le lenti di Gramsci

mercoledì 12 agosto 2020

Su scienza e magia

 

Magus significat hominem sapientem cum virtute agendi (mago significa un uomo sapiente che sa operare),

Giordano Bruno, Theses de magia, circa1589-90. 

 

· Nel senso comune della nostra civiltà, scienza e magia si sovrappongono. La scienza prende il posto della magia, ma solo apparentemente. Alla scienza vengono attribuite le stesse proprietà taumaturgiche della magia, con il doppio ethos propiziatorio del sacro e del medicamentoso, attraverso la mediazione del religioso e dell’immaginazione simbolica. Con una mano il rosario e con l'altra la pila dei farmaci. Ma se la guarigione non avviene, oppure la scienza non risponde alle aspettative, è colpa dello stregone non delle formule magiche. Nel Rinascimento italiano (ma non solo, il periodo è più esteso e coinvolge esperienze filosofiche di altri paesi) il linguaggio e l’esoterismo magici furono una delle principali strade della scienza e di una più rigorosa osservazione naturalistica. La scienza è una continua e incessante ipotesi di ricerca, l’aspettativa umana, invece, è la certezza e l’oggettività, per la risoluzione di tutti i problemi. L’incanto dell’oltrepassamento di limiti conoscitivi dell’intelletto è “miracolo”, oggi “miracolo della scienza”, a cui delegare la stessa certezza dell’esistere. Di qui l’integrazione magica e la considerazione della scienza come magia taumaturgica. (fe.d.)

 leggendo Magia e civiltà, antologia curata da Ernesto de Martino, Garzanti, 1962

pag.15

da Eugenio Garin: Magia ed astrologia nella cultura del Rinascimento, da Id., Medioevo e Rinascimento, pag.150-169,Bari, Laterza, 1954

Tommaso Campanella nel libro Del senso delle cose e della magia scriveva:

  • Tutto quello che si fa dalli scienziati imitando la natura, o aiutandola con l'arte ignota, non solo alla plebe  bassa, ma alla comunità degli uomini, [appare] opera magica. Talchè non solo le predette scienze, ma tutte l'altre servono alla magia. Magia fu d'Archita fare una colomba che volasse come l'altre naturali, e a tempo di Ferdinando Imperatore in Germania fece un tedesco un'aquila artificiosa e una mosca volare da se stessa; ma finchè non s'intende l'arte, sempre dicesi magia; dopo è volgare scienza. L'invenzione della polver dell'archibugio e delle stampe fu cosa magica, e così della calamita; ma oggi che tutti sanno l'arte è cosa volgare. Così ancora quella delli orologi e l'arti meccaniche facilmente perdono la riverenza, chè si fanno i corpi manifesti al volgo. Ma le cose fisiche e astrologiche e religiose, rarissime volte si divulgano; però in queste gli antichi ritirarono l'arte [magiam].

Campanella è, qui, molto preciso, nel mettere in evidenza tre cose: in primo luogo, che tutte le scienze, indagando la struttura della realtà, servono alla magia in quanto essa è attività pratica che trasforma la natura inserendosi nel giuoco delle sue leggi mediante accorgimenti tecnici capaci di operare in essa; in secondo luogo, che l'alone misterioso, che avvolgeva il mago quasi fosse un Dio o un dèmone, è venuto cadendo ad ogni progresso della scienza; in terzo luogo che, ciononostante, i problemi più alti, e quindi le opere più profonde, sfuggendo alla presa del ragionamento corrente, restano tuttora entro il velo del mistero "magico".



Eugenio Garin (1909/2004)


 

venerdì 7 agosto 2020

ANTROPOLOGIA della STORIA


Il capitalismo modifica incessantemente l’essere umano, ne determina una mutazione antropologica: nella sua forma industrialista, che connota una fase della “formazione economico-sociale” (Luporini) tende alla mercificazione, che si allarga alle relazioni umane. Il feticismo delle merci diventa simbolo (feticcio) dell’alienazione stessa, conseguenza di una reificazione globale. Il solo sguardo economico e “”scientifico”, non basta, e un materialismo ‘volgare’ degrada nell’economicismo e nel positivismo, feticismo ‘rovesciato’. E’ necessario un doppio sguardo per svelarne la natura, quello relazionale, psicologico, emotivo. Una fenomenologia dell’”utilizzabile”, per usare una terminologia demartiniana.
La coppia progresso/regresso non è unilineare (storicismo idealistico) ma dipende dalle materiali condizioni di vita, dalle relazioni umane e dalla loro qualità (storicismo dialettico). Le civiltà non vanno giudicate, ma vanno apprese. Non ogni passaggio da una società ad un’altra è un passaggio di civiltà, ma la transizione da una civiltà ad un’altra provoca sempre una mutazione antropologica. Sono le forme storiche di questa mutazione che definiscono la natura umana permanente, anch’essa, però, inevitabilmente transeunte se rapportata alla temporalità. Ma, lungi dall’essere una contraddizione, è la dialettica tra natura, storia e cultura.
fe.d.





