tensione emotiva ed erotica tra la protagonista e la sua comandante Yan all'interno di un collettivo agricolo durante la "Rivoluzione Culturale". La narrazione di questo legame, in una lettura decostruzionista, non va interpretata come una semplice vicenda privata, ma come il tentativo di scrostare le sedimentazioni della vecchia società feudale e patriarcale per unire amore e rivoluzione nel processo di transizione al socialismo. Il desiderio descritto dalla narratrice rappresenta infatti la trasposizione fisica dell'attrazione delle masse verso l'avanguardia ideologica, dove l'amore per Yan diviene inseparabile dalla sua funzione di modello di coerenza e ascesi rivoluzionaria. In questo contesto, l'eros smette di essere un rifugio individuale di stampo borghese per trasformarsi in una sfida radicale ai rapporti di forza tradizionali, delineando un'utopia femminile in cui l'emancipazione è talmente profonda da ridefinire i legami affettivi al di fuori degli schemi del passato. Amarsi nel collettivo di lavoro significa dunque tentare una sintesi suprema in cui la passione politica si fonde con la sostanza umana, cercando di forgiare quella coscienza di classe totale capace di trasformare anche i sentimenti in energia trasformatrice. Sebbene la Min sottolinei la sofferenza derivante dalla disciplina di ferro, questa analisi ci permette di scorgere in queste pagine il travaglio necessario per la nascita dell' "uomo onnilaterale" (Marx), dove la ricerca dell'eroina proletaria passa inevitabilmente attraverso la costruzione di una nuova sensibilità che non separa l'affetto dalla prassi rivoluzionaria. La tragedia della "rivoluzione interrotta" risiede proprio nella difficoltà di stabilizzare questa altezza etica, ma resta la testimonianza di un momento storico in cui la grande costruzione socialista ha tentato di liberare ogni ambito dell'esistenza, inclusa la sfera più intima del desiderio.

 

 

precedenti

 

QUELLA STELLA DELLA CINA CHE BRILLA NEL CIELO (1a parte)

 

JIANG QUING O DELL'AMORE RIVOLUZIONARIO  [1]

 la rivoluzione ininterrotta di Madame Mao [2]

 

QUELLA STELLA DELLA CINA CHE BRILLA NEL CIELO (2a parte)

 

IL CUORE DEL POTERE (3) 



(a cura di Ferdinando Dubla)

martedì 10 marzo 2026

Micaela Bastidas Puyucahua: la estratega de la rebelión de Túpac Amaru II

 


Micaela Bastidas Puyucahua (1744-1781) 


Micaela Bastidas fu l’anima della Rivoluzione India capeggiata dal suo sposo José Gabriel Condorkanki, conosciuto anche come il Tupaq Amaru

 

Los rebeldes habían apostado centinelas en el camino al Cuzco para mantener las noticias sobre las autoridades locales fuera del alcance de la gente. Conservaron el paradero de Arriaga en secreto. Las masas congregadas en Tungasuca no sabían que el corregidor estaba encerrado en casa de Tupac Amaru y Micaela Bastidas. / [cit.] 


La figura di Micaela Bastidas così come la ricostruisce Charles F. Walker in “La rebelión de Túpac Amaru” (Lima, 2015), spiega perché la sua azione può essere letta come una forma concreta di femminismo rivoluzionario, pur senza anacronismi terminologici.

 

Walker presenta infatti Micaela Bastidas non come semplice compagna di José Gabriel Condorcanqui (Túpac Amaru II), ma come co‑direttrice effettiva della ribellione andina del 1780–1781. Nei documenti d’archivio che Walker analizza è lei a gestire molte delle decisioni operative, amministrative e logistiche che permisero alla rivolta di avere struttura e slancio iniziale.

- La ricostruzione di Walker recupera la sua voce e il suo ruolo attraverso corrispondenze, rapporti giudiziari e testimonianze: da questi materiali emerge un profilo di donna politica, stratega e amministratrice.

