le lenti di Gramsci

venerdì 11 ottobre 2019

No all’invasione turca. UE e Italia fermino il terrorista Erdogan


Il Rojava è anche un laboratorio sociale avanzato - La Federazione Democratica della Siria del Nord (in curdo: Federaliya Demokratîk a Bakûrê Sûriyê) - socialista ed egualitario, di classe e di genere. Repubblica parlamentare fondata sul pluralismo etno-culturale ed il decentramento politico-economico, la forma di governo è basata sul confederalismo democratico formulato da Abdullah Öcalan, ispiratosi ai principi del municipalismo libertario e dell'ecologia sociale teorizzati dal pensatore socialista libertario statunitense Murray Bookchin e ‘O Connor (ecomarxismo), un esperimento di evoluzione “dall’utopia alla scienza”; in medio oriente. ~ fe.d.


- L’invasione del Rojava è un’azione irresponsabile di terrorismo internazionale. Non ci sono aggettivi a sufficienza per commentare la scellerata decisione del Turchia di Erdogan, appoggiata dagli Stati Uniti di Trump, di invadere il nord della Siria, per combattere i partigiani kurdi che hanno liberato quell’area dall’Isis. Si contribuisce così a far ripiombare la Siria tutta in un caos, a ridare forza agli estremisti, a assecondare le politiche di potenza del regime turco. L’UE e l’Italia facciano di tutto per evitare questo scenario disastroso per tutta la regione e il massacro della più avanzata esperienza democratica del Medio Oriente. Riempiamo le piazze d’Europa con le bandiere della #pace, sosteniamo la comunità rivoluzionaria del #Rojava. Contro l’aggressione turca, per la pacifica convivenza dei popoli del Vicino Oriente. Il governo italiano chieda con decisione, in tutte le sedi, il ritiro immediato delle truppe turche dai confini del Rojava. Se ciò non avviene, l’Italia ritiri l’ambasciatore da Ankara e sospenda immediatamente le relazioni diplomatiche col regime di Erdogan.
Partito della Rifondazione Comunista #SinistraEuropea

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“Militanti comunisti e strutture comuniste devono essere impegnati nella mobilitazione, nella promozione di iniziative pubbliche in ogni città, sotto la parola d’ordine del No alla guerra imperialista contro la Siria, contro il massacro dei popoli. Nel registrare la complice inerzia delle principali istituzioni dell’UE, affermiamo che l’Italia deve non solo dissociarsi e contrastare l’iniziativa criminale della Turchia, ma dissociarsi e fuoriuscire dai meccanismi e sistemi di guerra che, ieri come oggi, fanno perno attorno alla NATO e agli Stati Uniti d’America; interrompere il vergognoso rifornimento di armi prodotte e vendute dal nostro Paese in favore dei conflitti imperialisti. Per la solidarietà internazionalista e antimperialista.”
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martedì 8 ottobre 2019

meno RAPPRESENTANZA meno DEMOCRAZIA


MENTRE I CANI ABBAIANO 
“L’Italia acquisterà 90 caccia F35. Il Governo Conte lo ha ribadito nel recente incontro con il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo.”
- da una parte i dazi protezionistici che causeranno danni economici enormi, dall’altra l’acquisto di inutili mezzi di offesa bellica, mentre al nostro popolo vengono chiesti sacrifici continui nei campi dello Stato sociale. Alleati degli USA? No, servi, e i servi servili che blaterano di Russia, Cina e Hong Kong. Gli pseudo-“sovranisti” della destra protezionistica (degli altri) intanto raccolgono firme contro lo ius cultura.

