le lenti di Gramsci

lunedì 3 agosto 2020

MUTAZIONE ANTROPOLOGICA


Lo scrittore Alessandro Leogrande (Taranto,1977/+Roma,2017) in Fumo sulla città (Fandango,2013), ripartiva dall’inchiesta pubblicata sul "Corriere della Sera" del 15 ottobre 1979 di Walter Tobagi sulla figura del “metalmezzadro”; anche Marcello Cometti se ne era ricordato sulle colonne della “Gazzetta del Mezzogiorno” del 2 dicembre 2012, quando scrisse: “Solo pochi - Walter Tobagi, ad esempio, nella sua memorabile metafora del «metalmezzadro», o Giorgio Bocca - capirono che quella foresta di ciminiere rappresentava una sorta di brusca mutazione genetica dentro il Dna rugoso della gente, un passaggio disarticolato e brusco dal rapporto con la Grande Madre (la terra, il mondo contadino) a quello con un Grande Padre (la fabbrica tecnologica) capace di promettere molto a tutti.”
D’altra parte, lo storico Roberto Nistri aveva riproposto quella figura tra metalmeccanico e contadino nel volume da lui curato nel 2011 per Mandese L’età dell’acciaio-Taranto negli anni ‘70 e, a ritroso, il senatore del PCI, Antonio Romeo, aveva intitolato proprio con quel nome il suo libro (Lacaita ed.,1989) sugli anni della crisi e dello sviluppo dell’area jonico-tarantina.
Infine, recentemente, lo ricorda Salvatore Romeo, storico e appassionato lettore dello scrittore tarantino morto troppo prematuramente, Alessandro Leogrande e curatore anche di una sua raccolta di scritti per Feltrinelli, nel suo lavoro di ricerca L’acciaio in fumo (Donzelli, 2019). 

Così ha scritto de Martino nell'epilogo alla ricerca sul tarantismo, riecheggiando il suo stesso pellegrinaggio e le Egloghe di Virgilio ("Tu canti (o Virgilio) per i boschi di pini dell’ombroso Galeso", Properzio):
"Se la Terra del rimorso è la Puglia in quanto patria elettiva del tarantismo, i pellegrini che la visitarono nell'estate del '59 provenivano da una più vasta terra cui in fondo spetta lo stesso nome, una terra estesa fino ai confini del mondo abitato dagli uomini, e forse oltre, verso gli spazi che gli uomini si apprestano a conquistare: una terra tuttavia che è bella, perchè la vita è bella, almeno nella misura in cui, secondo il destino umano, è soccorsa dalla vigile memoria del passato e dalla prospettiva dell'avvenire; una terra, infine, che anche in questo ricorda la siticulosa Apulia, dagli ampi orizzonti segnati dalla polvere delle transumanze, ma che al termine del viaggio si apriva all'improvvisa fioritura degli orti di Taranto e al dolce Galeso ombreggiato di pini e bianco per le greggi che vi si specchiavano".

da Ernesto de Martino, La terra del rimorso, Milano, 1961, pag.273

LE MUTAZIONI del TARANTISMO
- LA DISTRUZIONE del RETROTERRA socio-culturale non è specifico della mia città, ma dell’intero sistema del profitto capitalista della in-civiltà industriale su cui basa l’intera sua impalcatura finanziaria e speculativa. La mia non è nostalgia passatista fuori tempo, ma la constatazione che questa in-civiltà, così ben analizzata da Marx, ha come conseguenza una mutazione antropologica degli esseri umani.
http://ferdinandodubla.blogspot.com/…/mutazione-antropologi…
Così come il passaggio dalla civiltà contadina alla struttura sociale della produzione di denaro per il denaro attraverso la mercificazione. Le proprie radici culturali affondate nel cosmopolitismo e non ritrovate, producono l’agnosticismo etico dell’uomo senza più qualita’, se non i rituali dell’espiazione dei sensi di colpa, le gite fuori porta per ritrovare il contatto con Gaia e Demetra, le movide giovanili come danze tribali per i culti a Dioniso, i fuochi artificiali per le feste di ogni giorno, come tutta artificiale è la relazione con l’altro. Un deserto della coscienza se non interviene la coscienza di classe.
- Consiglio alcune letture 📖 per inquadrare questi fenomeni curate dal mio amico e collega, lo storico Roberto Nistri, che non a caso è anche uno studioso del rito della taranta sulle tracce demartiniane.
http://ferdinandodubla.blogspot.com/…/le-terre-del-rimorso-…
I colori del Tarantismo
di Roberto Nistri (http://nistrikos.blogspot.it/search/label/Tarantismo)

- Oggi il “metalmezzadro” è diventato l’esorcista della memoria, l’uomo senza qualità che affonda nel cosmopolitismo le sue radici culturali, espiando la colpa sociale della cancellazione dell’identità.
- Così nacque ed è già morta l’urbe operaia siderurgica.
E da qui dobbiamo ripartire.
fe.d.





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