le lenti di Gramsci

giovedì 29 novembre 2012

Lo Stato espropri lo stabilimento ILVA di Taranto.






COMUNICATO STAMPA



Oggetto: Lo Stato espropri lo stabilimento ILVA di Taranto.



Il Comitato Federale del PdCI jonico, riunito d’urgenza dopo l’epilogo della vicenda legata all’ILVA di Taranto ha ribadito le recenti dichiarazioni del Segretario nazionale On. Oliviero Diliberto, intervenuto a Taranto proprio per le questioni legate al lavoro nel capoluogo tarantino e non solo dell’ILVA (non dimentichiamo la gravissima situazione dei lavoratori del call center).



Pertanto il PdCI jonico è solidale con i lavoratori dell’ILVA e dell’indotto e sosterrà tutte le iniziative utili a sollecitare azioni di pressione sui centri decisori di queste delicatissime questioni che vanno affrontate con urgenza e con risoluzioni definitive nel rispetto della dignità della massa enorme di lavoratori coinvolti, colpevolmente dal gruppo Riva, che potrebbero scontare situazioni di crisi sociale.



Riteniamo che il Governo e tutte le forze politiche che lo sostengono e di opposizione determini l’esproprio per pubblica utilità dello stabilimento di Taranto; riteniamo che non è più il tempo dello scarica barile, nel senso che non tolleriamo che si scarichi la responsabilità dello status attuale alla Magistratura che invece va sostenuta e sollecitata a continuare nella sua azione.

L’esproprio è previsto anche nella nostra Costituzione proprio per tutelare i lavoratori e i cittadini in situazioni insostenibili economicamente e socialmente, vista anche l’incapacità del management ILVA, nell’ affrontare situazioni tecniche e legali e nella sostanziale ritrosia ad investire in ristrutturazione tecnica e ambientale per l’acquisizione dell’AIA.



Il PdCI jonico sarà nei prossimi giorni in piazza per affiancare la lotta dei lavoratori, per informare la popolazione e chiedere con una petizione l’intervento dello Stato, ribadiamo risolutivo, con l’appoggio della cittadinanza jonica.





TARANTO LI, 28-11-2012

Partito dei Comunisti Italiani

FEDERAZIONE PROVINCIALE

TARANTO


lunedì 26 novembre 2012

PRIMARIE: DILIBERTO, BUON RISULTATO VENDOLA, ADESSO CON BERSANI PER FAR CONTARE IL LAVORO



"Dal primo turno delle primarie è emersa una grande domanda di partecipazione, di democrazia e di cambiamento. Vendola raccoglie una buona affermazione, soprattutto al Sud, dove gli effetti della crisi sono più forti." Lo afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, che prosegue: "Confermiamo da subito il nostro impegno a sostegno di Pier Luigi Bersani al secondo turno. Dal nostro punto di vista è necessario far contare le ragioni del lavoro, e sicuramente, tra i due candidati in campo, Bersani è quello che interpreta meglio un modello di Italia aperta e solidale alla quale ci sentiamo più vicini."

domenica 25 novembre 2012

PRIMARIE: DILIBERTO, IMPORTANTE APPELLO DI VENDOLA



"L'appello agli uomini e le donne della sinistra di Nichi Vendola è molto importante. In gioco c'è la politica dei prossimi anni: bisogna superare le politiche liberiste del governo Monti e invertire la rotta. Non possiamo stare a guardare: domenica il Pdci parteciperà alle primarie e voterà convintamente Nichi Vendola."

