CINA PERNO DI UN NUOVO BLOCCO STORICO INTERNAZIONALE
Il Dragone contro l’”Impero pirata”:
la Cina centro del multipolarismo strategico
GEOPOLITICA E DINAMICHE DI CLASSE
1. L’analisi di fase: il multipolarismo
come necessità strategica
Ringrazio
MarxVentuno e i compagni della CASS per questo prezioso momento di confronto.
La mappatura dei movimenti rivoluzionari che si presenta oggi non è un mero
esercizio accademico, ma una bussola indispensabile per orientarci nell''ordine
mondiale', di quella che recentemente lo studioso Michele Prospero ha definito
la strategia dell’Impero Pirata.
Dobbiamo
essere chiari: il cosiddetto "ordine mondiale" unipolare a guida statunitense è in crisi, e
non è solo una configurazione geopolitica, è l'impalcatura del dominio globale
del capitale finanziario. Pertanto, l’emergere del mondo multipolare non va
letto come un semplice avvicendamento tra potenze, ma come una necessità strategica
imprescindibile per ogni movimento di liberazione.
Il
multipolarismo rompe la "catena dell'imperialismo" nel suo anello più
forte. In questa fase, la Repubblica Popolare Cinese non agisce come un attore
imperiale classico, ma come il retroterra strategico — la "base
rossa" globale — che garantisce la possibilità materiale della resistenza.
Senza il contrappeso della Cina, della sua potenza tecnologica e della sua
sovranità economica, le transizioni al socialismo o le lotte per l’indipendenza
nazionale sarebbero sistematicamente strangolate dal ricatto finanziario o
dall'intervento militare diretto.
Tuttavia,
come studiosi e militanti marxisti, dobbiamo evitare la trappola del
"realismo cinico". Il multipolarismo
strategico per noi non è il fine ultimo, ma la condizione ambientale che
permette il ritorno della soggettività storica dei subalterni. Esso apre quegli
spazi di manovra dove i popoli — dalla Palestina al Venezuela, dal Rojava alle
masse lavoratrici, allo stesso proletariato in Iran — possono rivendicare il
proprio diritto all’autodeterminazione.
L’imperialismo
"pirata" di Trump e dei falchi di Washington risponde a questa ascesa
multipolare spargendo dominio militare senza egemonia economica e violando ogni
norma internazionale. La risposta deve essere un internazionalismo attivo che colga questa opportunità storica per
trasformare la crisi dell'egemonia statunitense in un avanzamento reale delle
classi oppresse verso nuove forme di democrazia popolare e di socialismo.
La "Via della Seta" come
infrastruttura del multipolarismo
In questo
quadro, la "Nuova Via della Seta" non va interpretata secondo le
lenti deformanti del liberalismo occidentale — che vi scorge solo un’espansione
commerciale — ma come la costruzione di un’infrastruttura materiale per la
sovranità dei popoli.
Per decenni,
molti paesi del Sud globale sono rimasti intrappolati nei ricatti economici
neocoloniali dell'imperialismo USA, mediati da istituzioni come il FMI, che
imponevano la distruzione dello stato sociale e la svendita delle risorse in
cambio di prestiti-capestro. La strategia cinese offre oggi un'alternativa reale:
una cooperazione basata sullo sviluppo delle forze produttive e sulla creazione
di corridoi logistici indipendenti dal controllo di Washington.
Questa
opportunità permette a molte nazioni di uscire dalla condizione di subalternità
assoluta. La "Via della Seta" agisce come un catalizzatore di
multipolarità economica, fornendo a stati che intendono intraprendere percorsi
di transizione o di consolidamento del socialismo — pensiamo al Venezuela, ma
anche a diverse realtà africane e asiatiche — la sponda necessaria per
resistere all'embargo e al sabotaggio finanziario dell'impero pirata. È la
dimostrazione pratica di come la potenza cinese si traduca in una possibilità
di riscatto per le classi subalterne globali, spezzando le catene del debito
che sono state, finora, il volto moderno del colonialismo.
Antonio Gramsci: il blocco storico e l'egemonia
- La Cina
non sta solo costruendo rotte commerciali, ma sta ponendo le basi per un nuovo blocco storico mondiale. Seguendo la
lezione di Gramsci, Pechino esercita una funzione di direzione intellettuale e
morale offrendo un'alternativa all'egemonia declinante e coercitiva degli USA.
Il multipolarismo, in questo senso, è la rottura del blocco egemonico unipolare
a favore di una pluralità di vie nazionali al socialismo.
Ranajit Guha: La soggettività
storica dei subalterni e la critica al colonialismo
Fondamentale
è anche il contributo di Ranajit Guha e
dei Subaltern Studies. Guha ci insegna a decostruire la "prosa della
contro-insurrezione", ovvero quel linguaggio del potere delle classi
dominanti delle società capitaliste che nega ai subalterni una propria volontà
politica, descrivendoli sempre come "eterodiretti" o
"manipolati". Attenzione, perchè questo è un pericolo che si corre
anche con un’analisi geopolitica senza la contemporanea analisi delle dinamiche
di classe. Significa cioè riconoscere che il popolo palestinese, il popolo
curdo, i lavoratori iraniani, non sono oggetti della geopolitica, ma soggetti
dotati di una propria autonomia politica che lotta per l'autodeterminazione.
