le lenti di Gramsci

martedì 10 marzo 2020

PLEBEISMO vs. 'general intellect'


PLEBEISMO, POPULISMO e CESARISMO: 
contro la metafisica delle parole, per igiene politica, contro il senso comune di massa orientato da media e potere, per la riappropriazione della coscienza di se’ delle classi subalterne. 

IL VENTRE PLEBEISTA: la demagogia populista è da sempre ingrediente dei fascismi e dell’autoritarismo. Andare controcorrente rispetto al ventre plebeista è opera necessaria di intenzionalità pedagogica e formazione collettiva delle avanguardie politiche.
Secondo Gramsci il cesarismo “progressivo” moderno si identifica con l’intelletto collettivo del soggetto collettivo del ‘moderno principe’.


- Il “tribunus plebis” dell’età repubblicana a Roma, pur investito della sacrosanctitas, cioè dell'inviolabilità, era il rappresentante di classi sociali urbane e della suburbia, che tendeva a difendere gli immediati interessi materiali di un indistinto popolo proletario dall’egemonia del patriziato, non a formarne l’identità di classe in lotta per il dominio politico-sociale, ma solo per un potere di mera rappresentanza e dunque destinato ad essere massa di manovra di fazioni in contrapposizione tra di loro, come i populares e gli optimates dell’era cesariana, guidate da capi-popolo, cariche pubbliche, elementi del Senato.
In età imperiale, le condizioni materiali dei contadini (il “colonus”, da “colere”, coltivare) sotto il limite del puro sostentamento, preoccupò non poco l’imperatore Diocleziano (284/305), che, al fine di fermare la fuga dalle campagne verso le città, con un provvedimento autoritario, aveva imposto ai coloni di trasmettere il proprio mestiere ai loro discendenti; li aveva inoltre fissati (anche per le generazioni successive) al terreno che coltivavano, al punto da essere venduti assieme a esso (passando così al servizio del nuovo proprietario del fondo). Il proprietario del fondo aveva il diritto di reclamare i coloni al suo servizio qualora si allontanassero dal fondo; poteva infliggere loro pene corporali in caso di disobbedienza; poteva stabilire in quali modi ogni colono potesse utilizzare la sua paga (chiamata peculius, come quella concessa agli schiavi).
 [cfr. Richard Lim, Late Antinquity, in The Edinburgh Companion to Ancient Greece and Rome, Edinburgh, Edinburgh University Press, 2010, p. 115].

- In quanto alla gleba dell’epoca feudale, caratteristica comune fu che il rapporto con la terra era intermediato dal “dominus-signore”, e quindi, o servi rurali o suburbani o ultimo gradino della plebe inurbata. Scrivono Marx ed Engels:
“La fuga dei servi nelle città continuò ininterrotta durante tutto il Medioevo. Questi servi, perseguitati nelle campagne dai loro signori, arrivano isolatamente nelle città, dove trovavano una comunità organizzata contro la quale erano impotenti e nella quale dovevano assoggettarsi alla posizione che ad essi assegnava il bisogno del loro lavoro e l’interesse dei loro concorrenti cittadini organizzati. Questi lavoratori che arrivavano isolatamente non potevano mai costituire una forza, perché se il loro lavoro era regolato da una corporazione e doveva essere appreso, i maestri della corporazione se li sottomettevano e li organizzavano secondo il loro interesse; ovvero, se il loro lavoro non doveva essere appreso e quindi non era regolato da una corporazione ma era lavoro a giornata, essi non arrivavano mai a costituire un’organizzazione e restavano plebe disorganizzata. La necessità del lavoro salariato nelle città creò la plebe.”
[K. Marx-F. Engels, L’ideologia tedesca, Editori Riuniti, Roma, 1972, pag. 42]

