Tu da che parte stai?
noi dalla parte
delle lavoratrici e dei lavoratori
delle e dei migranti
delle studentesse e degli studenti
dei soggetti Lgbt
delle e dei docenti precari
La Fiom ha lanciato la prima mobilitazione d'autunno promuovendo una manifestazione nazionale per sabato 16 ottobre "per il lavoro, i diritti, la democrazia e la riconquista di un vero Contratto nazionale". La federmeccanica, l’unione degli industriali metalmeccanici, vuole smantellare il contratto collettivo nazionale al fine di mettere in competizione i lavoratori delle diverse aziende e ritornare alle gabbie salariali. Analogamente i ministri dell’istruzione dal 1990 in poi (Ruberti, Berlinguer, Moratti, Gelmini) hanno introdotto l’autonomia finanziaria e didattica degli atenei incentivando la competizione fra di essi. Bisogna resistere a queste linee politiche che sostengono l’egoismo, l’individualismo e la competizione sfrenata. La manifestazione, organizzata dalla fiom, sarà "aperta alla partecipazione sociale e dell’opinione pubblica".
Tale manifestazione deve inserirsi in un percorso di unione delle lotte settoriali e isolate che sono tante in tutto il paese. Per noi studenti universitari è necessario lottare affianco ai metalmeccanici, con i docenti precari e con tutti i lavoratori, confluendo in maniera unitaria il 16 ottobre a Roma. Abbiamo un unico avversario: questo sistema capitalista, che da una parte vuole privatizzare l’istruzione pubblica per far profitti e aumentare l’accumulazione di capitale, dall’altra vuole imporre ai lavoratori salari più bassi e condizioni di lavoro più frenetiche, sempre in nome di una maggiore profittabilità. La lotta di classe dei capitalisti è evidente. Purtroppo è la classe degli oppressi, dei lavoratori, dei precari che è debole e disgregata; tuttavia resiste caparbiamente come dimostrano le tante lotte locali. La manifestazione della fiom del 16 ottobre è una occasione per unirsi e costruire relazioni con i lavoratori, che bisognerà coltivare a livello locale mantenendo sempre una prospettiva di lotta nazionale e internazionale.
AteneInRivolta - Bari
martedì 12 ottobre 2010
lunedì 11 ottobre 2010
editoriali di ottobre di Lavoro Politico
due articoli_- per riflettere sulla estrema urgenza dell'unità dei comunisti di fronte alla crisi di sistema che attanaglia il nostro popolo:
Chiudere l'era degli Orazi e Curiazi. Per l’unità dei comunisti. Per l’unità della sinistra
Vladimiro Giacchè
e il ricordo di un maestro dell'antifascismo e della cultura marxista:
In memoria di Raffaele De Grada
Sergio Ricaldone
vai al sito di Lavoro Politico
http://www.lavoropolitico.it
Chiudere l'era degli Orazi e Curiazi. Per l’unità dei comunisti. Per l’unità della sinistra
Vladimiro Giacchè
e il ricordo di un maestro dell'antifascismo e della cultura marxista:
In memoria di Raffaele De Grada
Sergio Ricaldone
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lunedì 6 settembre 2010
IL CAOS NELLE SCUOLE: ECCO LA “RIFORMA” DELLA GELMINI, UNA MACELLERIA SOCIALE CHE DISTRUGGERA’ LA QUALITA’ DELL’ISTRUZIONE PUBBLICA!
Le scuole riaprono e la cosiddetta “riforma” della Gelmini appare in tutta la sua vera essenza: tagli indiscriminati e una macelleria sociale per il personale docente, gli ATA e i tecnici e amministrativi. La battaglia di queste categorie per il posto di lavoro è sacrosanta ma non è l'unico motivo delle mobilitazioni: è un modo per alzare la testa in un paese dove non si parla più di cose importanti. La propaganda sulla pelle delle istituzioni pubbliche è la sola arte di questo governo al tramonto e travolto dalle sue stesse contraddizioni interne, e la scuola è l’emblema significativo del fallimento di una politica che vuole escludere le classi popolari dalla cultura, dal sapere e dalla conoscenza. Togliere insegnanti, ridurre le cattedre, affollare all'inverosimile le classi, tagliare i fondi, esplicita un piano scientifico di rinsecchimento della scuola pubblica, fino a devitalizzarla, riducendone le funzioni vitali. Per questo governo il nemico è la scuola pubblica, il suo compito di fornire sapere e conoscenza per «non uno di meno». Il nemico è la scuola che costruisce uguaglianza e futuro. Il nemico è la fabbrica di cultura che ancora resiste, sopravvive nella riserva indiana della scuola, tiene vivo quello che è stato il suo ruolo negli ultimi 60 anni, fra mille contraddizioni: formare i cittadini della Repubblica.
