le lenti di Gramsci

mercoledì 7 novembre 2012

La storia si è rimessa a camminare



Alexander Höbel, Coordinatore Comitato scientifico Ass. Marx XXI, ha scritto:


"[..] Il primo effetto rilevantissimo della Rivoluzione è stato quello di mostrare a tutti che il potere delle classi dominanti non è imbattibile, non è eterno e immutabile, ma può essere rovesciato; che nuove classi possono assumere la direzione della società e dello Stato. Né questo è solo un dato ideologico, ma al contrario è un elemento molto concreto dell’esperienza sovietica, laddove il potere, la “cosa pubblica”, erano gestiti da intellettuali rivoluzionari, ma anche e in misura sempre crescente da operai e contadini, e da figli di operai e contadini, che diventavano funzionari, dirigenti di partito, amministratori, dirigenti di fabbrica, quadri dell’esercito; un’ondata straordinaria di mobilità sociale che ha coinvolto milioni di persone. Certo, con tutta la difficoltà di un “processo di apprendimento”, per dirla con Losurdo, di dimensioni storiche; con tutti i deficit di egemonia immaginabili rispetto a quella che nel resto del mondo era rimasta classe dominante con qualche secolo di esperienza in più. E tuttavia mostrando nei fatti che anche “la cuoca può dirigere lo Stato”.[..]La rottura del 1917 e l’esistenza dell’Urss, inoltre, hanno favorito l’affermarsi di nuovi diritti, i diritti sociali; hanno dato una spinta formidabile alle lotte dei lavoratori in tutto il mondo; hanno indotto il capitalismo a riformarsi costruendo importanti sistemi di Welfare. Non è un caso se dopo il 1991 i passi indietro su tutti questi fronti sono stati gravi e molteplici.[..]la parte a mio parere più autentica del pensiero di Lenin sta proprio nella precisa indicazione di superare questi limiti, abbattere questi ostacoli, attraverso l’opera di educazione politica che egli affida al Partito già nel Che fare?, e attraverso quel “lungo lavoro di educazione”, quell’intenso “lavoro culturale” di cui parla nei suoi ultimi scritti.[..]la storia si è rimessa a camminare, anzi a correre. L’eredità dell’Ottobre, che ci fa pensare al passato con orgoglio, ci aiuta quindi anche a guardare al futuro con un po’ di ottimismo.

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