Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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venerdì 13 febbraio 2026

QUELLA STELLA DELLA CINA CHE BRILLA NEL CIELO (2a parte)

 

IL CUORE DEL POTERE (3)



Jiang Quing e Mao Ze Dong a Yenan, 1936 


Cimentarsi con la figura di Jiang Qing significa confrontarsi con l’essenza stessa della Cina maoista. La parabola politica di colei che nel 1938 divenne la compagna di Mao Zedong nella roccaforte di Yan’an, va sottratta all'aneddotica per essere analizzata in termini rigorosamente storici.

In Occidente, la comprensione della sua figura è stata spesso distorta dal successo editoriale delle opere di Anchee Min: Red Azalea (1994) e Becoming Madame Mao (2000). Attraverso la decostruzione di questi testi, condotta secondo il canone degli studi subalterni, ci proponiamo di profilare una figura centrale: Jiang Qing non come l'emblema di un passato interrotto, ma come un tassello imprescindibile di quella «rivoluzione di lunga durata» che ha posto le basi per la Cina contemporanea.

Rifiutando le letture caricaturali che vedono nella Cina attuale un "tradimento revisionista", il nostro studio si muove nel solco della continuità: la Cina di oggi, protagonista dell'egemonia mondiale del socialismo dalle caratteristiche cinesi, non esisterebbe senza la titanica costruzione maoista (1921-1976). Decostruire la narrazione di Jiang Qing oggi significa dunque comprendere le radici profonde della potenza cinese attuale, oltre i miti e le demonizzazioni della "letteratura della diaspora".

 

Il link dall’Archivio de Il Manifesto: l’articolo di Alessandra Spalletta del 23/02/2017 da cui muove la nostra analisi sulla figura di Jiang Quing (link https://ilmanifesto.it/la-gru-delle-nevi-diventata-madame-mao )

 

La «Gru delle Nevi» diventata «Madame Mao»

 

Figura tragica e capro espiatorio: la storia della vita di Jiang Qing, quarta moglie del Grande Timoniere morta con l’infamia di «demonio dalle bianche ossa».

 

 

Shanghai 1935. Al Jincheng Theatre va in scena il testo di Ibsen «Casa di Bambola» con la regia di Zhang Ming. In città non si parla d’altro. Nella storia del teatro cinese quello fu poi ricordato come l’«anno di Nora», a testimoniare l’acceso dibattito sul femminismo suscitato da quell’opera.

Nel ruolo della protagonista è stata scelta Lan Ping («Mela Azzurra»), pseudonimo di Li Shumeng, bellissima ventunenne originaria di una piccola città dello Shandong. In fuga dalla Cina feudale, è approdata nella grande metropoli delle concessioni straniere: la «Parigi d’Oriente», meta di avventurieri, miliardari, intellettuali, artisti.

Eppure, al fascino di un luogo alla moda, con una forte industria cinematografica, si mescolano la miseria e lo squallore di una città decadente. La Shanghai degli anni Trenta non è solo glamour: il Paese è scosso dalla guerra civile, il governo nazionalista è corrotto. Proprio da qui, tre anni prima, i comunisti sono fuggiti, braccati dalla polizia di Chiang Kai-shek, per rifugiarsi nelle basi rosse rivoluzionarie nello Jiangxi, da dove è partita la Lunga Marcia.

E così, mentre Shanghai celebra «l’anno di Nora», altrove nella provincia del Guizhou, la conferenza di Zunyi elegge Mao presidente del Partito Comunista Cinese (PCC). «Voglio scoprire chi ha ragione, io o la società», Nora dice a Helmer. L’applauso del pubblico rende Lan Ping tronfia di un successo a lungo atteso. Ha sempre sognato di essere Nora. Un giorno diventerà Madame Mao, la prima attrice della grande tragedia rivoluzionaria. Il capro espiatorio delle colpe del suo quarto marito.  Yan’an, luglio 1937. Lan Ping arriva in questo paesino dello Sha’anxi scavato nella roccia, tra le colline della Cina centro-settentrionale, punto di arrivo della Lunga Marcia e scelto dal PCC come roccaforte.

A Shanghai è iniziata l’occupazione giapponese, e per gli artisti è la vigilia di un’epoca buia: a molti non resta che darsi alla fuga. La guerra civile conoscerà una breve, seppur fragile, tregua in cui PCC e Guomindang si uniranno per respingere l’invasore e liberare infine il Paese, nel 1945. Lan Ping in quegli anni si era avvicinata al marxismo e decide di entrare nella scuola del Partito.

Vuole cominciare una vita nuova. Mentre dal finestrino del treno vede scorrere la campagna dove qualche anno prima 3mila persone sono morte di fame, deve aver rivolto lo sguardo al suo passato. Da piccola nessuno a casa la chiamava per nome, l’identità delle bambine cinesi veniva definita in virtù delle relazioni familiari.

Sua madre, una concubina, a un certo punto è scomparsa. Il nonno le ha dato il nome di Yunhe («Gru delle Nubi») e l’ha introdotta alla letteratura e all’opera classica. «Sei un pavone in un pollaio» le diceva, e quella era la prima volta che imparava a sognare. Presto sono cresciuti in lei sentimenti di ambizione e sete di potere. A sedici anni il primo divorzio dal primo marito, sposato per denaro, e il trasferimento a Qingdao, dove ha studiato alla scuola di teatro e incontrato il primo grande amore, Yu Qiwei, leader comunista, il primo cenno di un destino che s’intreccia con la storia del Partito.

Se Yu incarnava l’anima della Cina, lei era il suo discepolo. Uno schema che si ripeterà all’epoca della rivoluzione culturale, quando vorrà essere definita come la più fedele interprete e portavoce del pensiero di Mao. Dopo un divorzio drammatico in anni di tensioni politiche, la fuga a Shanghai. Qui è diventata un’attrice affermata, ma non una diva: è attratta dalla cinematografia di denuncia sociale, e ha sposato il critico teatrale Tang Nah, dal quale ha poco dopo divorziato per incompatibilità caratteriale. Lan Ping è un’attrice patriota, impegnata nella diffusione del pensiero marxista.

Nel 1937, Mao Zedong, 44 anni, vive in una casa scavata nella pietra, la tipica yaodong, venerato come un Buddha dai fedeli soldati dell’Armata Rossa, i reduci della Lunga Marcia: dei centomila che in un anno hanno percorso oltre diecimila chilometri, ne sono arrivati quattromila.

