Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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venerdì 30 gennaio 2026

GEOPOLITICA E DINAMICHE DI CLASSE

 



CINA PERNO DI UN NUOVO BLOCCO STORICO INTERNAZIONALE

 

Il Dragone contro l’”Impero pirata”: la Cina centro del multipolarismo strategico

 

GEOPOLITICA E DINAMICHE DI CLASSE

 

 

1. L’analisi di fase: il multipolarismo come necessità strategica

 

Ringrazio MarxVentuno e i compagni della CASS per questo prezioso momento di confronto. La mappatura dei movimenti rivoluzionari che si presenta oggi non è un mero esercizio accademico, ma una bussola indispensabile per orientarci nell''ordine mondiale', di quella che recentemente lo studioso Michele Prospero ha definito la strategia dell’Impero Pirata.

Dobbiamo essere chiari: il cosiddetto "ordine mondiale"  unipolare a guida statunitense è in crisi, e non è solo una configurazione geopolitica, è l'impalcatura del dominio globale del capitale finanziario. Pertanto, l’emergere del mondo multipolare non va letto come un semplice avvicendamento tra potenze, ma come una necessità strategica imprescindibile per ogni movimento di liberazione.

Il multipolarismo rompe la "catena dell'imperialismo" nel suo anello più forte. In questa fase, la Repubblica Popolare Cinese non agisce come un attore imperiale classico, ma come il retroterra strategico — la "base rossa" globale — che garantisce la possibilità materiale della resistenza. Senza il contrappeso della Cina, della sua potenza tecnologica e della sua sovranità economica, le transizioni al socialismo o le lotte per l’indipendenza nazionale sarebbero sistematicamente strangolate dal ricatto finanziario o dall'intervento militare diretto.

Tuttavia, come studiosi e militanti marxisti, dobbiamo evitare la trappola del "realismo cinico". Il multipolarismo strategico per noi non è il fine ultimo, ma la condizione ambientale che permette il ritorno della soggettività storica dei subalterni. Esso apre quegli spazi di manovra dove i popoli — dalla Palestina al Venezuela, dal Rojava alle masse lavoratrici, allo stesso proletariato in Iran — possono rivendicare il proprio diritto all’autodeterminazione.

L’imperialismo "pirata" di Trump e dei falchi di Washington risponde a questa ascesa multipolare spargendo dominio militare senza egemonia economica e violando ogni norma internazionale. La risposta deve essere un internazionalismo attivo che colga questa opportunità storica per trasformare la crisi dell'egemonia statunitense in un avanzamento reale delle classi oppresse verso nuove forme di democrazia popolare e di socialismo.

 

La "Via della Seta" come infrastruttura del multipolarismo

 

In questo quadro, la "Nuova Via della Seta" non va interpretata secondo le lenti deformanti del liberalismo occidentale — che vi scorge solo un’espansione commerciale — ma come la costruzione di un’infrastruttura materiale per la sovranità dei popoli.

Per decenni, molti paesi del Sud globale sono rimasti intrappolati nei ricatti economici neocoloniali dell'imperialismo USA, mediati da istituzioni come il FMI, che imponevano la distruzione dello stato sociale e la svendita delle risorse in cambio di prestiti-capestro. La strategia cinese offre oggi un'alternativa reale: una cooperazione basata sullo sviluppo delle forze produttive e sulla creazione di corridoi logistici indipendenti dal controllo di Washington.

Questa opportunità permette a molte nazioni di uscire dalla condizione di subalternità assoluta. La "Via della Seta" agisce come un catalizzatore di multipolarità economica, fornendo a stati che intendono intraprendere percorsi di transizione o di consolidamento del socialismo — pensiamo al Venezuela, ma anche a diverse realtà africane e asiatiche — la sponda necessaria per resistere all'embargo e al sabotaggio finanziario dell'impero pirata. È la dimostrazione pratica di come la potenza cinese si traduca in una possibilità di riscatto per le classi subalterne globali, spezzando le catene del debito che sono state, finora, il volto moderno del colonialismo.

 

Antonio Gramsci: il blocco storico e l'egemonia

- La Cina non sta solo costruendo rotte commerciali, ma sta ponendo le basi per un nuovo blocco storico mondiale. Seguendo la lezione di Gramsci, Pechino esercita una funzione di direzione intellettuale e morale offrendo un'alternativa all'egemonia declinante e coercitiva degli USA. Il multipolarismo, in questo senso, è la rottura del blocco egemonico unipolare a favore di una pluralità di vie nazionali al socialismo.

