le lenti di Gramsci

mercoledì 7 ottobre 2020

LA FONDAZIONE DI “SOCIETÀ" (1945-1961)


Nell'estate 1945 è nato a Firenze questo periodico che non è in origine diretta emanazione del PCI quanto piuttosto pubblicazione che vuole esprimere le idee degli intellettuali che hanno inteso "assumere le posizioni del proletariato". Animatore dell'operazione è Ranuccio Bianchi Bandinelli che nel suo scritto "Il Diario di un borghese" ha ricostruito il suo travagliato passaggio dal crocianesimo al marxismo. Il diario apparirà pubblicato, a puntate, su "Società" ed essenzialmente rappresenta una separazione, dolorosa e progressiva, da una cultura intesa, fino ad allora, con spirito di "casta". Sta nascendo una nuova cultura ma è necessario, per Bianchi Bandinelli, che ciò non accada recidendo tutto il patrimonio che abbiamo alle spalle. È anzi indispensabile che trasmigri, nella nuova cultura, tutto il meglio della vecchia cultura. A ciò dovranno tendere, con le loro azioni e le loro opere, gli intellettuali che hanno deciso di fare la scelta in direzione del rinnovamento democratico. Nessuna rivista, se si eccettua "Il Politecnico" mostrerà, almeno per tutta la prima fase della sua vita, tanta e tale attenzione al problema, dirimente, degli intellettuali. Croce stesso si esprimerà in termini lusinghieri su "Società", prima serie, definendola "Una rivista di cultura, la quale per più riguardi si leva sulle altre comunistiche che vengono comparendo in Italia" [1].

Il fascismo comincia ad essere esaminato non nell'accezione crociana dell"accidente della storia" quanto piuttosto come un fenomeno che ha potuto attecchire e svilupparsi nel nostro paese proprio in quanto già da tempo preesistevano tutte le precondizioni perché ciò avvenisse "In questo lavoro che è ricchezza comune si inserisce come elemento...vitale l'attività degli intellettuali. Essi sono il sale della terra: tuttavia non costituiscono una classe a sé. E guai a loro, per la loro vocazione, se tendono a costituire casta o categoria. Un cielo di metafisica quiete o di metafisica purezza...non è aperto e non sarà mai aperto .ad alcun intellettuale"[2].

In tutta la prima parte della vita della rivista notevole è l'attenzione rivolta alla letteratura italiana (Montale, Luzi) e straniera (Eluard, Aragon, Majakovskij, Essenin etc.). Luporini, con Romano Bilenchi e Bianchi Bandinelli, saranno i primi, principali animatori della rivista. Quando la rivista dimostrerà di voler dare attenzione particolare a quanto avviene anche all'interno delle pieghe del movimento operaio americano, proponendo osservazioni e suggerimenti provenienti da quella sponda, si registrerà un primo ed esplicito richiamo di Togliatti a ritornare organicamente nei tracciati della storia nazionale e della diffusione esclusiva del marxismo. Ne deriverà un cambiamento, ed anzi un parziale snaturamento, nel passaggio della rivista dalla prima alla seconda serie, caratterizzata, più chiaramente, da un'impostazione più sintonica alle impostazioni di partito. La seconda serie di "Società" durerà fino al 1952. "Società", dopo il 1952, subisce comunque un'evoluzione. Cambia lo stesso comitato di redazione e, dal primo numero del 1953. la rivista sarà firmata, come curatori, da Carlo Muscetta e Gastone Manacorda, introducendo, con queste nuove presenze redazionali, un nuovo e diverso stile nel senso di un maggiore affrancamento dalla diretta dipendenza dal PCI ed acquisendo una fisionomia ed un'identità più caratterizzata da elementi di autonomia progettuale ed operativa. Va segnalato il fatto che sulle pagine di "Società" Renato Zangheri aveva curato[3], una rassegna di Storia del Movimento Operaio italiano dal 1944 al 1950. Sarà questo (1945-1960) essenzialmente il quindicennio nel quale si snoderà l'azione di "Società" ed in particolare il tentativo di definire identità e ruolo dell'impegno degli intellettuali di netta estrazione marxista nella cultura e nella società italiana.

"Società" nasce per diretta iniziativa di un gruppo di intellettuali fiorentini come Ranuccio Bianchi Bandinelli, Romano Bilenchi, Maria Bianca Gallinaro, Cesare Luporini etc. Verranno sistematicamente discussi in essa esperienza i temi in relazione alla scelta di alcuni principali settori di intervento come la Storia, la Letteratura, la Filosofia. La rivista tenderà ad aggiornare e rendere di volta in volta più organico ed attuale il proprio impegno mantenendo, fino alla fine, anche coi contributi della direzione di uomini come Cesare Luporini, Carlo Muscetta, Gastone Manacorda, nei suoi diversi periodi di vita e di lavoro, un tratto di costante ricerca e convergenza con le scelte e le opzioni principali della politica del PCI. Progressiva confluenza ed infine quasi identità tra fondatori della rivista e dirigenti del PCI. La loro comune esigenza appare quella della ricostruzione intellettuale, oltre che materiale e politica, la scelta di agire all'interno della linea del "rinnovare conservando". È da questi uomini che, non casualmente, partirà l'azione di contrasto e di polemica – anche aspra ed acuta - "contro la nuova cultura, intesa come una sorta di metanoia evangelica". È questo uno dei tratti distintivi della fisionomia di "Società" e della non casuale affinità di vedute e convergenze tra Luporini e Togliatti. È stato il Convegno di Firenze del 9-10 Gennaio 1981[4] ad avere più efficacemente riflettuto su un'esperienza singolare ed importante, non sempre proceduta all'interno di rapporti di continua linearità.

Il costante ancoraggio alla situazione politica, economica, sociale non consentiva d'altronde rassicuranti rifugi nell'indistinto campo di una presunta ed estranea impermeabilità dell'arte e della letteratura. Il carattere militante delle scelte degli ispiratori e dei fondatori della rivista, la loro indubbia acutezza analitica e versatilità produrranno momenti di forte ed indiscutibile vivacità nella produzione culturale specifica.

È Manacorda a scandire un distinto periodare dei caratteri della rivista. È lui che, ricostruendo la storia di questa esperienza, proporrà una distinzione temporale tra un primo periodo fiorentino (1945-1946), un secondo periodo fiorentino (1947-1949), il primo periodo romano (1950-1952), il secondo periodo romano (1953- 1956), il periodo milanese (1957-1961).


NOTE

1. BENEDETTO CROCE, Aspetti di Storia recente, in Nuove pagine sparse, Ed. Laterza, Bari 1966, pp. 265-266.

2. In: "Situazione", "Società", a. I, gennaio-giugno 1945: art. redatto, probabilmente, da Cesare Luporini.

3. Giugno 1951 pp. 308-347

4. Con le belle relazioni di Badaloni: "Cultura e Socialismo nelle pagine di "Società", di Romagnoli: "Società" nella cultura contemporanea", di Ciliberto: Tradizioni culturali e ideale filosofico in "Società", di Mari "Temi e forme del marxismo teorico", di Maggi "L'etica dell'intellettuale e i campi di ricerca in "Società" e di Mangoni "Storia e Storiografia in 'Società".

 

da Piero Lucia, Intellettuali italiani del secondo dopoguerra - Impegno, crisi, speranza, ed. Guida, 2003, pp.93-95






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