le lenti di Gramsci

giovedì 28 gennaio 2021

LA PEDAGOGIA DELLA PRAXIS e la dialettica educatore/educando

 

Ogni discorso pedagogico che si ispiri al marxismo parte da un assunto: la dialettica educatore/educando e la trasformabilità dell’essere umano.

Nelle Tesi su Feuerbach, infatti, Marx appunta che «la dottrina materialistica della modificazione delle circostanze e dell’educazione dimentica che le circostanze sono modificate dagli uomini e che l’educatore stesso deve essere educato. Essa è costretta quindi a separare la società in due parti, delle quali l’una è sollevata al di sopra di essa» (III), marzo 1945. 
Ogni prassi è nella storia, in quanto tutto ciò che è nella natura è nella storia. L’astrattismo metafisico, rendendo assoluta e permanente la natura umana, rende anche impossibile l’educabilità nella storia, ad opera degli stessi esseri umani. 
Dunque, l’educatore è soggetto/oggetto, “le circostanze” ‘plasmano’ gli umani così come gli umani cercano di ‘plasmare‘ l’ambiente attraverso il lavoro e trasmettere conoscenze attraverso l’educazione. L’educando così diventa a sua volta da oggetto, soggetto, ma solo nel suo rapporto dialettico con la storia. E' la pedagogia della praxis.   ~ fe.d.

giovedì 28 gennaio p.v. la diretta del Dipartimento Scuola e Università del PCI tratterà di “Pedagogia rivoluzionaria: introduzione a Makarenko”, la straordinaria esperienza del pedagogista sovietico che cambiò per sempre la metodologia dell’educazione, funzionale ad una società impegnata nella transizione rivoluzionaria. L’attualità del suo insegnamento.
Con Luca Cangemi e Ferdinando Dubla, sulla pagina FB del PCI, ore 20.30 





Cristina Carpinelli L’attualità dell’insegnamento di Anton Semenovič Makarenko
Gramsci Oggi, n° 4-5, 2010

“Bisogna, quindi, indirizzare la gioventù verso il bene comune che solo può dare significato alla vita, e che è raggiungibile con l’eliminazione dello sfruttamento, dell’egoismo e dell’avidità, con la pratica costante dentro il collettivo di valori e principi come il coraggio, l’altruismo, l’onestà, la disciplina e la libertà. Questi due ultimi termini sono, per il pedagogo sovietico, “opposti dialetticamente uniti, di cui l’uno non può sussistere senza l’altro”. La libertà sostanziale e non formale non è assenza di legami, è una categoria sociale, una parte del vantaggio comune, la risultante di un comportamento sociale. Mentre la disciplina esercitata come strumento di coercizione non può sfociare in autodisciplina cosciente. Il rischio è di ricadere nell’autoritarismo feudale patriarcale, di cui il socialismo auspica la definitiva cancellazione. Bisogna, invece, “rispettare la personalità del fanciullo e nel contempo non fargli mancare la necessaria guida”. Certo, Makarenko si deve misurare con la vena libertaria profondamente radicata in particolare nel mondo contadino russo e nell’idealizzazione del suo valore intrinsecamente comunitario. Durante gli anni della sua prima formazione da pedagogista, egli s’imbatterà, innanzi tutto, nell’esperienza della scuola di Jasnaja Poljana fondata da Lev Tolstoj. Indirizzata prevalentemente ai figli dei contadini, tale scuola s’ispira all’Émile ou de l’éducation di Rousseau, vale a dire all’utopia di una formazione di matrice libertaria, in cui l’insegnamento è svolto senza modalità autoritarie e repressive. Tra il 1904 e il 1908 Makarenko parteciperà sia al dibattito della neonata associazione degli insegnanti che s’ispirano al socialismo sia a quello di coloro che ruotano attorno alla rivista Libera educazione, d’impostazione tolstojana. E ciò che ogni volta lo colpisce come futuro educatore è il tema del conflitto tra tenuta della regola e rispetto della libertà di ogni ragazzo.”



(A.S.Makarenko, 1888/1939)



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