 

Ranajit Guha: La soggettività storica dei subalterni e la critica al colonialismo

 

Fondamentale è anche  il contributo di Ranajit Guha e dei Subaltern Studies. Guha ci insegna a decostruire la "prosa della contro-insurrezione", ovvero quel linguaggio del potere delle classi dominanti delle società capitaliste che nega ai subalterni una propria volontà politica, descrivendoli sempre come "eterodiretti" o "manipolati". Attenzione, perchè questo è un pericolo che si corre anche con un’analisi geopolitica senza la contemporanea analisi delle dinamiche di classe. Significa cioè riconoscere che il popolo palestinese, il popolo curdo, i lavoratori iraniani, non sono oggetti della geopolitica, ma soggetti dotati di una propria autonomia politica che lotta per l'autodeterminazione.

 

La dialettica tra geopolitica e lotta di classe: il leninismo creativo di Mao

 

Per la mappatura dei movimenti rivoluzionari contemporanei, è imprescindibile recuperare lo spessore teorico della nuova democrazia di Mao Tse-tung. In quel saggio del 1940, apparso nel primo numero di Cultura Cinese a Yenan, risiede uno dei nodi ancora vitale del pensiero maoista: la transizione al socialismo intesa non come schema scolastico, ma come pratica rivoluzionaria aderente al reale contesto storico-politico.

Mao dovette scontrarsi con l'ortodossia meccanicistica dei "Ventotto Bolscevichi" di Wang Ming. Questi, seguendo una lettura rigida delle Due tattiche di Lenin del 1905, sostenevano che in contesti arretrati la rivoluzione dovesse necessariamente attraversare una fase di pieno sviluppo capitalistico-borghese prima di approdare al socialismo. Al contrario, Mao comprese che l'applicazione dogmatica di direttive esterne era inappropriata per la realtà cinese. Egli, stretto tra l’aggressione imperialista giapponese e l’ambiguità delle forze nazionaliste, rimase saldo su un obiettivo strategico inedito: costruire un "blocco storico" a direzione rivoluzionaria che scavalcasse la fase di dominio borghese-capitalista.

Questa è la lezione che oggi applichiamo alla "doppia lente" internazionalista: la consapevolezza che nelle aree del Sud globale, segnate dalla "doppia subalternità" (semifeudale e semicoloniale), la liberazione nazionale e la lotta di classe sono indissociabili. Il leninismo di Mao è "creativo" perché rompe la linearità borghese: egli comprende che non si può replicare il capitalismo per combattere l'imperialismo, poiché il capitalismo è la causa stessa di quel dominio.

Questo approccio ci permette di guardare oggi alla Palestina o al Rojava non come a semplici conflitti regionali, ma come a potenziali laboratori di nuova democrazia.

In Palestina, oltre lo sterminio genocidario di Gaza da parte dell’esercito israeliano, la lotta del popolo palestinese affronta oggi la sfida drammatica della colonizzazione della Cisgiordania, dove violenze e aggressioni dei coloni si consumano spesso in assenza di una resistenza organizzata. Questo accade perché l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) soffre una profonda crisi di credibilità: per tornare a essere un’alternativa reale all'egemonia delle organizzazioni fondamentaliste religiose nella resistenza, l’ANP deve ritrovare con forza il radicamento sociale nel suo popolo. Solo ricostruendo questo legame organico sarà possibile avviare una resistenza che sia contemporaneamente lotta per l’autodeterminazione politica.

In Rojava, la ricerca di un'autonomia dei subalterni sfida direttamente le strutture semifeudali della regione.

In conclusione, la nostra analisi geopolitica non è "campismo" proprio perché è radicata in questo leninismo creativo: sostenere il fronte multipolare guidato dalla Cina non significa aderire a una generica realpolitik, ma riconoscere che esso rappresenta oggi l'unico spazio strategico in cui la nuova democrazia dei popoli oppressi e dei movimenti rivoluzionari può concretizzarsi e vincere.

 

Conclusioni: la pace come precondizione dello sviluppo e della sovranità

In conclusione, l'efficacia di questa mappatura dei movimenti rivoluzionari e della nuova configurazione mondiale trova la sua prova del nove nella capacità di fermare la distruzione delle forze produttive e delle vite umane. Non possiamo ignorare il ruolo determinante della Cina come attore di pace nel conflitto russo-ucraino.

Mentre l'imperialismo euroatlantico sembra alimentarsi della guerra infinita, Pechino si pone come l'unica potenza capace di una proposta negoziale credibile. Le migliaia di morti tra le popolazioni civili, le macerie delle città e il sacrificio di migliaia di giovani soldati — carne da cannone per gli interessi della NATO — impongono una svolta. Il riconoscimento della Cina come interlocutore affidabile non nasce da una concessione diplomatica, ma dalla necessità materiale di stabilità.

Per noi marxisti, la pace non è pacifismo astratto; è la condizione necessaria affinché i popoli possano tornare a occuparsi della propria autodeterminazione e della lotta per il socialismo, sottraendosi alla morsa della militarizzazione. Sostenere l'iniziativa di pace cinese significa colpire al cuore la strategia dell'"ordine mondiale" dell'imperialismo unipolare. 


intervento Ferdinando Dubla webinar di presentazione del quarto volume di studi dell'Accademia del Marxismo di Pechino (CASS), edito da MarxVentuno: I movimenti comunisti internazionali – Rapporto 2022/2023.