Disteso sul kang (giaciglio di mattoni o di argilla), Mao, il genio della guerriglia, passa il tempo a scrivere trattati di guerra e a comporre poesie. Nella sua grotta, il Grande Timoniere elabora il pensiero che guiderà la Cina fino alla sua morte, nel 1976. Un giorno Kang Sheng, stretto collaboratore di Mao, accompagna l’attrice venuta da Shanghai nella grotta del leader.

I due iniziano a frequentarsi, e poco dopo decidono di sposarsi. Da ora in poi si chiamerà Jiang Qing, ma la strada è tutta in salita. Convive con il fantasma di He Zizhen, la terza moglie di Mao, l’eroina della Lunga Marcia, spedita a Mosca a curarsi.

Jiang Qing ambisce a un ruolo: vuole essere moglie, non amante, e punta a una posizione dirigenziale. Ma l’attrice non è amata dai dirigenti del Partito, che vedono in lei un’usurpatrice dal passato fosco, infilatasi nel letto di Mao in assenza della moglie lontana. Anche il popolo di Yan’an non la giudica con benevolenza, così distante dall’integrità morale delle precedenti consorti: prima di He, Yang Kaihui, la seconda sposa, catturata e giustiziata dal Guomindang.

La drammaturgia degli anni ’80 esalterà lo spirito di sacrificio delle prime mogli di Mao, un’operazione finalizzata alla canonizzazione di Jiang Qing come icona suprema di dissolutezza. Il partito acconsente infine al matrimonio ma impone come condizione l’esclusione di Madame Mao dalle riunioni del Politburo e dalla vita pubblica. Fino all’inizio degli anni ’60, sarà tenuta nell’ombra.

Da Yan’an i comunisti partono per la conquista del Paese. La lunga marcia verso il potere si conclude nel 1949 con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese e la fuga dei nazionalisti a Taiwan.

Ormai onnipotente, il presidente Mao (Mao Zhuxi) si trasferisce a Pechino. Continua a dormire sul kang e a usare la sedia di vimini, ma è incline alla lussuria. Ogni giorno Kang Sheng gli porta una giovane fanciulla per soddisfarlo. Jiang Qing cade in depressione. Sono finiti i tempi in cui la rivoluzione era una cosa bella, e loro due erano una coppia innamorata.
Voleva essere l’imperatrice, è diventata una concubina, come la madre dimenticata. Quel ruolo arriva solo dopo il disastroso Grande Balzo in Avanti, quando il consenso di Mao si indebolisce.

Mao lancia il Movimento di educazione socialista, affidando il compito di riformare l’opera di Pechino a Jiang Qing, la quale produce le otto opere modello che domineranno la scena teatrale di quegli anni, e rimodella in seguito anche il cinema.

Si getta nella vita politica nel 1966, quando Mao lancia la Rivoluzione Culturale per sconfiggere i veterani che si oppongono alla sua politica, e dai quali si sente messo da parte. Per farlo si serve della moglie.

Tra le prime vittime, Liu Shaoqi, accusato di «seguire la via capitalistica»: violentemente epurato, muore in prigione nel 1969. Jiang si allea con Lin Biao e assume il comando del Gruppo della Rivoluzione, insieme a Chen Boda. Imbruttita, in divisa militare, compare davanti alle masse, organizza le Guardie Rosse.

Dietro di lei, Mao orchestra. Non ha scrupoli nell’usare il suo potere per vendicarsi di chi in passato l’ha disprezzata, come alcuni esponenti culturali della Shanghai di un tempo. Una crudeltà che non lascia scampo neanche alla moglie di Liu Shaoqi, Wang Guangmei, di cui è invidiosa perché per molti anni è stata l’unica first lady ad apparire in pubblico.

Nel 1966 la espone all’oltraggio delle Guardie Rosse facendola girare con una collana di palline di ping pong appesa al collo, in disprezzo della sua collana di perle. Alla fine dei «dieci anni di calamità», Jiang Qing guadagna ancora più potere ponendosi al comando di quella che Mao ha soprannominato la «Banda dei quattro», gli esponenti della fazione radicale (insieme a lei, Zhang Chunqiao, Yao Wenyuan, Wang Hongwen). Cioè gli unici impostori che dopo la morte di Mao nel 1976, il nuovo potere targato Deng Xiaoping, che offusca l’erede designato Hu Yaobang, mette sotto processo.

La condanna del 1981 alla pena di morte con sospensione verrà poi tramutata in ergastolo. Madame Mao non ha mai temuto di pagare per gli eccessi rivoluzionari, si è sentita protetta dal marito fino alla fine. Durante il processo, sfida i giudici «revisionisti». Mao le aveva predetto che dopo la sua morte la destra l’avrebbe annientata.

Durante il processo, alla sua biografa Roxane Witke sussurra che la nuova linea politica ha bisogno di un capro espiatorio. La compagna Jiang diventa l’acerrima nemica del popolo. Nel maggio del 1991, scarcerata per motivi di salute,  il «demonio dalle bianche ossa» si uccide appendendosi a una corda. Resta ancora oggi una delle figure più controverse della storia cinese.

Fu per alcuni stupida, per altri vittima, per pochi coraggiosa.

 

 

 

«Bombardare il quartier generale»: Kuai Dafu e l'etica del “ribellarsi è giusto”

 

 

Sostenuto da Jiang Qing, Kuai divenne il volto della mobilitazione studentesca contro il "quartier generale revisionista". La sua figura incarna la fase di massima spinta dal basso della rivoluzione di lunga durata, prima della successiva normalizzazione operata dalle squadre operai-contadine.