Basta venire qui a Taranto e rendersi conto in questi giorni delle difficoltà enormi in cui versa l’Ufficio scolastico provinciale: le nomine dei docenti con contratto a tempo determinato, docenti che formalmente prendono servizio dal 1 settembre e vanno ad occupare i posti vacanti senza dei quali la scuola non può iniziare, sono in un ritardo ormai inammissibile; le nomine a t.d. del personale ATA bloccate in attesa di decreto ministeriale: ma anche senza bidelli e personale tecnico-amministrativo le scuole non possono funzionare!! Il taglio di 8 miliardi in tre anni della famigerata legge 133/2008, sta producendo i suoi nefasti effetti: sono migliaia e migliaia in tutta Italia gli incarichi non rinnovati, ma la questione, contrariamente a quanto dichiara sorridente l’incompetente ministro che straparla di impossibilità di assunzioni e di “carità sociale”, non riguarda solo i professori; riguarda la complessiva qualità della scuola pubblica. Perché se le classi si formano stipando un numero oltre i 25 alunni nelle nostre fatiscenti strutture, se ne vanno a farsi benedire sia la sicurezza che l’insegnamento di qualità necessario a tutti i nostri figli per superare le difficoltà di apprendimento o per valorizzare pienamente le loro risorse intellettive. Quando si formano classi da trenta e passa alunni si obbliga l'insegnante a non ascoltare più il bisogno formativo, legato sempre al contesto sociale. E invece i nostri studenti vanno ascoltati perché ogni allievo è un mondo con una propria storia, famiglia e quartiere, quindi ha potenzialità e caratteristiche diverse da tutti gli altri.
Siamo di fronte al licenziamento di migliaia di persone, a 10mila insegnanti dichiarati in soprannumero, a scuole elementari che non possono garantire più i tempi scuola richiesti dalle famiglie, a classi più affollate e insicure, all'impossibilità di assicurare risposte adeguate d'integrazione per gli alunni disabili. Mentre tutti i paesi evoluti investono in formazione, in Italia si approfitta della crisi per smantellare scuole, università e enti di ricerca. La Gelmini non è quella delle mille immaginette portate in processione nei cortei, né la giovane laureata costretta a riparare in Calabria per conseguire la sospirata abilitazione. È quella che si vanta di aver impostato una «riforma epocale» della scuola, rivendicando con una certa sfrontatezza la coerenza della sua azione attuale con quelle dei suoi predecessori.
Per lei e questo governo va tutto bene. Le proteste dei precari sono solo politica, e per questo è ben decisa a non incontrarli. Gli investimenti ci sono, ed anzi aumentano, salvo specificare come e dove. Il tempo pieno non è diminuito, forse è aumentata la domanda, vedremo. E altre facezie. Il capo del governo fa scuola, naturalmente, nel creare una realtà virtuale perfetta. La realtà che le famiglie incontrano ogni giorno narra di un mondo diverso. I tagli non stanno incidendo solo a livello economico, stanno ferendo profondamente le vite degli altri.
Si moltiplicano le iniziative e le mobilitazioni, si ricorre anche a forme estreme di lotta come lo sciopero della fame, ma tutto ciò non può avvenire nell’indifferenza generale e nel sordido silenzio dei media asserviti ai voleri del capo del governo e della sua corte di distruttori delle prerogative costituzionali. La cosiddetta ‘riforma’, che per igiene linguistica va chiamata con il suo nome, ‘macelleria’, è stata fatta dal ministero dell'Economia e non ha nessun senso pedagogico. Ecco perché chiediamo il ritiro dei tagli, le dimissioni del ministro dell'Istruzione ma anche dell'intero governo.
I docenti e tutto il personale della scuola non vogliono l’elemosina, vogliono la scuola per cui abbiamo lottato negli anni ’60 e ‘70, non quella che è costretta a rinunciare a tutto, al tempo pieno, alle ore di insegnamento e anche alla carta igienica.
I comunisti italiani sono al fianco dei lavoratori della scuola e si impegnano a diffondere le loro sacrosante rivendicazioni, in primis la restituzione degli 8 miliardi di tagli decisi con la legge 133. E l’assunzione dei precari già in graduatoria.
I ragazzi e le famiglie devono dimostrare che non sono spettatori di una corrida, ministra contro precari, ma protagonisti: occorre stendere intorno alla scuola un cordone forte, ampio, unitario di solidarietà. E sollecitare l'impegno di forze politiche e sindacali per la crescita e lo sviluppo della scuola pubblica.
