le lenti di Gramsci

sabato 8 maggio 2021

Il "doppio sguardo" sui subalterni: per una ricerca comparata tra marxismo e antropologia filosofica in Gramsci e de Martino


In Academia.edu
comunicazione di Ferdinando Dubla al seminario La scoperta di Gramsci , 30 aprile 2021, Università di Macerata, Dipartimento di Scienze della formazione - Dipartimento Studi umanistici - 
paragrafi e temi trattati: Lo sguardo doppio - Per un collettivo di ricerca Subaltern Studies Italia - SUBALTERN STUDIES COLLETTIVE - I margini della storia, Gramsci e i Subaltern Studies - Subaltern Studies e ragione postcoloniale decostruzionista (G.C.Spivak) - IL SUD dei SUBALTERNI - RIPLASMAZIONE, REINTEGRAZIONE e RISCATTO: Marx e Gramsci ne "La fine del mondo" di Ernesto de Martino - Il robusto filo che riconnette Marx, Gramsci e de Martino - Interpretazioni dell'apocalisse: le tre edizioni de LA FINE DEL MONDO di Ernesto de Martino - extract da Fabiana Gambardella in Scienza & Filosofia nr.8/2012.
 Doppio sguardo è quello di ANTONIO GRAMSCI ed ERNESTO DE MARTINO, necessario per il riscatto delle classi subalterne, l’uno attraverso la scienza politica e la filosofia della prassi, l’altro attraverso la ricerca sul campo e l’antropologia filosofica, l’uno e l’altro impegnati in uno sforzo di interpretazione, sviluppano categorie ermeneutiche che attraversano l’essere-umano in tutte le sue dimensioni, implicitamente alla ricerca di quell’”uomo onnilaterale” di Marx, in cui convivono razionalità e irrazionalità, sentimento e ragione, e si intrecciano natura, storia e cultura.







I video della diretta del giovedì del Dipartimento Scuola, Università e ricerca del PCI

 

https://www.facebook.com/watch/990716880989794/136287968018999


Segnalo per approfondimenti storia, pedagogia e didattica
- L’alternativa pedagogica di Gramsci
"L’alternativa pedagogica" è il titolo di un'antologia di scritti sui principi educativi del filosofo e dirigente comunista Antonio #Gramsci curata da Mario Alighiero Manacorda, storico della pedagogia e intellettuale marxista, 1 ottobre 2020
- Riforma della Scuola: una rivista del PCI al servizio di una grande battaglia!
Pedagogia e #politica scolastica erano strettamente connesse negli indirizzi programmatici del #PCI, tanto che dal 1955 si diede vita ad una rivista (le riviste erano strumenti di #formazione militante e nello stesso tempo di #divulgazione di massa) in cui le due tematiche erano intrecciate: si chiamava «Riforma della scuola»., 19 novembre 2020
- Pedagogia rivoluzionaria. Introduzione a Makarenko, 28 gennaio 2021
- Makarenko, genere e pedagogia della prassi, 11 marzo 2021
con Luca Cangemi, Ferdinando Dubla , Emanuela Lomartire

- Il secolo di Gianni Rodari, con Vanessa Roghi e Claudio Maulini, 5 novembre 2020

giovedì 6 maggio 2021

DITADURA NUNCA MAIS -La scuola-azienda, la scuola-Recovery e la sua povertà educativa

 


-ditadura nunca mais-
la scuola-azienda pone in discussione il diritto universale all’istruzione e la libertà di insegnamento

La scuola-azienda del Recovery Scholar insulso modello di addestramento neoliberista
- solo lotta e mobilitazione può fermarla -

Solo la lotta e le mobilitazioni possono invertire la tendenza e affermare un nuovo modello di scuola, partecipato, cooperativo, interamente pubblico e qualitativo


LA SCUOLA-AZIENDA e la RETORICA di regime

- Qualcosa stanno facendo per le scuole: aggravare il peso burocratico del lavoro e valorizzare l’extracurricolarita’. La scuola-azienda così può andare avanti, anche in DAD oppure in DID, oppure al 50% 60% 70% in presenza, o tutte e tre le modalita’, come in Puglia, dove gli insegnanti sono uno e trino e al servizio delle famiglie.

- E’ proprio il modello aziendale invece che non ha retto all’urto della pandemia, la rinuncia a un piano d’investimenti e di intervento politico effettivi in materia di edilizia scolastica, assunzioni, riduzione del numero di alunni per classe, tracciamento e contenimento dell’epidemia.