 

Bastidas sovrintese ai rifornimenti, alla raccolta di fondi e al coordinamento delle scorte e dei trasporti, funzioni essenziali per sostenere un movimento armato diffuso su vasta scala.

- Presso i centri controllati dalla ribellione, ella contribuì all’allestimento di meccanismi di governo, riscossione e amministrazione della legge, mostrando capacità di gestione pubblica e fu coinvolta nella progettazione di operazioni e nel mantenimento della disciplina tra le forze ribelli; il suo ruolo non si limitò alla “retroguardia”, in quanto gestì corrispondenze, contatti e reti di parentela e commercio che erano strategiche per la diffusione della rivolta e per il reperimento di informazioni e risorse.

La sua azione può essere vista come femminismo rivoluzionario “di fatto”, come le brigantesse delle insorgenze dell’Italia meridionale in particolare nel periodo postunitario, 1861-1868.

 

(cfr. Così morì la brigantessa Michelina, in http://ferdinandodubla.blogspot.com/2021/07/cosi-mori-la-brigantessa-michelina.html )

 

 

 

"Per la libertà di questo popolo, ho rinunciato a tutto. Non vedrò fiorire i miei figli."

 Attribuito a Micaela Bastidas

 

 

- Micaela Bastidas Puyucahua non fu solo la moglie di un leader, ma il motore logistico e l’anima politica di uno dei più grandi movimenti anticoloniali della storia americana. Ecco una sintesi del contesto storico della sua azione.


La Ribellione di Túpac Amaru II (1780-1781)

 

Nel novembre del 1780, nel Vicereame del Perù, esplose la più vasta sollevazione indigena dell'era coloniale. Guidata da José Gabriel Condorcanqui (Túpac Amaru II) e Micaela Bastidas, la rivolta non fu un semplice tumulto locale, ma un progetto politico che mirava a scuotere le fondamenta dell'impero spagnolo in Sud America.

La scintilla fu la reazione alle riforme borboniche, che avevano inasprito il carico fiscale e lo sfruttamento delle popolazioni indigene. I motivi principali includevano:

la mita: il sistema di lavoro forzato nelle miniere (come quella di Potosí), che decimava la popolazione;

il reparto de mercancías: l’obbligo per gli indigeni di acquistare merci inutili a prezzi gonfiati dai funzionari spagnoli (corregidores);

tasse e dogane: l’aumento dell'alcabala (imposta sulle vendite) che soffocava il commercio locale dei mestizos e dei cacicchi.

L’esito drammatico +

Dopo una serie di vittorie iniziali (come a Sangarará), la mancanza di un attacco decisivo a Cusco e il tradimento interno portarono alla cattura dei leader nell'aprile del 1781. Il 18 maggio 1781, nella Plaza de Armas di Cusco, Micaela Bastidas fu giustiziata insieme al marito e al figlio maggiore dopo aver subito torture atroci. La sua esecuzione, per la sua crudeltà, mirava a estirpare non solo la ribellione, ma l'idea stessa che una donna potesse sfidare la Corona. /

#femminismo_rivoluzionario 



le immagini sono state reperite in rete 


 

scheda a cura di Ferdinando Dubla 

martedì 3 marzo 2026

CONNESSIONE SENTIMENTALE - Lo sguardo di Vittoria - Cuore e soggettività femminile nell’antropologia di Ernesto De Martino e Vittoria De Palma

 

di Ferdinando Dubla - Viviana Tortorici 



https://substack.com/@ferdinandodubla/note/p-189669828?utm_source=notes-share-action&r=6nhcml 


Abstract: “Se De Martino è l'intellettuale che analizza, la sua compagna Vittoria è la "mediatrice" che permette la connessione. De Palma non è solo un'assistente, è lo sguardo che accede al mondo femminile, quello più profondo della subalternità.”

§ In connessione
§ Sapere, comprendere, sentire
§ La categoria filosofica di “destorificazione del negativo” vissuta da Vittoria De Palma.
§ Box Biblio
foto Pinna, Gilardo
[fe.d - vv.torto.] 

Antropologia filosofica -Università della Libera Età, Taranto, corso 2025-2026