le lenti di Gramsci

lunedì 27 aprile 2015

La via della scienza e conoscenza e i valori effimeri (Lucrezio Caro)


Lucrezio- incipit del libro II del "De rerum natura"



È dolce, mentre nel grande mare i venti sconvolgono le acque,

guardare dalla terra la grande fatica di un altro;

non perché il tormento di qualcuno sia un giocondo piacere,

ma perché è dolce vedere da quali mali tu stesso sia immune.

Dolce è anche contemplare grandi contese di guerra

apprestate nei campi senza che tu partecipi al pericolo.

Ma nulla è più piacevole che star saldo sulle serene regioni

elevate, ben fortificate dalla dottrina dei sapienti,

donde tu possa volgere lo sguardo laggiù, verso gli altri,

e vederli errare qua e là e cercare, andando alla ventura,

la via della vita, gareggiare d'ingegno, rivaleggiare di nobiltà,

adoprarsi notte e giorno con soverchiante fatica

per assurgere a somma ricchezza e impadronirsi del potere.

O misere menti degli uomini, o petti ciechi!

In che tenebre di vita e tra quanto grandi pericoli

si consuma questa esistenza, quale che sia! E come non vedere

che nient'altro la natura latrando reclama, se non che il dolore

sia rimosso e sia assente dal corpo, e nella mente essa goda

di un senso giocondo, libera da affanno e timore?

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