Siamo per la costruzione di un fronte comune della società che non si arrende e non si arrenderà mai allo scempio della scuola della Repubblica. La scuola sopravviverà alla Gelmini.
Ferdinando Dubla, segreteria prov. PdCI – Federazione di Taranto
Basta venire qui a Taranto e rendersi conto in questi giorni delle difficoltà enormi in cui versa l’Ufficio scolastico provinciale: le nomine dei docenti con contratto a tempo determinato, docenti che formalmente prendono servizio dal 1 settembre e vanno ad occupare i posti vacanti senza dei quali la scuola non può iniziare, sono in un ritardo ormai inammissibile; le nomine a t.d. del personale ATA bloccate in attesa di decreto ministeriale: ma anche senza bidelli e personale tecnico-amministrativo le scuole non possono funzionare!! Il taglio di 8 miliardi in tre anni della famigerata legge 133/2008, sta producendo i suoi nefasti effetti: sono migliaia e migliaia in tutta Italia gli incarichi non rinnovati, ma la questione, contrariamente a quanto dichiara sorridente l’incompetente ministro che straparla di impossibilità di assunzioni e di “carità sociale”, non riguarda solo i professori; riguarda la complessiva qualità della scuola pubblica. Perché se le classi si formano stipando un numero oltre i 25 alunni nelle nostre fatiscenti strutture, se ne vanno a farsi benedire sia la sicurezza che l’insegnamento di qualità necessario a tutti i nostri figli per superare le difficoltà di apprendimento o per valorizzare pienamente le loro risorse intellettive. Quando si formano classi da trenta e passa alunni si obbliga l'insegnante a non ascoltare più il bisogno formativo, legato sempre al contesto sociale. E invece i nostri studenti vanno ascoltati perché ogni allievo è un mondo con una propria storia, famiglia e quartiere, quindi ha potenzialità e caratteristiche diverse da tutti gli altri.
Siamo di fronte al licenziamento di migliaia di persone, a 10mila insegnanti dichiarati in soprannumero, a scuole elementari che non possono garantire più i tempi scuola richiesti dalle famiglie, a classi più affollate e insicure, all'impossibilità di assicurare risposte adeguate d'integrazione per gli alunni disabili. Mentre tutti i paesi evoluti investono in formazione, in Italia si approfitta della crisi per smantellare scuole, università e enti di ricerca. La Gelmini non è quella delle mille immaginette portate in processione nei cortei, né la giovane laureata costretta a riparare in Calabria per conseguire la sospirata abilitazione. È quella che si vanta di aver impostato una «riforma epocale» della scuola, rivendicando con una certa sfrontatezza la coerenza della sua azione attuale con quelle dei suoi predecessori.
Per lei e questo governo va tutto bene. Le proteste dei precari sono solo politica, e per questo è ben decisa a non incontrarli. Gli investimenti ci sono, ed anzi aumentano, salvo specificare come e dove. Il tempo pieno non è diminuito, forse è aumentata la domanda, vedremo. E altre facezie. Il capo del governo fa scuola, naturalmente, nel creare una realtà virtuale perfetta. La realtà che le famiglie incontrano ogni giorno narra di un mondo diverso. I tagli non stanno incidendo solo a livello economico, stanno ferendo profondamente le vite degli altri.
Si moltiplicano le iniziative e le mobilitazioni, si ricorre anche a forme estreme di lotta come lo sciopero della fame, ma tutto ciò non può avvenire nell’indifferenza generale e nel sordido silenzio dei media asserviti ai voleri del capo del governo e della sua corte di distruttori delle prerogative costituzionali. La cosiddetta ‘riforma’, che per igiene linguistica va chiamata con il suo nome, ‘macelleria’, è stata fatta dal ministero dell'Economia e non ha nessun senso pedagogico. Ecco perché chiediamo il ritiro dei tagli, le dimissioni del ministro dell'Istruzione ma anche dell'intero governo.
I docenti e tutto il personale della scuola non vogliono l’elemosina, vogliono la scuola per cui abbiamo lottato negli anni ’60 e ‘70, non quella che è costretta a rinunciare a tutto, al tempo pieno, alle ore di insegnamento e anche alla carta igienica.
I comunisti italiani sono al fianco dei lavoratori della scuola e si impegnano a diffondere le loro sacrosante rivendicazioni, in primis la restituzione degli 8 miliardi di tagli decisi con la legge 133. E l’assunzione dei precari già in graduatoria.