Vedila qui: https://urlgeni.us/youtube/channel/marxventuno



sabato 24 gennaio 2026

QUELLA STELLA DELLA CINA CHE BRILLA NEL CIELO (1a parte)

 

JIANG QUING O DELL'AMORE RIVOLUZIONARIO  [1]

 la rivoluzione ininterrotta di Madame Mao [2]



IL FASCINO DI LAN PING (JIANG QUING) - la stella di Shangai

 

蓝苹 (江青) 的魅力:上海之星




L’opera di Anchee Min viene qui utilizzata esclusivamente come fonte documentaria e letteraria per indagare la soggettività e l'ambiente dell'epoca. Respingiamo fermamente le sue licenze interpretative di matrice liberale che riducono i complessi nodi della storia cinese e della Rivoluzione Culturale a mera "sete di potere" o a psicodrammi individuali. La nostra analisi resta ancorata al materialismo storico, indagando la dialettica tra idealità, prassi e trasformazione sociale, oltre ogni pregiudizio ideologico occidentale.

Consideriamo queste pagine non come "storia" oggettiva, ma come un'interpretazione creativa prodotta per il mercato occidentale. Nonostante la cornice ideologica, la scrittura brillante della Min restituisce la "carne" della storia (il fango di Yan’an, la tensione delle Opere Modello). Sottraiamo questi dettagli al giudizio dell'autrice per restituirli alla ricostruzione storica “multidimensionale”.

Smontando il pregiudizio antimaoista presente nel testo, facciamo emergere per contrasto la reale statura storica e politica di Jiang Qing e Mao Tse Tung, depurata sia dall'idolatria che dalla denigrazione.

In sintesi: usiamo la sua penna per vedere i fatti, usiamo il nostro metodo per interpretarli.

 

 

Come è la tua azione, così è il tuo destino. Tu sei ciò che è il tuo desiderio profondo e impellente. Come è il tuo desiderio, così è la tua volontà. Come è la tua volontà, così è la tua azione.

Brihadaranyaka Upanishad iv. 4.5 / cit.
Anchee Min, Becoming Madame Mao - (English Edition), Allison & Busby, 2001

 

Jiang Quing, l’attrice di Shangai, quarta sposa di Mao Ze Dong. Una parabola drammatica: figura centrale della rivoluzione culturale dal 1966 in nome di un maoismo ’puro’ e senza tentennamenti per la realizzazione di una rivoluzione ininterrotta, fu interrotta proprio da Mao per i suoi eccessi di infantilismo estremistico; fu arrestata subito dopo la morte del suo compagno, accusata di ordire contro lo Stato socialista con una banda, quella denominata ‘dei quattro’. Morì suicida in carcere nel maggio 1991, a 77 anni, senza pentimenti, nè abiure nè dissociazioni. Non fu ‘controversa’ la sua figura, ma emblematica. Il suo amore per Mao, ricambiato allo stesso modo, simbolo dell’amore della rivoluzione tramite l’amore e il comunismo, ideale affascinante, anche perchè dimostrava in sè la parità assoluta di genere, il comunismo come rivoluzione dell’amore. Simbolo della rivoluzione culturale e/o della cultura rivoluzionaria: la lotta di classe e di genere deve avvenire nel fuoco della dialettica storica, rigenerando gli ideali in una prassi rivoluzionaria ininterrotta, pena la stagnazione e la reazione.

Il suo arresto: l’inizio del post.maoismo, la perdita del padre divenuto ‘ingombrante’. Il suo suicidio nelle carceri della Cina di Deng Xiao Ping, la fine definitiva della Cina di Mao. Ma è così? Proprio studiando e cercando le emozioni nella storia, esse scavano con l’animo di Jing Quing. O eternamente Lan Ping, se volete. L’”astuzia della ragione” diventa l’”astuzia del cuore”. /

 

seguite Maoismo critico, inoltratevi nella storia della rivoluzione cinese, quella ininterrotta. E di ‘lunga durata’. Anche alla pagina http://www.lavoropolitico.it/maoismo_critico.htm

 

 

BECOMING MADAME MAO

 

Non ci piace che Jiang Quing, la quarta compagna di Mao Ze Dong, sia considerata ‘figura controversa’. Bisogna cambiare angolazione, e far parlare i sentimenti. Solo così capiremo anche la sua passione, il suo temperamento, la centralità politica nella rivoluzione culturale nel decennio 1966-1976, il suo arresto immediatamente dopo la morte del suo compagno (9settembre muore Mao, il 14 ottobre 1976 viene arrestata); il suo suicidio in carcere il 14 maggio 1991, l‘ospedale carcerario di Pechino in cui l’avevano rinchiusa i nuovi dirigenti del partito, il partito fondato dal suo compagno ormai nel lontano 1921.

