le lenti di Gramsci

giovedì 9 aprile 2020

I comunisti del XXI secolo


I comunisti del XXI secolo hanno idee, progetti e i valori del nuovo umanesimo marxista. Punti di riferimento, non modelli.
E ciò che chiediamo agli altri ci impegnamo a realizzarlo noi stessi. I comunisti del XXI secolo non hanno né doppio legame (Bateson) né doppia verità (Averroe’). Nessun doppio legame tra teoria e prassi, tra geopolitica, storia e ideali internazionalisti; nessuna doppia verità tra libertà ed eguaglianza, tra valori e futuro, tra stato sociale cooperativo e stato di diritto socialista. 

 

Combattere l'epidemia non significa rinunciare a diritti e libertà


di Albano Nunes
“Avante!”, Settimanale del Partito Comunista Portoghese
da http://avante.pt
Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it
- - Contrariamente a quanto propongono determinate linee dell'ideologia dominante, la lotta contro l’esplosione di COVID-19 non si realizza rinunciando ai diritti e alle libertà fondamentali, e neppure pone la lotta di classe tra parentesi. Ciò è vero sia a livello nazionale (in particolare con l'ondata di licenziamenti che il PCP non si è mai stanco di denunciare), sia a livello internazionale. Convinto che "le crisi sono anche opportunità", l'imperialismo, incapace di trovare i mezzi per affrontare le grandi calamità naturali, continua (il Segretario Generale della NATO lo ha confermato con arroganza) a spendere somme colossali per alimentare l'industria militare e le guerre di aggressione.
- In un momento in cui si sta conducendo una lotta senza precedenti per la vita umana e mentre è necessario rafforzare la cooperazione e la solidarietà internazionali - solidarietà in cui Cina e Cuba hanno dato l’esempio, a conferma della superiorità dei loro sistemi sociali - le grandi potenze capitaliste non hanno dimostrano solo l'egoismo più disumano ma hanno rafforzato la loro politica di sanzioni e blocchi che così tanta sofferenza ha seminato in tutto il mondo. Ciò è stato denunciato in una lettera inviata da otto paesi (RP di Cina, Cuba, RPD di Corea, Iran, Nicaragua, Russia, Siria e Venezuela) al Segretario Generale delle Nazioni Unite, invitandolo a "chiedere la revoca totale e immediata di queste misure illegali di pressione economica coercitiva e arbitraria ". Mentre il FMI negava un prestito umanitario di emergenza all'Iran, Mike Pompeo annunciava un nuovo pacchetto di sanzioni per quel paese. E il 26 marzo, gli Stati Uniti, sconfitti in ripetute operazioni per destabilizzare e rovesciare il governo legittimo del Venezuela, hanno lanciato una nuova e odiosa provocazione associando Nicolás Maduro e altri leader al traffico di droga.
- Le implicazioni economiche e sociali dell'epidemia si stanno dimostrando enormi. In un contesto di grandi incertezze, le diverse proiezioni indicano un impatto più profondo di quello della crisi iniziata nel 2008. Al fine di affrontarla e condurre la lotta in modo che i lavoratori non paghino ancora una volta i costi di un'inevitabile recessione globale, è importante tenere presente che, nel contesto dell'approfondimento della crisi strutturale del capitalismo, si stava già sviluppando il picco di crisi che la pandemia ha fatto precipitare e aggravare. Due esempi. Negli Stati Uniti, dove economisti come Stiglitz denunciano da tempo la propaganda di Trump sulla salute dell'economia, il numero di disoccupati è aumentato di oltre 3,3 milioni in una sola settimana. Nell'Unione Europea, dove le nuvole della recessione si stavano già addensando sulla Germania, lo spettacolo vergognoso di "ognuno per sé" è una chiara conferma della preesistente "crisi nell'Unione Europea" che il Partito Comunista Portoghese denuncia da tempo, una crisi che porta anche i più "furiosi e dogmatici" “europeisti " a temere la frammentazione di questa istituzione.
No, nella lotta contro l'epidemia di Covid-19 non condividiamo tutti la stessa posizione. La lotta di classe può assumere nuove forme ma non è scomparsa. La natura sfruttatrice, disumana e parassitaria del capitalismo è diventata ancora più evidente e la lotta in difesa di coloro che meno possono e meno hanno non conosce tregua.



