le lenti di Gramsci

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venerdì 25 dicembre 2020

COSCIENZA CRITICA


“senza dubbio la deliberata rimessa in causa di ogni feticizzazione naturalistica del mondo, la presa di coscienza che l’uomo non è riducibile ad oggetto fra oggetti, l’attiva demistificazione di quanto a noi si presenta col pigro prestigio dell’autorità e della tradizione, la deliberata conquista della soggettività variamente alienata, costituiscono un salutare esercizio in un’epoca come la nostra.”

Ernesto de Martino, Apocalissi culturali e apocalissi psicopatologiche, Nuovi Argomenti, 69, 1964, pag.138.


Potremmo definire coscienza critica la necessità storica dell’epoca presente, ciò che unisce la riflessione antropologica demartiniana con la genesi molecolare della formazione della coscienza di classe nel pensiero di Gramsci, come critica al senso comune di massa, al feticismo della merce e del denaro in quanto alienazione collettiva, come l’archetipizzazione del feticismo naturalistico e la pigra accettazione dei valori dominanti per il tramite dell’autorità e della tradizione. La “filosofia della prassi” è in questo filologicamente marxiana, tradotta dall’ermeneutica di Labriola, dentro elaborazioni che tendono alla demistificazione destrutturante delle apparenze fenomeniche delle società capitaliste e, oltre esse, alla critica dei paradigmi di civiltà entro cui sono inserite. 
~ fe.d.


“Per noi sta, cioè, indiscusso il principio, che non le forme della coscienza determinano l'essere dell'uomo, ma il modo d'essere appunto determina la coscienza (Marx). Ma queste forme della coscienza, come son determinate dalle condizioni di vita, sono anch'esse la storia.(..) 
[Il socialismo scientifico] non è più la critica soggettiva applicata alle cose, ma è il ritrovamento dell’autocritica che è nelle cose stesse. La critica vera della società è la società stessa.” 

Antonio Labriola, Del materialismo storico, Dilucidazione preliminare. III.VII.,1896 - https://www.marxists.org/italiano/labriola/1899/materialismo_storico.htm


"Il lavoratore medio opera praticamente ma non ha una chiara conoscenza teorica di questo suo operare-conoscere il mondo; la sua coscienza teorica anzi può essere «storicamente» in contrasto col suo operare. Egli cioè avrà due coscienze teoriche, una implicita nel suo operare e che realmente lo unisce a tutti i suoi collaboratori nella trasformazione pratica del mondo, e una «esplicita», superficiale, che ha ereditato dal passato. La posizione pratico-teorica, in tale caso, non può diventare «politica», cioè quistione di «egemonia». La coscienza di essere parte della forza egemonica (cioè la coscienza politica) è la prima fase di una ulteriore e progressiva autocoscienza, cioè di unificazione della pratica e della teoria. Anche l’unità di teoria e pratica non è un dato di fatto meccanico, ma un divenire storico, che ha la sua fase elementare e primitiva nel senso di «distinzione», di «distacco», di «indipendenza». Ecco perché altrove ho osservato che lo sviluppo del concetto-fatto di egemonia ha rappresentato un grande progresso «filosofico» oltre che politico-pratico."


Gramsci, Quaderno 8 (XXVIII)
§ (169), ed. Einaudi, 1975, p.1042

Antonio Labriola (1843/1904)

Ernesto de Martino (1908/1965)

Antonio Gramsci (1891/1937)


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