Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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sabato 10 gennaio 2026

LA CONTRADDIZIONE DELLA CONTRADDIZIONE / Mao. Gramsci e il movimento C-A-T

 



La rivoluzione non è un pranzo di gala, ma richiede metodo

Dialettica del potere: Mao, Gramsci e il movimento C-A-T

 

Nella storia delle rivoluzioni, il passaggio dalla "distruzione del vecchio" alla "costruzione del nuovo" è il momento più critico. Mao Zedong teorizzò per il Partito Comunista Cinese il movimento C-A-T (Critica-Autocritica-Trasformazione): un ciclo dialettico pensato per mantenere lo slancio rivoluzionario e risolvere le contraddizioni "in seno al popolo" attraverso il dialogo e la crescita collettiva.

Tuttavia, tra la teoria e la pratica si inserì un momento di rottura drammatico: la legge del 21 febbraio 1951 sulla "soppressione delle attività controrivoluzionarie". In una fase di estrema fragilità (Guerra di Corea, sabotaggi interni), il Partito scelse la linea dura.

Ma fu una scelta corretta o un errore di prospettiva? Se guardiamo alla lezione di Antonio Gramsci, la risposta si fa complessa. La rivoluzione è un processo di "lunga durata" dove bisogna saper distinguere quando agire con la "guerra di movimento" (l'urto frontale) e quando con la "guerra di posizione" (l'egemonia culturale e il consenso). 




in foto, Mao nel suo studio nelle grotte di Yen’an: fu qui che scrisse nel 1937 le sue opere filosofiche più importanti: “Sulla pratica” e “Sulla contraddizione”. 

Opere che contengono la distinzione tra “contraddizioni antagoniste” e “contraddizioni in seno al popolo”, principali e secondarie. E, in nuce, le riflessioni più specifiche degli anni ‘40 sulla “rieducazione” piuttosto che la “punizione” e i necessari cicli di critica e autocritica (CAT) che rimandano alla necessità di un’elaborazione collettiva dell’”intellettuale organico”, per utilizzare le categorie gramsciane piuttosto che alla repressione violenta e sommaria, come fu purtroppo nella attuazione della legge del febbraio 1951, i cui errori furono riconosciuti dallo stesso Mao (posteriormente). / fe.d.

 

L’errore del 1951 e il corto circuito delle "contraddizioni"

Quando il nemico è ovunque: il limite della coercizione

 

La legge del febbraio 1951 rappresentò quello che possiamo definire un errore strategico. In quel momento, la leadership maoista (supportata da figure come Kuo Mo-jo per la legittimazione intellettuale) applicò il metodo della "soppressione" – tipico delle contraddizioni antagonistiche (quelle con il nemico giurato) – su una scala vastissima, basata persino su quote numeriche.

Il rischio di questa impostazione è evidente: trattare ogni dissenso come un'attività controrivoluzionaria finisce per soffocare il movimento dialettico C-A-T. Se la critica diventa reato, l'autocritica diventa confessione forzata e la trasformazione diventa pura sottomissione.

Mao stesso sembrò rendersi conto di questo squilibrio. Nelle memorie di Bo Yibo (pubblicate tra il 1991 e il 1993), emergono i dati reali di quella stagione: oltre 700.000 esecuzioni. Un prezzo altissimo che pose il problema della "coerenza" tra i principi del marxismo e la pratica concreta di governo. Il Partito rischiava di trasformarsi in una macchina burocratica distante dai bisogni del popolo.

 

Note biblio

 

Bo Yibo (fonte primaria)

Le memorie di Bo Yibo sono fondamentali perché rappresentano il primo grande sforzo di sistematizzazione dei dati d'archivio del Partito nel periodo post-maoista.

• Autore: Bo Yibo (薄一波).

• Titolo Originale: Ruògān zhòngdà juécè yǔ shìjiàn de huígù (若干重大决策与事件的回).

