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martedì 25 agosto 2015
mercoledì 19 agosto 2015
OMAGGIO A SCOTELLARO
Venerdì 21 Agosto 2015 ore 19.45
Castello Muscettola LEPORANO
SILVANA PASANISI
PRESENTA
“A FARE IL GIORNO NUOVO”
di
Ferdinando DUBLA
Questo lavoro è una rilettura dell’opera di Rocco Scotellaro che propone una esposizione colta ed in linea con i nuovi strumenti dell’antropologia sociale mediante uno specifico richiamo al significativo contributo di Antonio Gramsci dando vita, cosi, ad un lavoro che riqualifica il contenuto stesso delle molteplici manifestazioni folcloristiche, da sempre considerate solo come elementi pittoreschi.
nella foto il poeta lucano Rocco Scotellaro
Con “A FARE IL GIORNO NUOVO", Dubla individua questo interessante “filo rosso” tra l’elaborazione teorica gramsciana e la prassi intellettuale di Scotellaro.
“Rocco Scotellaro, avverte Dubla, dimostrerà che non esistono solo i “ filosofi professionisti ”, ma che tutti gli uomini sono in realtà dei “filosofi ”, definendo, nelle sue poesie, i caratteri di questa “norma di vita” che lo stesso Antonio Gramsci spiegò come “filosofia spontanea”, rappresentata dal linguaggio, dal senso comune, dalla religione popolare e dal sistema di credenze, superstizioni, modi di vivere che fanno parte di ciò che viene chiamato folclore.”
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“A fare il giorno nuovo” di Ferdinando Dubla è un richiamo al senso di responsabilità per tutti, ma soprattutto per gli intellettuali, per quelli confusi e scettici da una politica sempre più lontana ed inetta e per quelli esclusi dal cinismo di una società sempre più malata di ribellismo.
Massimo Giusto dalla nota introduttiva de “A Fare il giorno nuovo”mercoledì 5 agosto 2015
DINA BERTONI JOVINE: sul rapporto tra contenuto e metodo didattico
mercoledì 22 luglio 2015
Il governo Renzi ha deciso: a Taranto la salute non è un diritto
articolo apparso sul nr.4/2015 di MICROMEGA a firma Antonia Battaglia
Decreto Ilva: a Taranto la salute non è un diritto
di Antonia BattagliaIn seguito alla morte dell’operaio Alessandro Morricella, avvenuta il 12 giugno scorso per un incidente nel reparto AFO2 dello stabilimento Ilva di Taranto, il gip Martino Rosati aveva convalidato il sequestro, disposto dalla Procura, dello stesso altoforno, che, da quanto si è appreso, era sprovvisto dei primari dispositivi di protezione dell’incolumità dei lavoratori.
Nel decreto di sequestro senza facoltà d’uso, infatti, veniva infatti messo in evidenza come l’Ilva (sotto amministrazione statale attraverso una struttura di commissariamento) fosse corsa ai ripari installando in tutta fretta “delle semplici barriere metalliche di protezione in prossimità dei punti più pericolosi dell’impianto” e contemporaneamente avesse commissionato ad una ditta specializzata la predisposizione dei dispositivi automatizzati per la misurazione della temperatura della ghisa, operazione nell’eseguire la quale è rimasto ucciso Alessandro Morricella.
econdo quanto riportato dal gip, quindi, sarebbe stata proprio l’Azienda ad ammettere che i dispositivi di sicurezza presenti sull’impianto non fossero appropriati.
La procura di Taranto aveva aperto un fascicolo per omicidio colposo e omissione delle cautele sui luoghi di lavoro, iscrivendo nel registro degli indagati il direttore dello stabilimento e altri esponenti della dirigenza.