lunedì 3 agosto 2020

MUTAZIONE ANTROPOLOGICA


Lo scrittore Alessandro Leogrande (Taranto,1977/+Roma,2017) in Fumo sulla città (Fandango,2013), ripartiva dall’inchiesta pubblicata sul "Corriere della Sera" del 15 ottobre 1979 di Walter Tobagi sulla figura del “metalmezzadro”; anche Marcello Cometti se ne era ricordato sulle colonne della “Gazzetta del Mezzogiorno” del 2 dicembre 2012, quando scrisse: “Solo pochi - Walter Tobagi, ad esempio, nella sua memorabile metafora del «metalmezzadro», o Giorgio Bocca - capirono che quella foresta di ciminiere rappresentava una sorta di brusca mutazione genetica dentro il Dna rugoso della gente, un passaggio disarticolato e brusco dal rapporto con la Grande Madre (la terra, il mondo contadino) a quello con un Grande Padre (la fabbrica tecnologica) capace di promettere molto a tutti.”
D’altra parte, lo storico Roberto Nistri aveva riproposto quella figura tra metalmeccanico e contadino nel volume da lui curato nel 2011 per Mandese L’età dell’acciaio-Taranto negli anni ‘70 e, a ritroso, il senatore del PCI, Antonio Romeo, aveva intitolato proprio con quel nome il suo libro (Lacaita ed.,1989) sugli anni della crisi e dello sviluppo dell’area jonico-tarantina.
Infine, recentemente, lo ricorda Salvatore Romeo, storico e appassionato lettore dello scrittore tarantino morto troppo prematuramente, Alessandro Leogrande e curatore anche di una sua raccolta di scritti per Feltrinelli, nel suo lavoro di ricerca L’acciaio in fumo (Donzelli, 2019). 

Così ha scritto de Martino nell'epilogo alla ricerca sul tarantismo, riecheggiando il suo stesso pellegrinaggio e le Egloghe di Virgilio ("Tu canti (o Virgilio) per i boschi di pini dell’ombroso Galeso", Properzio):
"Se la Terra del rimorso è la Puglia in quanto patria elettiva del tarantismo, i pellegrini che la visitarono nell'estate del '59 provenivano da una più vasta terra cui in fondo spetta lo stesso nome, una terra estesa fino ai confini del mondo abitato dagli uomini, e forse oltre, verso gli spazi che gli uomini si apprestano a conquistare: una terra tuttavia che è bella, perchè la vita è bella, almeno nella misura in cui, secondo il destino umano, è soccorsa dalla vigile memoria del passato e dalla prospettiva dell'avvenire; una terra, infine, che anche in questo ricorda la siticulosa Apulia, dagli ampi orizzonti segnati dalla polvere delle transumanze, ma che al termine del viaggio si apriva all'improvvisa fioritura degli orti di Taranto e al dolce Galeso ombreggiato di pini e bianco per le greggi che vi si specchiavano".

da Ernesto de Martino, La terra del rimorso, Milano, 1961, pag.273

LE MUTAZIONI del TARANTISMO
- LA DISTRUZIONE del RETROTERRA socio-culturale non è specifico della mia città, ma dell’intero sistema del profitto capitalista della in-civiltà industriale su cui basa l’intera sua impalcatura finanziaria e speculativa. La mia non è nostalgia passatista fuori tempo, ma la constatazione che questa in-civiltà, così ben analizzata da Marx, ha come conseguenza una mutazione antropologica degli esseri umani.
http://ferdinandodubla.blogspot.com/…/mutazione-antropologi…
Così come il passaggio dalla civiltà contadina alla struttura sociale della produzione di denaro per il denaro attraverso la mercificazione. Le proprie radici culturali affondate nel cosmopolitismo e non ritrovate, producono l’agnosticismo etico dell’uomo senza più qualita’, se non i rituali dell’espiazione dei sensi di colpa, le gite fuori porta per ritrovare il contatto con Gaia e Demetra, le movide giovanili come danze tribali per i culti a Dioniso, i fuochi artificiali per le feste di ogni giorno, come tutta artificiale è la relazione con l’altro. Un deserto della coscienza se non interviene la coscienza di classe.
- Consiglio alcune letture 📖 per inquadrare questi fenomeni curate dal mio amico e collega, lo storico Roberto Nistri, che non a caso è anche uno studioso del rito della taranta sulle tracce demartiniane.
http://ferdinandodubla.blogspot.com/…/le-terre-del-rimorso-…
I colori del Tarantismo
di Roberto Nistri (http://nistrikos.blogspot.it/search/label/Tarantismo)