I ragazzi e le famiglie devono dimostrare che non sono spettatori di una corrida, ministra contro precari, ma protagonisti: occorre stendere intorno alla scuola un cordone forte, ampio, unitario di solidarietà. E sollecitare l'impegno di forze politiche e sindacali per la crescita e lo sviluppo della scuola pubblica.
Siamo per la costruzione di un fronte comune della società che non si arrende e non si arrenderà mai allo scempio della scuola della Repubblica. La scuola sopravviverà alla Gelmini.
Ferdinando Dubla, segreteria prov. PdCI – Federazione di Taranto
giovedì 5 agosto 2010
Il mondo di Gramsci
- Sui ‘Subaltern Studies’ , che ha in India in Ranajt Guha, il suo rappresentante più significativo;
- Sui Cultural Studies, che ha in Inghilterra in Stuart Hall, il suo rappresentante più significativo;
- Sui Post Colonial Studies, e dunque negli Stati Uniti con la figura del noto studioso Edward Said.
Se si pensa che si deve all’oggi scomparso studioso statunitense John Cammet, l’inizio di una seria e rigorosa bibliografia gramsciana internazionale, vien da pensare come purtroppo sia proprio l’Italia il paese dove il lavoro su Gramsci presenta le maggiori difficoltà e addirittura ostracismo quando se ne rivendica l’impegno comunista militante. Segno di un clima culturale (e politico) regressivo o, peggio, del ripudio sostanziale della sua eredità. Ma Gramsci continuerà ad essere, siamo sicuri, il compagno di strada affidabile e arguto di tutti i viandanti che vogliono trasformare radicalmente questo mondo ‘grande e terribile’.
Gramsci, le culture e il mondo
A cura di Giancarlo Schirru
collana I libri di Viella, 102
dicembre 2009, 15x21 cm, 280 p., bross.
ISBN 978-88-8334-419-0 € 29,00
Quarta di copertina:
La diffusione degli scritti di Antonio Gramsci ha raggiunto, negli ultimi tre decenni, una vasta dimensione internazionale. La sua figura rappresenta un caposaldo della cultura italiana che attira l’attenzione nel mondo.
Il pensiero di Gramsci circola ampiamente in Europa, nelle Americhe, nel mondo islamico, in India e in Estremo Oriente. Per celebrare i settant’anni della sua morte si sono riuniti alcuni degli studiosi stranieri che più hanno contribuito allo sviluppo recente delle ricerche gramsciane, confrontandosi con alcuni specialisti italiani.
In questo volume sono presentati i risultati di quell’incontro, in cui tra l’altro è ricostruita in modo serrato la parabola della rivoluzione neoconservatrice negli Stati Uniti, e viene tracciato un bilancio di alcuni recenti indirizzi di ricerca che, fin dalla loro fondazione, si sono richiamati all’eredità gramsciana: gli studi culturali britannnici, gli studi post-coloniali statunitensi e i Subaltern Studies indiani.
Giancarlo Schirru insegna Linguistica generale e Glottologia all’Università di Cassino. È membro del comitato scientifico della Fondazione Istituto Gramsci.
Indice:
Giuseppe Vacca, Prefazione (p. 9-15)
Giorgio Baratta, Prefazione (p. 17-23)
Stuart Hall in dialogo con Giorgio Baratta e Derek Boothman. Dal nazionale all’inter-nazionale-popolare (p. 25-28)
L’uso di Gramsci nei Subaltern Studies indiani
Ranajit Guha, Omaggio a un maestro (p. 31-40).
Paolo Capuzzo, I subalterni da Gramsci a Guha (p. 41-51).
Marcus E. Green, Subalternità, questione meridionale e funzione degli intellettuali (p. 53-70).
Gramsci negli studi culturali britannici
Anne Showstack Sassoon, Raymond Williams, Stuart Hall, Gramsci e noi (p. 73-87).
Ursula Apitzsch, Antonio Gramsci e i problemi del multiculturalismo (p. 89-97).
Elisabetta Gallo, Antonio Gramsci, Stuart Hall e Raymond Williams. Un contributo alla discussione (p. 99-102).
La presenza di Gramsci negli studi culturali e postcoloniali americani
Joseph A. Buttigieg, Leggere Gramsci dopo Edward W. Said (p. 105-121).
Renate Holub, Dagli studi culturali allo studio delle culture americane: 1977-2007 (p. 123-147).
Ronald A.T. Judy, Gramsci e il «concio» della società civile globale (p. 149-161).
Benedetto Fontana, Egemonia e pluralismo. Usi e abusi di Gramsci negli Stati Uniti (p. 163-179).
