le lenti di Gramsci

venerdì 6 novembre 2020

Rottura e processo: “La storia non perdonerà gli indugi ai rivoluzionari” (Lenin)

 


diretta FB 7 novembre ore 17.30 Puglia comunista
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C’è un punto di rottura, ma la rivoluzione è un processo. La rivoluzione d’ottobre fu rivoluzione per la pace, la terra e il controllo operaio. Cuore pulsante e motore incessante ne furono il Partito Operaio Socialdemocratico russo (bolscevico) guidato da Lenin e il soviet di Pietrogrado. Il primo atto del Congresso dei Soviet fu l’avverata promessa, che congiunse definitivamente i bolscevichi con i sentimenti del popolo, con la sua maggioranza: confisca delle terre e redistribuzione ai contadini, e pace, una pace senza annessioni ne’ indennità. Il pensiero, l’ideale, si univano ai fatti, ai movimenti reali. ~ fe.d.

LA VOLONTÀ PLASMATRICE della realtà oggettiva: come alla volontà piace

Il giovane Gramsci legge la rivoluzione d’ottobre

di Guido Liguori
È ancora una volta la volontà che trionfa, nella visione di Gramsci: sono gli essere umani associati che possono comprendere,«i fatti economici e li giudicano, e li adeguano alla loro volontà,finché questa diventa la motrice dell'economia, la plasmatrice della realtà oggettiva, che vive, e si muove, e acquista carattere di materia tellurica in ebollizione, che può essere incanalata dove alla volontà piace, come alla volontà piace»[xxiii].

Al di là dell'attacco a effetto (la «rivoluzione contro Il Capitale» di Marx), in realtà l'articolo coglieva alcune motivazioni profonde dell'Ottobre russo: la guerra aveva reso possibile un evento inaudito e per i più inaspettato.
Marx aveva «preveduto il prevedibile», non aveva potuto prevedere la Prima guerra mondiale, il suo carattere senza precedenti, che «avrebbe suscitato in Russia la volontà collettiva popolare» in tempi molto più rapidi della norma («perché, normalmente, i canoni di critica storica del marxismo colgono la realtà»[xxiv]). In quanto «in Russia la guerra ha servito a spoltrire le volontà. Esse, attraverso le sofferenze accumulate in tre anni, si sono trovate all'unisono molto rapidamente. La carestia era immanente, la fame, la morte per fame poteva cogliere tutti, maciullare d'un colpo decine di milioni di uomini. Le volontà si sono messe all'unisono»[xxv].
cit. da A. Gramsci, La rivoluzione contro «Il Capitale», «Il Grido del Popolo», 1° dicembre 1917




DIECI GIORNI, QUEI MOMENTI IN CUI GLI UOMINI SI SANNO UGUALI
“Settembre e ottobre sono i due mesi peggiori dell’anno russo. Sotto un cielo grigio e basso la pioggia non smetteva di cadere, inzuppando tutto. Si camminava su un fango spesso, sdrucciolevole, attaccaticcio, la nebbia gelida invadeva le strade. Nelle case gli uomini montavano la guardia a turno armati di fucile. Karsavina danzava un nuovo balletto al Teatro Mariinsky”.
Con queste parole di John Reed il sesto numero del «Politecnico» presentava, in un autunno non meno gelido dell’Italia appena liberata nel 1945, la leggendaria Rivoluzione d’Ottobre per oltre venti anni taciuta. Un americano racconta come le forze del progresso vinsero in Russia, titolava a tutta pagina. Un americano, uno venuto da lontano, l’occhio dell’Occidente; come sarebbe stato Ernest Hemingway per la Spagna, Edgar Snow per la Cina di Mao. Per capire la fortuna straordinaria che ebbe questo libro, oggi ancora una volta ristampato, non serve la breve, eppur preziosa prefazione di Lenin che dice «Leggetelo, è tutto vero, io lo certifico». (..) John Reed traduceva la rivoluzione russa per l’Occidente, ed essa risentiva in lui la propria voce divenuta universale, quasi la prova, in una figura singolare ma significativa, dell’universalità del suo messaggio. Il riscatto sarebbe stato, già si profilava, comune; la sua necessità correva calorosa e scura come un flusso, più che di idee, di vite in mutamento. Il 1945 come il 1917, il 1917 come la rivoluzione americana... i giorni, appunto, che cambiano il mondo, e si somigliano nel miracoloso addensarsi di speranza. Uno dei pochi momenti in cui gli uomini si sanno uguali.
dall’introduzione di Rossana Rossanda a John Reed, Dieci giorni che sconvolsero il mondo, trad. Marco Amante, BUR, Milano, Rizzoli, 1980
lo trovi qui, a cura del PCI, Genova
http://www.pci-genova.it/…/Reed-I-dieci-giorni-che-sconvols…




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