Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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domenica 6 febbraio 2022

LA COREA a MILANO: il meridiano subalterno del Nord di Danilo Montaldi

 

Danilo Montaldi /1929-1975/

NORD-SUD, meridiano subalterno

 - Il lavoro di ricerca di Danilo Montaldi (1929/1975) centrato sulla cultura degli strati subalterni (periferia metropolitana milanese, aree rurali della Bassa Padana, le concrete vite dei marginali) lo pongono come scrittore ’subalternist’ nella temperie degli anni ‘50, ‘60 e ‘70 del Novecento italiano. In qualche modo muove il suo interesse la conoscenza dei margini della storia, delle tracce “non in elenco”, dei tratti culturali dei soggetti ai limiti della storia del mondo, così come, fino al 1953, nell’Italia capovolta sud meridiana, Rocco Scotellaro aveva indagato i contadini della sua terra, con metodologie pur grezze non dissimili da quelle di Montaldi; sollevarono entrambi spocchie dell’accademia e della scolastica sociologica, ma proprio per questo risulta oggi documentaria scrittura di scienze socioantropologiche, voce di voci altrimenti disperse nella crisi e nel tramonto di civiltà.

Le posizioni politiche di Danilo Montaldi erano notoriamente internazionaliste e vicine a quelle di Giangiacomo Feltrinelli: sarà infatti proprio la casa editrice fondata da «Osvaldo» a pubblicare, nel 1960, il suo primo libro, -Milano, Corea. Inchiesta sugli immigrati - scritto in collaborazione con Franco Alasia.

Danilo Montaldi politicamente accettò la coperta-categoria sommaria di ‘stalinismo’ per criticare i vertici delle organizzazioni del movimento operaio, in primis del PCI, di cui pur aveva fatto parte seppur solo per il biennio 1945-1946, ma poi anche della nuova Left rivoluzionaria o sedicente tale. Ciò che rimane di questo ricercatore cremonese annegato in modalità mai chiarite nelle acque del fiume Roia, presso il confine italo-francese, a soli 46 anni, è una capacità di scrittura non comune per dar voce, identità e soggettività culturale al mondo subalterno della bassa padana, ad umili e disperati della civiltà rurale e delle periferie del Nord Italia, in una ‘questione settentrionale’ rovesciata rispetto al canone sviluppista ad egemonia capitalista e che incontra dunque il diseredato del sud e/o l’immigrato (come in Corea, Italia) in modalità non latitudinaria, ma sociale, al tramonto da una parte e alla crisi, dall’altra, dei paradigmi della civiltà. In qualche modo la resistenza, da misurare quanto residuale, alla mutazione antropologica di pasoliniana memoria. La critica all’analisi di Gramsci, che era in sostanza la critica alla lettura ‘togliattiana’ di Gramsci, non gli impedì di morire nel 1975 lo stesso giorno dell’autore dei Quaderni dal carcere, il 27 aprile.

/Subaltern studies Italia/,28/01/2022

 - scheda per l’edizione Donzelli (2010)

- Milano, 1959: Danilo Dolci propone a Giangiacomo Feltrinelli la pubblicazione di 32 storie di «sottoccupati», immigrati a Milano. Le interviste sono raccolte da Franco Alasia, operaio alla Breda; da Dolci viene l’idea di spostare il terreno di osservazione da una società arcaica a una società in pieno sviluppo, dal Sud di Banditi a Partinico alla città simbolo della ricchezza industriale. Non a caso, gli intervistati vengono da quelle periferie milanesi punteggiate da disordinati e irregolari insediamenti spontanei, in gergo chiamati «coree». Sono storie di ogni tipo: manovali in transito da un’impresa all’altra, ambulanti abusivi, contadini muratori, prostitute e pederasti. Non si tratta di un mondo destinato a scomparire, ma di una marginalità che nasce dentro il tessuto stesso della modernità, di un sommovimento che sta cambiando radicalmente la struttura sociale dell’Italia del boom. Il tema, del resto, è già divenuto scottante in seguito a una serie di scandali, come il mancato affitto di case ai «meridionali». Per presentare le interviste di Alasia, la Feltrinelli affida la stesura di un saggio al giovane sociologo Danilo Montaldi. A conquistarlo immediatamente è lo stile delle interviste: niente magnetofono, solo la trascrizione minuziosa delle parole dell’intervistato, comprese inflessioni, anacoluti e incertezze: «Da questo materiale emerge una serie di questioni: le conseguenze della guerra, la trasformazione sociale, la crisi agraria, la struttura economica, la città…». A cinquant’anni dalla sua prima pubblicazione, Milano, Corea si presenta come uno straordinario documento della convulsa modernizzazione italiana. Un’inchiesta che si è fatta «storia», come osserva Guido Crainz nella sua introduzione. Un libro di incredibile attualità, se si pensa alle affinità profonde che legano i percorsi dei meridionali di allora a quelli degli immigrati di oggi.

