le lenti di Gramsci

giovedì 19 settembre 2019

BIO-BIOGRAFIE GRAMSCIANE


La biografia su Gramsci su cui si è formata un’intera generazione di studiosi del pensatore sardo, è sicuramente quella di Giuseppe Fiori, la cui prima edizione per Laterza è del 1966. Era il libro iniziale consigliato ai militanti del PCI per fare una prima conoscenza con chi veniva considerato da tutti il padre nobile dei comunisti italiani. Ma anche una biografia è interpretazione storiografica: come quelle di Tamburrano, che era stata pubblicata nel 1963 per i tipi di una casa editrice a me molto cara, Lacaita di Manduria (che nel 1986 dette alle stampe il mio “Gramsci e la fabbrica”, con prefazione di Carmelo D’Amato) di sapore liberalsocialista, con cui quella di Fiori interloquiva (e polemizzava) e di Giuseppe Vacca (1991), che all’epoca era la biografia “togliattianamente corretta“ di un autore che nella direzione del glorioso Istituto Gramsci, ha portato i suoi mutevoli convincimenti politici riformisti e revisionistici. Poi, ma molti anni dopo, nel 2005, quella, mirabile, di Antonio Santucci per Sellerio, destinata a influenzare, come già quella di Fiori per la generazione precedente, nuovi giovani studiosi del filosofo marxista.
Le biografie di Angelo D’Orsi del 2017, è nuova per lettori vecchi e nuovi, ortodossi, critici e revisionisti, ha il merito di riportare Gramsci alla dimensione sua propria, pensatore e politico comunista (affatto scontato); ora quella di Gianni Fresu, studioso della dimensione filosofica di uno straordinario autore del XX secolo, su cui torneremo. (~ fe.d.)




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