le lenti di Gramsci

martedì 25 ottobre 2011

Vendola, quanti soldi a don Verzé

Articolo apparso su L’Espresso nr.42 del 20 ottobre 2011

Vendola, quanti soldi a don Verzé
di Marco Travaglio

Il prete affarista ha trovato un benefattore nel presidente della Puglia. Che continua a investire denaro pubblico nel San Raffaele del Mediterraneo: 210 milioni gestiti dalla stessa fondazione


"E' un uomo di grandissimo valore, di grandissima cultura, in grado di trasmettere idee e calore: tutti segni del carisma che il Signore gli ha dato. Anche Berlusconi mi ha detto che lo stima molto, lo ritiene una persona per bene. Io credo alla santità dell'uomo e sia Berlusconi sia Vendola possiedono un fondo di santità".

Così parlò don Luigi Verzè meno di due anni fa, alla vigilia delle elezioni regionali in Puglia, presentando il nuovo ospedale San Raffaele del Mediterraneo che dovrebbe sorgere a Taranto per volontà del governatore Nichi Vendola. Infatti l'anziano e discusso prete affarista invitava i pugliesi a rieleggere San Nichi, con un empito che in passato aveva riservato solo a Craxi e al Caimano: "Lo dovete eleggere ancora presidente della Regione Puglia. Almeno per altri 5-10 anni. Volete il San Raffaele a Taranto? Allora fate votare Vendola! Se i pugliesi non saranno così illuminati da rieleggere Vendola, io lo nominerò comunque presidente del San Raffaele del Mediterraneo".

Le cose sono andate esattamente secondo i suoi auspici. Vendola, appena rieletto, ha confermato il progetto del mega-ospedale che, nella migliore tradizione del libero mercato all'italiana, sarà interamente a carico dei contribuenti per la modica cifra di 210 milioni, ma gestita dai privati: cioè dalla Fondazione San Raffaele. E meno male che le delibere originarie dicevano "senza oneri per la Regione". Per giunta la nuova struttura avrà meno posti letto dei due ospedali che andrebbe a sostituire (580 contro 680). Il tutto nella Puglia che vanta un buco sanitario da record (un debito di 500 milioni) e che, per arginarlo, ha dovuto alzare l'addizionale Irpef e annunciare il taglio di 18 ospedali.

Per spiegare l'incredibile feeling fra San Raffaele e San Nichi, qualche maligno butta lì che entrambi sono bravissimi a fare debiti. In questi giorni si decidono al Tribunale di Milano le sorti della Fondazione di don Verzè: la Procura ne ha chiesto il fallimento per una voragine di almeno 1,5 miliardi di euro, mentre la nuova gestione imposta dal Vaticano spera nel concordato preventivo. I pm indagano su una cloaca di false fatture, intralci alle autorità di vigilanza, sospetti finanziamenti alla politica camuffati da consulenze, spese folli (auto di lusso e addirittura un jet privato), operazioni spericolate in paradisi fiscali, investimenti da manicomio in Costa Smeralda e Sudamerica. Il tutto inzuppato nel sangue di Mario Cal, braccio destro del prete-padrone, morto suicida a metà luglio.
E' a questa impresa-modello che la giunta Vendola ha affidato, senz'alcuna gara a evidenza pubblica, ma a trattativa privata, la gestione del nuovo mega-ospedale di Taranto. Mossa azzardata, viste le ombre che hanno sempre avvolto il San Raffaele (la Chiesa scaricò don Verzè già a metà degli anni '60, regnante Paolo VI). Errare, si sa, è umano. Ma ora, alla vigilia di un fallimento o, nella migliore delle ipotesi, di un concordato, perseverare sarebbe diabolico. Eppure è proprio quel che sta facendo la giunta Vendola: nonostante le resistenze di molti alleati e amici, dall'Idv al Pd ai Verdi, il 1 ottobre l'assessore al Bilancio Michele Pelillo ha annunciato che nulla cambia nella partnership col San Raffaele. A meno che, si capisce, questo non fallisca.

Se invece ottiene il concordato, la Regione continuerà a gettare milioni di fondi pubblici (in aggiunta ai 60 già anticipati, la cui fine è al momento un mistero) in una Fondazione decotta. Già, perché con quello che chiamano "modello sperimentale di gestione", Vendola & C affidano al San Raffaele l'analisi costi-benefici e il bando di gara per la progettazione, la costruzione e la direzione sanitaria del nuovo nosocomio. Il Pelillo è lo stesso che aveva avuto la bella pensata di nominare presidente della fondazione "San Raffaele del Mediterraneo" un suo socio di studio, l'avvocato Paolo Ciaccia, subito costretto a dimettersi per le prevedibili polemiche sul conflitto d'interessi. Un bis del caso Tedesco, nominato assessore alla Sanità da Vendola sebbene le aziende di famiglia fossero fornitrici della Sanità regionale. Ma che deve ancora accadere perché Vendola scarichi don Verzè? Se questa è la "nuova politica" dell'aspirante premier del centrosinistra, viene già la nostalgia di quella vecchia.

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