Tutto ha inizio nel giugno del 1966 a Pechino, quando un giovane studente di chimica decide di sfidare apertamente le squadre di lavoro inviate dai vertici del Partito per calmare le acque nelle università. Quel giovane è Kuai Dafu e la sua resistenza solitaria attira subito l’attenzione di Mao Zedong e di sua moglie Jiang Qing, che vedono in lui un’avanguardia entusiasta per scardinare le vecchie burocrazie. In pochi mesi Kuai passa dall’essere un ‘ribelle’ sorvegliato dalla polizia a diventare il comandante del “Gruppo dei Monti Jinggangshan“, guidando migliaia di Guardie Rosse nel cuore della capitale. La foto lo ritrae proprio in quel momento di massima espansione, quando il motto "ribellarsi è giusto" sembrava poter ridisegnare ogni gerarchia sociale e politica. Fu lui a organizzare le clamorose sessioni di critica pubblica contro i dirigenti ritenuti distanti dalle masse, trasformando il campus della Tsinghua nel centro del mondo rivoluzionario. La sua parabola storica resta una delle più intense di quel periodo, segnata dal passaggio bruciante dalla protezione dei massimi leader alla successiva emarginazione quando il Paese dovette ritrovare la stabilità produttiva. Ricordare oggi Kuai Dafu significa immergersi in quella fase in cui la politica cinese uscì dai palazzi per farsi strada nelle piazze e nelle aule universitarie attraverso la voce di una generazione che credeva di poter bombardare il quartier generale per l’”assalto al cielo”. 



in foto Kuai Dafu, leader della fazione radicale dell'Università Tsinghua, arringa le masse durante una sessione di lotta nel 1967 



La "Corrente avversa di febbraio"

 

L'episodio del 18 febbraio 1967 è passato alla storia come la "Corrente avversa di febbraio" (Er-yue ni-liu). Rappresenta uno dei momenti di massima tensione drammatica e politica della Rivoluzione Culturale, poiché segna lo scontro frontale e definitivo tra la Commissione Militare e i veterani del Partito da una parte, e il Gruppo per la Rivoluzione Culturale (GRC) guidato da Jiang Qing dall'altra.

 

Nel febbraio del 1967, la Cina era nel pieno del "Vento di Shanghai" e della destituzione dei quadri locali. La vecchia guardia, guidata da marescialli come Tan Zhenlin, Chen Yi e Xu Xiangqian, era allarmata dal collasso dell'ordine e dagli attacchi delle Guardie Rosse contro i veterani. In varie riunioni a Zhongnanhai, questi leader esplosero in una protesta veemente, accusando Jiang Qing e i suoi collaboratori di voler distruggere il Partito e l'Esercito.

 

Anchee Min (Il pavone rosso, cit., pag.241-243) individua correttamente in questo passaggio il consolidamento del potere di Jiang Qing. Quando Mao decise di schierarsi apertamente contro i veterani (definendo la loro protesta, appunto, una "corrente avversa"), fornì al Gruppo per la Rivoluzione Culturale un'investitura totale:

 

Mao chiarì che attaccare Jiang Qing e Chen Boda significava attaccare la sua stessa linea politica. Da quel momento, il GRC divenne l'organo esecutivo supremo, svuotando di fatto il Politburo. Il sostegno di Mao a Jiang Qing fu blindato dall'appoggio di Lin Biao e dell'Esercito Popolare di Liberazione. Questo binomio (ideologia culturale e forza militare) divenne il perno del governo cinese per gli anni successivi.

Dopo questo scontro, i leader della "vecchia guardia" furono messi da parte, isolati o costretti all'autocritica, lasciando il campo libero alla radicalizzazione guidata da Jiang Qing.

È qui che nasce la "linea di massa" e si definisce il ruolo del Partito come avanguardia che impara dal popolo per poi dirigerlo. Mentre la letteratura della diaspora si concentra sulle privazioni di questi anni, la nostra analisi sottolinea come questa stabilità dottrinale e questa vicinanza fisica tra leader e popolo abbiano gettato le basi per la legittimità storica del socialismo dalle caratteristiche cinesi.



Yu Huiyong (1935-1977): l'architetto sonoro della Rivoluzione Culturale

Compositore d'avanguardia e Ministro della Cultura, Yu Huiyong fu l'uomo che tradusse in musica l'ideale estetico di Jiang Qing. La sua tragica fine e la sua collaborazione con il Gruppo della Rivoluzione Culturale sono state spesso rilette dalla narrativa contemporanea (come in Anchee Min) attraverso la lente del melodramma sentimentale. Tuttavia, Yu Huiyong resta il simbolo di un tentativo titanico di creare un'arte proletaria di eccellenza tecnica, capace di sfidare i canoni occidentali e feudali. 



in foto Jiang Qing e il compositore Yu Huiyong in visita a Dazhai (metà anni '70)


Lungi dall'essere la trama di un melodramma sentimentale come ipotizzato dalla narrativa di Anchee Min, questo scatto documenta il legame tra i vertici del Gruppo per la Rivoluzione Culturale e la realtà produttiva del Paese. Yu Huiyong, qui nel suo ruolo di Ministro della Cultura e geniale innovatore dell'Opera di Pechino, accompagna Jiang Qing nel luogo simbolo della resistenza contadina. L’immagine dunque rappresenta l'unione tra l'avanguardia intellettuale di Shanghai e la base rurale: un tentativo di “sintesi egemonica“ volto a costruire un'estetica nazionale che fosse, allo stesso tempo, tecnicamente raffinata e profondamente popolare. Decostruire il mito della "passione proibita" significa restituire a queste figure la loro reale dimensione di quadri dirigenti impegnati nella “rivoluzione di lunga durata”.



Oltre ai “romanzi” di successo di Anchee Min, c’è un testo da decostruire ed è quello di Ross Terrill, “Madame Mao: The White Boned Demon” (originariamente pubblicato come “The White-Boned Demon: A Biography of Madame Mao“), 1984 (con una versione pesantemente rivista e ampliata nel 1992/1994, pubblicata da Simon & Schuster e successivamente da Stanford University Press).

Nonostante l'importanza del testo, non è mai stato tradotto in italiano. Ross Terrill è un autorevole sinologo australiano-americano che ha insegnato ad Harvard e ha scritto anche una celebre biografia di Mao Zedong.

Terrill esplora la tesi secondo cui Jiang Qing sia stata guidata da un senso di rivalsa contro le ingiustizie subite in gioventù e da una perenne ricerca di palcoscenico, prima come attrice a Shanghai e poi come "attrice politica" nella Rivoluzione Culturale. Il titolo stesso, "Il demone dalle bianche ossa" (The White Boned Demon), riprende l'epiteto spregiativo con cui fu bollata dopo la caduta, un riferimento a un mostro mutaforma dell'opera classica “Il viaggio in Occidente”.