- Oggi il “metalmezzadro” è diventato l’esorcista della memoria, l’uomo senza qualità che affonda nel cosmopolitismo le sue radici culturali, espiando la colpa sociale della cancellazione dell’identità.
- Così nacque ed è già morta l’urbe operaia siderurgica.
E da qui dobbiamo ripartire.
fe.d.





domenica 2 agosto 2020

Il senso di un nuovo meridionalismo


Elaborare un pensiero meridiano (Cassano) è funzionale non solo all’azione politica, ma al complessivo sguardo oppositivo alla omogeneizzazione culturale dell’avanzato capitalismo; dunque un nuovo meridionalismo ha al suo interno una finalità strategica universalistica, post/coloniale. È che questo universalismo non è cosmopolitismo, ma il riscoprire le radici culturali dei popoli attraverso un ethos della liberazione, anche per mezzo di un folclore contestativo che riplasmi l’immaginario collettivo e l’immaginazione simbolica, per la trasformazione rivoluzionaria e il riscatto sociale. Ancora una volta, con Gramsci, è necessaria una ricollocazione “organica” degli intellettuali, a partire dall’elaborazione di un pensiero meridiano, in cui in unico Sud c’è tutto il mondo, perché ogni Sud del mondo è il mondo stesso.
 fe.d.


dall'alto in basso: Antonio Gramsci, Rocco Scotellaro,
Carlo Levi, Ernesto de Martino

venerdì 31 luglio 2020

IN PUGLIA L’ALTERNATIVA C’È: la lista unitaria della sinistra di classe


CONTROCORRENTE ma nella giusta direzione
l’unità della sinistra di classe perche’ i suoi valori, i programmi, le idee, la lotta, vengano rappresentate nel Consiglio regionale Pugliese. Nella storia e nell’innovazione, tradizione e rivoluzione.
UNIRE è DIFFICILE, ma necessario.
Non delegare più il proprio destino, i propri bisogni, le proprie speranze, che torni la rappresentanza del lavoro, dell’ambiente e della democrazia costituzionale nel Consiglio regionale pugliese. Ricostruire la sinistra è possibile, bisogna dare forza alle idee, ai valori, ai programmi della vera sinistra di classe e di opposizione.
dateci la mano, saremo con voi ogni giorno.




giovedì 30 luglio 2020

Ernesto de Martino: Intorno a una storia del mondo popolare subalterno, 1949


L'articolo che la rivista Società pubblicò nel nr. 3 del 1949 di Ernesto de Martino, rappresenta uno snodo fondamentale per la stessa biografia dell'etnologo napoletano e per plurime ragioni legate in generale alla storia dell'antropologia culturale: la ricezione del pensiero di Gramsci nel nostro paese attraverso l'utilizzo multidisciplinare di alcune importanti categorie concettuali, l'influenza dell'etnografia sovietica e delle sue metodologie, lo sviluppo di studi etnoantropologici per la ricerca sul campo nel Mezzogiorno d'Italia, la genesi del concetto di folclore (o folklore) "progressivo" (che sarà ripresa, discussa e allargata successivamente da A.M. Cirese e Luigi M. Lombardi Satriani ). Le monografie che de Martino studia per questo saggio (anni di collaborazione con Cesare Pavese per la "Collana Viola" di Einaudi) sono "La scuola sovietica nell'etnografia" di S.P. Tolstov e "Trent'anni di folkloristica sovietica" di L. Hippius e V. Cicerov, studiosi, tra l'altro, del linguista e antropologo russo Vladimir Jakovlevič Propp, analista e fenomenologo delle fiabe popolari, apparso nella Rassegna della stampa sovietica, nr.4-5, aprile-maggio 1949. 
La stessa avvertenza preliminare della redazione di Società è emblematica della ricezione degli studi demartiniani tra gli intellettuali impegnati nel PCI, tra cui Cesare Luporini, filosofo sempre aperto alle nuove suggestioni teoriche purchè rigorose e documentate, ma che in quel periodo storico stentava a renderle completamente 'organiche' alla linea politica piuttosto che funzionali alle classi subalterne in senso più ampio. 
- ferdinando dubla, luglio 2020



segnaliamo anche la recensione più documentata a riguardo 

su JSTOR

  • Stefania Cannarsa, 

Genesi del concetto di folklore progressivo. Ernesto De Martino e l'etnografia sovietica

da La Ricerca Folklorica, nr.25 (aprile 1992), pp.81-87

venerdì 24 luglio 2020

UNIRE comunisti e sinistra di classe


I comunisti e la sinistra di classe e d’opposizione difendono il lavoro, autonomo e subordinato,
nei settori pubblico e privato. Oggi essi non hanno rappresentanza.
Nessuna libertà umana è possibile senza la dignità del lavoro.
Nessuna democrazia è reale senza questa rappresentanza. Unire comunisti e sinistra di classe è compito necessario e urgente per la qualità della democrazia del nostro paese.
~ fe.d.