Giancarlo Schirru, La diffusione del pensiero di Gramsci nella linguistica americana (p. 181-188).
Gramsci e Said nel mondo islamico e mediterraneo
Abdesselam Cheddadi, Traduzione e cultura nel mondo arabo: una prospettiva storica (p. 191-208).
Peter Mayo, Gramsci, la «quistione meridionale» e il Mediterraneo (p. 209-224).
Derek Boothman, Islam e mondializzazione nei Quaderni del carcere (p. 225-245).
Iain Chambers, La sfida postcoloniale (p. 247-251).
Michele Brondino, «La quistione del linguaggio e delle lingue»: una chiave di lettura per il Mediterraneo (p. 253-264).
Massimo Campanini, Gramsci e la crisi degli intellettuali arabi: verso un nuovo concetto di politico nell’Islam? (p. 265-270).
Indice dei nomi (p. 271)
Gli autori (p. 277)
Il report del Convegno di Elisabetta Gallo
http://www.gramscitalia.it/Gramsci,le%20culture%20e%20il%20mondo.htm
Gramsci e le culture del mondo di Luca Cangemi
http://www.circologramsciriposto.it/gramsci_e_le_culture_del_mondo.htm
La celebre pagina dell’antropologo Alberto Cirese sul concetto di folklore in Gramsci
http://www.isresardegna.it/documenti/16_186_20081015182034.pdf
mercoledì 14 luglio 2010
LE CRICCHE DEI POTERI FORTI DI SOSTEGNO AL REGIME DEI PADRONI
Un sistema ignobile di corruttele e favoritismi illeciti che configurano una vera e propria P3, di sostegno al governo del secessionismo leghista e delle destre imprenditoriali, che ha il mandato di mantenere i privilegi di classe e colpire i diritti e le tutele del mondo del lavoro. Ma i padroni sono alla ricerca di un assetto simile ma senza più l'ingombrante figura del cavaliere.
A questo proposito un post di Luigi De Magistris e di Oliviero Diliberto
http://www.lavoropolitico.it/ultimeorco.htm
A questo proposito un post di Luigi De Magistris e di Oliviero Diliberto
http://www.lavoropolitico.it/ultimeorco.htm
martedì 6 luglio 2010
Report Assemblea pubblica a Taranto sulla conoscenza come bene comune
Report assemblea pubblica:
In difesa della scuola e Università pubblica, contro le riforme del governo Berlusconi e per la conoscenza come bene comune,
svoltasi lunedì 5 luglio Taranto – p.zza della Vittoria – ore 19,30—22
organizzata dalla Federazione della Sinistra [PRC-PdCI-Circolo operaio jonico]
In piazza della Vittoria si è parlato di scuola, di sapere e conoscenza, di Università, un argomento che fuori dalle aule scolastiche e degli addetti ai lavori, stenta ad imporsi come priorità dell’agenda politica e sociale del paese. Per questo la Federazione della Sinistra di terra jonica (che raggruppa qui a Taranto, Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti italiani e Circolo operaio jonico) ha deciso questa iniziativa, perché il grido disperato della scuola pubblica venga sentito da tutti e prima che sia irrimediabilmente tardi.
Ha introdotto i lavori Tito Anzolin, segretario prov. di Rifondazione, il quale, dati alla mano e in qualità a sua volta di dirigente scolastico, ha denunciato che la politica dei tagli operati dal duo Gelmini-Tremonti, con l’approvazione della legge 133 del 2008, ha inginocchiato le scuole già alle prese con ristrezze e carenze strutturali. Il diritto allo studio, conquista costituzionale del nostro paese, rischia di essere vanificata a favore della privatizzazione dell’istruzione.
La serie degli interventi previsti è stata aperta da Anna Santoro, segr.prov. della FLC-CGIL, la quale ha ricordato le parole di Pietro Calamandrei del 1953 a strenua difesa del carattere pubblico della scuola, sottolineando come i diversi contesti storici aggravano la attuale responsabilità delle forze politico-sindacali verso le nuove generazioni: da soli potremmo non farcela, ha argomentato la sindacalista, se la questione non delle cosiddette riforme, ma della destrutturazione dei fondamenti pubblici dell’istruzione che il governo Berlusconi sta pervicacemente attuando, non diventa questione centrale del dibattito e delle lotte e mobilitazioni del paese tutto.
Marinella Marescotti, a nome dei Cobas-scuola, ha denunciato che il lavoro di destrutturazione è stato perseguito anche in passato dai governi di centro-sinistra, segno evidente che la conoscenza, non è considerata più da tempo come investimento, ma come costo che i poteri forti non sono più disposti a sopportare. L’unica risposta sarebbe una mobilitazione permanente e massiccia per opporsi a questo disegno reazionario.