 

 

(continua)

 

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QUELLA STELLA DELLA CINA CHE BRILLA NEL CIELO (1a parte) 



lunedì 9 febbraio 2026

Ferdinando Dubla: La coscienza non è più infelice

 

Il Sartre maoista, Gramsci e l'eclissi dell’intellettuale borghese

di Ferdinando Dubla











Cit. - Quando Sartre distribuisce il giornale maoista sfidando la legalità borghese, compie il "suicidio" dell'intellettuale tradizionale della ‘coscienza infelice’ hegeliana. [..]

Abstract: l’”engagé” sartriano e l’”organico” gramsciano si inveravano nel “on a raison de se révolter” maoista, nell’elaborazione collettiva dell’intellettuale non più separato dalla divisione del lavoro sociale riproduttivo della gerarchia del sapere-potere, perno della società capitalista. / fe.d.



venerdì 30 gennaio 2026

GEOPOLITICA E DINAMICHE DI CLASSE

 



CINA PERNO DI UN NUOVO BLOCCO STORICO INTERNAZIONALE

 

Il Dragone contro l’”Impero pirata”: la Cina centro del multipolarismo strategico

 

GEOPOLITICA E DINAMICHE DI CLASSE

 

 

1. L’analisi di fase: il multipolarismo come necessità strategica

 

Ringrazio MarxVentuno e i compagni della CASS per questo prezioso momento di confronto. La mappatura dei movimenti rivoluzionari che si presenta oggi non è un mero esercizio accademico, ma una bussola indispensabile per orientarci nell''ordine mondiale', di quella che recentemente lo studioso Michele Prospero ha definito la strategia dell’Impero Pirata.

Dobbiamo essere chiari: il cosiddetto "ordine mondiale"  unipolare a guida statunitense è in crisi, e non è solo una configurazione geopolitica, è l'impalcatura del dominio globale del capitale finanziario. Pertanto, l’emergere del mondo multipolare non va letto come un semplice avvicendamento tra potenze, ma come una necessità strategica imprescindibile per ogni movimento di liberazione.

Il multipolarismo rompe la "catena dell'imperialismo" nel suo anello più forte. In questa fase, la Repubblica Popolare Cinese non agisce come un attore imperiale classico, ma come il retroterra strategico — la "base rossa" globale — che garantisce la possibilità materiale della resistenza. Senza il contrappeso della Cina, della sua potenza tecnologica e della sua sovranità economica, le transizioni al socialismo o le lotte per l’indipendenza nazionale sarebbero sistematicamente strangolate dal ricatto finanziario o dall'intervento militare diretto.

Tuttavia, come studiosi e militanti marxisti, dobbiamo evitare la trappola del "realismo cinico". Il multipolarismo strategico per noi non è il fine ultimo, ma la condizione ambientale che permette il ritorno della soggettività storica dei subalterni. Esso apre quegli spazi di manovra dove i popoli — dalla Palestina al Venezuela, dal Rojava alle masse lavoratrici, allo stesso proletariato in Iran — possono rivendicare il proprio diritto all’autodeterminazione.

L’imperialismo "pirata" di Trump e dei falchi di Washington risponde a questa ascesa multipolare spargendo dominio militare senza egemonia economica e violando ogni norma internazionale. La risposta deve essere un internazionalismo attivo che colga questa opportunità storica per trasformare la crisi dell'egemonia statunitense in un avanzamento reale delle classi oppresse verso nuove forme di democrazia popolare e di socialismo.

 

La "Via della Seta" come infrastruttura del multipolarismo

 

In questo quadro, la "Nuova Via della Seta" non va interpretata secondo le lenti deformanti del liberalismo occidentale — che vi scorge solo un’espansione commerciale — ma come la costruzione di un’infrastruttura materiale per la sovranità dei popoli.

Per decenni, molti paesi del Sud globale sono rimasti intrappolati nei ricatti economici neocoloniali dell'imperialismo USA, mediati da istituzioni come il FMI, che imponevano la distruzione dello stato sociale e la svendita delle risorse in cambio di prestiti-capestro. La strategia cinese offre oggi un'alternativa reale: una cooperazione basata sullo sviluppo delle forze produttive e sulla creazione di corridoi logistici indipendenti dal controllo di Washington.

Questa opportunità permette a molte nazioni di uscire dalla condizione di subalternità assoluta. La "Via della Seta" agisce come un catalizzatore di multipolarità economica, fornendo a stati che intendono intraprendere percorsi di transizione o di consolidamento del socialismo — pensiamo al Venezuela, ma anche a diverse realtà africane e asiatiche — la sponda necessaria per resistere all'embargo e al sabotaggio finanziario dell'impero pirata. È la dimostrazione pratica di come la potenza cinese si traduca in una possibilità di riscatto per le classi subalterne globali, spezzando le catene del debito che sono state, finora, il volto moderno del colonialismo.

 

Antonio Gramsci: il blocco storico e l'egemonia

- La Cina non sta solo costruendo rotte commerciali, ma sta ponendo le basi per un nuovo blocco storico mondiale. Seguendo la lezione di Gramsci, Pechino esercita una funzione di direzione intellettuale e morale offrendo un'alternativa all'egemonia declinante e coercitiva degli USA. Il multipolarismo, in questo senso, è la rottura del blocco egemonico unipolare a favore di una pluralità di vie nazionali al socialismo.

 

Ranajit Guha: La soggettività storica dei subalterni e la critica al colonialismo

 

Fondamentale è anche  il contributo di Ranajit Guha e dei Subaltern Studies. Guha ci insegna a decostruire la "prosa della contro-insurrezione", ovvero quel linguaggio del potere delle classi dominanti delle società capitaliste che nega ai subalterni una propria volontà politica, descrivendoli sempre come "eterodiretti" o "manipolati". Attenzione, perchè questo è un pericolo che si corre anche con un’analisi geopolitica senza la contemporanea analisi delle dinamiche di classe. Significa cioè riconoscere che il popolo palestinese, il popolo curdo, i lavoratori iraniani, non sono oggetti della geopolitica, ma soggetti dotati di una propria autonomia politica che lotta per l'autodeterminazione.

 

La dialettica tra geopolitica e lotta di classe: il leninismo creativo di Mao

 

Per la mappatura dei movimenti rivoluzionari contemporanei, è imprescindibile recuperare lo spessore teorico della nuova democrazia di Mao Tse-tung. In quel saggio del 1940, apparso nel primo numero di Cultura Cinese a Yenan, risiede uno dei nodi ancora vitale del pensiero maoista: la transizione al socialismo intesa non come schema scolastico, ma come pratica rivoluzionaria aderente al reale contesto storico-politico.

