le lenti di Gramsci

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giovedì 26 agosto 2021

Il problema del soggetto rivoluzionario e la natura dialettica del concetto di subalterno

 

L’orizzonte tracciato da Gramsci costituisce un punto di partenza teorico indispensabile per lo studio dei processi di soggettivazione politica e per implementare, rendere cioè adeguata alle nuove forme della modernità, l’analisi marxista.

(a cura di Ferdinando Dubla, Subaltern studies Italia)


LA SOGGETTIVAZIONE di MODONESI

 

Il concetto di subalterno elaborato da Antonio Gramsci ha offerto una prospettiva che ha permesso di aprire il quadro di analisi dei processi di soggettivizzazione politica. In termini thompsoniani, Gramsci concettualizzò la subalternità come esperienza della subordinazione, espressa dalla tensione tra accettazione/incorporazione e rifiuto/autonomizzazione dei rapporti di dominazione materializzata in una "disposizione ad agire come classe" che combina spontaneità e coscienza.

 

 

- La critica che lo studioso messicano di Gramsci [profilo-1.] muove ai Subaltern studies riguarda la questione di un soggetto politico che conquista, costruendola con le lotte sociali, una coscienza rivoluzionaria e il rapporto con la cultura dei dominatori. Per cui, senza l’analisi dialettica di queste relazioni, subalternità assume o una connotazione generica, oppure si sovrappone ad autonomia e antagonismo assumendo un significato ambiguo, all’origine forse dovuta a una parziale (e dunque incompleta) conoscenza filologica del testo gramsciano.

Quando infatti si passa da una categorizzazione sociale a una politica, diventano fondamentali le categorie gramsciane di egemonia, rivoluzione passiva, partito dell’avanguardia rivoluzionaria (il partito comunista leninista “moderno principe” che costruisce, con la coscienza di classe, l’egemonia dei subalterni, che, da ‘gruppi disgregati’ diventano gruppi coesi e compatti verso obiettivi e finalità strategiche) e senso comune, cioè la potenza materiale dell’ideologia, classico esempio dell’intreccio dialettico indissolubile di sovrastruttura e struttura nella lettura marxiana di Gramsci.

“Il rifiuto dell’idea di una coscienza prettamente razionale, incarnata in India tanto dai discorsi colonialisti quanto da quelli nazionalisti, porta la Scuola di Studi Subalterni a riscattare le tradizioni premoderne - recuperando le riflessioni di Gramsci sul folclore - come ambiti dell’azione collettiva e della politica. (..) e lo stesso concetto di subalternità implica (.) un carattere relazionale che esclude la possibilità di una piena autonomia, estranea all’interdipendenza dai rapporti di dominazione,” per cui l’autodeterminazione del soggetto subalterno risulta essere “in continua oscillazione tra la logica dell’obbedienza e la possibilità del conflitto. (..) [Gramsci] tratta il processo di soggettivazione assumendo la cultura popolare come punto di partenza, come crogiolo di pratiche di resistenza. (..) Secondo Modonesi è necessario stabilire un rapporto dialettico tra subalternità, antagonismo e autonomia: “il conflitto è una risorsa e l’autonomia una conquista progressiva e non uno stato di cose. (..) Nella nozione di subalternità usata e sviluppata nelle ricerche della Scuola di Studi Subalterni scompaiono o si sfumano dimensioni e articolazioni problematiche proposte dallo stesso Gramsci nei suoi scritti: le classi, il potere, il vincolo tra soggetto sociale e soggetto politico (il partito), le relazioni sociali che includono ma allo stesso tempo superano il rapporto dominanti-subalterni in senso stretto (la società civile), la forma di dominazione in senso ampio (egemonia), il ruolo degli intellettuali.”. +

Modonesi muove una critica motivata che è però stimolo ad ulteriori specificazioni e approfondimenti sulla lettera di Gramsci e la lettura di Gramsci e delle sue categorie analitiche in chiave di interpretazione della modernità, delle sue forme caratterizzanti il dominio del capitalismo su scala imperialista e multinazionale ma determinato nel concreto dalla sovranità dello stato-nazione. Per cui diventa ineludibile affrontare il tema della resistenza cosciente o passiva a quelle forme di dominio nelle sue varie stratificazioni (non a caso Modonesi studia a fondo anche la categoria di ‘rivoluzione passiva’ in Gramsci) [2.] e il partito-organizzazione dei subalterni capace di rendere operante la ribellione dei dominati, partendo comunque dalle loro identità culturali e dalle sedimentazioni di esse colte storicamente, uno dei perni su cui, appunto, si strutturano gli stessi Subaltern studies.

+ Le citazioni sono tratte da Massimo Modonesi, Subalternità Antagonismo Autonomia - Marxismi e soggettivazione politica, Editori Riuniti, 2015, pp. 41/51.

 

 

1. Massimo Modonesi, Historiador, sociólogo de la política y latinoamericanista 

Estudios

Doctor (PhD) en Estudios Latinoamericanos, Facultad de Filosofía y Letras-UNAM, México.

Maestro en Estudios Latinoamericanos, Facultad de Ciencias Políticas y Sociales-UNAM, México.

Dottore in Scienze Politiche, Università degli Studi “La Sapienza”, Roma, Italia.

2. Revoluciones pasivas en América

Posted at IGS Archive: 03 Jan 2020
Originally published in Revoluciones pasivas en América | 2018





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