“la
contraddizione non è un paradosso”
L'individuo non è un'essenza
statica, ma un campo di battaglia di tendenze opposte. Non è un paradosso
esistenziale. Affermare che la contraddizione non è un paradosso significa, in
ultima analisi, rifiutare il fatalismo. Se tutto è in movimento attraverso la
contraddizione, allora nulla è immutabile: né il potere dell'imperialismo, né
la subalternità delle masse. Nè la stessa condizione umana, naturalmente. /
fe.d.
SALUTO A HEGEL : il movimento
dialettico è di classe
In fotocomposizione Mao saluta Hegel
Sviluppare
la ragione dialettica negli studi subalterni significa rifiutare una visione
della storia come linea retta o come semplice accumulo di fatti. La
"contraddizione", come ha delineato Mao negli scritti del 1937, non è
un errore logico (paradosso), ma la condizione ‘necessaria‘ dell'esistenza.
Cfr. Le grotte
di Yan’an, http://ferdinandodubla.blogspot.com/2025/09/le-grotte-di-yanan.html
Affermare
che "la contraddizione non è un paradosso" significa rivendicare la
razionalità profonda del reale, sottraendola alla paralisi logica del pensiero
formale (borghese).
In questa
prospettiva, la contraddizione non è un "vicolo cieco" o un errore di
sistema.
Piano logico: il superamento dell'identità
Per la
logica formale (A = A), la contraddizione è un'impossibilità, un paradosso che
annulla il discorso. Per Mao, seguendo la scia di Hegel e Marx, la realtà è
invece un'unità di opposti.
• Non è un
paradosso perché gli opposti non si annullano, ma si condizionano
reciprocamente.
• La
contraddizione è la "legge fondamentale" della materia: senza la
tensione tra polo positivo e negativo, tra attrazione e repulsione, non ci
sarebbe vita né pensiero. In Sulla
Contraddizione, Mao chiarisce che l'universalità della contraddizione
risiede proprio nella sua ineliminabilità logica.
Piano politico: la lotta di classe come necessità
Qui il
parallelismo con Gramsci è estremamente interessante. Se la contraddizione
fosse un paradosso, la politica sarebbe immobile o puramente accidentale.
• La
contraddizione è il motore: nel 1937, a Yen’an, Mao deve gestire la
contraddizione tra la lotta di classe (PCC vs KMT) e la lotta nazionale contro
l'invasore giapponese.
• Non è un
paradosso: egli risolve il problema attraverso la categoria della
"contraddizione principale". Individuare quale aspetto della
contraddizione sia dominante in un dato momento permette l'azione politica. Non
c'è assurdità, c'è strategia. È la "guerra di posizione" che diventa
"scienza della prassi".
• Nello
scritto Sulla Pratica, Mao spiega che
la conoscenza nasce dalla risoluzione delle contraddizioni tra teoria e realtà.
Se non ci fosse contraddizione, non ci sarebbe apprendimento, ma solo dogma.
"ESISTENZIALISMO" MAOISTA
Questa intuizione
di Mao del 1937, pur nascendo nel cuore della lotta politica a Yen’an, contiene
una portata filosofica che travalica il materialismo dialettico per farsi
ontologia ed etica della condizione umana. Se trasliamo il concetto di
contraddizione dal piano della materia a quello dell'esistenza, la "vita
della cosa" diventa la "vita dell'individuo", e la lotta degli
opposti ne diventa il respiro vitale.
Sul piano
esistenziale, l'idea che non esista nulla senza contraddizione significa
accettare che l'essere umano non è un'entità statica o pacificata, ma un
processo incessante. La condizione umana è intrinsecamente contraddittoria:
siamo biologia e coscienza, necessità e libertà, passato che vincola e futuro
che apre. Se cercassimo di eliminare queste tensioni in favore di una coerenza
assoluta e immobile, non otterremmo la perfezione, ma la morte psichica e
spirituale. La "vita" del soggetto è determinata proprio dalla
capacità di stare in questa tensione senza esserne annientato.
L'approfondimento
più fecondo riguarda il superamento del nichilismo. Per il pensiero borghese o
esistenzialista classico, la contraddizione tra l'aspirazione umana al senso e
l'assurdità del mondo produce spesso paralisi o angoscia. Nella prospettiva
maoista applicata all'esistenza, questa stessa contraddizione è invece la prova
dell'appartenenza dell'uomo all'universo. Non è un paradosso tragico, ma la
molla che spinge l'individuo a trasformarsi.