La dialettica tra geopolitica e
lotta di classe: il leninismo creativo
di Mao
Per la
mappatura dei movimenti rivoluzionari contemporanei, è imprescindibile recuperare
lo spessore teorico della nuova
democrazia di Mao Tse-tung. In quel saggio del 1940, apparso nel primo
numero di Cultura Cinese a Yenan, risiede
uno dei nodi ancora vitale del pensiero maoista: la transizione al socialismo
intesa non come schema scolastico, ma come pratica rivoluzionaria aderente al
reale contesto storico-politico.
Mao dovette
scontrarsi con l'ortodossia meccanicistica dei "Ventotto Bolscevichi"
di Wang Ming. Questi, seguendo una lettura rigida delle Due tattiche di Lenin del 1905, sostenevano che in contesti
arretrati la rivoluzione dovesse necessariamente attraversare una fase di pieno
sviluppo capitalistico-borghese prima di approdare al socialismo. Al contrario,
Mao comprese che l'applicazione dogmatica di direttive esterne era
inappropriata per la realtà cinese. Egli, stretto tra l’aggressione
imperialista giapponese e l’ambiguità delle forze nazionaliste, rimase saldo su
un obiettivo strategico inedito: costruire un "blocco storico" a
direzione rivoluzionaria che scavalcasse la fase di dominio
borghese-capitalista.
Questa è la
lezione che oggi applichiamo alla "doppia lente" internazionalista:
la consapevolezza che nelle aree del Sud globale, segnate dalla "doppia
subalternità" (semifeudale e semicoloniale), la liberazione nazionale e la
lotta di classe sono indissociabili. Il leninismo di Mao è "creativo"
perché rompe la linearità borghese: egli comprende che non si può replicare il
capitalismo per combattere l'imperialismo, poiché il capitalismo è la causa
stessa di quel dominio.
Questo
approccio ci permette di guardare oggi alla Palestina o al Rojava non come a
semplici conflitti regionali, ma come a potenziali laboratori di nuova democrazia.
In
Palestina, oltre lo sterminio genocidario di Gaza da parte dell’esercito
israeliano, la lotta del popolo palestinese affronta oggi la sfida drammatica
della colonizzazione della Cisgiordania, dove violenze e aggressioni dei coloni
si consumano spesso in assenza di una resistenza organizzata. Questo accade
perché l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) soffre una profonda crisi di
credibilità: per tornare a essere un’alternativa reale all'egemonia delle
organizzazioni fondamentaliste religiose nella resistenza, l’ANP deve ritrovare
con forza il radicamento sociale nel suo popolo. Solo ricostruendo questo
legame organico sarà possibile avviare una resistenza che sia contemporaneamente
lotta per l’autodeterminazione politica.
In Rojava,
la ricerca di un'autonomia dei subalterni sfida direttamente le strutture
semifeudali della regione.
In conclusione,
la nostra analisi geopolitica non è "campismo" proprio perché è
radicata in questo leninismo creativo: sostenere il fronte multipolare guidato
dalla Cina non significa aderire a una generica realpolitik, ma riconoscere che esso rappresenta oggi l'unico
spazio strategico in cui la nuova democrazia
dei popoli oppressi e dei movimenti rivoluzionari può concretizzarsi e vincere.
Conclusioni: la pace come
precondizione dello sviluppo e della sovranità
In
conclusione, l'efficacia di questa mappatura dei movimenti rivoluzionari e
della nuova configurazione mondiale trova la sua prova del nove nella capacità
di fermare la distruzione delle forze produttive e delle vite umane. Non
possiamo ignorare il ruolo determinante della Cina come attore di pace nel
conflitto russo-ucraino.
Mentre
l'imperialismo euroatlantico sembra alimentarsi della guerra infinita, Pechino
si pone come l'unica potenza capace di una proposta negoziale credibile. Le
migliaia di morti tra le popolazioni civili, le macerie delle città e il sacrificio
di migliaia di giovani soldati — carne da cannone per gli interessi della NATO
— impongono una svolta. Il riconoscimento della Cina come interlocutore
affidabile non nasce da una concessione diplomatica, ma dalla necessità
materiale di stabilità.
Per noi
marxisti, la pace non è pacifismo astratto; è la condizione necessaria affinché
i popoli possano tornare a occuparsi della propria autodeterminazione e della
lotta per il socialismo, sottraendosi alla morsa della militarizzazione.
Sostenere l'iniziativa di pace cinese significa colpire al cuore la strategia dell'"ordine
mondiale" dell'imperialismo unipolare.
intervento Ferdinando Dubla webinar di presentazione del quarto volume di studi dell'Accademia del Marxismo di Pechino (CASS), edito da MarxVentuno: I movimenti comunisti internazionali – Rapporto 2022/2023.
Vedila qui: https://urlgeni.us/youtube/channel/marxventuno









