le lenti di Gramsci

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martedì 6 aprile 2021

TEOLOGIA della LIBERAZIONE, TEOLOGIA DO OPRIMIDO [dedicato a Camilo Torres Restrepo (1929/ +1966)]

 

Camilo Torres Restrepo (1929/ +1966)

“Se Gesù fosse vivo, sarebbe nella guerriglia.”


- presbitero, guerrigliero e rivoluzionario colombiano, precursore della Teologia della liberazione, cofondatore della prima Facoltà di Sociologia e membro dell'Esercito di liberazione nazionale colombiano. Durante la sua vita promosse il dialogo tra il marxismo rivoluzionario e il cattolicesimo.[wiki]

“Non ho mai visto il volto di Gesù Cristo osservando i tratti della minoranza che tiene in scacco i poveri del mio paese. Li osservo invece, ogni giorno, in mezzo alle folle dei diseredati [...]. Sono un rivoluzionario, come colombiano, come sociologo, come cristiano e come sacerdote. Come colombiano, perché non posso estraniarmi dalle lotte del mio popolo. Come sociologo, perché, grazie alla mia conoscenza scientifica della realtà, sono giunto alla convinzione che soluzioni efficaci non sono raggiungibili senza una rivoluzione. Come cristiano, perché l’essenza del cristianesimo è l’amore per il prossimo e solo attraverso una rivoluzione si può ottenere il bene della maggioranza. Come sacerdote, perché dedicarsi al prossimo, come la rivoluzione esige, è requisito dell’amore fraterno indispensabile per celebrare l’eucarestia.” 

(C.T. ) cit. in postfazione di Giuseppe Ranieri a Liberazione o morte, e.book, Coop.ed.Red star press, 2015 [su 1^ ed. Feltrinelli, 1968]

“la divulgazione di queste idee è infatti di somma utilità per una migliore comprensione del processo rivoluzionario. Così da Camilo Torres Restrepo, il sacerdote-guerrigliero, l’eroico dirigente rivoluzionario, caduto in combattimento per la liberazione del popolo colombiano – e quindi di tutti i popoli nostri – hanno molto da imparare tutti i rivoluzionari. Perché Camilo fu un rivoluzionario e un patriota completo. Sempre, da quando si gettò nella lotta rivoluzionaria, seppe anteporre a qualunque interesse personale, di gruppo e in qualsiasi circostanza, l’interesse del popolo e la Rivoluzione. Tutta la sua vita di rivoluzionario è un luminoso esempio di come il destino di un dirigente si identifichi con quello del suo popolo. Camilo, oltre che sacerdote cattolico, era sociologo e dal 1959 si trovava in servizio all’Universidad Nacional, dapprima come cappellano e in seguito come professore universitario. Il suo rovello di indagatore della realtà sociale lo spinse a occuparsi dell’analisi dei profondi cambiamenti introdotti nella società colombiana dalla violenza che, scatenata dall’oligarchia, s’abbatté sulle zone contadine dopo il ’47.“ , 

da Francisco Gonzales, Rappresentante a Cuba dell’Eln colombiano, Prefazione a Torres, Liberazione o morte, e.book Red star press, cit.

cfr. anche: Sergio Dalmasso, Cristianesimo e rivoluzione: Camillo Torres, in “Latinoamerica”, numero 70, maggio-agosto 1999      http://www.sergiodalmasso.net/.../Latinoamerica%20N%C2...

- l’intera postfazione di Giuseppe Ranieri a Liberazione o morte di Torres prossimamente sul blog




Ogni rivoluzionario sincero deve riconoscere la via rivoluzionaria come
l’unica rimasta. Tuttavia il popolo aspetta che siano i capi col loro
esempio e con la loro presenza a dare l’ordine della battaglia. Voglio
dire al popolo colombiano che questo è il momento. Che non l’ho tradito.
Che ho attraversato le piazze dei villaggi e delle città chiamando
all’unità e all’organizzazione della classe popolare per prendere il
potere. Che gli ho chiesto di potersi dedicare a questi obiettivi fino
alla morte.

dal Proclama di Camilo Torres al popolo - Dalle montagne, gennaio 1966




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