E’ il frutto di una scelta deliberata di classe: l’indiscriminato taglio alle risorse economiche della scuola pubblica, il taglio degli organici, presuppongono che l’istruzione pubblica sia un costo sociale che deve essere decurtato allo Stato e consegnato a processi di privatizzazione e aziendalizzazione. Dalla scuola bene primario e inalienabile alla scuola nei fatti del censo e della funzionalizzazione alle logiche del mercato capitalista, il tutto decorato dal formalismo, dal feticcio tecnocratico, dal burocratismo per il controllo dall’alto.

L’allievo è cliente di un’”offerta” formativa, non soggetto attivo del processo di insegnamento/apprendimento; l’insegnante è un “conformatore”, un tutor di processi di abilità misurabili e standardizzati, valutatore di competenze flessibili, in cui le conoscenze culturali si trasformano in variabili dipendenti. L’omogeneizzazione dei saperi scaturisce direttamente dal controllo tecnico di quantità “performative” e dalla loro verifica di risultato.

<Paradigma di governance di New Public Management>, blaterano gli insulsi.

Ma la retorica di regime stenta a diventare senso comune.

 

PIANO NAZIONALE di RIPRESA e RESILIENZA (PNRR):

COME PRIMA, PEGGIO DI PRIMA

 

La scuola-azienda rifunzionalizzata al mercato mette in discussione il diritto universale all’istruzione e la libertà di insegnamento. La campagna “ditadura nunca mais“ degli intellettuali, del mondo scolastico e dei lavoratori dell’educazione e dell’istruzione in Brasile, assurge a simbolo di come questi valori debbano essere continuamente alimentati e vissuti nella partecipazione democratica e nella cooperazione educativa. ~ fe.d.

 - (..) Sulla questione della digitalizzazione, a cui il governo assegna una centralità ideologica oltre che una prevalenza di finanziamenti, peserà la scelta-a scuola come dovunque- di affidarsi integralmente al mercato. Con la conseguenza di devolvere gran parte dei fondi in graziosi regali alle imprese ma anche di consentire la definitiva colonizzazione degli apparati formativi pubblici da parte di potentati economici, basti pensare alla gigantesca speculazione sui dati. (..)

Molto pesanti anche le idee che si affermano nel PNRR su chi a scuola lavora. Si parte dal presupposto che il problema della scuola sia la professionalità degli insegnanti, non le condizioni in cui lavorano. E quindi l’enfasi è messa su reclutamento, formazione (obbligatoria), controllo. Invece di valorizzare cooperazione e carattere unitario della funzione docente si delinea una figura di insegnante immerso in una dimensione sempre più aziendalista. ~ Luca Cangemi, resp.naz. Dipartimento Scuola, Università del PCI

 O CI SI MOBILITA o PASSERA’ IL DISEGNO AZIENDALE DELLA SCUOLA-RECOVERY

- Nel contratto nazionale della scuola per allungare il tempo scuola come dice il ministro, inserire la preparazione delle lezioni, la correzione delle verifiche, l’aggiornamento disciplinare, mense e servizi, diritto alla disconnessione. Altrimenti la scuola-azienda per il servizio a domanda non ha bisogno di docenti ma di tutor con contratto a ore, come sognano i tecnocrati, gli stessi che hanno suggerito l’acquisto delle sedie con le rotelle, dei tablet senza fibra, e ora di corsi di formazione obbligatoria senza compenso per remunerare enti privati esperti nell’aria già fritta di esausti vuoti formalismi burocratici camuffati con un insopportabile linguaggio anglofono e di subalternità culturale alle fallite esperienze di scuola-azienda, in cui trovano posto le misurazioni quantitative delle competenze, l’addestramento al lavoro servile e la potestà manageriale dei dirigenti scolastici.

Comunicato USB – L’Unione Sindacale di Base, Cobas Sardegna, Unicobas, Cub e Osa : contro il Recovery fund della digitalizzazione e delle competenze voluto dal governo Draghi.

- Partendo dal tema dell’Invalsi e dalla scuola dei quiz, abbiamo costruito una giornata di mobilitazione intorno alle questioni del PNRR, degli organici, dell’assunzione dei precari, dell’edilizia scolastica, della ripartenza in sicurezza e del rifiuto della scuola-parcheggio estiva del ministro Bianchi, respingendo la sterile contrapposizione scuole aperte-scuole chiuse.