Remo Pezzuto, portavoce del sindacato studentesco universitario Link di Taranto, ha letto una vera e propria denuncia dello stato delle facoltà universitarie del territorio jonico, polo universitario mai veramente decollato e che con il taglio degli indirizzi rischia addirittura di scomparire e chiedendo quindi al neo-assessore regionale della giunta Vendola un impegno preciso al riguardo. Intervento che sarà ripreso successivamente da una rappresentante del Cloro Rosso.
La voce dei precari storici della scuola è stato portato da Elena La Gioia, del Comitato Insegnanti Precari, il soggetto che sarà più colpito dalla macelleria sociale messa in atto contro l’istruzione pubblica: se non si fermerà la mannaia, ha detto, la perdita ulteriore dei posti di lavoro per la nostra città sarà insostenibile. E questo, ha rimarcato successivamente Tonia Guerra, resp regionale scuola di Rifondazione Comunista, porterà inevitabilmente, oltre l’inaccettabile disoccupazione, un inevitabile abbassamento della qualità didattica.
Dopo aver ascoltato anche un accorato intervento di uno studente-lavoratore che ha legato la questione della conoscenza alla condizione operaia, l’assessore regionale al Diritto allo studio, Alba Sasso, ha assicurato che la Regione Puglia, come ha già fatto in passato con il decreto salva-precari, e nonostante i tagli di Tremonti alle concrete e reali possibilità delle Regioni (e dei Comuni e delle Province) continuerà ad essere vicino alle istanze degli operatori della scuola per una razionalizzazione che colpisca gli sprechi effettivi, non gli investimenti.
Ha concluso i lavori Piergiorgio Bergonzi, responsabile nazionale del PdCI per le politiche scolastiche e a nome della Federazione della Sinistra. Il disegno di smantellamento della scuola pubblica, ha detto con forza l’esponente politico, fa parte di un disegno più complessivo delle destre e delle forze reazionarie di questo paese. L’istruzione non più come diritto, ma come privilegio di classe. Con una sfrontatezza senza pari, questo governo mira alla privatizzazione dell’istruzione, in modo che i ceti meno abbienti non possano più scalare la piramide sociale: i ricchi con i ricchi e con l’arroganza e protervia dei ricchi, i poveri con i poveri, a cui verrà progressivamente precluso l’accesso all’istruzione qualificata e diminuito l’obbligo formativo. Una restaurazione di classe, che avvicina la battaglia delle autentiche forze di sinistra di oggi alle lotte dei socialisti dell’Ottocento contro l’analfabetismo. E’ in questa direzione che la manovra economica deve essere piegata, o meglio capovolta.
Con tre provvedimenti facilmente realizzabili.
A) Tassare almeno di un ulteriore 5% i capitali di coloro che avendoli illegalmente esportati all’estero con grave danno per tutta la comunità, hanno potuto rimpatriarli e ripulirli alcuni mesi fa a costi irrisori grazie allo scudo fiscale. Il prelievo sarebbe possibile con un semplice “automatismo” visto che gli elenchi nominativi sono noti sicuramente alle banche. B) Elevare la tassazione delle rendite finanziarie ( di cui sono titolari in primo luogo grandi gruppi e grandi speculatori finanziari corresponsabili se non artefici della crisi attuale!) dal 12,5% attuale al 20%. Nella consapevolezza che la tassazione di uno stipendio da lavoro di 1300 euro è del 25% e che in tutti i paesi europei le rendite finanziarie sono tassate al 19-20%! C) Tassare le rendite e le grandi ricchezze del 10% di ricchissimi che possiede il 50% della ricchezza nazionale.
Si tratterebbe finalmente di fatti e non di demagogici proclami contro l’evasione fiscale!
Questi tre provvedimenti produrrebbero entrate tra i 15 e i 20 miliardi sul totale di 24 della manovra. L’entrata di risorse sarebbe ancora maggiore se, come doveroso, si rinunciasse ad inviare altri mille soldati in Afghanistan e si ritirassero quelli ivi presenti.
L’importo mancante per completare la manovra finanziaria dovrebbe essere coperto dal restante novanta per cento dei cittadini, proporzionalmente ai loro redditi.
Contro la scelta praticata da chi vuole realizzare la società della disuguaglianza e senza democrazia, una società possibile solo se basata sull’ignoranza di massa, l’appello di Bergonzi è stato quello di unire la sinistra, porre fine alle divisioni e frantumazioni, per ridare fiducia e speranza al nostro popolo.
