sabato 28 marzo 2015
mercoledì 25 marzo 2015
Il beone irresponsabile Poletti colpisce ancora: invece delle vacanze estive, che i giovani vadano a lavorar gratis per i padroni!!
C’era una volta il professor Aristogitone… Bei tempi! Ora c’è Poletti

Ma ’sto ministro Poletti, dove l’hanno preso? Dice che viene dal Pci, che ha fatto la gavetta e tutto. Sarà. Non ha lasciato grandi segni nella politica italiana nei primi 40 anni della sua militanza. E anche la militanza non deve aver lasciato grandi segni su di lui…
Da qualche mese, invece, i segni lui li lascia eccome. I segni, i graffi. Passerà alla storia, insieme a Renzi, come l’uomo che ha cancellato le grandi conquiste del lavoro ottenute negli anni sessanta e nell’autunno caldo. Ha cancellato lo statuto dei lavoratori, frutto di anni di battaglie di massa, dei sindacati, e anche di leader di centrosinistra molto importanti come Brodolini, Gino Giugni e Donat Cattin. Pensare a Poletti come un uomo di sinistra davvero richiede molta fantasia. Vabbè che il Jobs Act va intestato soprattutto a Renzi, però almeno Renzi ha la giustificazione di essere, in origine, un democristiano di destra. C’è meno incoerenza nella sua biografia.
Ora però Poletti è andato oltre. Per dimostrare a tutti che lui non è un reazionario improvvisato, ma lo è in modo organico e radicato, si è lanciato nella retorica anti-giovani – cavallo di battaglia di tutti i reazionari dall’epoca dell’antica Roma – spiegando (come mi ricordo faceva sempre, quando io ero ragazzino, un generale dell’aeronautica che viveva vicino a casa mia, ottuagenario e brontolone, ma comunque meno acido dell’attuale ministro) che questi ragazzi i tre mesi di vacanza estiva proprio non se li meritano, e che farebbero bene, tutti quanti, d’estate, ad andare a lavorare, scaricare cassette o cose così. Non si è capito se vuole imporre per legge il lavoro estivo, ma sembra di sì. Le agenzie di stampa che hanno ripreso le sue dichiarazioni, non riportano frasi contro i piercing, i tatuaggi né quelle che si dicevano una volta contro i capelloni ( ma questo, forse, anche perché il ministro è un po’ capellone anche lui…).
Chissà se Poletti (che ogni tanto il ministero del lavoro dovrebbe frequentarlo ) è stato informato sulle cifre della disoccupazione giovanile in Italia. Nessun funzionario del suo ministero, evidentemente, lo ha informato che la metà dei giovani vive in disoccupazione. Anche perché una geniale riforma delle pensioni ha bloccato, per almeno 5 anni, più di un milione di posti di lavoro.
Uno può anche riderci su, pensando che ’sti ministri ora cercano un po’ tutti di imitare Renzi, e quindi di parlare di cose che ignorano, senza pensarci troppo su. Però c’è poco da ridere. Le sciocchezze di Poletti fanno anche un po’ rabbia. Che un ministro del lavoro spinga i ragazzini ad andare a lavorare più o meno gratis, per aumentare il precariato e il semischiavismo e togliere lavoro, magari, a chi la scuola l’ha lasciata per cercare un impiego, francamente non è una bella cosa. Dimostra solo che nel governo ci sono un po’ troppi dilettanti.
P.S. C’era un personaggio, straordinario, nell’”Alto Gradimento” (fantastica trasmissione radiofonica di 35 anni fa di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni) che si chiamava professor Aristogitone. Pronunciava sempre questa frase: «Studenti, fetenti e delinquenti…». Lo interpretava Mario Marenco. Ora lo interpreta Poletti…
sabato 14 marzo 2015
Tutto il potere ai presidi! Saranno sindaci, prefetti e manager
«Buona scuola». La svolta manageriale di Renzi non è nuova. Il suo governo, in realtà, completa un disegno imposto dalla riforma di centro-sinistra del 1997 sull'autonomia scolastica che oggi termina la sua triste parabola
Non è passato inosservato il potere di reclutare i docenti conferito ai presidi dal Ddl “Buona Scuola”. Alcuni dei commenti letti sulla pagina facebook de Il Manifesto, non dissimili dalle migliaia su altre pagine specializzate, parlano di «neo-feudalesimo» e «clientelismo». La formula usata ad esempio da A. G. è esemplare nella sua durezza: «In un paese dove tutti fanno lavorare la moglie, gli amici, gli amici degli amici, mi sembra geniale: tanto parliamo di scuola mica d’avvenire per il paese». «Questa è una vecchia obiezione – ha replicato all’Ansa Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi – Ma su 8 mila dirigenti scolastici in Italia ci può essere una mela marcia, ma non per questo bisogna bloccare le riforme».
I dirigenti scolastici potranno scegliere la loro «squadra» individuando i docenti che ritengono più adatti a realizzare i piani dell’offerta formativa (Pof). Questi docenti verranno pescati da «albi territoriali» creati dagli uffici scolastici regionali. In questi albi confluiranno i neo-assunti dalle graduatorie ad esaurimento (Gae), 100.701 persone, e i vincitori dei concorsi. Il governo ha stanziato 200 milioni di euro all’anno per un bonus ai docenti produttivi. Il dirigente scolastico assegnerà il bonus solo al 5% degli insegnanti «meritevoli» che si saranno impegnati di più a rispondere alle linee programmatiche da lui stabilite. Peseranno l’impegno personale e la valutazione delle prestazioni da parte del preside che sentirà anche il parere del Consiglio di Istituto.