Qui si
innesta il legame con l'autodisciplina cosciente: l'individuo non
"subisce" passivamente le proprie contraddizioni interne (desideri
egoistici vs. dovere sociale, paura vs. coraggio), ma le riconosce come il
motore del proprio sviluppo. La crescita personale non è dunque l'eliminazione
dei conflitti interiori, ma la loro risoluzione dinamica attraverso la prassi.
Senza questa "lotta degli aspetti contraddittori", il carattere non
si tempra e la coscienza non evolve.
In sintesi,
la "conoscenza" di cui parla Mao nel 1937 non è solo politica, ma è
la consapevolezza che l'identità umana è un equilibrio instabile e potente.
Accettare la contraddizione come legge universale significa dare dignità alla
fatica dell'esistere, vedendo in ogni conflitto interiore non un ostacolo, ma
la condizione stessa per cui esiste, nell'universo, la possibilità di un
cambiamento e di un miglioramento.
SE
LA RIVOLUZIONE NON E' UN PRANZO DI GALA
allora
LA CONTRADDIZIONE
È UNIVERSALE
Per comodità
di esposizione tratterò prima del carattere universale della contraddizione e
poi del suo carattere particolare. Questo perché per spiegare il carattere
universale della contraddizione basteranno poche parole, essendo ormai esso
riconosciuto da molti dopo che i grandi fondatori e continuatori del marxismo
(Marx, Engels, Lenin e Stalin) hanno esposto la concezione materialista
dialettica del mondo e applicato con grande successo la dialettica materialista
nell’analisi di molti aspetti della storia dell’umanità e della storia della
natura, di molti aspetti della trasformazione della società e della natura (per
esempio nell’Unione Sovietica). Il problema del carattere particolare della
contraddizione, invece, non è stato ancora compreso da molti compagni, specialmente
dai dogmatici. Essi non capiscono che l’universale della contraddizione esiste
nel particolare della contraddizione. Essi non comprendono neppure quale enorme
importanza, per dirigere il corso della nostra pratica rivoluzionaria, ha lo
studio del carattere particolare della contraddizione inerente alle cose
concrete che ci troviamo a dover affrontare. Per questo il problema del
carattere particolare della contraddizione richiede uno studio particolarmente
attento e all’esame di esso deve essere dedicato uno spazio adeguato. Per
questo motivo, analizzando la legge della contraddizione inerente alle cose,
tratteremo prima il problema dell’universalità della contraddizione, in seguito
esamineremo con particolare attenzione la questione del suo carattere
particolare, per tornare poi di nuovo al problema dell’universalità.
Il carattere
universale o assoluto della contraddizione ha due aspetti: in primo luogo, la
contraddizione esiste nel processo di sviluppo di ogni cosa; in secondo luogo,
nel processo di sviluppo di ogni cosa un movimento di opposti esiste
dall’inizio alla fine del processo.
La
contraddizione esiste nel processo di sviluppo di ogni cosa
Engels ha
detto: “Lo stesso movimento è una contraddizione” (14) . Lenin ha definito la
legge dell’unità degli opposti come “il riconoscimento (la scoperta) di
tendenze contraddittorie, opposte, che si escludono reciprocamente, in tutti i
fenomeni e processi della natura (mente e società inclusi)” (15) . Sono giuste
queste affermazioni? Sì, sono giuste. L’interdipendenza e la lotta degli
aspetti contraddittori insiti in una cosa determinano la vita della cosa e
determinano il suo sviluppo. Non esistono cose che non contengano
contraddizioni; senza contraddizioni, non vi sarebbe l’universo (16) .
La
contraddizione è la base delle forme più semplici di movimento (per esempio,
del movimento meccanico) e, a maggior ragione, la base delle forme complesse di
movimento.
14. F. Engels, Anti-Dühring (1878) parte 1, cap. 12, Dialettica. Quantità e qualità, Editori Riuniti, 1971, anche in https://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1878/antiduhring/1-4.htm
15. V.I.
Lenin, A proposito della dialettica
(1915) in Opere, vol. 38, Editori
Riuniti, 1969, pag.32
16. Nella
versione del testo pubblicata prima della revisione effettuata da Mao Tse-tung
in vista della pubblicazione, nel 1951, dello stesso testo nelle Opere scelte , a questo punto vi era il
brano seguente:
Perché diciamo che la contraddizione
è movimento? Non hanno alcuni contestato questa affermazione di Engels? Ciò è
avvenuto perché la teoria della contraddizione elaborata da Marx, Engels e
Lenin è diventata la più importante base teorica della rivoluzione proletaria.