giovedì 2 aprile 2020

il “Sud e magia” di Ernesto De Martino


 Sud e magia, Feltrinelli, Milano, 1959; n. ed. 2002 (con introduzione di Umberto Galimberti)[seconda lezione] 

Nella lezione precedente abbiamo analizzato l’opera Morte e pianto rituale nel mondo antico del 1958, secondo cui “ La forma più elementare di risplamazione del planctus irrelativo in ritornelli emotivi periodici è data dalle sillabe emotive stereotipe con le quali ha inizio talora il singolo verso della lamentazione cantata.” cfr. E. De Martino, Morte e pianto rituale nel mondo antico, Bollati Boringhieri, 1958. Il passaggio dall’ebetudine stuporosa del planctus irrelativo e alla riplasmazione e ritualizzazione del planctus con l’ethos del trascendimento, significa che il dolore che inebetisce nel tragico stupore della lamentazione spontanea, viene ricreato in un rito del pianto cantato che vuol ripristinare l’identità umana e la “presenza” di sè nella situazione collettiva in cui ci si trova.

Abbiamo rintracciato due importanti categorie filosofico-antropologiche di De Martino: la crisi della presenza (sentimento del vuoto) e la crisi del cordoglio e presenza rituale del pianto funebre. L’altra categoria da rintracciare è la destorificazione del negativo. Per questo, bisogna analizzare il testo “Sud e magia”.


in collaborazione con Rebecca Volpe

In “Sud e magia”, edito nel 1959, Ernesto De Martino, impegnato gia’ nella programmata ricerca in Salento del “rito della taranta”, redige un consuntivo-diario delle sue spedizioni in Lucania dal 1952 ed esamina a fondo credenze cultura e folclore di un territorio significativo del Mezzogiorno d’Italia.

«In quanto orizzonte stabile della crisi, la magia offre il quadro mitico di forze magiche, di fascinazioni e possessioni, di fatture e di esorcismi, e istituzionalizza la figura di operatori magici specializzati. In quanto operazione di riassorbimento del negativo nell’ordine metastorico, la magia è più propriamente rito, potenza del gesto e della parola: sul piano metastorico della magia, tutte le gravidanze sono condotte felicemente a termine, tutti i neonati sono vivi e vitali, il latte fluisce sempre abbondante nel seno delle madri, e così via, proprio all’opposto di ciò che accade nella storia».
È venuto il momento di riappropriarsi di Sud e magia di Ernesto de Martino. A cinquant’anni dalla morte dell’autore, questo grande classico dell’indagine etnografica sul nostro Mezzogiorno può essere oggi riletto per quello che effettivamente rappresenta: un contributo – modernissimo, addirittura precorritore – alla comprensione profonda dei modi e dei riti della cultura popolare che portano al riscatto dalla «crisi della presenza» in contesti di forte e perturbata criticità. La «bassa magia cerimoniale» praticata dai contadini lucani è interpretata come un ricco istituto culturale in grado di offrire protezione esistenziale ai ceti popolari, in un regime di vita dominato dalla miseria materiale e dall’oppressione politica. Nella lettura di de Martino, riti e simboli magici non contrassegnano una mentalità primitiva collocata fuori dalla storia (com’era stato per il Carlo Levi di Cristo si è fermato a Eboli): al contrario, il libro si sforza di considerarli all’interno di una più ampia «storia religiosa del Mezzogiorno» e delle relazioni tra classi egemoniche e subalterne che in essa si istituiscono. Coraggiosamente pubblicato per la prima volta nel 1959 da Giangiacomo Feltrinelli, il libro dà conto delle ricerche condotte dall’autore sulla cultura popolare in Lucania lungo il corso di una serie di «spedizioni etnografiche», la più significativa delle quali fu compiuta nel 1952. Attraverso una intensissima osservazione sul campo, operata con l’aiuto di tecniche e strumenti di grande rigore, l’indagine analizza quelle pratiche di possessione, fascinazione e magia che «proprio per la loro rozzezza ed elementarità rivelano più prontamente i caratteri strutturali e funzionali di quel momento magico che – sia pur affinato e sublimato – si ritrova anche nel cattolicesimo», vale a dire nelle forme più complesse della religiosità meridionale. Questa nuova edizione, introdotta da un denso saggio storico-critico dei curatori, ripropone tutti i testi e le immagini fotografiche dell’edizione del 1959, corredati e arricchiti da materiali rimasti per lo più inediti, raccolti qui per la prima volta in un percorso organico che introduce il lettore nello straordinario «cantiere» etnologico lucano da cui ha preso corpo il testo di Sud e magia.
la scheda del libro è ripresa da https://www.donzelli.it/libro/9788868433512
scritta dai curatori Fabio Dei e Antonio Fanelli