Mao dovette scontrarsi con l'ortodossia meccanicistica dei "Ventotto Bolscevichi" di Wang Ming. Questi, seguendo una lettura rigida delle Due tattiche di Lenin del 1905, sostenevano che in contesti arretrati la rivoluzione dovesse necessariamente attraversare una fase di pieno sviluppo capitalistico-borghese prima di approdare al socialismo. Al contrario, Mao comprese che l'applicazione dogmatica di direttive esterne era inappropriata per la realtà cinese. Egli, stretto tra l’aggressione imperialista giapponese e l’ambiguità delle forze nazionaliste, rimase saldo su un obiettivo strategico inedito: costruire un "blocco storico" a direzione rivoluzionaria che scavalcasse la fase di dominio borghese-capitalista.

Questa è la lezione che oggi applichiamo alla "doppia lente" internazionalista: la consapevolezza che nelle aree del Sud globale, segnate dalla "doppia subalternità" (semifeudale e semicoloniale), la liberazione nazionale e la lotta di classe sono indissociabili. Il leninismo di Mao è "creativo" perché rompe la linearità borghese: egli comprende che non si può replicare il capitalismo per combattere l'imperialismo, poiché il capitalismo è la causa stessa di quel dominio.

Questo approccio ci permette di guardare oggi alla Palestina o al Rojava non come a semplici conflitti regionali, ma come a potenziali laboratori di nuova democrazia.

In Palestina, oltre lo sterminio genocidario di Gaza da parte dell’esercito israeliano, la lotta del popolo palestinese affronta oggi la sfida drammatica della colonizzazione della Cisgiordania, dove violenze e aggressioni dei coloni si consumano spesso in assenza di una resistenza organizzata. Questo accade perché l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) soffre una profonda crisi di credibilità: per tornare a essere un’alternativa reale all'egemonia delle organizzazioni fondamentaliste religiose nella resistenza, l’ANP deve ritrovare con forza il radicamento sociale nel suo popolo. Solo ricostruendo questo legame organico sarà possibile avviare una resistenza che sia contemporaneamente lotta per l’autodeterminazione politica.

In Rojava, la ricerca di un'autonomia dei subalterni sfida direttamente le strutture semifeudali della regione.

In conclusione, la nostra analisi geopolitica non è "campismo" proprio perché è radicata in questo leninismo creativo: sostenere il fronte multipolare guidato dalla Cina non significa aderire a una generica realpolitik, ma riconoscere che esso rappresenta oggi l'unico spazio strategico in cui la nuova democrazia dei popoli oppressi e dei movimenti rivoluzionari può concretizzarsi e vincere.

 

Conclusioni: la pace come precondizione dello sviluppo e della sovranità

In conclusione, l'efficacia di questa mappatura dei movimenti rivoluzionari e della nuova configurazione mondiale trova la sua prova del nove nella capacità di fermare la distruzione delle forze produttive e delle vite umane. Non possiamo ignorare il ruolo determinante della Cina come attore di pace nel conflitto russo-ucraino.

Mentre l'imperialismo euroatlantico sembra alimentarsi della guerra infinita, Pechino si pone come l'unica potenza capace di una proposta negoziale credibile. Le migliaia di morti tra le popolazioni civili, le macerie delle città e il sacrificio di migliaia di giovani soldati — carne da cannone per gli interessi della NATO — impongono una svolta. Il riconoscimento della Cina come interlocutore affidabile non nasce da una concessione diplomatica, ma dalla necessità materiale di stabilità.

Per noi marxisti, la pace non è pacifismo astratto; è la condizione necessaria affinché i popoli possano tornare a occuparsi della propria autodeterminazione e della lotta per il socialismo, sottraendosi alla morsa della militarizzazione. Sostenere l'iniziativa di pace cinese significa colpire al cuore la strategia dell'"ordine mondiale" dell'imperialismo unipolare. 


intervento Ferdinando Dubla webinar di presentazione del quarto volume di studi dell'Accademia del Marxismo di Pechino (CASS), edito da MarxVentuno: I movimenti comunisti internazionali – Rapporto 2022/2023.


Vedila qui: https://urlgeni.us/youtube/channel/marxventuno



sabato 24 gennaio 2026

QUELLA STELLA DELLA CINA CHE BRILLA NEL CIELO (1a parte)

 

JIANG QUING O DELL'AMORE RIVOLUZIONARIO  [1]

 la rivoluzione ininterrotta di Madame Mao [2]



IL FASCINO DI LAN PING (JIANG QUING) - la stella di Shangai

 

蓝苹 (江青) 的魅力:上海之星




L’opera di Anchee Min viene qui utilizzata esclusivamente come fonte documentaria e letteraria per indagare la soggettività e l'ambiente dell'epoca. Respingiamo fermamente le sue licenze interpretative di matrice liberale che riducono i complessi nodi della storia cinese e della Rivoluzione Culturale a mera "sete di potere" o a psicodrammi individuali. La nostra analisi resta ancorata al materialismo storico, indagando la dialettica tra idealità, prassi e trasformazione sociale, oltre ogni pregiudizio ideologico occidentale.

Consideriamo queste pagine non come "storia" oggettiva, ma come un'interpretazione creativa prodotta per il mercato occidentale. Nonostante la cornice ideologica, la scrittura brillante della Min restituisce la "carne" della storia (il fango di Yan’an, la tensione delle Opere Modello). Sottraiamo questi dettagli al giudizio dell'autrice per restituirli alla ricostruzione storica “multidimensionale”.

Smontando il pregiudizio antimaoista presente nel testo, facciamo emergere per contrasto la reale statura storica e politica di Jiang Qing e Mao Tse Tung, depurata sia dall'idolatria che dalla denigrazione.

In sintesi: usiamo la sua penna per vedere i fatti, usiamo il nostro metodo per interpretarli.

 

 

Come è la tua azione, così è il tuo destino. Tu sei ciò che è il tuo desiderio profondo e impellente. Come è il tuo desiderio, così è la tua volontà. Come è la tua volontà, così è la tua azione.