venerdì 23 novembre 2012

SCUOLA PUBBLICA: difendiamo il vero investimento del futuro


Sciopero della scuola pubblica per la scuola pubblica



Logo FLC CGIL

Sciopero scuola 24 novembre: appello al mondo della conoscenza

Manifestazione nazionale a Roma della FLC CGIL, Piazza Farnese ore 10

Non solo la scuola ma tutto il mondo della conoscenza è in ginocchio.
I tagli confermati all'Università (altri 400 milioni di euro) e agli Enti di Ricerca insieme al blocco di fatto delle assunzioni, lo stato di sostanziale abbandono dell'Alta Formazione Artistica e Musicale, stanno letteralmente distruggendo uno dei maggiori patrimoni di competenze del nostro paese. La chiave per un futuro migliore.
La condizione dell'ENEA con i laboratori che chiudono in molte parti del paese, dell'INGV con i contratti in scadenza al 31 dicembre e il rifiuto di prorogarli mettendo a rischio la sorveglianza sismica e vulcanica, così come dell'ISPRA, oppure la situazione dei precari dell'ISFOL, o i lavoratori dell'INRAN il cui stipendio è perennemente a rischio, solo per fare alcuni esempi, ci raccontano della condizione di sbando in cui versa la seconda rete di ricerca. Il prelievo forzoso sui fondi di progetto operato dal CNR rappresenta poi un'onta alla storia di questa istituzione già oltraggiata dai ripetuti tagli e da un riordino insensato.
L'utilizzo delle esternalizzazioni coperte con il velo delle fondazioni, vedi il caso di Messina come di altre, è la cartina di tornasole dello smantellamento delle università che l'ulteriore taglio al fondo ordinario aggraverà. L'espulsione in massa dei lavoratori, ad iniziare da coloro che operano nelle ditte esterne e dai precari, produrrà il crollo dell'offerta formativa e dei servizi agli studenti.
L'obiettivo del governo Monti sulla scia del pensiero liberista che alberga in molti dei suoi sostenitori ed è ben espresso nella linea attuale della commissione Europea è quello di chiudere la maggioranza degli enti di ricerca e delle università a partire da quelle meridionali.
Non saranno necessari decenni per raggiungere questo obiettivo ma 3 o 4 anni al massimo.
Non sono in gioco solo tagli lineari ma vere e proprie scelte di natura politica e ideologica.
Il Paese secondo Monti non può più permettersi queste istituzioni come gran parte della sua scienza di base e applicata e dell'istruzione superiore.
Nell'AFAM la mancata definizione di un quadro normativo completo che dia certezze a tutto il sistema, la progressiva ed inesorabile precarizzazione della docenza, il blocco triennale (2012- 14) degli scatti di anzianità secondo le medesime modalità della scuola ma senza alcuna possibilità di recupero, la totale mancanza di risorse per investimenti e ricerca, i finanziamenti per il funzionamento ordinario ridotti al lumicino, segnalano chiaramente la volontà di ridimensionare l'intervento pubblico nel settore, al di là delle propagandistiche affermazioni sulla importanza strategica della formazione artistica per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro paese.
Noi diciamo NO. E lo diciamo a Monti come a tutta la politica. Non c'è democrazia, non c'è sviluppo, non c'è lavoro né cittadinanza senza istruzione e ricerca. L'unico spread che ci interessa è quello del sapere che Monti ha aggravato.
Il 24 novembre sarà in piazza certamente la scuola ma facciamo appello alla partecipazione di tutti gli studenti e del personale degli enti di ricerca, delle università e delle istituzioni AFAM, affinché il movimento si allarghi già a partire da questa giornata per cambiare il futuro del nostro Paese.
Cordialmente
FLC CGIL nazionale

Università e AFAM
AFAM: la richiesta unitaria dei sindacati università sul Ddl 4822
AFAM: tabelle di stabilizzazione assistenti amministrativi e coadiutori
Conservatorio Briccialdi di Terni: la FLC CGIL vince le elezioni suppletive
Blocco dell’anzianità dei docenti universitari: il tribunale di Trento rinvia alla Corte Costituzionale
L'Abilitazione Scientifica Nazionale ai tempi dell'ANVUR
"Nasce" il Forum della docenza universitaria della FLC CGIL Messina
Università di Tor Vergata: si è fatta chiarezza sulle elezioni del 17 e 18 aprile 2012
Ricerca
Proroga dei contratti a termine all'INGV (e negli EPR): confermata la validità degli accordi decentrati
Precari: riconoscimento anzianità di servizio, il tribunale di Lanusei si esprime favorevolmente
Spending review: ricerca, incontro con il Ministro sulla riduzione delle piante organiche
ENEA: accordo sui benefici assistenziali, ma la trasparenza resta un tabù
Tagli alla ricerca pubblica: il CNR impone overheads alla Rete
CNR: la FLC CGIL Palermo rinnova la richiesta di visione del DURC
ISTAT. Produttività, l'amministrazione paga il semestrale di ottobre
ISTAT. Produttività, il bottino si fa pesante
INGV: dal 1 gennaio 2013 possibili criticità del Sistema di Sorveglianza Sismica e Vulcanica
INRIM: il personale non approva le scelte scientifiche del Presidente
ISPRA: chiesta la proroga di tutti i contratti precari in scadenza per il 2013
INAF: contrattazione, ad un punto di svolta molte delle questioni aperte
Ultime da ricostruiamolitalia.it
Adesso e Domani. Percorsi, emozioni e diritti di un generazione
Non più di 100 parole
Olimpiadi nazionali sulla Grammatica italiana