• Traduzione: Riflessioni su alcune decisioni ed eventi importanti.

• Anno di 1ª Edizione: * Volume 1: 1991 (Copre il periodo 1949-1956, fondamentale per la legge del 1951).

• Volume 2: 1993 (Copre il periodo 1957-1966).

Casa Editrice della Scuola Centrale del Partito Comunista Cinese (中共中央党校出版社 - Zhōnggòng Zhōngyāng Dǎngxiào Chūbǎnshè), Pechino. /

 

la "Risoluzione del 1981" associata all'era di Deng Xiaoping (Xi Jinping ha redatto la terza risoluzione storica nel 2021). Quella del 1981 è la seconda ed è quella che definisce il "70% meriti, 30% errori" l’attuazione della legge del febbraio 1951.

• “Risoluzione su alcune questioni della storia del nostro Partito dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese”, 27 giugno 1981 (durante la 6ª sessione plenaria dell'11° Comitato Centrale del PCC). Si tratta della valutazione critica della Rivoluzione Culturale e “bilanciamento” dei contributi di Mao Zedong.

 

Gramsci, Mao e l’autodisciplina collettiva cosciente

 

L'idea di rivoluzione come "galateo" (attraverso l'autodisciplina cosciente) è la risposta al rischio del ribellismo fine a se stesso.

Se il subalterno prende il potere senza autodisciplina, rischia di riprodurre i comportamenti del vecchio oppressore.

Gramsci nel Quaderno 25 chiarisce che la storia dei subalterni è, per definizione, frammentata e episodica. I subalterni non hanno coscienza di sé perché subiscono l'egemonia culturale della classe dominante, che li vede come "natura" o "massa amorfa", mai come soggetti storici.

• Il parallelo con Mao: nella fase di Yan'an

 

[vedi LE GROTTE DI YAN'AN (a cura di Ferdinando Dubla, L'analisi e la classe, 28.09.2025)]

 

Mao si trovò di fronte a una massa di contadini "subalterni" che vivevano in una condizione pre-politica. Il suo lavoro non fu solo militare, ma fu quello di trasformare la "frammentazione" dei subalterni in una volontà collettiva.

• La formazione della coscienza: come suggerisce Ranajit Guha, la coscienza del subalterno nasce inizialmente per "negazione" (rivolta contro il padrone), ma deve elevarsi alla fase "positiva" (progetto di Stato). Lo strumento che permette al subalterno di criticare la propria subalternità e trasformarsi in dirigente è l’autodisciplina collettiva cosciente.

La disciplina cosciente gramsciana è ciò che permette al "Moderno Principe" (il partito/l'organizzazione) di non essere una gerarchia di comando, ma una scuola di autogoverno. È il momento in cui il subalterno impara a governare se stesso per poter governare la società.

 

Oltre il "pranzo di gala": disciplina e coscienza rivoluzionaria

 

Affinchè la critica e l'autocritica (C-A-T) non degenerino in estremismo, occorre tornare alla lezione di Antonio Gramsci. Nel 'Moderno Principe', la disciplina non è un ordine ricevuto, ma un traguardo raggiunto: è la disciplina cosciente.

L'autodisciplina collettiva è l'unico antidoto alla burocratizzazione e agli eccessi del potere. Mentre l'occidente imperialista accusa di 'autoritarismo',  la vera forza risiede nella capacità di ogni militante di essere giudice di se stesso e servitore del collettivo. La rivoluzione è un atto di forza contro il nemico (guerra di movimento), ma è soprattutto un atto di suprema coscienza in seno al popolo (guerra di posizione). Trasformare se stessi per trasformare il mondo: questa è la dialettica che lega Gramsci a Mao.

 

(a cura di Ferdinando Dubla)

 

Maoismo critico è la pagina di supporto della rivista storica on line Lavoro Politico e di Subaltern studies Italia

https://www.facebook.com/people/Maoismo-critico/61578791308175/ 


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