Brihadaranyaka Upanishad iv. 4.5 / cit.
Anchee Min, Becoming Madame Mao - (English Edition), Allison & Busby, 2001

 

Jiang Quing, l’attrice di Shangai, quarta sposa di Mao Ze Dong. Una parabola drammatica: figura centrale della rivoluzione culturale dal 1966 in nome di un maoismo ’puro’ e senza tentennamenti per la realizzazione di una rivoluzione ininterrotta, fu interrotta proprio da Mao per i suoi eccessi di infantilismo estremistico; fu arrestata subito dopo la morte del suo compagno, accusata di ordire contro lo Stato socialista con una banda, quella denominata ‘dei quattro’. Morì suicida in carcere nel maggio 1991, a 77 anni, senza pentimenti, nè abiure nè dissociazioni. Non fu ‘controversa’ la sua figura, ma emblematica. Il suo amore per Mao, ricambiato allo stesso modo, simbolo dell’amore della rivoluzione tramite l’amore e il comunismo, ideale affascinante, anche perchè dimostrava in sè la parità assoluta di genere, il comunismo come rivoluzione dell’amore. Simbolo della rivoluzione culturale e/o della cultura rivoluzionaria: la lotta di classe e di genere deve avvenire nel fuoco della dialettica storica, rigenerando gli ideali in una prassi rivoluzionaria ininterrotta, pena la stagnazione e la reazione.

Il suo arresto: l’inizio del post.maoismo, la perdita del padre divenuto ‘ingombrante’. Il suo suicidio nelle carceri della Cina di Deng Xiao Ping, la fine definitiva della Cina di Mao. Ma è così? Proprio studiando e cercando le emozioni nella storia, esse scavano con l’animo di Jing Quing. O eternamente Lan Ping, se volete. L’”astuzia della ragione” diventa l’”astuzia del cuore”. /

 

seguite Maoismo critico, inoltratevi nella storia della rivoluzione cinese, quella ininterrotta. E di ‘lunga durata’. Anche alla pagina http://www.lavoropolitico.it/maoismo_critico.htm

 

 

BECOMING MADAME MAO

 

Non ci piace che Jiang Quing, la quarta compagna di Mao Ze Dong, sia considerata ‘figura controversa’. Bisogna cambiare angolazione, e far parlare i sentimenti. Solo così capiremo anche la sua passione, il suo temperamento, la centralità politica nella rivoluzione culturale nel decennio 1966-1976, il suo arresto immediatamente dopo la morte del suo compagno (9settembre muore Mao, il 14 ottobre 1976 viene arrestata); il suo suicidio in carcere il 14 maggio 1991, l‘ospedale carcerario di Pechino in cui l’avevano rinchiusa i nuovi dirigenti del partito, il partito fondato dal suo compagno ormai nel lontano 1921.

 

L’amore fra Mao Ze Dong e l’attrice Jiang Qing, in arte Lan Ping, era reciproco e incondizionato, ed era alimentato dall’amore per la rivoluzione. Si conobbero nel periodo di Yan’an, precisamente nell’agosto 1937, il periodo più fecondo e fertile per Mao dal punto di vista filosofico, nel corso delle rappresentazioni all'Accademia d'Arte Lu Xun. Convolarono a nozze nel novembre 1938, ma molti ottusi dirigenti del partito cercarono di limitare l’influenza che Jiang Qing aveva indubbiamente sul suo compagno. Noi crediamo che il fascino di Jiang sia stato offuscato dalla storia della cosiddetta ‘banda dei quattro’; la successiva condanna politica come mente del gruppo politico maoista ha spesso reso secondaria la dimensione militante di una donna che ha preteso per sé il ruolo di custode morale di una rivoluzione che non ammetteva successori, se non nel solco della continuità radicale.

 

cfr.: Anchee Min, Becoming Madame Mao - (English Edition), Allison & Busby, 2001 - anche in formato digitale

In it. Anchee Min, Il pavone rosso - La donna che diventò la signora Mao, traduzione di F. Bandel Dragone, Guanda, 2000

 

LA RIVOLUZIONE ININTERROTTA DI MADAME MAO

 

L'anno di Nora e il richiamo di Yan'an

 

Jiang Qing è  la figura femminile più controversa, odiata e mitizzata della storia della Repubblica Popolare. Attraverso la rielaborazione di un’analisi di Alessandra Spalletta (pubblicata su Il Manifesto il 3 febbraio del 2017) + intendiamo indagare non solo la parabola biografica di "Madame Mao", ma le contraddizioni intrinseche tra arte, soggettività femminile e necessità della prassi rivoluzionaria. Crediamo che decostruire il mito del "demonio dalle bianche ossa" sia fondamentale per comprendere come il privato sia diventato politico, e come la rivoluzione abbia consumato i suoi stessi attori. In questa prima parte, esploreremo la transizione di Lan Ping: dalla Shanghai bohémien delle "case di bambola" alle grotte spartane di Yan'an.


 + Il link dall’Archivio de Il Manifesto: l’articolo di Alessandra Spalletta del 23/02/2017 da cui muove la nostra analisi sulla figura di Jiang Quing (link https://ilmanifesto.it/la-gru-delle-nevi-diventata-madame-mao )


Dalle luci di Shanghai alle grotte dello Sha’anxi

 

- Shanghai, 1935. Al Jincheng Theatre va in scena Casa di Bambola di Ibsen. È l'«anno di Nora» e a interpretare la protagonista che sfida la società è Lan Ping («Mela Azzurra»), una bellissima ventunenne in fuga dalla Cina feudale. Shanghai è la «Parigi d’Oriente», un miscuglio di glamour, cinema e decadenza, ma è anche una città scossa dalla repressione di Chiang Kai-shek contro i comunisti. Mentre Lan Ping raccoglie gli applausi come "Nora", altrove, nella provincia del Guizhou, la conferenza di Zunyi elegge Mao presidente del Partito Comunista Cinese.

Lan Ping non è solo un'attrice; è una donna che ha conosciuto la miseria (figlia di una concubina) e l'ambizione. Dopo un passato turbolento tra Qingdao e Shanghai, segnato da matrimoni falliti e l'avvicinamento al marxismo, nel 1937 decide di dare una svolta radicale alla sua vita. Con l'inizio dell'occupazione giapponese, fugge verso Yan'an, la roccaforte scavata nella roccia dove i superstiti della Lunga Marcia stanno riorganizzando la rivoluzione.