- Dunque, il plebeismo antipolitico e antipartitico, qualunquista e becero, anticostituzionale, è espressione più confacente di populismo (non parliamo poi di “sovranismo”), perché il populismo storico ha una sua dignità come ideale nella Russia prerivoluzionaria, (in russo: народничество? narodničestvo, da narod, «popolo») rappresenta un movimento politico e culturale nato nell'Impero russo verso la metà del XIX secolo. Sviluppatosi nelle città e formato da intellettuali e studenti consapevoli dei gravi problemi economici, sociali e politici della società autocratica zarista, si proponeva l'emancipazione delle masse contadine, la fine dello zarismo e la creazione di una società socialista. Ne fece parte anche Aleksandr Il'ič Ul'janov, fratello maggiore di Lenin, che fu catturato e impiccato nel 1887. La condanna di Aleksandr fu un precedente significativo per la formazione politica del fratello Vladimir. 


- L’analisi del bonapartismo di Marx (il 18 brumaio) diventa in Gramsci analisi del cesarismo, soffermandosi sulla questione in diverse note dei Quaderni del carcere (in particolare nei paragrafi 133 e 136 del Quaderno 9 e nel paragrafo 27 del Q 13).
Secondo Gramsci, il cesarismo si sviluppa in situazioni di incertezza politica, quando «il vecchio muore e il nuovo non può nascere», ed è un tipo di regime nel quale un capo carismatico gestisce il potere in maniera autocratica, assecondando gli istinti popolari sostituendo la partecipazione e la rappresentanza con la delega diretta, plebiscitaria (plebiscito viene appunto da plebe, plebs in latino, la classe in sé che ratifica decisioni e deliberazioni dei poteri forti).
L'analisi gramsciana parte dalla figura di Giulio Cesare, ma si allarga fino a comprendere vari regimi dei secoli XIX e XX. Per Gramsci il cesarismo può essere progressivo (se aiuta le forze in sviluppo a prendere il potere) o regressivo (se aiuta le forze reazionarie) come ha storicamente fatto il fascismo per prendere il potere.
Alberto Burgio ha sottolineato la differenza tra cesarismo e bonapartismo, ma in particolare ha evidenziato come il “cesarismo progressivo” moderno si identifichi con l’intelletto collettivo del soggetto collettivo del ‘moderno principe’. 
[A.Burgio, Per Gramsci. Crisi e potenza del mondo moderno, Derive e approdi, 2007, pp.107-119].

“Per Gramsci,”, scrive Enrico Fonzo in Il mondo antico negli scritti di Antonio Gramsci, Paguro, 2019, (pag.78), “il cesarismo rappresentava una fase ‘primitiva’ dello sviluppo dei partiti e degli Stati, giacché, in una fase più matura, il Cesare doveva essere un organismo collettivo, almeno nel mondo occidentale.” Già nel Q.2, Gramsci aveva criticato il concetto di ‘charisma’ nel significato datogli da Robert Michels nella “Sociologia del partito politico” (1911, ed.it. UTET 1912), coincidente, appunto, “con una fase primitiva dei partiti di massa”. 
[Q.233, ed. Gerratana,1975].
Nelle note su Machiavelli del Quaderno 13, al paragrafo 1 si legge:
“Il moderno principe, il mito-principe non può essere una persona reale, un individuo concreto, può essere solo un organismo; un elemento di società complesso nel quale già abbia inizio il concretarsi di una volontà collettiva riconosciuta e affermatasi parzialmente nell’azione." 
[Q.1558, ed. Gerratana,1975].

L’emancipazione storica di plebe e gleba da classi in-se’ a classe in-se’ e per- se’, è l’uscita di minorità di un indistinto popolo, che diventa ‘massa popolare’ solo con la coscienza di classe e la soggettività antagonista, in grado di progettare il proprio autogoverno senza forme di plebeismo ammantate di populismo, senza cesarismo regressivo e bonapartismo, ma con la forza collettiva del ‘general intellect’.
La fase di transizione della ‘guerra di posizione’ in occidente, è la fase dell’affermazione rappresentativa di questa forza contro la regressione imposta dall’ ”arcano” del sistema economico-politico e sociale capitalista e imperialista delle classi dominanti. ~fe.d.



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