le lenti di Gramsci

sabato 14 marzo 2015

Tutto il potere ai presidi! Saranno sindaci, prefetti e manager



«Buona scuola». La svolta manageriale di Renzi non è nuova. Il suo governo, in realtà, completa un disegno imposto dalla riforma di centro-sinistra del 1997 sull'autonomia scolastica che oggi termina la sua triste parabola

Non è pas­sato inos­ser­vato il potere di reclu­tare i docenti con­fe­rito ai pre­sidi dal Ddl “Buona Scuola”. Alcuni dei com­menti letti sulla pagina face­book de Il Mani­fe­sto, non dis­si­mili dalle migliaia su altre pagine spe­cia­liz­zate, par­lano di «neo-feudalesimo» e «clien­te­li­smo». La for­mula usata ad esem­pio da A. G. è esem­plare nella sua durezza: «In un paese dove tutti fanno lavo­rare la moglie, gli amici, gli amici degli amici, mi sem­bra geniale: tanto par­liamo di scuola mica d’avvenire per il paese». «Que­sta è una vec­chia obie­zione – ha repli­cato all’Ansa Gior­gio Rem­bado, pre­si­dente dell’Associazione nazio­nale pre­sidi – Ma su 8 mila diri­genti sco­la­stici in Ita­lia ci può essere una mela mar­cia, ma non per que­sto biso­gna bloc­care le riforme».

I diri­genti sco­la­stici potranno sce­gliere la loro «squa­dra» indi­vi­duando i docenti che riten­gono più adatti a rea­liz­zare i piani dell’offerta for­ma­tiva (Pof). Que­sti docenti ver­ranno pescati da «albi ter­ri­to­riali» creati dagli uffici sco­la­stici regio­nali. In que­sti albi con­flui­ranno i neo-assunti dalle gra­dua­to­rie ad esau­ri­mento (Gae), 100.701 per­sone, e i vin­ci­tori dei con­corsi. Il governo ha stan­ziato 200 milioni di euro all’anno per un bonus ai docenti pro­dut­tivi. Il diri­gente sco­la­stico asse­gnerà il bonus solo al 5% degli inse­gnanti «meri­te­voli» che si saranno impe­gnati di più a rispon­dere alle linee pro­gram­ma­ti­che da lui sta­bi­lite. Pese­ranno l’impegno per­so­nale e la valu­ta­zione delle pre­sta­zioni da parte del pre­side che sen­tirà anche il parere del Con­si­glio di Istituto.

Avere vin­co­lato l’assunzione di un docente alla valu­ta­zione del suo cur­ri­cu­lum è una deci­sione ispi­rata all’idea della «chia­mata diretta» da parte dei pre­sidi. Que­sta ten­ta­zione ha una lunga sto­ria. La giunta regio­nale Lom­barda provò a isti­tuirla con For­mi­goni, ma nel 2013 la Corte Costi­tu­zio­nale boc­ciò la legge che attri­buiva alla regione e ai diri­genti sco­la­stici la scelta dei docenti (pre­cari) attra­verso con­corsi locali. La riforma ren­ziana aggira que­sta sen­tenza pro­po­nendo gli albi dai quali i pre­sidi sce­glie­ranno per­so­nal­mente i loro can­di­dato ideali.

La ten­denza a rom­pere l’articolazione demo­cra­tica degli organi sco­la­stici, accen­trando la vita sco­la­stica nella mani di un preside-manager è nata con il cen­tro­si­ni­stra e la legge Ber­lin­guer sull’autonomia sco­la­stica nel 1997. Da allora la scuola fun­ziona come un’azienda. La sua azione è ispi­rata a cri­teri di fles­si­bi­lità orga­niz­za­tiva, incen­tivi, valu­ta­zione da cui dipen­dono i fondi per gli isti­tuti. Da allora il pre­side è un mana­ger respon­sa­bile della gestione dell’offerta for­ma­tiva e del «capi­tale umano» a sua dispo­si­zione. È respon­sa­bile dei Pof che offre ai suoi clienti. Stu­denti e fami­glie scel­gono la scuola che con­corre con quelle vicine. Il centro-destra è stato orga­nico a que­sto dise­gno quando pro­pose il Ddl Aprea rima­sto let­tera morta anche per l’opposizione di stu­denti e sindacati.

È da quasi un ven­ten­nio che il diri­gente sco­la­stico si com­porta da mana­ger. Renzi com­pleta que­sta para­bola: gli attri­bui­sce un potere eco­no­mico (minimo) ma soprat­tutto quello ammi­ni­stra­tivo di sce­gliere il suo «staff». I docenti saranno l’esercito di riserva a dispo­si­zione di una casta di mana­ger. La «Buona Scuola» è un mix di neo­li­be­ri­smo e auto­ri­ta­ri­smo, un mar­chion­ni­smo molecolare.

Roberto Ciccarelli su Il Manifesto del 14_03_2015

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