Qui, in una tipica yaodong (casa-grotta), vive Mao Zedong, allora quarantaquattrenne, dedito alla scrittura di trattati e poesie. È Kang Sheng, stretto collaboratore del leader, ad accompagnare l'attrice di Shanghai al cospetto del "Grande Timoniere". I due iniziano a frequentarsi, ma per Lan Ping la strada è in salita: la leadership del Partito la guarda con sospetto, vedendo in lei un'usurpatrice urbana che minaccia l'integrità morale del movimento, lontano dall'eroismo delle precedenti mogli di Mao. Nonostante le resistenze, il matrimonio avviene, ma a una condizione umiliante: Jiang Qing (questo il suo nuovo nome) dovrà restare nell'ombra, esclusa dalla vita pubblica per i decenni a venire.

 

La bellezza rivoluzionaria - quella stella della Cina che brilla nel cielo

中国之星,闪耀天空 




COME POTEVA MAO NON ESSERNE ATTRATTO?

 

La fase "pre-rivoluzionaria" di Jiang Qing, quando ancora portava il nome d'arte di Lan Ping

(in foto).  In questo ritratto giovanile, Jiang Qing appare ancora con i tratti della ragazza dello Shandong che ha sfidato le convenzioni feudali per studiare arte drammatica. È l'immagine della determinazione: i capelli sciolti e lo sguardo diretto comunicano una modernità che, negli anni '30, era già di per sé un atto di ribellione politica.

 

Lan Ping, la stella di Shanghai (foto di copertina)

 

Questa immagine (l’attrice Lan Ping, non ancora Jiang Qing, sulla copertina di una rivista di cinema nel 1935) ci mostra la futura quarta moglie di Mao Ze Dong nel pieno del suo successo cinematografico e teatrale a Shanghai. Il trucco curato e l'estetica sofisticata ricordano perché fosse considerata una delle figure più affascinanti della "Parigi d'Oriente". Fu proprio questa donna colta, carismatica e padrona del linguaggio scenico a stregare il combattente e dirigente politico militare della Lunga Marcia nelle grotte di Yan'an, portando con sé un soffio di modernità urbana nella durezza della guerriglia.

entrambe le foto sono tratte da Wikipedia.

Poco più che ventenne, dopo aver troncato un matrimonio di convenienza, la giovane Li Shumeng fuggì a Shanghai per inseguire la carriera artistica. Nella metropoli cosmopolita, mentre approfondiva gli studi di teatro e letteratura all'università, adottò lo pseudonimo Lán Píng ('Mela Azzurra'). La sua ascesa sui palcoscenici fu folgorante: interpretò opere cruciali come “Casa di bambola” di Ibsen e “Dio della libertà”, consolidando una fama che correva parallelamente alla sua maturazione politica. Attratta dai fermenti del marxismo-leninismo, iniziò a gravitare attorno al Partito Comunista Cinese.

Nel 1937, a soli ventitré anni, scelse di abbandonare le luci di Shanghai per il rigore di Yan'an, dove fu ammessa alla Scuola di Partito. Fu qui che, grazie alla mediazione dello stratega Kang Sheng, incontrò Mao Zedong. Il legame che ne scaturì dovette inizialmente restare nell'ombra: Mao era ancora legato alla terza moglie, l'eroina della Lunga Marcia He Zizhen, e i vertici del Partito imposero alla coppia una rigida riservatezza. Il matrimonio fu ufficializzato solo nel 1939, segnando l'inizio di una lunga e controversa convivenza ai vertici della rivoluzione.

 

LA RADICALIZZAZIONE FEMMINILE COMUNISTA

nell’operato di Lan Ping (Jian Quing, quarta moglie di Mao) nell’epoca della rivoluzione culturale cinese attraverso le “opere modello” (Yangbanxi).

 

- Il corpo femminile cessa di essere spazio di oppressione feudale per diventare terreno di soggettivazione radicale. Sebbene il termine "femminismo" fosse allora guardato con sospetto come deviazione borghese, l'operato di Jiang Qing fu, nei fatti, un attacco frontale alle strutture patriarcali confuciane:

distruggeva l'immagine della "donna-oggetto" o della "donna-casa", proponendo un modello di donna "di ferro" che regge l'altra metà del cielo e la liberazione della donna non era vista come un fatto atomistico, ma come condizione necessaria per l'edificazione socialista. Non poteva esserci rivoluzione sociale senza la distruzione delle catene che legavano la donna al focolare feudale.

- Jiang Qing trasforma l'estetica in un'arma di fuoriuscita dalla subalternità millenaria, ponendo il problema – ancora attualissimo – dell'identità di genere all'interno dei processi di liberazione nazionale e sociale.

 

THE RED DETACHMENT OF WOMEN

Il distaccamento delle donne è rosso. L'egemonia di Jiang Qing tra arte e prassi

 

Dalla "Nora" di Ibsen alla guida della Rivoluzione Culturale: la parabola di Jiang Qing trova nelle opere modello (Yangbanxi) il suo compimento politico. Non si trattò di semplice intrattenimento, ma di una radicale appropriazione e trasformazione della cultura di massa in strumento di edificazione socialista.


La trama come manifesto: Wu Qionghua e la liberazione

- Il balletto-modello “Il distaccamento rosso delle donne” (ispirato al romanzo di Liang Xin del 1958) narra l'epopea di Wu Qionghua, cameriera abusata nell'isola di Hainan da un signore della guerra. La sua fuga verso il "Distaccamento Femminile Rosso" segna il passaggio cruciale dalla vendetta individuale alla giustizia di classe. Sotto la guida di Hong Changqing, Wu trasforma l'impulsività in coscienza, conducendo infine il popolo alla liberazione del villaggio e all'esecuzione del tiranno.

 

Il ruolo di Jiang Qing: la "sceneggiatura politica"

Sebbene il soggetto preesistesse, Jiang Qing ne operò una riscrittura integrale dal 1966:

• Eliminò ogni "sentimentalismo borghese" dalla partitura, codificò una nuova estetica marziale, dove le ballerine sostituivano l'etereità classica con la forza dei fucili e dei movimenti militari, costruì un'educazione al comunismo femminista: la donna non è più oggetto di salvataggio (il principe), ma soggetto che si salva attraverso il collettivo e il partito.

Un esperimento unico di “egemonia culturale” dove il palcoscenico divenne l'avanguardia della distruzione del patriarcato confuciano.