Questo ha scatenato ogni genere di attacchi da parte dei portavoce della
borghesia nel campo della teoria: essi sperano sempre di sbaragliare
l’affermazione di Engels ‘la contraddizione è movimento’.
Essi hanno fatto un gran chiasso, ma
in sostanza le obiezioni che hanno avanzato sono queste: il movimento delle
cose del mondo reale si svolge in istanti diversi del tempo e attraverso
posizioni diverse dello spazio; quando una cosa si trova in una data posizione,
essa occupa quel punto dello spazio e quando passa in un’altra posizione, essa
occupa un altro punto dello spazio. In questo modo il movimento delle cose nel
tempo e nello spazio è suddiviso in molti tratti; non c’è alcuna contraddizione
in ciò, perché se vi fossero contraddizioni non ci sarebbe movimento.
Lenin ha messo in luce l’assurdità
di questo ragionamento. Egli ha osservato infatti che questo ragionamento
equivale a negare il movimento, trasformando il movimento continuo in tanti
punti del tempo e dello spazio e in tanti stati statici. I sostenitori di
questa teoria non tengono conto che quando una cosa occupa una nuova posizione,
ciò avviene perché la cosa si è mossa nello spazio da un punto a un altro,
ossia in forza del movimento. Senza la contraddizione di ciò che chiamiamo
movimento in forza della quale una cosa occupa un punto e nello stesso tempo
non occupa un punto dello spazio, senza questa continua e ininterrotta unità,
senza l’unità di movimento e di quiete, di azione e inazione, non ci può essere
alcun movimento.
Ogni movimento in natura, nella
società e nel pensiero è questo movimento dell’unità di opposti.
La contraddizione è senza eccezione
la base delle forme semplici di movimento (per esempio, del movimento meccanico
analizzato sopra) e anche delle forme complesse di movimento.
C’è un nesso indissolubile tra il
processo della vita e l’opposto processo della morte, questo sia nelle varie
forme della vita organica sia nella vita di ogni cellula di un organismo. La
sostituzione del vecchio col nuovo, la successione di vita e di morte, insomma
questo movimento dell’unità di opposti è la condizione necessaria di ogni vita
organica e di ogni sviluppo. È impossibile immaginare il fenomeno della vita
senza questa contraddizione.
In meccanica, ogni azione è
internamente contraddittoria e genera una reazione; senza reazione non si
potrebbe immaginare alcuna azione.
In matematica, ogni numero è
internamente contraddittorio e può diventare un numero positivo o negativo, un
numero intero o un numero frazionario. Positivo e negativo, numero intero e
frazione costituiscono il movimento degli opposti in matematica. La legge
dell’unità di opposti nelle dissociazioni e nelle combinazioni chimiche costituisce
il movimento senza limiti delle trasformazioni chimiche: senza queste contraddizioni
non potrebbero esistere fenomeni chimici.
Nella vita sociale ogni fenomeno
contiene contraddizioni di classe. La compravendita di forza-lavoro,
l’organizzazione dello Stato e il contenuto di una teoria filosofica contengono
tutti contraddizioni di classe. La legge fondamentale della società divisa in
classi è la lotta di classe.
Cfr. Mao Tse
Tung, Sulla contraddizione (agosto
1937), in Opere, vol.5, Edizioni
Rapporti Sociali, 1991-1994, pp.216-217.
Leggi tutto il saggio Sulla contraddizione di Mao qui https://www.nuovopci.it/arcspip/articlebec8.html
fotocomposizione:
in senso orario Confucio, Lao Tse e Mao Zedong
L'ASCENDENTE
TAOISTA
Più leggi e
decreti si promulgano, più vi saranno ladri e briganti. Perciò il Santo dice:
io non agisco e il popolo si trasforma da sé; io amo la quiete e il popolo si
corregge da sé; io non mi do da fare e il popolo arricchisce da sé."
Lao Tse, Tao Te Ching - cap.57
"In
determinate condizioni, ogni aspetto di una contraddizione si trasforma nel suo
opposto in seguito alla lotta contro di esso. [...] Il vecchio filosofo cinese
Lao Tse ha detto: 'La fortuna si appoggia sulla sfortuna e nella sfortuna si
nasconde la fortuna'."