- meno RAPPRESENTANZA meno DEMOCRAZIA
“In questo sciagurato mo(n)do il Parlamento viene nominato dai cosiddetti leader, non viene assicurata alcuna governabilità politica, (ma solo quella delle convenienze del momento) le maggioranze sono drogate dai premi, la vera volontà popolare non conta niente, e le elezioni sono solo esercizi di posizionamento personale. ” (Enzo Paolini, il manifesto, 8/10/2019)
- eppure sono tutti lì a plaudire il taglio dei parlamentari, che in ogni caso riduce la rappresentatività territoriale. Fanno festa insieme a chi (la destra presidenzial-autoritaria) vuole anche una legge elettorale integralmente maggioritaria, con il furto di voti e l’impossibilità per le minoranze di contare ed essere rappresentate. Non vi sembra strano che il potere plauda a se stesso e richieda un consenso populistico, demagogico, che economicamente non vale quasi nulla, mentre sperpera euro per l’acquisto degli F-35 americani per dire sì a quel Trump che ci impone dazi e ora da’ il via libera ai turchi per combattere i curdi avamposto contro il terrorismo islamico? 
La democrazia sociale si nutre di rappresentanza politica, altrimenti si svuota di contenuto e diventa simulacro di poteri forti. 
E’ tutta demagogia: dalla democrazia diretta alla demagogia diretta, come la vignetta di Rolli, oggi sul Secolo XIX. 
                                                                                                                                                        ~fe.d.



TRUMP da' il via libera alla TURCHIA nella guerra contro i curdi


- Con quale legittimità parlate di guerra al terrorismo, quando i curdi sono l'avamposto armato avanzato contro l'ISIS?
Dovrete tacere e per sempre, la retorica non deve esservi concessa, ora e mai più, se mai ieri qualcuno vi ha creduto.
E l'Italia che fa, dopo aver subito i dazi doganali statunitensi, dopo aver chinato il capo sull'acquisto degli F-35, diventerà complice di questa ennesima nefandezza dell'imperialismo USA-Turchia? 

(fe.d.)

Ha scritto Tommaso Di Francesco:
"se i governi europei non saranno ancora più espliciti contro questa scelta potranno erigere nuovi muri contro i profughi dell’area; e con quale «innovativo decreto sicurezza» l’Italia avrà il coraggio di fermare la disperazione di chi fuggirà da questa nuova aggressione? «Aiutiamoli a casa loro», i curdi siriani, impediamo che questa nuova infamia si consumi sulla loro pelle.
Ma, purtroppo non basta. Emerge con chiarezza che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rischia davvero il ruolo di «Giuseppi», avendo detto sì a Trump tramite il sottosegretario Usa Pompeo in visita a Roma, all’acquisto subito di tutti i famigerati e inutili cacciabombardieri F-35 «perché servono la nostra difesa» – e sono proprio quelli che il presidente turco non acquista più; e che ci costano come mezza finanziaria mentre si fa fatica a trovare i soldi per l’Iva e la sanità. Proprio non convince la mezza marcia indietro, a parole, con cui fanno sapere da Palazzo Chigi, per rassicurare i timori elettorali del M5s fin qui «inconsapevole» e che ora spinge per una revisione dell’accordo, che «Conte è d’accordo ad una rinegoziazione».
Non solo parmigiano dunque, il ricatto della Casa bianca che utilizza la nostra iper-fedeltà all’Alleanza atlantica, risulta tragicamente in piena sintonia, tematica e di tempi, con la nuova scelta di guerra avviata in Siria per interposto Sultano, atlantico anche lui. Davvero così facendo – se tace o peggio approva l’operato di Trump sulla Siria e se acquista gli F35 – questo governo non fa la cosa giusta."

(fonte: Il Manifesto, 8/10/2019)



martedì 1 ottobre 2019

Oggi, settant’anni fa: nasce la Repubblica Popolare Cinese


- - in estrema sintesi, questo è il percorso che porta alla nascita della Repubblica Popolare Cinese 70 anni fa.
Una storia volutamente cancellata perché porta alla luce i crimini dall’imperialismo.


di Manlio Dinucci

Settanta anni fa, il 1° ottobre 1949, Mao Zedong proclamava, dalla porta di Tien An Men, la nascita della Repubblica popolare cinese. L’anniversario viene celebrato oggi con una parata militare, di fronte alla storica porta a Pechino. Dall’Europa al Giappone e agli Stati uniti, i grandi media la presentano come una ostentazione di forza di una potenza minacciosa. Praticamente nessuno ricorda le drammatiche vicende storiche che portarono alla nascita della Nuova Cina.