 

 

RED AZALEA

 

Red Azalea (pubblicazione originale Pantheon Books, 1994, in it. Azalea Rossa, Guanda, 1994, con la traduzione di Maria Barbara Piccioli) è l'autobiografia della scrittrice cinese statunitense Anchee Min, nata a Shanghai nel 1957. Scritta in inglese tra il 1984 ed il 1992 negli Stati Uniti, l'autobiografia, divisa in tre parti, narra la vita dell'autrice nella nativa Cina maoista.

 

Il libro è un'autobiografia cruda. Anchee Min racconta la propria infanzia a Shanghai e il reclutamento nelle Guardie Rosse, fino all'invio a diciassette anni in una fattoria collettiva [Red Fire Farm-Fattoria Fuoco Rosso, in cinese 红火农场 (Hónghuǒ Nóngchǎng)]. Qui, tra fatiche estenuanti e privazioni, la protagonista vive l'esperienza della "massa": la perdita dell'individualità in favore del collettivo.

 

Il cuore del racconto si sposta poi sul tentativo di Anchee di diventare attrice per uno dei film-modello di Jiang Qing, quarta moglie di Mao. L'intero libro è pervaso da una tensione erotica e psicologica sotterranea, che esplode nel rapporto tra Anchee e la sua comandante, Yan, rappresentando una forma di resistenza privata all'omologazione pubblica.

"Azalea Rossa" è fondamentale per analizzare il nodo della Rivoluzione Culturale (1966-1976): il romanzo documenta la frattura del 1968, quando la spinta anarcoide e violenta delle masse venne frenata da Mao stesso (vedi link commento 1.) lasciando una generazione sospesa tra il fervore ideale e il senso di smarrimento.

In foto: Anchee Min alla Red Fire Farm, 1975. Prima di diventare la voce narrante che avrebbe decostruito il mito di Jiang Qing in “Becoming Madame Mao“ (2000), Anchee Min è stata un’immagine della gioventù comunista maoista. Questa immagine cattura il momento esatto della 'rivoluzione interrotta': la giovinezza dedicata alla terra ma in cerca di un riscatto che arriverà in seguito solo con il lavoro intellettuale di scrittrice, utilizzato però strumentalmente in occidente per denigrare il maoismo.

 

Il caso di Anchee Min è emblematico. In Occidente, la sua opera viene spesso letta attraverso il genere della "letteratura del trauma". Ma Min è una fonte che documenta la contraddizione tra idealità e prassi, un nodo che non si scioglie con la negazione, ma con l'analisi. Ci occupiamo di Anchee Min non per aderire alla sua eventuale parabola di "pentimento" o al suo successo nel mercato editoriale americano, ma per recuperare il materiale documentario che le sue opere offrono.

Infatti, mentre la critica ‘liberale’, mossa da pregiudizio ideologico, utilizza questi testi come prove di un "tribunale della storia" con sentenze scritte a priori, noi li leggiamo per indagare i limiti oggettivi e soggettivi della mobilitazione di massa.

 

Fu lo stesso Mao a frenare l'impeto delle Guardie Rosse quando la mobilitazione permanente rischiava di scivolare nell'anarchismo distruttivo e nel frazionismo violento.

cfr. E la rivoluzione fu interrotta, (a cura di Ferdinando Dubla), in L'analisi e la classe, blog, 8.11.2025, in http://ferdinandodubla.blogspot.com/2025/11/e-la-rivoluzione-fu-interrotta.html

 

Studiare Anchee Min ci permette di vedere "dal basso" perché quella transizione verso il consolidamento dell'edificazione socialista fu necessaria, e quali ferite lasciò in una generazione che aveva vissuto l'idealità originale come una religione laica.

 

Se la storiografia ufficiale "dall'alto" tende a cancellare l’analisi per privilegiare il giudizio a priori, il nostro compito è ridare voce alla complessità di quelle soggettività che si sono sentite “stelle” e "cielo" in un firmamento rivoluzionario. / fe.d. 




L’INCONTRO

L’impatto è come la luce dell’aurora che taglia l’oscurità. L’emozione lo scuote nel profondo. Germoglia un seme che dormiva.


Lei distoglie lo sguardo, conscia di averlo distratto. Ora la sua attenzione è su di lei, e su di lei soltanto. Accade nel profondo silenzio. Un crisantemo selvatico si apre in segreto e con fervore, e abbraccia i raggi di sole. La ragazza si sente stranamente calma e preparata. Lei è il proprio personaggio. Approfitta del momento, cerca di trarne il meglio. È soddisfatta di sè, attrice che non ha mai mancato di incantare il suo pubblico. Il cuore non le balza in petto. In silenzio, gli si presenta. Ogni parte del suo corpo parla, offre, colma la distanza. Lo ha costretto a guardarla, libera e impudente. I capelli pettinati con tanta cura, la sua pelle d’avorio. Lei siede immobile, sulla terra di Yan’an. Lascia che lui la trovi. E lui sorride. Lei si gira verso di lui. Ma gli occhi lo oltrepassano, vanno oltre. Lei non gli permette di stabilire un contatto. Non ancora. Lo contrasta per accendere la fiamma, per afferrarlo, per fargli cominciare la caccia.
Le arie delle opere le ronzano nella testa. Le ali della farfalla sono appesantite dal polline dorato… Poi sente la voce di Fairlynn. Il suo grido. Meraviglioso! Splendido discorso! Adoro quell’uomo!
Mao firma autografi e risponde alle domande. La ragazza alza il braccio. Lui le fa un cenno di assenso col capo. Lei lancia una domanda sulla liberazione delle donne. D’improvviso nota che il suo sorriso ha un’espressione vuota. Lui la sta guardando, ma dagli occhi non trapela.
Lei lascia cadere la domanda. Si sente insicura e viene risucchiata nel mare della gente. Mao alza gli occhi. La ragazza spera che stia cercando lei. Ma non saprebbe dirlo. Lui smette di cercarla. Lei si alza ed esce. Dice a se stessa che preferirebbe scomparire piuttosto che non essere riconosciuta.
Anchee Min, Il pavone rosso, Guanda, 2000, pag. 111.




https://youtu.be/1jZuD431fis?si=J-DXJNOSHcSzT51R


https://youtube.com/shorts/1BAqAJ0HHRk?si=m0aS7EFfgZEecQj2

 

 

[continua]

 

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Maoismo critico