sabato 17 novembre 2012

Una nota sul qualunquismo

“per chi la crisi non è mai iniziata perché non è mai finita”


IL QUALUNQUISMO, falsa sintesi del senso comune, è l’avversario più insidioso non solo per la coscienza di classe, ma per l’emancipazione della coscienza di massa. La rivolta qualunquista, come oggi il fenomeno “Grillo”, che si abbevera alla cosiddetta ‘anti-politica’, è, al di là delle forme e modi diversi con cui si presenta, ricorrente nelle fasi di crisi economica e culturale, si alimenta del frantumato tessuto sociale e si presenta come antitetico al sistema. Ma antitetico non lo è: è solo oppositivo, cerca il consenso passivo di protesta , rinuncia ad una progettazione sociale di riferimento, a un disegno di classe. Per i comunisti, è un’insidia tanto più forte quanto più è la rinuncia ad una formazione politica di massa alternativa al sistema. Il marxismo offre invece strumenti scientifici sia per l’interpretazione della realtà, sia per la sua trasformazione rivoluzionaria. Agli albori del metodo scientifico moderno, il filosofo Francesco Bacone (1561-1626), accanto ad una pars destruens per abbattere gli idola tribus (gli errori della tribù, quelli radicati nella specie umana, che è fatta in modo tale che inevitabilmente commette errori), indica una procedura costruens, attraverso la cosiddetta dottrina delle tavole (un fenomeno si osserva e si studia attraverso la ricorrenza delle sue variabili). Il marxismo è progressivo anche rispetto a questo stesso metodo.

Espropriati del linguaggio aderente alla realtà, tutti sentono parlare di “riforme” e “stabilizzazione”, volendo intendere il significato contrario: misure reazionarie e instablità strutturale, quelle proprie del sistema capitalista avviluppato nelle sue contraddizioni. E’ una situazione storica già studiata da Gramsci con la categoria di ‘senso comune’, amplificata oggi dall’uso dei media sia tradizionali, la stampa e la tv, che cercano di esorcizzarla, sia innovativi, che creano l’illusione di un’autosufficienza identitaria, meglio sarebbe dire ‘di comunità autonoma’. Contrastare il qualunquismo dovrebbe voler dire, per la sinistra del nostro paese, contrastare quella deteriore aderenza al peggior senso comune che non ha sbocchi di alcun tipo. Il qualunquismo comunque si ammanti (solitamente è né-né) è oggettivamente di destra per questo: l’opposizione, contro tutto e tutti, si fa solo all’interno del sistema. La sinistra che progetta un’alternativa di sistema è di fronte ad un bivio: o consegnarsi alla residualità testimoniale e insussistente, stritolata dal senso comune di massa che non riesce a progettare la trasformazione sociale; o porsi coscientemente come una parte della contraddizione del sistema stesso, per emancipare la coscienza di massa e lavorare per cambiare i rapporti di forza, che non si modificano solo per condizioni e scelte soggettive, ma per le materiali condizioni di vita che definiscono oggi il profilo di massa delle contraddizioni sociali. (fe.d.)

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lunedì 12 novembre 2012

Indicazioni del PdCI per le primarie del centrosinistra



La Direzione Nazionale del Pdci ribadisce oggi la volontà di provare a concludere un accordo con il centro-sinistra per scongiurare lo scenario di un Monti-bis e l'imposizione delle sue politiche antipopolari.