Avere vincolato l’assunzione di un docente alla valutazione del suo curriculum è una decisione ispirata all’idea della «chiamata diretta» da parte dei presidi. Questa tentazione ha una lunga storia. La giunta regionale Lombarda provò a istituirla con Formigoni, ma nel 2013 la Corte Costituzionale bocciò la legge che attribuiva alla regione e ai dirigenti scolastici la scelta dei docenti (precari) attraverso concorsi locali. La riforma renziana aggira questa sentenza proponendo gli albi dai quali i presidi sceglieranno personalmente i loro candidato ideali.
La tendenza a rompere l’articolazione democratica degli organi scolastici, accentrando la vita scolastica nella mani di un preside-manager è nata con il centrosinistra e la legge Berlinguer sull’autonomia scolastica nel 1997. Da allora la scuola funziona come un’azienda. La sua azione è ispirata a criteri di flessibilità organizzativa, incentivi, valutazione da cui dipendono i fondi per gli istituti. Da allora il preside è un manager responsabile della gestione dell’offerta formativa e del «capitale umano» a sua disposizione. È responsabile dei Pof che offre ai suoi clienti. Studenti e famiglie scelgono la scuola che concorre con quelle vicine. Il centro-destra è stato organico a questo disegno quando propose il Ddl Aprea rimasto lettera morta anche per l’opposizione di studenti e sindacati.
È da quasi un ventennio che il dirigente scolastico si comporta da manager. Renzi completa questa parabola: gli attribuisce un potere economico (minimo) ma soprattutto quello amministrativo di scegliere il suo «staff». I docenti saranno l’esercito di riserva a disposizione di una casta di manager. La «Buona Scuola» è un mix di neoliberismo e autoritarismo, un marchionnismo molecolare.
Roberto Ciccarelli su Il Manifesto del 14_03_2015
venerdì 13 marzo 2015
La 'pessima' scuola di Renzi: Ecco cosa ne pensiamo noi studenti
mercoledì 11 marzo 2015
Mario Alighiero Manacorda: l'uomo onnilaterale (la pedagogia di Marx)
L’UOMO ONNILATERALE --- Mario Alighiero Manacorda ---
[..] In Marx l’ambito pedagogico, implicito tanto negli scritti “filosofici” giovanili quanto in quelli “economici”, coinvolgeva tutto il suo pensiero. Si tratta infatti del problema dell’uomo, del suo rapporto con la natura e coi suoi simili nel dominarla e umanizzarla per produrre la propria vita materiale e spirituale, e della sua storia, che attraverso la divisione del lavoro lo ha portato, da una “disponibilità” naturale a ogni attività, alla disumana “unilateralità” tanto del capitalista quanto dell’operaio. Eppure, proprio per dominare la totalità delle moderne forze produttive occorre lo sviluppo di una “totalità di uomini totalmente sviluppati” o, come anche dice, allaseitig, che ho tradotto alla lettera con “onnilaterali”: dunque, un “ricupero”, al più alto livello consntito dallo sviluppo storico, della disponibilità originaria. Si trattava dunque di capire come formare quest’uomo onnilaterale. E possiamo dire, con un po’ di schematismo, che Marx affronta la tematica pedagogica da due punti di vista: il principio socialista dell’unione di istruzione e lavoro, e il principio liberale della libertà dell’istruzione. Lavoro e libertà: due principi naturalmente associabili e perciò inscindibili. Non a caso, per l’uno e per l’altro, Marx, intransigente critico della società capitalistica borghese, tanto nel Capitale quanto nei dibattiti politici nell’Internazionale non esitava a richiamarsi all’esempio della società liberale inglese e americana del suo tempo, in cui ritrovava un modello concreto delle sue speranze. Del resto, non potè forse il maggiore lettore italiano di Marx a fine Ottocento, Antonio Labriola, richiesto dai suoi studenti alla Sapienza, intercalare ai suoi corsi di marxismo, senza cambiare tono, un seminario sull’idea di libertà? Questo intreccio di liberalismo e comunismo è oggi, per me, il punto centrale di una positiva rilettura di Marx dopo le idiozie che sul suo conto si sono dette per più di un secolo. Nel suo essere stato in cerca di una “libertà maggiore” è il segreto del marxismo, las grande “ideologia” moderna di liberazione dell’uomo dalla disuguaglianza, dallo sfruttamento, dall’oppressione, dalla “alienazione”. Spero che ciò risulti chiaramente dalla lettura che io facevo di lui oltre quarant’anni fa. […]
da Al lettore, sta in M.A.Manacorda, Marx e l’educazione, Armando, 2008, pp.14-15, raccolta già presente in Il marxismo e l’educazione, Editori Riuniti, 1966
domenica 1 marzo 2015
Domanda intelligente sull'inconscio
L’inconscio è intelligente o stupido?
da Verità nascoste. La rubrica settimanale su Il Manifesto di Sarantis Thanopulos del 27 febbraio 2015