(a cura di Ferdinando Dubla, resp. Prov. PdCI – Scuola e politiche della formazione)
In difesa della scuola e Università pubblica, contro le riforme del governo Berlusconi e per la conoscenza come bene comune,
svoltasi lunedì 5 luglio Taranto – p.zza della Vittoria – ore 19,30—22
organizzata dalla Federazione della Sinistra [PRC-PdCI-Circolo operaio jonico]
In piazza della Vittoria si è parlato di scuola, di sapere e conoscenza, di Università, un argomento che fuori dalle aule scolastiche e degli addetti ai lavori, stenta ad imporsi come priorità dell’agenda politica e sociale del paese. Per questo la Federazione della Sinistra di terra jonica (che raggruppa qui a Taranto, Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti italiani e Circolo operaio jonico) ha deciso questa iniziativa, perché il grido disperato della scuola pubblica venga sentito da tutti e prima che sia irrimediabilmente tardi.
Ha introdotto i lavori Tito Anzolin, segretario prov. di Rifondazione, il quale, dati alla mano e in qualità a sua volta di dirigente scolastico, ha denunciato che la politica dei tagli operati dal duo Gelmini-Tremonti, con l’approvazione della legge 133 del 2008, ha inginocchiato le scuole già alle prese con ristrezze e carenze strutturali. Il diritto allo studio, conquista costituzionale del nostro paese, rischia di essere vanificata a favore della privatizzazione dell’istruzione.
La serie degli interventi previsti è stata aperta da Anna Santoro, segr.prov. della FLC-CGIL, la quale ha ricordato le parole di Pietro Calamandrei del 1953 a strenua difesa del carattere pubblico della scuola, sottolineando come i diversi contesti storici aggravano la attuale responsabilità delle forze politico-sindacali verso le nuove generazioni: da soli potremmo non farcela, ha argomentato la sindacalista, se la questione non delle cosiddette riforme, ma della destrutturazione dei fondamenti pubblici dell’istruzione che il governo Berlusconi sta pervicacemente attuando, non diventa questione centrale del dibattito e delle lotte e mobilitazioni del paese tutto.
Marinella Marescotti, a nome dei Cobas-scuola, ha denunciato che il lavoro di destrutturazione è stato perseguito anche in passato dai governi di centro-sinistra, segno evidente che la conoscenza, non è considerata più da tempo come investimento, ma come costo che i poteri forti non sono più disposti a sopportare. L’unica risposta sarebbe una mobilitazione permanente e massiccia per opporsi a questo disegno reazionario.
Remo Pezzuto, portavoce del sindacato studentesco universitario Link di Taranto, ha letto una vera e propria denuncia dello stato delle facoltà universitarie del territorio jonico, polo universitario mai veramente decollato e che con il taglio degli indirizzi rischia addirittura di scomparire e chiedendo quindi al neo-assessore regionale della giunta Vendola un impegno preciso al riguardo. Intervento che sarà ripreso successivamente da una rappresentante del Cloro Rosso.
La voce dei precari storici della scuola è stato portato da Elena La Gioia, del Comitato Insegnanti Precari, il soggetto che sarà più colpito dalla macelleria sociale messa in atto contro l’istruzione pubblica: se non si fermerà la mannaia, ha detto, la perdita ulteriore dei posti di lavoro per la nostra città sarà insostenibile. E questo, ha rimarcato successivamente Tonia Guerra, resp regionale scuola di Rifondazione Comunista, porterà inevitabilmente, oltre l’inaccettabile disoccupazione, un inevitabile abbassamento della qualità didattica.
Dopo aver ascoltato anche un accorato intervento di uno studente-lavoratore che ha legato la questione della conoscenza alla condizione operaia, l’assessore regionale al Diritto allo studio, Alba Sasso, ha assicurato che la Regione Puglia, come ha già fatto in passato con il decreto salva-precari, e nonostante i tagli di Tremonti alle concrete e reali possibilità delle Regioni (e dei Comuni e delle Province) continuerà ad essere vicino alle istanze degli operatori della scuola per una razionalizzazione che colpisca gli sprechi effettivi, non gli investimenti.