- impegna il Partito a partecipare al percorso delle primarie della coalizione "Italia bene comune", dando indicazione di voto per Nichi Vendola, il candidato più marcatamente di sinistra, più conseguentemente critico con le politiche di Monti e nostro alleato nei referendum sul lavoro.

Qualora vi fosse un secondo turno delle primarie (e qualora Vendola non vi giungesse) il Partito si impegna, sin d'ora, a sostenere la candidatura di Pierluigi Bersani.


comunicato del 10 novembre 2012

mercoledì 7 novembre 2012

La storia si è rimessa a camminare



Alexander Höbel, Coordinatore Comitato scientifico Ass. Marx XXI, ha scritto:


"[..] Il primo effetto rilevantissimo della Rivoluzione è stato quello di mostrare a tutti che il potere delle classi dominanti non è imbattibile, non è eterno e immutabile, ma può essere rovesciato; che nuove classi possono assumere la direzione della società e dello Stato. Né questo è solo un dato ideologico, ma al contrario è un elemento molto concreto dell’esperienza sovietica, laddove il potere, la “cosa pubblica”, erano gestiti da intellettuali rivoluzionari, ma anche e in misura sempre crescente da operai e contadini, e da figli di operai e contadini, che diventavano funzionari, dirigenti di partito, amministratori, dirigenti di fabbrica, quadri dell’esercito; un’ondata straordinaria di mobilità sociale che ha coinvolto milioni di persone. Certo, con tutta la difficoltà di un “processo di apprendimento”, per dirla con Losurdo, di dimensioni storiche; con tutti i deficit di egemonia immaginabili rispetto a quella che nel resto del mondo era rimasta classe dominante con qualche secolo di esperienza in più. E tuttavia mostrando nei fatti che anche “la cuoca può dirigere lo Stato”.[..]La rottura del 1917 e l’esistenza dell’Urss, inoltre, hanno favorito l’affermarsi di nuovi diritti, i diritti sociali; hanno dato una spinta formidabile alle lotte dei lavoratori in tutto il mondo; hanno indotto il capitalismo a riformarsi costruendo importanti sistemi di Welfare. Non è un caso se dopo il 1991 i passi indietro su tutti questi fronti sono stati gravi e molteplici.[..]la parte a mio parere più autentica del pensiero di Lenin sta proprio nella precisa indicazione di superare questi limiti, abbattere questi ostacoli, attraverso l’opera di educazione politica che egli affida al Partito già nel Che fare?, e attraverso quel “lungo lavoro di educazione”, quell’intenso “lavoro culturale” di cui parla nei suoi ultimi scritti.[..]la storia si è rimessa a camminare, anzi a correre. L’eredità dell’Ottobre, che ci fa pensare al passato con orgoglio, ci aiuta quindi anche a guardare al futuro con un po’ di ottimismo.

lunedì 5 novembre 2012

La sinistra italiana a un bivio. I due partiti comunisti scelgono opzioni diverse.