Scompare così la Cina ridotta allo stato coloniale e semicoloniale, sottomessa, sfruttata e smembrata, fin dalla metà dell’Ottocento, dalle potenze europee (Gran Bretagna, Germania, Francia, Belgio, Austria e Italia), dalla Russia zarista, dal Giappone e dagli Stati uniti. Si cancella il sanguinoso colpo di stato effettuato nel 1927 da Chiang Kai-shek – sostenuto sia dagli anglo-americani che da Hitler e Mussolini, alleati del Giappone – che stermina gran parte del Partito comunista (nato nel 1921) e massacra centinaia di migliaia di operai e contadini. Non si fa parola della Lunga Marcia dell’Esercito Rosso che, iniziata nel 1934 quale disastrosa ritirata, viene trasformata da Mao Zedong in una delle più grandi imprese politico-militari della storia. Si dimentica la guerra di aggressione alla Cina scatenata dal Giappone nel 1937: le truppe nipponiche occupano Pechino, Shanghai e Nanchino, massacrando in quest’ultima oltre 300 mila civili, mentre oltre dieci città vengono attaccate con armi biologiche. Si ignora la storia del Fronte unito antigiapponese, che il Partito comunista costituisce con il Kuomintang: l’esercito del Kuomintang, armato dagli Usa, da un lato combatte gli invasori giapponesi, dall’altro sottopone a embargo le zone liberate dall’Esercito rosso e fa sì che si concentri contro di esse l’offensiva giapponese; il Partito comunista, cresciuto da 40 mila a 1,2 milioni di membri, guida dal 1937 al 1945 le forze popolari in una guerra che logora sempre più l’esercito nipponico. Non si riconosce il fatto che, con la sua Resistenza costata oltre 35 milioni di morti, la Cina contribuisce in modo determinante alla sconfitta del Giappone il quale, battuto nel Pacifico dagli Usa e in Manciuria dall’Urss, si arrende nel 1945 dopo il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki. Si nasconde cosa avviene subito dopo la sconfitta del Giappone: secondo un piano deciso a Washington, Chiang Kai-shek tenta di ripetere quanto aveva fatto nel 1927, ma le sue forze, armate e sostenute dagli Usa, si trovano di fronte l’Esercito popolare di liberazione di circa un milione di uomini e una milizia di 2,5 milioni, forti di un vasto appoggio popolare. Circa 8 milioni di soldati del Kuomintang vengono uccisi o catturati e Chiang Kai-shek fugge a Taiwan sotto protezione Usa.

Questo, in estrema sintesi, è il percorso che porta alla nascita della Repubblica popolare cinese 70 anni fa. Una storia scarsamente o per niente trattata nei nostri testi scolastici, improntati a una ristretta visione eurocentrica del mondo, sempre più anacronistica. Una storia volutamente cancellata da politici e opinion makers perché porta alla luce i crimini dall’imperialismo, mettendo sul banco degli imputati le potenze europee, il Giappone e gli Stati uniti: le «grandi democrazie» dell’Occidente che si autoproclamano giudici supremi col diritto di stabilire, in base ai loro canoni, quali paesi siano e quali non siano democratici. Non siamo però più all’epoca delle «concessioni» (aree urbane sotto amministrazione straniera) che queste potenze avevano imposto alla Cina, quando al parco Huangpu a Shanghai veniva «vietato l’ingresso ai cani e ai cinesi».

@Il Manifesto





LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE è PROPORZIONALE


I “pieni poteri” invocati dal fascioleghista, sono l’espressione della cultura politica della destra scimmiottata come al solito dalla falsa sinistra borghese per nome e per conto del capitale, la famosa “vocazione maggioritaria”. Ma la democrazia costituzionale, se deve rivitalizzarsi socialmente, ha bisogno di rappresentatività, altrimenti si svuota e diventa compiutamente oligarchia.
Tra l’altro, il sistema elettorale maggioritario ha dato pessima prova di sè, non garantendo affatto quella presunta “stabilità “ del potere esecutivo che è la ragione per la quale è stato propagandato, e per una ragione molto semplice: i problemi politici vanno affrontati politicamente, non con ingegnerie di tecniche elettorali da furto di voti. E questa ingegneria, poi, ha provocato il fatto che la povera Italia sia l’unico paese al mondo che a seconda dell’ente e dell’istituzione, ha un diverso sistema elettorale.
Per una democrazia sociale avanzata, sistema proporzionale puro, senza sbarramenti, e che sia solo l’inizio di quella riforma democratica profonda, necessaria, per ridare non solo parola ma poteri, a quel popolo tradito proprio dalla demagogia “populista”.
~ fe.d.