 

L’amore fra Mao Ze Dong e l’attrice Jiang Qing, in arte Lan Ping, era reciproco e incondizionato, ed era alimentato dall’amore per la rivoluzione. Si conobbero nel periodo di Yan’an, precisamente nell’agosto 1937, il periodo più fecondo e fertile per Mao dal punto di vista filosofico, nel corso delle rappresentazioni all'Accademia d'Arte Lu Xun. Convolarono a nozze nel novembre 1938, ma molti ottusi dirigenti del partito cercarono di limitare l’influenza che Jiang Qing aveva indubbiamente sul suo compagno. Noi crediamo che il fascino di Jiang sia stato offuscato dalla storia della cosiddetta ‘banda dei quattro’; la successiva condanna politica come mente del gruppo politico maoista ha spesso reso secondaria la dimensione militante di una donna che ha preteso per sé il ruolo di custode morale di una rivoluzione che non ammetteva successori, se non nel solco della continuità radicale.

 

cfr.: Anchee Min, Becoming Madame Mao - (English Edition), Allison & Busby, 2001 - anche in formato digitale

In it. Anchee Min, Il pavone rosso - La donna che diventò la signora Mao, traduzione di F. Bandel Dragone, Guanda, 2000

 

LA RIVOLUZIONE ININTERROTTA DI MADAME MAO

 

L'anno di Nora e il richiamo di Yan'an

 

Jiang Qing è  la figura femminile più controversa, odiata e mitizzata della storia della Repubblica Popolare. Attraverso la rielaborazione di un’analisi di Alessandra Spalletta (pubblicata su Il Manifesto il 3 febbraio del 2017) + intendiamo indagare non solo la parabola biografica di "Madame Mao", ma le contraddizioni intrinseche tra arte, soggettività femminile e necessità della prassi rivoluzionaria. Crediamo che decostruire il mito del "demonio dalle bianche ossa" sia fondamentale per comprendere come il privato sia diventato politico, e come la rivoluzione abbia consumato i suoi stessi attori. In questa prima parte, esploreremo la transizione di Lan Ping: dalla Shanghai bohémien delle "case di bambola" alle grotte spartane di Yan'an.


 + Il link dall’Archivio de Il Manifesto: l’articolo di Alessandra Spalletta del 23/02/2017 da cui muove la nostra analisi sulla figura di Jiang Quing (link https://ilmanifesto.it/la-gru-delle-nevi-diventata-madame-mao )


Dalle luci di Shanghai alle grotte dello Sha’anxi

 

- Shanghai, 1935. Al Jincheng Theatre va in scena Casa di Bambola di Ibsen. È l'«anno di Nora» e a interpretare la protagonista che sfida la società è Lan Ping («Mela Azzurra»), una bellissima ventunenne in fuga dalla Cina feudale. Shanghai è la «Parigi d’Oriente», un miscuglio di glamour, cinema e decadenza, ma è anche una città scossa dalla repressione di Chiang Kai-shek contro i comunisti. Mentre Lan Ping raccoglie gli applausi come "Nora", altrove, nella provincia del Guizhou, la conferenza di Zunyi elegge Mao presidente del Partito Comunista Cinese.

Lan Ping non è solo un'attrice; è una donna che ha conosciuto la miseria (figlia di una concubina) e l'ambizione. Dopo un passato turbolento tra Qingdao e Shanghai, segnato da matrimoni falliti e l'avvicinamento al marxismo, nel 1937 decide di dare una svolta radicale alla sua vita. Con l'inizio dell'occupazione giapponese, fugge verso Yan'an, la roccaforte scavata nella roccia dove i superstiti della Lunga Marcia stanno riorganizzando la rivoluzione.

Qui, in una tipica yaodong (casa-grotta), vive Mao Zedong, allora quarantaquattrenne, dedito alla scrittura di trattati e poesie. È Kang Sheng, stretto collaboratore del leader, ad accompagnare l'attrice di Shanghai al cospetto del "Grande Timoniere". I due iniziano a frequentarsi, ma per Lan Ping la strada è in salita: la leadership del Partito la guarda con sospetto, vedendo in lei un'usurpatrice urbana che minaccia l'integrità morale del movimento, lontano dall'eroismo delle precedenti mogli di Mao. Nonostante le resistenze, il matrimonio avviene, ma a una condizione umiliante: Jiang Qing (questo il suo nuovo nome) dovrà restare nell'ombra, esclusa dalla vita pubblica per i decenni a venire.

 

La bellezza rivoluzionaria - quella stella della Cina che brilla nel cielo

中国之星,闪耀天空 




COME POTEVA MAO NON ESSERNE ATTRATTO?