dal Partito Comunista del Canton Ticino
Subito dopo la disfatta elettorale del 2008 i due principali partiti comunisti italiani, il Partito della Rifondazione Comunista (PRC, con circa 30mila iscritti) e il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI, con circa 20mila iscritti), avevano dato avvio a un processo unitario: il rifiuto del primo partito di procedere a una fusione per costituire un nuovo e unificato partito marxista, come proposto dal PdCI, aveva reso possibile solo federare le due sigle, le quali mantenevano però la loro indipendenza e identità. Nasceva così la Federazione della Sinistra (FdS).
TRE SOGGETTI IN UNO
Il PdCI di Oliviero Diliberto ha continuato a seguire una via più identitaria, compatibile con la tradizione del comunismo italiano di Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer, mente il PRC di Paolo Ferrero ha mantenuto una struttura più eclettica, portando ai vertici gli ex-militanti di “Democrazia Proletaria”, un partito della sinistra estrema scioltosi a inizio degli anni ’90, e accettando al suo interno correnti di ispirazione trozkista e in generale massimalista. La corrente ideologicamente più “ortodossa” e leninista del PRC, riunita intorno alla ex-rivista “L’Ernesto” guidata dall’ex-senatore Fosco Gianini e da Fausto Sorini, è confluita nel PdCI l’anno scorso. Ai due partiti comunisti si sono poi uniti all’interno della FdS anche due associazioni di ispirazione laburista, “Socialismo2000″ e “Lavoro-Solidarietà”, che sono in procinto di fondersi in un nuovo “Partito del Lavoro” guidato da Cesare Salvi e Gian Paolo Patta, una piccola organizzazione socialdemocratica di sinistra con una vocazione prioritariamente sindacale.
DUE STRATEGIE COMPLETAMENTE DIVERSE
Ieri, 3 novembre 2012, si è tenuto uno dei più difficili incontri di vertice della Federazione della Sinistra: la sua stessa esperienza unitaria potrebbe essere al capolinea. Tra PRC e PdCI, infatti si è di fatto consumato un nuovo divorzio. La strategia è infatti diversa e un compromesso non è in nessun modo fattibile: da un lato Paolo Ferrero, il valdese proveniente da “Democrazia Proletaria” eletto segretario di Rifondazione vuole costruire un polo della sinistra anticapitalista contro tutto e tutti, dall’altro Oliviero Diliberto, il pragmatico leader dei Comunisti Italiani, professore di diritto romano e grande amico della Cina, vuole costruire una grande alleanza con tutte le forze del centro-sinistra. A sua volta ha deciso di lavorare per un accordo con il centro-sinistra anche il gruppo promotore del Partito del Lavoro. Il suo leader Gian Paolo Patta ha giustificato tale linea politica in questi termini: “L’implosione del sistema dei partiti della seconda Repubblica può essere accompagnato da una crisi della idea stessa di politica e quindi della democrazia. Occorre costruire un argine con la più ampia coalizione di centro-sinistra”. La Federazione della Sinistra ha così preso atto che non esiste unità d’intenti fra le sue componenti. Fuori dal politichese questo significa che essa è ormai defunta e pare quindi definitivamente affossata l’ipotesi di una riunificazione dei due partiti comunisti, come in molti politologi, al di là dell’idealismo degli elettori, davano per assodato, viste le storie, i metodi e gli obiettivi diversi fra PdCI e PRC. Se la FdS è morta politicamente, essa formalmente continua ad esistere come cappello elettorale per le elezioni regionali (dove Rifondazione è in quel caso spesso disposta ad allearsi con il tanto odiato PD) e per continuare a raccogliere le firme per il referendum contro lo smantellamento dei diritti sindacali.
IL PROBLEMA DEL VOTO UTILE
Se da un lato appare difficile trovare compromessi con un Partito Democratico (PD) sempre meno di sinistra, non si può dare facilmente torto al PdCI e ai laburisti: tutti i risultati elettorali degli ultimi anni dicono, infatti, che il popolo della sinistra italiana penalizza sempre le divisioni: nel 2008 il progetto di “Sinistra Arcobaleno” in alternativa al PD ha rappresentato il “de profundis” della sinistra di classe in parlamento con la mancata rielezione di tutti i deputati e i senatori comunisti e socialisti di sinistra. Ancora di recente lo si è visto nelle elezioni amministrative in Sicilia: “Divisi sia la sinistra radicale che il PD vengono puniti dall’elettorato” ha affermato Gian Paolo Patta.
PURISMO O PRAGMATISMO?
