Teresa Mattei, Vincenza Castria e la liberazione di classe e di genere
Mentre nel
Mezzogiorno le braccianti spezzavano sui campi la morsa del latifondo e del
secolare servaggio patriarcale, Teresa Mattei condusse la medesima battaglia
nell'aula dell'Assemblea Costituente.
La Mattei
comprese che l'uguaglianza puramente formale (primo comma dell'Articolo 3)
sarebbe rimasta un'astrazione borghese se non si fosse imposto l'obbligo
repubblicano di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale (secondo
comma). L'ostacolo materiale che impediva alla donna lavoratrice e alla contadina
di partecipare all'organizzazione politica, sociale ed economica del Paese era
esattamente la struttura materiale del capitalismo patriarcale e del
clericalismo reazionario.
La rimozione degli "ostacoli di fatto" trova la sua incarnazione terrena nell'assalto al latifondo di Castria e Rago e nel rifiuto del destino subalterno.
In foto, in
alto a sinistra:
Teresa
Mattei (1921 – 2013), la "ragazza di Montecitorio", comandante
partigiana "Chicchi", giovanissima madre costituente e mente politica
del secondo comma dell'articolo 3 della Carta repubblicana.
In alto a destra e in basso: Vincenza Castria (1922 – 2000), dirigente dell'UDI e del PCI, prima donna eletta nel Consiglio comunale di Montescaglioso nel 1952. In basso, la Castria è ritratta durante il lavoro domestico di impagliatura delle sedie, testimonianza materiale della condizione di doppia subalternità delle donne, figlie, madri e mogli, braccianti e contadine.
EMANCIPAZIONE E LIBERAZIONE DI CLASSE E DI GENERE
Due volti,
due origini, un'unica ed indissolubile prassi rivoluzionaria. La convergenza
storica e teorica tra Teresa Mattei e Vincenza Castria incarna il punto più
alto della saldatura tra l'emancipazione delle donne e il riscatto delle classi
subalterne nell'Italia del dopoguerra.
Da un lato,
l'elaborazione costituzionale della Mattei, che volle e impose la formula della
rimozione degli "ostacoli di ordine economico e sociale" (art. 3,
comma 2) per impedire che la parità rimanesse un'astrazione giuridica borghese;
dall'altro, la prassi materiale della Castria che, all'indomani dell'eccidio
del feudo San Giuliano e del sacrificio del compagno Giuseppe Novello (14
dicembre 1949) guidò le contadine di Montescaglioso alla conquista della terra
e della parola pubblica contro la morsa del latifondo e del patriarcato
clericale
Questa fotocomposizione ricompone la trama dialettica della nostra memoria storica: la legge fondamentale della Repubblica non nacque nel chiuso delle aule parlamentari, ma si nutrì del sangue, del lavoro e della lotta antagonista delle braccianti del Mezzogiorno. Teresa Mattei e Vincenza Castria ci ricordano che non vi è liberazione di genere senza rivoluzione sociale, né trasformazione di classe che non spezzi alla radice l'oppressione capitalista e l’intersezione delle tipologie di subalternità, nel solco dell’analisi gramsciana del Quaderno 25, strutturale e sovrastrutturale.
Vincenza Castria: la rivelazione
della politica. Lettere e interventi 1950-1989. Nuova ediz.
Noi
saremmo l’angelo del focolare, la regina della casa, ma regina di che cosa? Della
miseria, dell’ignoranza e dell’arretratezza in cui ci fanno vivere… Il nostro
dovere è lottare per difendere per davvero le nostre case, le nostre famiglie,
con una coscienza nuova, fare fronte unico con i nostri uomini e andare avanti
per cancellare quelle condizioni di inferiorità che sono state da freno allo
sviluppo e all’emancipazione femminile, Vincenza Castria
(pag.29)
Vincenza
Castria, bracciante, è stata un’importante dirigente del PCI e una figura di
rilievo del movimento operaio e contadino lucano e meridionale. Vedova di
Giuseppe Novello, ucciso a Montescaglioso nel 1949 durante le proteste
contadine legate all’occupazione delle terre, fece parte del Comitato Federale
provinciale del PCI e dell’Assemblea nazionale dell’Unione donne italiane,
collaborando alla redazione del periodico «Noi Donne». Ebbe rapporti molto
stretti con i più importanti dirigenti del PCI. Nel 1952 si sposò in seconde
nozze con Ciro Candido (sindaco di Montescaglioso e assessore provinciale del
PCI) con cui ha scritto il libro autobiografico “Rossa terra mia”, uscito
postumo nel 2009. È scomparsa a Montescaglioso nel 1999. Prefazione di Susanna
Camusso. (IV. cop.).
Questa
corrispondenza è uno dei passaggi storici costitutivi dell’emancipazione
femminile in Italia e specificatamente nel Mezzogiorno, la “desolata landa
della rassegnazione” che caratterizzava il Sud di Eboli, dove si era fermato il
Cristo di Carlo Levi. +
Contemporaneamente,
l’impegno della giovane costituente Teresa Mattei saldava nell’articolo 3 della
Carta, il cuore della liberazione, di genere e di classe. La politica diventava
arte della democrazia con l’affacciarsi ad essa delle donne e non arte del
potere clerico-patriarcale capitalista.
+ Le donne
del bracciantato meridionale (come Vincenza Castria e Rocchina Rago a
Montescaglioso) non svolsero una funzione puramente subalterna o di supporto
logistico nelle occupazioni dei latifondi del 1949: esse occuparono fisicamente
la testa dei cortei, affrontarono la repressione poliziesca dello Stato e
trasformarono la condizione di opacità domestica di doppia subalternità, in
aperta presa di parola e direzione politica.
L'eccidio di Montescaglioso del dicembre 1949 segna un punto di non ritorno nella storia del Mezzogiorno contemporaneo. La risposta repressiva e sanguinaria dello Stato borghese e della proprietà latifondista contro i braccianti che chiedevano l'applicazione dei decreti sulle terre incolte, trovò nel sacrificio di Giuseppe Novello il suo simbolo più drammatico.
Lontana dal
rifugiarsi nel lutto privato, la giovane vedova Vincenza Castria assurse a
protagonista politica del movimento contadino: guidò le agitazioni femminili
nell'Unione Donne Italiane, diede voce alla presa di parola delle plebi rurali
e mantenne viva la memoria del compagno Novello, integrando la battaglia
agraria con la prospettiva di emancipazione di genere e la difesa dei diritti
sanciti dalla Carta costituzionale, nel solco tracciato dalla madre Costituente
Teresa Mattei.
Siamo convinte che gli spazi di una città, oltre
ad essere dei luoghi fisici, contengano una dimensione simbolica e immaginaria
che definisce il nostro essere abitatori di quei luoghi [..] Non sono neutri i
luoghi, non sono neutre le vicende della storia, meno che mai sono neutre le
parole.
Adriana Salvia-Emilia Simonetti, Libera Università
delle Donne di Basilicata, ivi,
pag.23-24
In questo blog:
"È
caduto Novello sulla strada all’alba"
Giuseppe Novello, Vincenza Castria, Rocco Scotellaro e la "foglia
perenne" del riscatto del Sud a Montescaglioso (1949)
Scheda a cura di
Ferdinando Dubla, Subaltern studies Italia
