In definitiva, la destorificazione del negativo si lega alla crisi della “presenza”: antropologicamente, le popolazioni contadine lucane, cercano di affermare nelle credenze, nei rituali, nella cultura sia misterica che materiale (il malocchio, la fattura, l’esorcismo, i simboli apotropaici, i feticci-simulacri, le cantilene, gli scongiuri, il pianto rituale, ecc..) la loro soggettività nella storia, in crisi, ma “destorificando”, cioè rendendolo “fato naturale”, il negativo delle umane vicende. Di qui, la rassegnazione necessitata dal destino, una concezione impedimento ad una trasformazione in chiave storica, contro cui avevano auspicato la costruzione di un “riscatto” sociale e politico, facendo leva sulla stessa cultura popolare, Antonio Gramsci, Rocco Scotellaro e Carlo Levi, alle cui analisi, testi e suggestioni De Martino si lega.

introduzione vocale schede introduttive: Rebecca Volpe

- passi antologici da “Sud e magia” letti dal prof. Ferdinando Dubla (registrazione audio)
autoverifica: al termine dello studio delle due lezioni su Ernesto De Martino, devi aver chiaro:

il significato delle categorie filosofiche e antropologiche:

crisi della presenza / riplasmazione del planctus e crisi del cordoglio / ethos del trascendimento / destorificazione del negativo.

Seguirà l’analisi dell’opera “La terra del rimorso” del 1961.