 

La fase "pre-rivoluzionaria" di Jiang Qing, quando ancora portava il nome d'arte di Lan Ping

(in foto).  In questo ritratto giovanile, Jiang Qing appare ancora con i tratti della ragazza dello Shandong che ha sfidato le convenzioni feudali per studiare arte drammatica. È l'immagine della determinazione: i capelli sciolti e lo sguardo diretto comunicano una modernità che, negli anni '30, era già di per sé un atto di ribellione politica.

 

Lan Ping, la stella di Shanghai (foto di copertina)

 

Questa immagine (l’attrice Lan Ping, non ancora Jiang Qing, sulla copertina di una rivista di cinema nel 1935) ci mostra la futura quarta moglie di Mao Ze Dong nel pieno del suo successo cinematografico e teatrale a Shanghai. Il trucco curato e l'estetica sofisticata ricordano perché fosse considerata una delle figure più affascinanti della "Parigi d'Oriente". Fu proprio questa donna colta, carismatica e padrona del linguaggio scenico a stregare il combattente e dirigente politico militare della Lunga Marcia nelle grotte di Yan'an, portando con sé un soffio di modernità urbana nella durezza della guerriglia.

entrambe le foto sono tratte da Wikipedia.

Poco più che ventenne, dopo aver troncato un matrimonio di convenienza, la giovane Li Shumeng fuggì a Shanghai per inseguire la carriera artistica. Nella metropoli cosmopolita, mentre approfondiva gli studi di teatro e letteratura all'università, adottò lo pseudonimo Lán Píng ('Mela Azzurra'). La sua ascesa sui palcoscenici fu folgorante: interpretò opere cruciali come “Casa di bambola” di Ibsen e “Dio della libertà”, consolidando una fama che correva parallelamente alla sua maturazione politica. Attratta dai fermenti del marxismo-leninismo, iniziò a gravitare attorno al Partito Comunista Cinese.

Nel 1937, a soli ventitré anni, scelse di abbandonare le luci di Shanghai per il rigore di Yan'an, dove fu ammessa alla Scuola di Partito. Fu qui che, grazie alla mediazione dello stratega Kang Sheng, incontrò Mao Zedong. Il legame che ne scaturì dovette inizialmente restare nell'ombra: Mao era ancora legato alla terza moglie, l'eroina della Lunga Marcia He Zizhen, e i vertici del Partito imposero alla coppia una rigida riservatezza. Il matrimonio fu ufficializzato solo nel 1939, segnando l'inizio di una lunga e controversa convivenza ai vertici della rivoluzione.

 

LA RADICALIZZAZIONE FEMMINILE COMUNISTA

nell’operato di Lan Ping (Jian Quing, quarta moglie di Mao) nell’epoca della rivoluzione culturale cinese attraverso le “opere modello” (Yangbanxi).

 

- Il corpo femminile cessa di essere spazio di oppressione feudale per diventare terreno di soggettivazione radicale. Sebbene il termine "femminismo" fosse allora guardato con sospetto come deviazione borghese, l'operato di Jiang Qing fu, nei fatti, un attacco frontale alle strutture patriarcali confuciane:

distruggeva l'immagine della "donna-oggetto" o della "donna-casa", proponendo un modello di donna "di ferro" che regge l'altra metà del cielo e la liberazione della donna non era vista come un fatto atomistico, ma come condizione necessaria per l'edificazione socialista. Non poteva esserci rivoluzione sociale senza la distruzione delle catene che legavano la donna al focolare feudale.

- Jiang Qing trasforma l'estetica in un'arma di fuoriuscita dalla subalternità millenaria, ponendo il problema – ancora attualissimo – dell'identità di genere all'interno dei processi di liberazione nazionale e sociale.

 

THE RED DETACHMENT OF WOMEN

Il distaccamento delle donne è rosso. L'egemonia di Jiang Qing tra arte e prassi

 

Dalla "Nora" di Ibsen alla guida della Rivoluzione Culturale: la parabola di Jiang Qing trova nelle opere modello (Yangbanxi) il suo compimento politico. Non si trattò di semplice intrattenimento, ma di una radicale appropriazione e trasformazione della cultura di massa in strumento di edificazione socialista.


La trama come manifesto: Wu Qionghua e la liberazione

- Il balletto-modello “Il distaccamento rosso delle donne” (ispirato al romanzo di Liang Xin del 1958) narra l'epopea di Wu Qionghua, cameriera abusata nell'isola di Hainan da un signore della guerra. La sua fuga verso il "Distaccamento Femminile Rosso" segna il passaggio cruciale dalla vendetta individuale alla giustizia di classe. Sotto la guida di Hong Changqing, Wu trasforma l'impulsività in coscienza, conducendo infine il popolo alla liberazione del villaggio e all'esecuzione del tiranno.