 

- La povertà educativa passa anche dalla funzione docente separata da funzioni burocratiche formalistiche quantitative. Sono i test da batteria che rendono tutte le classi pollaio.

 

 

MAI PIU’ DITTATURA, nel paese di Paulo Freire

Riscrivere la storia, ripristinare la memoria, la campagna assurta a simbolo della libertà di insegnamento e del diritto universale all’istruzione proprio in virtù di quella libertà.

- La Confederazione Nazionale dei Lavoratori dell'Istruzione, con l'obiettivo di celebrare la resistenza della società brasiliana contro lo stato di eccezione determinato dai militari più di 50 anni fa, organizza una campagna permanente in memoria dei lavoratori dell'istruzione che hanno combattuto contro la dittatura e sono stati vittime del colpo di stato del 1964. (In Brasile, il primo aprile di 57 anni fa, un golpe militare mise fine al governo di João Goulart, detto “Jango”, instaurando una dittatura durata 21 anni, meno conosciuta di quella cilena o argentina ma altrettanto traumatica per la storia del paese).

Il sito web ditaduranuncamais.cnte.org.br

è collaborativo ed è stato creato per evidenziare la battuta d'arresto nell'istruzione brasiliana da parte di un regime che revocava i diritti individuali, collettivi e politici, abusava dell'integrità fisica e psicologica di migliaia di persone, imponeva ideologie conservatrici alla società, cittadini perseguitati, arrestati, torturati, esiliati e uccisi, i cui crimini (molti dei quali) necessitano ancora di delucidazione e / o riconoscimento da parte dello Stato.









lunedì 3 maggio 2021

Illegittimi guadagni

 

Le corporazioni multinazionali delle aziende farmaceutiche agiscono solo motivate dai profitti 

Guillermo Alvarado | radiohc.cu

Traduzione a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare di Torino 

Tra le grandi aziende note per la loro abitudine di trarre profitto dalle disgrazie del mondo, i produttori di armi sono in cima alla lista, ma la situazione vissuta negli ultimi mesi a causa del Covid-19 aggiunge a questa lista le aziende farmaceutiche che fanno succulenti profitti.
Questo è stato confermato da un'analisi fatta dal quotidiano messicano La Jornada, che mostra che le sette più grandi aziende in questo campo in tutto il mondo sono riuscite ad aumentare il loro valore di ben 152 miliardi di dollari nel pieno della crisi sanitaria.
Mentre l'economia mondiale crollava, specialmente nei settori del commercio, del turismo e dei servizi, queste potenti aziende hanno visto il loro capitale crescere nei mercati finanziari e continuano a farlo.
Johnson & Johnson, la più grande del suo genere, aveva un valore di borsa di 384,272 miliardi di dollari all'inizio della pandemia, ma ad aprile 2021 il suo valore era salito a 422 miliardi di dollari.
AstraZeneca, che è stata messa sotto accusa per le scarse prestazioni del suo vaccino contro il nuovo coronavirus, anche se non ha aumentato il suo patrimonio, è ancora quotata in borsa in quanto mantiene lo stesso capitale che aveva un anno prima.
La Access to Medicines Foundation, un'organizzazione non-profit, ha rilevato che l'industria farmaceutica ha reagito al Covid-19 solo quando è stato chiaro che la malattia stava colpendo anche i paesi ricchi.
Se il Covid-19 avesse colpito solo il mondo povero, la corsa al vaccino che abbiamo visto non sarebbe mai avvenuta.
Si tratta di soldi, di portafogli o di conti bancari per essere più precisi. Le corporazioni multinazionali agiscono solo motivate dai profitti ed è per questo che dal 2018 la ricerca farmaceutica si concentra sulle "malattie redditizie", come il cancro, che è estremamente costoso da trattare.
Le malattie infettive trasmissibili, come la dengue, la rabbia, il tracoma e altre non sono più praticamente prese in carico dalle compagnie farmaceutiche, sono state messe in disparte perché colpiscono poco il mondo sviluppato.
Il vaccino contro SARS-CoV-2 è un'altra cosa, perché grazie all'astuzia che caratterizza questi commercianti, hanno capito che per loro si presentava una grande opportunità ed hanno ottenuto i fondi governativi sufficienti per sostenere la ricerca.
Attualmente, molti paesi, tra cui diversi dell'America Latina, non sono riusciti a concludere un solo contratto per l'acquisto di vaccini prodotti da questi laboratori. Sarà difficile per loro farlo perché la solidarietà non è comune in questo tipo di affari.


