le lenti di Gramsci

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giovedì 8 aprile 2021

[ Conscientização ] La "coscientizzazione" in Paulo Freire

 

Intro.: la categoria di “coscientizzazione” di Freire è stata criticata, in ambito politico, più per il significante che per il significato. Infatti essa è inserita propriamente nella dialettica pedagogica, divenendo attività trasformatrice dei soggetti conoscenti e dunque il presupposto per un processo rivoluzionario, la riforma intellettuale e morale di Gramsci, che parte dal disvelamento delle apparenze fenomeniche che, alla coscienza, presenta il sistema del capitale e l’imperialismo, che prima che politico-militare, è culturale, come dimostra l’esperienza di Freire nell’ America latina.

- P. Freire è contro il modello educativo che egli chiama “depositario”: il suo esempio, che non è un modello (ogni modello fissa criteri e non si apre alla realtà della vita - questa è diversa per oppressori e oppressi) è basato sulla forma del dialogo e su contenuti finalizzati alla “coscientizzazione” [ Conscientização ], in cui viene superata la contraddizione tra educatore (“depositario del sapere”) ed educando (“recipiente passivo di conoscenze”), in quanto entrambi elaborano come soggetti conoscenti. La coscientizzazione affranca, libera, innanzitutto attraverso la demistificazione del linguaggio, sequestrato nei significanti dalle classi dominanti per rovesciarne il significato, in un processo dialettico che, richiamando Gramsci, svela le categorie del ‘senso comune’.

La pratica educativa problematizzante che ne riviene “si basa sulla creatività e stimola la riflessione e l’azione autentica dell’uomo sulla realtà, risponde alla sua vocazione a “essere”, che non sarebbe autentica fuori di una ricerca e di una trasformazione creatrice.” [Pedagogia degli oppressi, ed.it. 2018, pag.93]. L’autonomia intellettuale e morale di Gramsci (presupposto della “riforma sociale” più complessiva) e l’autodisciplina cosciente, diventano i valori costanti a cui indirizzare l’ethos creativo per la trasformazione, di sè, delle relazioni, dei rapporti sociali.


Paolo Freire, (Recife,1921– São Paulo,1997)

Educazione e istruzione non “dalla parte” degli oppressi, ma con lo stesso sguardo degli oppressi. Istruzione degli adulti come alfabetizzazione e “coscientizzazione” insieme.

Il capolavoro di P.F., “PEDAGOGIA do oprimido“ è del 1968, in trad.it. per Mondadori nel 1971.

Studioso di Gramsci, non poteva non cercare l’autonomia di tutti i soggetti dell’apprendimento nella definitiva liberazione dall’oppressione sociale e del consequenziale decondizionamento dal dominio di classe considerato questo come presupposto fondante il sistema sociale capitalistico e quello la finalità immanente ad ogni percorso di autodeterminazione. La scienza è scienza se è emancipatrice, la cultura è cultura se è emancipatrice, la comunicazione, partecipativa e transazionale, come condivisione dei linguaggi dell’anima oltre le parole.

Gli stessi strumenti didattici diventano funzionali alla centralità della partecipazione e della reciprocità nella relazione educativa [vedi anche il libro rivolto alla formazione degli insegnanti “Pedagogia dell'autonomia. Saperi necessari per la pratica educativa”, Torino, EGA, 2004 (1^ed.or. Paz e Terra, Rio de Janeiro,1996) e “Pedagogia della speranza. Un nuovo approccio alla ‘Pedagogia degli oppressi’", Torino, EGA, 2008, (1^ed.or. Paz e Terra, Rio de Janeiro,1992)]

IV di copertina nuova ed. de “La pedagogia degli oppressi”, Gruppo Abele, 2018:

<Cosa significa educare? perché educare? chi educa chi? quali rapporti esistono tra educazione e società e tra educazione e cambiamento? A cinquant'anni dall'uscita di “Pedagogia degli oppressi”, concluso da Freire nel 1968 (anno - come il libro - di radicalità e di liberazione) le domande restano prepotentemente attuali. E le risposte di Freire, ispirate al principio fondamentale che non c'è educazione se non attraverso la liberazione degli uomini dall'oppressione, continuano a essere un punto di riferimento nel mondo. >

a cura di Ferdinando Dubla 



Paulo Freire (1921/1997)



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