Ha concluso i lavori Piergiorgio Bergonzi, responsabile nazionale del PdCI per le politiche scolastiche e a nome della Federazione della Sinistra. Il disegno di smantellamento della scuola pubblica, ha detto con forza l’esponente politico, fa parte di un disegno più complessivo delle destre e delle forze reazionarie di questo paese. L’istruzione non più come diritto, ma come privilegio di classe. Con una sfrontatezza senza pari, questo governo mira alla privatizzazione dell’istruzione, in modo che i ceti meno abbienti non possano più scalare la piramide sociale: i ricchi con i ricchi e con l’arroganza e protervia dei ricchi, i poveri con i poveri, a cui verrà progressivamente precluso l’accesso all’istruzione qualificata e diminuito l’obbligo formativo. Una restaurazione di classe, che avvicina la battaglia delle autentiche forze di sinistra di oggi alle lotte dei socialisti dell’Ottocento contro l’analfabetismo. E’ in questa direzione che la manovra economica deve essere piegata, o meglio capovolta.
Con tre provvedimenti facilmente realizzabili.
A) Tassare almeno di un ulteriore 5% i capitali di coloro che avendoli illegalmente esportati all’estero con grave danno per tutta la comunità, hanno potuto rimpatriarli e ripulirli alcuni mesi fa a costi irrisori grazie allo scudo fiscale. Il prelievo sarebbe possibile con un semplice “automatismo” visto che gli elenchi nominativi sono noti sicuramente alle banche. B) Elevare la tassazione delle rendite finanziarie ( di cui sono titolari in primo luogo grandi gruppi e grandi speculatori finanziari corresponsabili se non artefici della crisi attuale!) dal 12,5% attuale al 20%. Nella consapevolezza che la tassazione di uno stipendio da lavoro di 1300 euro è del 25% e che in tutti i paesi europei le rendite finanziarie sono tassate al 19-20%! C) Tassare le rendite e le grandi ricchezze del 10% di ricchissimi che possiede il 50% della ricchezza nazionale.
Si tratterebbe finalmente di fatti e non di demagogici proclami contro l’evasione fiscale!
Questi tre provvedimenti produrrebbero entrate tra i 15 e i 20 miliardi sul totale di 24 della manovra. L’entrata di risorse sarebbe ancora maggiore se, come doveroso, si rinunciasse ad inviare altri mille soldati in Afghanistan e si ritirassero quelli ivi presenti.
L’importo mancante per completare la manovra finanziaria dovrebbe essere coperto dal restante novanta per cento dei cittadini, proporzionalmente ai loro redditi.
Contro la scelta praticata da chi vuole realizzare la società della disuguaglianza e senza democrazia, una società possibile solo se basata sull’ignoranza di massa, l’appello di Bergonzi è stato quello di unire la sinistra, porre fine alle divisioni e frantumazioni, per ridare fiducia e speranza al nostro popolo.
(a cura di Ferdinando Dubla, resp. Prov. PdCI – Scuola e politiche della formazione)
venerdì 2 luglio 2010
per la Conoscenza come Bene Comune
LUNEDI’ 5 LUGLIO - ORE 19:00
PIAZZA DELLA VITTORIA – TARANTO
Assemblea pubblica
"In difesa della Scuola e Università Pubblica,
contro le riforme del governo Berlusconi
e per la Conoscenza come Bene Comune”
Introduce:
Preneste Anzolin - Segretario prov. Prc Taranto
Intervengono:
Alba Sasso - Ass. Diritto allo studio della Regione Puglia
Piergiorgio Bergonzi - Responsabile. naz. Scuola Pdci
Anna Santoro - Segraria Prov. FLC -CGIL Taranto
Marinella Marescotti - Segretaria Prov. Cobas Scuola Taranto
Elena Lagioia - Coordinamento Insegnanti Precari Taranto
Remo Pezzuto - Portavoce Sindacato Studentesco LINK Taranto
Vincenzo Vestita - delegato FIOM CGIL Taranto - Libera Taranto
Conclude: Gennaro Loffredo - Coordinamento naz .Federazione della Sinistra
PIAZZA DELLA VITTORIA – TARANTO
Assemblea pubblica
"In difesa della Scuola e Università Pubblica,
contro le riforme del governo Berlusconi
e per la Conoscenza come Bene Comune”
Introduce:
Preneste Anzolin - Segretario prov. Prc Taranto
Intervengono:
Alba Sasso - Ass. Diritto allo studio della Regione Puglia
Piergiorgio Bergonzi - Responsabile. naz. Scuola Pdci
Anna Santoro - Segraria Prov. FLC -CGIL Taranto
Marinella Marescotti - Segretaria Prov. Cobas Scuola Taranto
Elena Lagioia - Coordinamento Insegnanti Precari Taranto
Remo Pezzuto - Portavoce Sindacato Studentesco LINK Taranto
Vincenzo Vestita - delegato FIOM CGIL Taranto - Libera Taranto
Conclude: Gennaro Loffredo - Coordinamento naz .Federazione della Sinistra
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