Secondo una discutibile versione aziendale, sposata in pieno dal Governo (amministratore dell’Azienda), la negazione della facoltà d’uso dell’Altoforno2 avrebbe potuto determinare il blocco dell’intero stabilimento, visto che produrre acciaio con un solo altoforno rimasto in funzione (gli altoforni 1 e 5 sono fermi per lavori) non avrebbe potuto garantire la produzione minima indispensabile di energia per tenere in funzione lo stabilimento stesso. Si profilava, quindi, secondo il Governo, lo spegnimento degli impianti, tesi a sostegno dell’intervento finalizzato a disattivare il dispositivo della Magistratura.
Lo strabismo del Governo. Invece di intervenire con immediatezza per ripristinare condizioni di assoluta sicurezza in quella postazione di lavoro, si adopera per mettere a tacere la Magistratura, concedendo alla dirigenza Ilva ampi spazi temporali per la realizzazione concreta delle opere necessarie attraverso un piano da predisporre entro 30 giorni ma la cui esecuzione è di là da venire.
Il Governo, come un bieco padrone delle ferriere, gioca sul ricatto costante tra lavoro e salute, invece di adoperarsi per rendere il lavoro garantito dai rischi e dall’inquinamento.
A Taranto così come a Monfalcone esso reitera la sua azione di protezione tempestiva degli interessi cosiddetti “strategici nazionali”, svincolandosi da qualsiasi norma di tutela della salute umana e dell’ambiente.
L’esecutivo scavalca il giudiziario. Ancora una volta a Taranto. Città dove la legge non è quella sancita dalla Costituzione ma quella dettata dagli interessi strategico-economici fissati dal Governo. Città in cui tutto è permesso in nome di questi cosiddetti interessi. Città in cui la legge non è una certezza ma una semplice indicazione, che può essere ribaltata in poche ore e non valere più nulla, carta straccia, parole al vento.
Le reazioni al nuovo decreto sono state molto deboli. Il nuovo Presidente della Regione Puglia Emiliano ha “tuonato”: “non si può più andare avanti a colpi di chiusure e riaperture. Lancio un appello. E’ arrivato il momento che si stabilisca un clima di fiducia e un rapporto di collaborazione leale fra magistratura e governo”. Ci sarebbe da chiedere al Presidente Emiliano di quale fiducia parla, vista la vicenda Ilva, la gravità della questione e la constatazione del fatto che i Governi degli ultimi decenni hanno sempre e solo osteggiato l’operato di chi, tra le Istituzioni, ha difeso Taranto ed i tarantini, appunto, la Magistratura.
Ma come potrebbe mai, tra l’altro, la Magistratura “cooperare” con la politica? La Magistratura non dovrebbe rimanere al di sopra degli interessi specifici e contingenti e restare lontana da ogni ingerenza politica? Cosa vuol dire, che la Magistratura tarantina deve tener contro degli interessi del Governo?
Non è certo la prima volta che Governo e Ministeri si sono scomodati per venire in soccorso all’Ilva.
Il Segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, Maurizio Carbone, ha dichiarato che “scelte come questa sull’Ilva, da parte della politica, non possono che lasciare perplessi e destare preoccupazione e non soltanto tra gli operatori della giustizia».
Il Ministro dell’Ambiente Galletti, invece, udite udite, scopre come creare l’occupazione in Italia.
Fa infatti sapere tramite un Tweet a quelli che chiama “pseudo ambientalisti” e che secondo lui “dettano comunicati stampa dalle spiagge” (non si capisce, questa ultima specificazione di colore, se vuole denotare il fatto che gli ambientalisti non abbiano nulla da fare e quindi siano sempre in spiaggia o se, essendo di Taranto, vanno in spiaggia più degli altri) che dovrebbero invece pensare ai 15mila posti di lavoro che, grazie all’ottava legge salva-Ilva e ammazza-Magistratura, sono garantiti.
Ma Galletti, non era il Ministro dell’Ambiente e non dovrebbe avere a cuore che il lavoro si svolga in un ambiente sicuro e non inquinato? Ah no, perché c’è da credere che sia il nuovo amministratore delegato di Ilva S.P.A.