Insomma, due visioni completamente diverse: da un lato chi ritiene che la Federazione della Sinistra debba essere del tutto alternativa al centro-sinistra, costruendo un progetto anti-capitalista, correndo però il rischio di risultare ancor più marginali e non riuscire a eleggere nessun deputato; e dall’altro chi ritiene che la fase storica imponga soluzioni forse più moderate, ma in cui i comunisti possano esercitare una pressione per spostare a sinistra gli equilibri politici. Paolo Ferrero e il suo PRC quasi compatto propendono per la prima ipotesi, anche se al suo interno Claudio Grassi, membro della segreteria di Ferrero, avverte chiaramente: “chi sottovaluta altri 5 anni fuori dal Parlamento è politicamente irresponsabile”! A dimostrazione che l’incertezza di questa via si fa strada anche in una parte di Rifondazione.
COL PD CI SI PUÒ ALLEARE?
Il PdCI contesta la scelta dei compagni di Rifondazione: l’isolamento della FdS non porterebbe politicamente, infatti, a nulla e rifiuterebbe di riconoscere che all’interno del PD, un partito comunque di massa e a base popolare, esistono ancora tendenze sensibili al movimento operaio che andrebbero agganciate per costruire delle maggioranze e risultare quindi “utili” alla classe lavoratrice. Il riferimento qui è alla seconda versione della carta di intenti del segretario democratico Pier Luigi Bersani che vuole mettersi alle spalle l’esperienza del governo tecnico di Mario Monti (un banchiere neo-liberista, non eletto dal popolo e responsabile delle macelleria sociale in Italia) e pare abbia intenzione di riposizionare il PD su un percorso più tradizionalmente laburista e socialdemocratico.
I COMUNISTI NON SI DEVONO ISOLARE
Il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto non ha mancato di bacchettare il suo omologo Paolo Ferrero: “non è con lo splendido isolamento che i comunisti e le sinistre risorgeranno in Italia”. E ha continuato: “Intendiamo provare a riportare i comunisti in Parlamento, per provare a ricostruire percorsi unitari a sinistra, per cercare di impedire alle destre di vincere, per tentare di archiviare il berlusconismo e il montismo”. Il politico sardo ha concluso: “la sfida in campo è tra la tecnocrazia che abbiamo conosciuto in quest’anno e che ha demolito tante conquiste del mondo del lavoro del secolo scorso e un nuovo centro-sinistra, che possa riaprire una stagione progressista. Da una parte c’è la fine della democrazia rappresentativa e del welfare, dall’altra la possibilità, tutta da verificare, di un cambio di rotta per il Paese e per il continente. I poteri forti hanno scelto da che parte stare. Noi intendiamo fare altrettanto. Con umiltà, con il senso dei nostri limiti, e con spirito unitario. Non sappiamo se ci riusciremo. Non sappiamo se le altre forze del centro-sinistra vorranno provarci. Non sappiamo ancora quali saranno le regole (leggi elettorali). Ma sappiamo una cosa: abbiamo il dovere di provarci, di non isolarci, di stare in campo costruendo alleanze per vincere, non solo per partecipare. In fondo, è il dovere di essere comunisti”.
STARE NELLE CONTRADDIZIONI…
L’obbiettivo, in questa fase storica e nell’anomalia politica dell’Italia, per i comunisti è quindi, secondo il PdCI, quello di spostare i rapporti di forza il più possibile a favore di un lavoro sempre più attaccato da manovre recessive, dalla crescita dei grandi monopoli capitalisti e dal ritorno al più becero sfruttamento, risolvendo i problemi immediati della classe operaia e nel contempo rappresentando per essa il futuro di una società libera dallo sfruttamento. Per fare questo c’è bisogno, per sconfiggere il populismo di Beppe Grillo e le trame neo-liberiste della Banca Centrale Europea (BCE) e dei grandi gruppi capitalisti, di un ampio spiegamento di forze di sinistra che possa concretamente appoggiare con forza e guidare le giuste rivendicazioni della FIOM, il combattivo sindacato metalmeccanico. Per questo l’arroccamento su posizioni massimaliste non farebbe altro che condannare i comunisti all’isolamento nei confronti delle grandi fasce popolari. E oggi, nel 55° anniversario della morte del grande dirigente comunista italiano Giuseppe Di Vittorio, che in gioventù fu anarco-sindacalista, si potrebbe dire con lui che: “la purezza dei principi non vale al mondo quanto vale la forza”, Rifondazione Comunista ha preferito la purezza dei principi, i Comunisti Italiani hanno scelto la forza. Staremo a vedere come il tutto si evolverà, quello che è sicuro è che qui si gioca il futuro stesso dei comunisti in Italia.

giovedì 1 novembre 2012

Ortodossi ed eterodossi

Essere ancorati ai princìpi, ai valori, alla storia non è, non deve essere in contrasto con l'aderenza alle trasformazioni e ai cambiamenti sociali, allo spirito critico, all'apertura alle idee autenticamente frutto di tempi storici. Se l'avvenire è il comunismo, dichiarasi comunisti è ancorarsi al presente per proiettare il futuro.
ferdinando dubla
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