martedì 31 marzo 2020

SANITÀ, SISTEMA e VIRUS / l’analisi del PCI


stalcio 
- Premesso che:
il PCI ritiene centrale rimarcare il fatto che tali misure restrittive, in questi giorni ineludibili, sono da considerarsi assolutamente transitorie, e non debbono in nessun modo evocare o anticipare modelli politici lesivi della democrazia e delle libertà individuali o scorciatoie di carattere autoritario alla gestione della complessità sociale.(..)
Serve un cambio di paradigma, culturale e politico assieme. Investire in direzione del rilancio, della qualificazione di una sanità pubblica, gratuita, di qualità è necessario e possibile assieme. (..) 
Chiediamo pertanto:
la ridefinizione delle forme di governo della sanità. Ciò attraverso il superamento degli attuali livelli di autonomia regionale in materia, il rilancio del ruolo dello Stato, un diverso rapporto tra questi e le Regioni, mediante la definizione di “accordi per la salute”, in un’ottica solidale, volta al recupero delle differenze esistenti, allo sviluppo ed alla qualificazione di un Servizio Sanitario Nazionale pubblico coerente con i principi di universalità, equità e solidarietà sanciti dalla legge costitutiva 833/78, omogeneo, garante della qualità della risposta per l’insieme dei cittadini del Paese.
un piano straordinario di finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale di almeno 40 miliardi nei prossimi 5 anni, da garantire anche attraverso una tassazione straordinaria delle grandi rendite
patrimoniali e finanziarie, la riconversione di spese militari in essere e/o preventivate, e di assegnare tali risorse alle Regioni in base alla rilevazione delle reali esigenze dei cittadini in esse presenti.
il superamento delle agevolazioni fiscali per la spesa sanitaria sostenuta dai privati, direttamente e/o con l’intermediazione delle assicurazioni, nonché di tutti i ticket, di ogni forma di compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria, che deve essere finanziata unicamente attraverso la fiscalità generale progressiva.
di abbandonare il processo di crescente privatizzazione della sanità in atto da tempo, superando le diverse forme di finanziamento diretto od indiretto in essere, e la pratica dell’esternalizzazione dei servizi sanitari, socio-sanitari, di sostegno, definendo un piano di progressiva reinternalizzazione degli stessi che garantisca l’insieme dei lavoratori interessati.
che il piano di assunzioni straordinarie, a termine, definito dal governo in risposta all’emergenza da coronavirus, divenga strutturale e volto, in prospettiva, a garantire l’intero sistema sanitario, anche sul piano del riassetto del rapporto tra strutture ospedaliere e strutture territoriali, di base, a superare le molteplici esigenze palesatisi nel tempo, ad esempio relativamente al servizio di pronto soccorso, ai tempi d’attesa per esami e visite diagnostiche (rispetto ai quali si impone anche il superamento dell’attività intramoenia).
che il lavoro in sanità sia maggiormente tutelato e valorizzato, anche attraverso riconoscimenti economici, diretti ed indiretti, più adeguati per l’insieme del personale interessato.
il superamento del numero chiuso nella facoltà di medicina e chirurgia e per tutti i corsi di laurea relativi alle diverse professioni sanitarie, nonché il finanziamento di attività di ricerca e di formazione gestite congiuntamente da Università e Servizio Sanitario Nazionale.
di rompere con la logica speculativa imperante, con i condizionamenti del settore privato, con particolare riferimento a quello farmacologico, realizzando un’industria pubblica finalizzata alla produzione ed alla distribuzione.(..)
La salute non può essere considerata una merce, sottoposta alla mera logica del profitto, ma un diritto. Ciò tanto dice di una società, dell’idea che di essa si persegue; noi, i comunisti, siamo perché tutti, indistintamente, trovino risposta ai propri bisogni.
PCI, 23 marzo 2020
l’intero documento lo puoi leggere qui
https://www.ilpartitocomunistaitaliano.it/…/per-una-sanit…/…

domenica 29 marzo 2020

IL PRIMO MAESTRO DELLA DIDATTICA a DISTANZA


fu Alberto Manzi, straordinario pedagogo che, con “Non è mai troppo tardi”, dal 1960 al 1968, alfabetizzò in massa quegli spettatori della Rai che, per guerra e dopoguerra, non sapevano nè leggere né scrivere (far di conto sapevano, come mia madre, ad es.). Un milione e mezzo di italiani, grazie a lui, prese la licenza elementare. Semplificatore fine ed elegante, mai banale, questo grande precettore deve essere sconosciuto ai più, specie tra i temibili “esperti” di v.le Trastevere. Ecco perché nessun programma di pedagogia lo prevede. Già, perché il maestro Alberto condivideva con Don Lorenzo, il principio che “l’ubbidienza non è più una virtù“. E infatti si rifiutò di scrivere le schede di valutazione e nel 1981, nell’Italia demosocialista “da bere”, in pieno riflusso edonistico reaganiano, venne sospeso dall’insegnamento. E dalla paga. Ricordiamocelo oggi, quando gli emuli degli inquisitori della burocrazia ministeriale vogliono imporre i loro arbitrii. ~ fe.d.