 

Il ruolo di Jiang Qing: la "sceneggiatura politica"

Sebbene il soggetto preesistesse, Jiang Qing ne operò una riscrittura integrale dal 1966:

• Eliminò ogni "sentimentalismo borghese" dalla partitura, codificò una nuova estetica marziale, dove le ballerine sostituivano l'etereità classica con la forza dei fucili e dei movimenti militari, costruì un'educazione al comunismo femminista: la donna non è più oggetto di salvataggio (il principe), ma soggetto che si salva attraverso il collettivo e il partito.

Un esperimento unico di “egemonia culturale” dove il palcoscenico divenne l'avanguardia della distruzione del patriarcato confuciano.

 

 

RED AZALEA

 

Red Azalea (pubblicazione originale Pantheon Books, 1994, in it. Azalea Rossa, Guanda, 1994, con la traduzione di Maria Barbara Piccioli) è l'autobiografia della scrittrice cinese statunitense Anchee Min, nata a Shanghai nel 1957. Scritta in inglese tra il 1984 ed il 1992 negli Stati Uniti, l'autobiografia, divisa in tre parti, narra la vita dell'autrice nella nativa Cina maoista.

 

Il libro è un'autobiografia cruda. Anchee Min racconta la propria infanzia a Shanghai e il reclutamento nelle Guardie Rosse, fino all'invio a diciassette anni in una fattoria collettiva [Red Fire Farm-Fattoria Fuoco Rosso, in cinese 红火农场 (Hónghuǒ Nóngchǎng)]. Qui, tra fatiche estenuanti e privazioni, la protagonista vive l'esperienza della "massa": la perdita dell'individualità in favore del collettivo.

 

Il cuore del racconto si sposta poi sul tentativo di Anchee di diventare attrice per uno dei film-modello di Jiang Qing, quarta moglie di Mao. L'intero libro è pervaso da una tensione erotica e psicologica sotterranea, che esplode nel rapporto tra Anchee e la sua comandante, Yan, rappresentando una forma di resistenza privata all'omologazione pubblica.

"Azalea Rossa" è fondamentale per analizzare il nodo della Rivoluzione Culturale (1966-1976): il romanzo documenta la frattura del 1968, quando la spinta anarcoide e violenta delle masse venne frenata da Mao stesso (vedi link commento 1.) lasciando una generazione sospesa tra il fervore ideale e il senso di smarrimento.

In foto: Anchee Min alla Red Fire Farm, 1975. Prima di diventare la voce narrante che avrebbe decostruito il mito di Jiang Qing in “Becoming Madame Mao“ (2000), Anchee Min è stata un’immagine della gioventù comunista maoista. Questa immagine cattura il momento esatto della 'rivoluzione interrotta': la giovinezza dedicata alla terra ma in cerca di un riscatto che arriverà in seguito solo con il lavoro intellettuale di scrittrice, utilizzato però strumentalmente in occidente per denigrare il maoismo.

 

Il caso di Anchee Min è emblematico. In Occidente, la sua opera viene spesso letta attraverso il genere della "letteratura del trauma". Ma Min è una fonte che documenta la contraddizione tra idealità e prassi, un nodo che non si scioglie con la negazione, ma con l'analisi. Ci occupiamo di Anchee Min non per aderire alla sua eventuale parabola di "pentimento" o al suo successo nel mercato editoriale americano, ma per recuperare il materiale documentario che le sue opere offrono.

Infatti, mentre la critica ‘liberale’, mossa da pregiudizio ideologico, utilizza questi testi come prove di un "tribunale della storia" con sentenze scritte a priori, noi li leggiamo per indagare i limiti oggettivi e soggettivi della mobilitazione di massa.

 

Fu lo stesso Mao a frenare l'impeto delle Guardie Rosse quando la mobilitazione permanente rischiava di scivolare nell'anarchismo distruttivo e nel frazionismo violento.

cfr. E la rivoluzione fu interrotta, (a cura di Ferdinando Dubla), in L'analisi e la classe, blog, 8.11.2025, in http://ferdinandodubla.blogspot.com/2025/11/e-la-rivoluzione-fu-interrotta.html

 

Studiare Anchee Min ci permette di vedere "dal basso" perché quella transizione verso il consolidamento dell'edificazione socialista fu necessaria, e quali ferite lasciò in una generazione che aveva vissuto l'idealità originale come una religione laica.

 

Se la storiografia ufficiale "dall'alto" tende a cancellare l’analisi per privilegiare il giudizio a priori, il nostro compito è ridare voce alla complessità di quelle soggettività che si sono sentite “stelle” e "cielo" in un firmamento rivoluzionario. / fe.d. 




L’INCONTRO

L’impatto è come la luce dell’aurora che taglia l’oscurità. L’emozione lo scuote nel profondo. Germoglia un seme che dormiva.


