le lenti di Gramsci

venerdì 6 novembre 2020

PP Pasolini, la critica all'egemonia della borghesia e all'omologazione ideologica

 

di Lucio Garofalo

Novembre richiama alla mia mente un triste anniversario, quello della morte di Pasolini, che è stato l'intellettuale italiano più inviso e più osteggiato dai palazzi del Potere, il più controverso e scomodo di tutto il Novecento. Questa circostanza offre ai vari sciacalli della disinformazione lo spunto per ripetere un'opera infame di strumentalizzazione ideologica, di mistificazione del pensiero di Pasolini. Alludo a quanti provano a distorcere in modo squallido e becero la posizione che Pasolini assunse il 16 giugno del 1968, quando apparve il componimento in versi dal titolo "Il PCI ai giovani", che si riferì agli scontri di Valle Giulia, nella città di Roma, tra studenti e polizia. In tale occasione è noto che Pasolini "si schierò" a fianco dei celerini, poiché di estrazione proletaria. Inoltre, accusò in maniera esplicita la "massa informe" composta dagli studenti sessantottini, che erano figli di quella borghesia che egli, Pasolini, detestava in modo viscerale. In pochi sanno che Pasolini non ebbe mai a disdegnare, né si rifiutò mai di collaborare con alcuni movimenti di contestazione che sorsero in quegli anni: in primis, con Lotta Continua, ma altresì con altre formazioni del panorama politico extraparlamentare, con cui ebbe modo di condividere varie esperienze di controinformazione significative. Si pensi soltanto alla controinchiesta del Collettivo politico di Lotta Continua, che condusse alla realizzazione del film-documento "12 dicembre", uscito nel 1972, dedicato alla strage fascista di Piazza Fontana. Fu un impegno che coinvolse Pasolini in modo diretto, in quanto contribuì anche al lavoro di sceneggiatura del film. La disonestà intellettuale di vari sedicenti "operatori dell'informazione", avvoltoi e sciacalli morali e ideologici, mercenari infami e biechi pennivendoli, prezzolati al soldo di un sistema di potere, affiora in modo particolare in questo fatto: essi raccontano solo la versione dei fatti a loro più comoda, o più conveniente, mentre tacciono, ovvero omettono, o fingono di ignorare e dimenticare la parte di verità che non è funzionale al Potere che servono e riveriscono. Un altro aspetto che mi interessa porre in netto risalto, è il rispetto quasi religioso che Pasolini nutriva nei confronti di quelle identità culturali ed antropologiche localistiche e particolaristiche. Un interesse ed un valore ideale, da non fraintendersi come attitudine di matrice retriva o codina, né solo di natura nostalgica, ma riconducibile ai valori più genuini dell'umanità. Valori vitali, annientati nel giro di pochi lustri da un processo di omologazione sociale e culturale, frutto dell'ideologia consumistica ed edonistica della classe borghese egemone. A tale riguardo mi viene in mente un'altra provocazione che Pasolini esternò oltre 45 anni fa, l'ennesima sua intuizione quasi "profetica", frutto del suo ingegno inarrivabile: in una società di stampo ultra-consumista di massa, che genera consensi verso le "rivoluzioni" di segno neoliberista, che si potrebbero definire "di destra", cioè antipopolari e antidemocratiche, il paradosso atroce è che i "rivoluzionari", in sostanza, sono quanti si definivano "conservatori", cioè si contrappongono ai bruschi e violenti mutamenti che si innescano nella cornice capitalista. Si tratta di processi di natura liberticida e disumana, effetto di un'accelerazione storica improvvisa, che ha generato un modello di sviluppo irrazionale, feroce ed alienante, con effetti di squilibrio sociale e morale. Il risultato finale è un pauroso scenario di "globalizzazione e colonizzazione" a spese dei popoli, a discapito dei diritti più elementari degli esseri umani, come i diritti a una sanità e un'istruzione pubblica e gratuita, garantiti a tutti i cittadini, e non privilegi esclusivi riservati alle classi più facoltose. In tal senso, l'attualità di Pasolini e delle sue idee, ci risulta a dir poco sconcertante: il suo pensiero, che all'epoca appariva eretico, visionario e corsaro, è oggi più vitale e moderno di ogni "mutamento liberale" imposto dal capitalismo.




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