 

Bibliografia

Milano, Corea. Inchiesta sugli immigrati con Franco Alasia, + Feltrinelli, 1960 (seconda accresciuta 1975; ristampa Donzelli 2010)

Autobiografie della leggera, Einaudi, 1961 (ristampa Bompiani 2012 e 2018)

Militanti politici di base, Einaudi, 1971

Korsch e i comunisti italiani. Contro un facile spirito di assimilazione, Samonà e Savelli, 1975

Saggio sulla politica comunista in Italia 1919-1970, Edizioni Quaderni piacentini, 1976 (ristampa Colibrì Edizioni, 2016)

Bisogna sognare. Scritti 1952-1975, Colibrì Edizioni, 1994

Testo di critica storico-teorica di riferimento:

Stefano Merli, L'altra storia. Bosio, Montaldi e le origini della nuova sinistra, Feltrinelli (1977)

 

+ Franco Alasia, (1927-2006), operaio delle officine Breda di Milano, è stato tra i più stretti collaboratori di Danilo Dolci, con il quale ha condotto importanti lotte contro il lumpensviluppo e il fenomeno mafioso in Sicilia.

 

DANILO DOLCI e LE VOCI dal BASSO

Anni erano passati. Laterza aveva pubblicato coraggiosamente, anche se con un anno di ritardo, Banditi a Partinico. Avevamo cercato di capire come nella provincia di Palermo viveva il sottoproletariato; dalle esperienze di Franco Cagnetta e Rocco Scotellaro ricevevamo conferma e suggerimenti; oltre che dallo stesso nostro lavoro, dal genere di obiezioni (tra l’altro, molti dicevano di noi e degli altri che studiavamo analizzando dalla base, con disprezzo: “Sono degli empirici”) ci eravamo resi conto a che livello fosse ancora l’ignoranza degli italiani sulla loro vita e come fosse necessario esplorare attentamente, analizzare pazientemente dal di dentro, dal particolare, un luogo o un problema man mano allargando per arrivare a delle - anche se ancora limitate - valide generalizzazioni. Le inchieste Vigorelli e Tremelloni, dopo una prima ondata di discussioni, erano rimaste negli scaffali. Come era, sotto la nebbia della retorica bigotta e presuntuosa, in ogni regione, questa vita nel basso? Come era, che origine aveva a Roma, a Milano per esempio? Quali caratteristiche specifiche assumeva? Solo nella misura in cui avessimo avuto studi attenti dal basso, si sarebbe delineato, alla coscienza e alla responsabilità nazionale, il volto più ignorato (e spesso nascosto) dell’Italia. (..) sapere non è condizione sufficiente affinché le cose cambino - e bene, - ma certamente indispensabile.

Danilo Dolci, 1960

dalla prefazione a Franco Alasia e Danilo Montaldi, Milano, Corea - Inchiesta sugli immigrati, Feltrinelli, 1960

+nota: la ”Commissione parlamentare di inchiesta sulla disoccupazione", di cui alla proposta di inchiesta parlamentare di iniziativa dei deputati Tremelloni, Saragat, Bennani e Vigorelli, n. 1682, era stata approvata dalla Camera il 4 dicembre 1951.

/Subaltern studies Italia,/ 05/02/2022




Danilo Dolci (1924-1997) - Subaltern studies Italia





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