OCCORRE UNA FORTE MOBILITAZIONE PER UNA LEGGE ELETTORALE PROPORZIONALE SENZA SBARRAMENTI. E’ QUESTA LA RISPOSTA A SALVINI E ALLA LEGA

Matteo Salvini ha annunciato che punta ad una consultazione referendaria per abrogare la quota proporzionale del Rosatellum 2, rendendo così tale legge totalmente maggioritaria. Il leader della Lega ha intenzione di far presentare la proposta da almeno 5 Consigli regionali delle Regioni in cui il suo partito ha una consistente rappresentanza.

La questione della legge elettorale è ritornata, dunque, al centro del dibattito politico ed è oggetto di duri scontri tra una parte della nuova maggioranza e le opposizioni di destra, alle cui posizioni pro maggioritario sembra essersi avvicinata Forza Italia. Per la verità, anche i “padri nobili “del centro sinistra (Prodi, D’Alema e Veltroni), che ancora avvertono il fascino discreto del maggioritario, forse immemori dei tanti guasti che ha provocato dal 1994 in poi, pensano che la proporzionale non sia la legge elettorale migliore per l’Italia e vorrebbero un ritorno ai farraginosi ed iniqui sistemi maggioritari che abbiamo tristemente conosciuto.
Eppure, tutti coloro che vogliono il maggioritario dovrebbero riflettere sul fatto che in Italia abbiamo votato tre volte con il Mattarellum (’94, ’96 e 2001) e tre volte con il Porcellum (2006,2008 e 2013), ma, pur nella diversità dei meccanismi previsti dalle due leggi, con entrambe (tranne che nelle legislatura 2001-2006) abbiamo avuto avvicendamenti di governi e cambi di maggioranza (e di casacche).
Si dice da più parti che occorre riportare al centro dell’agenda politica la questione della governabilità, che, nelle intenzioni di chi la propone, dovrebbe assicurare stabilità e continuità all’azione di governo. Ma la governabilità è un concetto astratto, che non tiene in alcun modo conto delle contraddizioni sociali, politiche ed economiche del Paese. La governabilità, quella che abbiamo conosciuto in Italia, è “un falso mito”, che di fatto, con la previsione di sbarramenti elettorali altissimi e di patti di potere tra le forze politiche, mortifica la rappresentatività, soffoca la dialettica politica, esclude le minoranze che rifiutano di farsi mera appendice dei partiti maggiori.
La governabilità fondata sul maggioritario fotografa un Paese fermo, registra rapporti di forza e li perpetua attribuendo ai partiti maggiori una rappresentanza molto più ampia di quella alla quale essi avrebbero avuto diritto secondo i consensi realmente ottenuti.
Il Partito Comunista italiano di fronte alla nuova offensiva che propone Il ritorno, in qualsiasi forma, al maggioritario ribadisce la necessità di una battaglia politica e civile per una legge proporzionale senza sbarramenti e senza alcuna forma di premio a chi arriva primo.
Una legge proporzionale che non preveda sbarramenti può riavvicinare al voto settori dell’astensione e rendere più libero il confronto elettorale. Tanti cittadini, infatti, consapevoli del fatto che la lista che vorrebbero votare non ha possibilità di raggiungere il quorum per poter accedere alla ripartizione dei seggi, restano a casa perché rifiutano di votare il “male minore”, vale a dire i partiti principali.
Con il proporzionale gli elettori che pensano di contrastare la vittoria all’avversario più temuto possono tranquillamente votare per la propria lista preferita, consapevoli del fatto che, senza sbarramenti, potrà ottenere dei seggi, che finiranno inevitabilmente con l’essere sottratti alle forze avverse.
Ovviamente i partiti cosiddetti maggiori nulla avrebbero da temere da una legge proporzionale perché, i consensi da loro eventualmente ottenuti garantirebbero comunque la formazione di adeguate e consistenti rappresentanze parlamentari.
Il proporzionale consente di far entrare nelle aule parlamentari le contraddizioni reali del Paese, offre una voce ai lavoratori, ai precari, agli esclusi.
Il Partito Comunista Italiano lancia, quindi, la proposta di una mobilitazione unitaria per una legge elettorale proporzionale senza sbarramenti.

Antonio Frattasi

Segretario Regionale Pci Campania