Lei distoglie lo sguardo, conscia di averlo distratto. Ora la sua attenzione è su di lei, e su di lei soltanto. Accade nel profondo silenzio. Un crisantemo selvatico si apre in segreto e con fervore, e abbraccia i raggi di sole. La ragazza si sente stranamente calma e preparata. Lei è il proprio personaggio. Approfitta del momento, cerca di trarne il meglio. È soddisfatta di sè, attrice che non ha mai mancato di incantare il suo pubblico. Il cuore non le balza in petto. In silenzio, gli si presenta. Ogni parte del suo corpo parla, offre, colma la distanza. Lo ha costretto a guardarla, libera e impudente. I capelli pettinati con tanta cura, la sua pelle d’avorio. Lei siede immobile, sulla terra di Yan’an. Lascia che lui la trovi. E lui sorride. Lei si gira verso di lui. Ma gli occhi lo oltrepassano, vanno oltre. Lei non gli permette di stabilire un contatto. Non ancora. Lo contrasta per accendere la fiamma, per afferrarlo, per fargli cominciare la caccia.
Le arie delle opere le ronzano nella testa. Le ali della farfalla sono appesantite dal polline dorato… Poi sente la voce di Fairlynn. Il suo grido. Meraviglioso! Splendido discorso! Adoro quell’uomo!
Mao firma autografi e risponde alle domande. La ragazza alza il braccio. Lui le fa un cenno di assenso col capo. Lei lancia una domanda sulla liberazione delle donne. D’improvviso nota che il suo sorriso ha un’espressione vuota. Lui la sta guardando, ma dagli occhi non trapela.
Lei lascia cadere la domanda. Si sente insicura e viene risucchiata nel mare della gente. Mao alza gli occhi. La ragazza spera che stia cercando lei. Ma non saprebbe dirlo. Lui smette di cercarla. Lei si alza ed esce. Dice a se stessa che preferirebbe scomparire piuttosto che non essere riconosciuta.
Anchee Min, Il pavone rosso, Guanda, 2000, pag. 111.




https://youtu.be/1jZuD431fis?si=J-DXJNOSHcSzT51R


https://youtube.com/shorts/1BAqAJ0HHRk?si=m0aS7EFfgZEecQj2

 

 

[continua]

 

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Maoismo critico



sabato 10 gennaio 2026

LA CONTRADDIZIONE DELLA CONTRADDIZIONE / Mao. Gramsci e il movimento C-A-T

 



La rivoluzione non è un pranzo di gala, ma richiede metodo

Dialettica del potere: Mao, Gramsci e il movimento C-A-T

 

Nella storia delle rivoluzioni, il passaggio dalla "distruzione del vecchio" alla "costruzione del nuovo" è il momento più critico. Mao Zedong teorizzò per il Partito Comunista Cinese il movimento C-A-T (Critica-Autocritica-Trasformazione): un ciclo dialettico pensato per mantenere lo slancio rivoluzionario e risolvere le contraddizioni "in seno al popolo" attraverso il dialogo e la crescita collettiva.

Tuttavia, tra la teoria e la pratica si inserì un momento di rottura drammatico: la legge del 21 febbraio 1951 sulla "soppressione delle attività controrivoluzionarie". In una fase di estrema fragilità (Guerra di Corea, sabotaggi interni), il Partito scelse la linea dura.

Ma fu una scelta corretta o un errore di prospettiva? Se guardiamo alla lezione di Antonio Gramsci, la risposta si fa complessa. La rivoluzione è un processo di "lunga durata" dove bisogna saper distinguere quando agire con la "guerra di movimento" (l'urto frontale) e quando con la "guerra di posizione" (l'egemonia culturale e il consenso). 




in foto, Mao nel suo studio nelle grotte di Yen’an: fu qui che scrisse nel 1937 le sue opere filosofiche più importanti: “Sulla pratica” e “Sulla contraddizione”. 

Opere che contengono la distinzione tra “contraddizioni antagoniste” e “contraddizioni in seno al popolo”, principali e secondarie. E, in nuce, le riflessioni più specifiche degli anni ‘40 sulla “rieducazione” piuttosto che la “punizione” e i necessari cicli di critica e autocritica (CAT) che rimandano alla necessità di un’elaborazione collettiva dell’”intellettuale organico”, per utilizzare le categorie gramsciane piuttosto che alla repressione violenta e sommaria, come fu purtroppo nella attuazione della legge del febbraio 1951, i cui errori furono riconosciuti dallo stesso Mao (posteriormente). / fe.d.

 

L’errore del 1951 e il corto circuito delle "contraddizioni"

Quando il nemico è ovunque: il limite della coercizione

 

La legge del febbraio 1951 rappresentò quello che possiamo definire un errore strategico. In quel momento, la leadership maoista (supportata da figure come Kuo Mo-jo per la legittimazione intellettuale) applicò il metodo della "soppressione" – tipico delle contraddizioni antagonistiche (quelle con il nemico giurato) – su una scala vastissima, basata persino su quote numeriche.