Mao, Sulla giusta soluzione delle contraddizioni
in seno al popolo, 27 febbraio 1957 alla XI sessione (allargata) della
Conferenza suprema di Stato.
La frase
citata da Mao proviene dal Capitolo 58 del Tao Te Ching. La traduzione
letterale è dal cinese classico (Huo xi fu zhi suo yi, fu xi huo zhi suo fu).
La citazione di Lao Tse di Mao completa
è: dobbiamo imparare a esaminare i
problemi sotto tutti gli aspetti, a non vedere solo il dritto della medaglia,
ma anche il suo rovescio. In determinate condizioni una cosa cattiva può
portare a buoni risultati e, a sua volta, una cosa buona può portare a cattivi
risultati. Più di duemila anni fa Lao Tzu diceva: “La fortuna si appoggia sulla
sfortuna e nella sfortuna si nasconde la fortuna”. I giapponesi giudicarono una
vittoria la conquista della Cina e la perdita di vasti territori fu considerata
dai cinesi una sconfitta: ma la sconfitta della Cina portava in sé il germe della
sua vittoria e la vittoria del Giappone conteneva in sé la sua sconfitta. Forse
che ciò non è stato confermato dalla storia?, cfr. Mao - Opere, cit,. vol. 14,
pag. 122
Mao non cita
Lao Tse per misticismo, ma per dare una veste filosofica alla legge della
"trasformazione degli opposti".
- La
sfortuna rappresenta la condizione materiale data, l'ostacolo, la finitezza o
la sconfitta temporanea.
- La fortuna
(tempo/sviluppo) rappresenta il potenziale di superamento, la vittoria che
nasce dalla corretta gestione della crisi.
Mentre il
confucianesimo forniva l'alibi morale alla sclerosi burocratica, Mao attinge
alla linfa vitale del taoismo per restituire al marxismo tutta la sua carica
eversiva. La dialettica non è più una formula astratta, ma la comprensione che
la forza motrice della storia risiede nella lotta degli opposti. Solo
attraverso l'inchiesta sul campo — ovvero il contatto diretto tra la teoria e
la prassi rivoluzionaria — il comunista può agire in armonia con la necessità
storica, trasformando la subalternità in potere popolare.
Mao combatte
il confucianesimo perché esso rappresenta la cristallizzazione gerarchica, il
culto dell'autorità e la conservazione dello status quo. In termini gramsciani,
il confucianesimo è stato per millenni l'apparato egemonico della classe dei
letterati e dei proprietari terrieri: una "rivoluzione passiva"
permanente che neutralizzava il conflitto in nome di un'armonia artificiale e
oppressiva.
Al
contrario, il taoismo offre a Mao la base per una visione materialistica
dialettica che non ha timore del conflitto. Mentre il confuciano cerca l'ordine
nell'obbedienza, il taoista vede l'ordine come un equilibrio dinamico tra forze
in lotta.
• La contraddizione
principale: se il Tao è il divenire incessante di Yin e Yang, la prassi
rivoluzionaria è l'individuazione della contraddizione principale che muove
quel divenire nel corpo sociale.
• Lotta di
classe come Tao: la lotta di classe non è un "errore" da correggere
(visione confuciana/liberale), ma la legge fondamentale dello sviluppo storico.
Il nesso
maoismo-taoismo si fa metodo di ricerca teorica e comprensione storica insieme.
Il rifiuto maoista del dogmatismo (il "libro-centrismo" dei quadri
istruiti a Mosca) si accorda con il pragmatismo taoista.
Allora
l'inchiesta sul campo sarà la premessa: non è semplice raccolta di dati
(empirismo volgare), ma è l'ascolto del "fluire" della lotta di
classe in una data realtà.
• “Come
l'acqua si adatta alla forma del vaso“ (Tao), così la teoria marxista deve
adattarsi alle peculiarità storiche (la "sinizzazione"). Non si può
applicare uno schema precostituito: bisogna "immergersi" nel
conflitto per rilevarne la direzione.
Scheda a cura di
Ferdinando Dubla
L'index
post puoi leggerlo su
MAOISMO
CRITICO
http://lavoropolitico.it/maoismo_critico.htm