di Andrea Mulas 







giovedì 26 marzo 2020

Per un ascetismo spirituale laico


di Emanuela Lomartire 

Il termine ascetismo ha origini davvero molto lontane nel tempo; infatti ebbe origine in Grecia, laddove, inizialmente, assunse valore esclusivamente fisico, dal momento che il termine askesis, era usato per indicare l’allenamento di un atleta per il superamento di una prova. Solo in un secondo momento, il termine ascetismo venne connesso ad alcune particolari ideologie, quali il pitagorismo e l’orfismo che, pur partendo dalle stesse basi, si differenziarono proprio riguardo al concetto dell'immortalità dell'anima, che divenne uno dei capisaldi degli orfisti, secondo i quali al fine di evitare la perdita di tale immortalità, era necessario condurre un'intera vita di purezza. Nell’antica Grecia si diffusero anche le religioni misteriche, le quali avevano un carattere “salvifico”, poiché, attraverso vari gradi di iniziazione, gli adepti giungevano alla visione ed alla identificazione con il divino ed ottenevano la liberazione dalla realtà empirica materiale ed il superamento apparente dello stato proprio umano. Con la filosofia platonica, l’ascetismo assunse un definitivo significato morale, poiché, accertato il dualismo di anima e corpo, la pratica ascetica era considerata l’unica in grado di permettere all'anima di purificarsi da tutto ciò che era corporeo e di ritornare così alla originaria perfezione ideale. Durante l’Ellenismo, l’ascetismo si basò, prevalentemente, sui vari dualismi, esistenti da sempre nella vita umana, ad esempio tra luce e tenebre, materia e spirito, bene e male. In base alla loro concezione, l’uomo avrebbe dovuto liberarsi dalla cose negative (tenebre-materia-male) utilizzando la Gnosi, ovvero  una forma speciale di conoscenza religiosa, che  si caratterizzava  come accesso diretto al divino, mediante una sorta di illuminazione interiore. Tale visione dualistica portò ad atteggiamenti, talora, anche opposti, tanto che potè condurre o alla completa rinuncia degli aspetti materiali nell'ascetismo, oppure ad atteggiamenti completamente trasgressivi ed immorali. Il valore morale dell'ascesi, come esercizio per il controllo delle passioni tramite la rinuncia totale alla corporeità, si ritrova  anche nello stoicismo e si trasmise poi al cristianesimo, che lo adottò  in una prospettiva tutta trascendente. Alcuni scrittori teologi cristiani sostenevano che  solo attraverso la contemplazione mistica si poteva raggiunge l'unione con il divino e a questo scopo iniziarono a dare moltissima importanza  alla meditazione, alla preghiera, e  a  pratiche di severe rinunce e di mortificazione della corporeità. In realtà, tutto ciò, mal si conciliava con il cristianesimo delle origini, che non contemplava minimamente al suo interno l'ideale ascetico. Cristo infatti si schierò, apertamente, contro l'ascetismo, poiché egli non voleva che l’uomo si estraniasse dal mondo, ma che andasse nel mondo, annunciando il vangelo e diventando testimonianza vivente dei propri valori di vita. L'ascetismo, nell'ambito del cristianesimo, iniziò a manifestarsi, in occidente più tardi con Colombano, Benedetto e Bernardo, e quindi nell’ambito dell’antico monachesimo. Gli ordini contemplativi, solitamente, non conducevano una vita attiva e non lavoravano, ad eccezione dell' “ora et labora “ dei benedettini, eppure, la comunità riconosceva il ruolo di pubblica utilità sociale svolto dalla loro preghiera, e dalle rinunce da loro effettuate. Nel successivo movimento protestante, l'ascesi subì una svalutazione teologica, ma in realtà ha mantenuto il suo valore spirituale ed etico in molte religioni evangeliche come nel puritanesimo e nel pietismo. 
- Sinora, abbiamo considerato l'ascesi basata su una svalutazione della corporeità, realizzata tramite sacrifici, rinunce e mortificazioni della carne, al fine di raggiungere una superiore spiritualità, ma esiste anche un ascetismo che non contrappone il corpo allo spirito e che si basa su pratiche che mirano a sviluppare e controllare le proprie capacità fisiche. Tale concezione laica è presente, ad esempio, nella psicologia dinamica come “meccanismo di difesa”. Lo studio di questi meccanismi fu condotto da Anna Freud nel suo libro “L’io ed i meccanismi di difesa” (1937), in cui viene spiegato che l’ascetismo porta ad eliminare gli effetti piacevoli delle esperienze ed è diretto contro tutti i piaceri percepiti dalla parte conscia di ognuno di noi. Attualmente, l’ascetismo laico, lo possiamo ritrovare nella pratica della meditazione come condizione psicofisica extra-ordinaria che migliora il nostro stato di salute. Di solito questa pratica viene associata, unicamente, alle filosofie orientali, ma in realtà è un’azione che, se fatta correttamente, giova al corpo e alla mente, poiché ci porta a passare da uno stato di veglia ad uno stato di sonno profondo, abbassando così le onde mentali e conducendoci ad un contatto diretto con la mente cosmica. Per condurre questo viaggio attraverso la meditazione, secondo una prospettiva psicologica olistica, oltre a possedere una conoscenza pratica, sarebbe necessario abbandonarsi alla propria imperfezione, cercando di riuscire a controllare i propri pensieri, poiché, se negativi, sono in grado di influenzare il nostro umore, la nostra energia vitale e la nostra forza fisica. Infatti è necessario non abbandonare il nostro pensiero alla compulsività pensando che sia naturale poiché non appena gli eventi della vita solleciteranno il nostro aspetto emotivo oltre al limite a cui siamo abituati, cadremo in balia degli eventi.