Il rischio di questa impostazione è evidente: trattare ogni dissenso come un'attività controrivoluzionaria finisce per soffocare il movimento dialettico C-A-T. Se la critica diventa reato, l'autocritica diventa confessione forzata e la trasformazione diventa pura sottomissione.

Mao stesso sembrò rendersi conto di questo squilibrio. Nelle memorie di Bo Yibo (pubblicate tra il 1991 e il 1993), emergono i dati reali di quella stagione: oltre 700.000 esecuzioni. Un prezzo altissimo che pose il problema della "coerenza" tra i principi del marxismo e la pratica concreta di governo. Il Partito rischiava di trasformarsi in una macchina burocratica distante dai bisogni del popolo.

 

Note biblio

 

Bo Yibo (fonte primaria)

Le memorie di Bo Yibo sono fondamentali perché rappresentano il primo grande sforzo di sistematizzazione dei dati d'archivio del Partito nel periodo post-maoista.

• Autore: Bo Yibo (薄一波).

• Titolo Originale: Ruògān zhòngdà juécè yǔ shìjiàn de huígù (若干重大决策与事件的回).

• Traduzione: Riflessioni su alcune decisioni ed eventi importanti.

• Anno di 1ª Edizione: * Volume 1: 1991 (Copre il periodo 1949-1956, fondamentale per la legge del 1951).

• Volume 2: 1993 (Copre il periodo 1957-1966).

Casa Editrice della Scuola Centrale del Partito Comunista Cinese (中共中央党校出版社 - Zhōnggòng Zhōngyāng Dǎngxiào Chūbǎnshè), Pechino. /

 

la "Risoluzione del 1981" associata all'era di Deng Xiaoping (Xi Jinping ha redatto la terza risoluzione storica nel 2021). Quella del 1981 è la seconda ed è quella che definisce il "70% meriti, 30% errori" l’attuazione della legge del febbraio 1951.

• “Risoluzione su alcune questioni della storia del nostro Partito dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese”, 27 giugno 1981 (durante la 6ª sessione plenaria dell'11° Comitato Centrale del PCC). Si tratta della valutazione critica della Rivoluzione Culturale e “bilanciamento” dei contributi di Mao Zedong.

 

Gramsci, Mao e l’autodisciplina collettiva cosciente

 

L'idea di rivoluzione come "galateo" (attraverso l'autodisciplina cosciente) è la risposta al rischio del ribellismo fine a se stesso.

Se il subalterno prende il potere senza autodisciplina, rischia di riprodurre i comportamenti del vecchio oppressore.

Gramsci nel Quaderno 25 chiarisce che la storia dei subalterni è, per definizione, frammentata e episodica. I subalterni non hanno coscienza di sé perché subiscono l'egemonia culturale della classe dominante, che li vede come "natura" o "massa amorfa", mai come soggetti storici.

• Il parallelo con Mao: nella fase di Yan'an

 

[vedi LE GROTTE DI YAN'AN (a cura di Ferdinando Dubla, L'analisi e la classe, 28.09.2025)]

 

Mao si trovò di fronte a una massa di contadini "subalterni" che vivevano in una condizione pre-politica. Il suo lavoro non fu solo militare, ma fu quello di trasformare la "frammentazione" dei subalterni in una volontà collettiva.

• La formazione della coscienza: come suggerisce Ranajit Guha, la coscienza del subalterno nasce inizialmente per "negazione" (rivolta contro il padrone), ma deve elevarsi alla fase "positiva" (progetto di Stato). Lo strumento che permette al subalterno di criticare la propria subalternità e trasformarsi in dirigente è l’autodisciplina collettiva cosciente.

La disciplina cosciente gramsciana è ciò che permette al "Moderno Principe" (il partito/l'organizzazione) di non essere una gerarchia di comando, ma una scuola di autogoverno. È il momento in cui il subalterno impara a governare se stesso per poter governare la società.

 

Oltre il "pranzo di gala": disciplina e coscienza rivoluzionaria

 

Affinchè la critica e l'autocritica (C-A-T) non degenerino in estremismo, occorre tornare alla lezione di Antonio Gramsci. Nel 'Moderno Principe', la disciplina non è un ordine ricevuto, ma un traguardo raggiunto: è la disciplina cosciente.

L'autodisciplina collettiva è l'unico antidoto alla burocratizzazione e agli eccessi del potere. Mentre l'occidente imperialista accusa di 'autoritarismo',  la vera forza risiede nella capacità di ogni militante di essere giudice di se stesso e servitore del collettivo. La rivoluzione è un atto di forza contro il nemico (guerra di movimento), ma è soprattutto un atto di suprema coscienza in seno al popolo (guerra di posizione). Trasformare se stessi per trasformare il mondo: questa è la dialettica che lega Gramsci a Mao.

 

(a cura di Ferdinando Dubla)

 

Maoismo critico è la pagina di supporto della rivista storica on line Lavoro Politico e di Subaltern studies Italia

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