I DANNATI della TERRA, I DANNATI senza TERRA


I nuovi dannati della terra ci sono, i dannati del tempo a consegna, gli afro chini sui pomodori in Capitanata, gli operai delle siviere di Taranto, gli ultimi delle periferie metropolitane, i nativi custodi dell’Amazzonia. Non è la “moltitudine”, sono i subalterni.- fe.d. 

L'introduzione di Leonardo Pegoraro al suo “I dannati senza terra - i genocidi dei popoli indigeni in Nord America e in Australasia”, con prefazione di Franco Cardini, Meltemi ed. 2019

“Raphael Lemkin, il coniatore della parola “genocidio”, è considerato a buon diritto il padre fondatore dei genocide studies: una nuova branca del sapere affermatasi soprattutto nei paesi anglofoni (in questo campo le scienze sociali registrano in Italia un sensibile ritardo) e sviluppatasi a cominciare dagli anni Settanta, sotto l’urto dei massacri in Biafra e in Pakistan orientale (l’odierno Bangladesh). A dare nuovo impulso alla ricerca sono intervenute, nei primi anni Novanta, le guerre in ex Jugoslavia e la catastrofe ruandese. I genocide studies vantano oggi decine e decine di studiosi appartenenti ad aree disciplinari fra loro diverse (giurisprudenza, sociologia, politologia, storia, filosofia, antropologia, psicologia); corsi universitari e programmi di ricerca ad hoc, tra cui il Genocide Studies Program presso la Yale University; associazioni internazionali quali l’International Association of Genocide Scholars; riviste specializzate come il “Journal of Genocide Research”, il “Genocide Studies and Prevention” e l’Holocaust and Genocide Studies; numerose monografie e studi collettanei tra i quali, per menzionarne soltanto uno, The Oxford Handbook of Genocide Studies. Cercando di misurarsi con questo filone di studi e adottando un approccio di carattere interdisciplinare, la prima parte del libro ha a oggetto l’analisi – a tratti filologica – degli scritti lemkiani, nonché del vasto dibattitto interpretativo sul significato da attribuire al lemma in questione. Attraverso un serrato confronto critico con le letture dominanti sviluppate su questo tema e la problematizzazione di alcuni luoghi comuni troppo sbrigativamente dati per assodati, si tenta di fornire una risposta a diverse domande come: il genocidio costituisce un fenomeno unicamente novecentesco? Tale categoria è stata coniata e va utilizzata solamente in relazione alla Shoah? Si può parlare di “genocidio di classe”? Quali differenze sussistono tra il concetto di pulizia etnica e quello di genocidio? Che rapporto c’è tra il genocidio e il colonialismo? In che senso Hitler e Mussolini hanno a modello gli Stati Uniti allorché si apprestano a colonizzare, rispettivamente, l’Europa orientale e l’Etiopia? In che modo la tradizione di pensiero liberale rimuove il “male” da essa provocato? Che cos’è una “democrazia genocidaria” e perché l’avvento dell’ideologia e della pratica liberaldemocratiche ha comportato i genocidi più efferati contro i popoli indigeni? Al di fuori di un’ottica eurocentrica e in alternativa alla teoria del totalitarismo – ideologicamente impegnata, per un verso, ad accusare di genocidio il comunismo e il nazismo e, per l’altro, a tutelare la presunta immacolatezza dell’Occidente liberale – la seconda parte del libro consiste, senza alcuna presunzione di completezza, in uno sforzo volto a indagare una storia plurisecolare spesso negata, minimizzata o del tutto ignorata. È la storia del multiverso di genocidi indigeni perpetrati dagli Stati Uniti (probabilmente lo Stato “mega-genocidario” per eccellenza), dal Canada, dall’Australia e dalla Nuova Zelanda, ovvero da paesi riconosciuti dal credo liberale come suoi figli legittimi e da esso reputati liberi e democratici. La tragedia inflitta ai popoli indigeni dal colonialismo anglosassone – una tragedia i cui effetti distruttivi sulle vittime perdurano ancora oggi – rappresenta una delle pagine più buie della storia dell’umanità e con la quale, forse proprio per questa ragione, il mondo liberale non sembra intenzionato a fare pienamente i conti.”, 

Leonardo Pegoraro