mercoledì 25 marzo 2020

Che Guevara e la lotta al virus (traduzione di Hasta siempre)


è stata una strana sensazione, una strana emozione, nonostante le preoccupazioni virali. Contrarie a quando uno dopo l’altro le tv nell’89 snocciolavano “i crimini del comunismo”, parola d’ordine che ha intossicato le menti, troppe menti dell’Occidente. Orgoglio, commozione, rabbia ancora per l’embargo imperialista. E la convinzione che il nuovo socialismo, il nostro socialismo, è umanistico, è libertario, è l’avvenire. ~ fe.d. 

COMANDANTE CHE GUEVARA
Comandante Che Guevara
Carlos Puebla (Cuba)
Carlos Puebla (Cuba)
Aprendimos a quererte,
imparammo ad amarti
Desde la histórica altura,
da quella storica altura
Donde el sol de tu bravura
Dove il sole della tua bravura
Le puso cerco a la muerte.
Li circondò a morte
Aquí se queda la clara,
Qua rimane la chiara
La entrañable transparencia
l'accattivante trasparenza
De tu querida presencia,
della tua cara presenza
Comandante Ché Guevara.
Comandante Che Guevara
Tu mano gloriosa y fuerte
La tua mano gloriosa e forte
Sobre la historia dispara,
spara sopra la storia
Cuando todo Santa Clara
Quando tutta Santa Clara
Se despierta para verte.
si alza per vederti
Aquí se queda la clara,
Qua rimane la chiara
La entrañable transparencia
l'accattivante trasparenza
De tu querida presencia,
della tua cara presenza
Comandante Ché Guevara.
Comandante Che Guevara
Vienes quemando la brisa
vieni bruciando la brezza
Con soles de primavera
Con soli di primavera
Para plantar la bandera
Per piantare la bandiera
Con la luz de tu sonrisa
Con la luce del tuo sorriso
Aquí se queda la clara,
Qua rimane la chiara
La entrañable transparencia
l'accattivante trasparenza
De tu querida presencia,
della tua cara presenza
Comandante Ché Guevara.
Comandante Che Guevara
Tu amor revolucionario
Il tuo amore rivoluzionario
Te conduce a nueva empresa,
Ti conduce a una nuova impresa
Donde espera la firmeza
Dove aspetta la fermezza
De tu brazo libertario.
del tuo braccio liberatore
Aquí se queda la clara,
Qua rimane la chiara
La entrañable transparencia
l'accattivante trasparenza
De tu querida presencia,
della tua cara presenza
Comandante Ché Guevara.
Comandante Che Guevara
Seguiremos adelante
seguiremo avanti
Como junto a tí seguimos
Come insieme a te seguiamo
Y con Fidel te decimos:
E con Fidel ti diciamo
"¡Hasta siempre Comandante!"
"¡Hasta siempre Comandante!"
Aquí se queda la clara,
Qua rimane la chiara
La entrañable transparencia
l'accattivante trasparenza
De tu querida presencia,
della tua cara presenza
Comandante Ché Guevara.