le lenti di Gramsci

Powered By Blogger

domenica 22 agosto 2021

PER UNA STORIA del collettivo SUBALTERN STUDIES

 

Gli studi culturali, la critica postcoloniale, in particolare i Subaltern studies indiani, hanno tra i loro riferimenti la filosofia e il pensiero politico di Gramsci. Nella pagina dei Subaltern studies Italia si porta a conoscenza e si analizza questo importante lavoro di ricerca collettiva, cercando di fondere il ‘general intellect’ di Marx (le forme attuali dell’internazionalizzazione imperialista del capitale) con l’’intellettuale collettivo’ di Gramsci e la formazione, continua e permanente, di intellettuali ’organici’ alla classe, inserendo a pieno titolo Ernesto de Martino fra i promotori dello studio sul campo delle classi subalterne. 

(fe.d.)


PAOLO CAPUZZO

I subalterni da Gramsci a Guha
extract.
La ricezione di Gramsci in India è legata alle sue traduzioni in inglese e si può dire inizi con l'antologia del 1957 curata da Louis Marks; + tuttavia è soltanto a partire dalla fine degli anni Sessanta, in particolare dopo la pubblicazione di un articolo di Susobhan Sarkar, che si consolida la presenza del pensiero gramsciano nel dibattito intellettuale indiano. ++ Si tratta di una ricezione che avviene nell'ambito dell'intellettualità critica mentre i due partiti comunisti, dopo la scissione del 1964, rimasero piuttosto indifferenti all'insegnamento dell'autore sardo. Tra i giovani studiosi che lavoravano al dipartimento di storia della Jadavpur University di Calcutta, diretto da Sarkar, vi era anche Ranajit Guha che aveva alle spalle una carriera politica nel partito comunista indiano che lo aveva portato a essere delegato al congresso della «Federazione mondiale della gioventù democratica» di Parigi nel 1947, occasione nella quale avviò la conoscenza del suo coetaneo Enrico Berlinguer. Dopo un intenso periodo di militanza politica e sindacale, Guha uscì dal partito nel 1956 e si dedicò all'attività accademica, movendo negli anni Sessanta verso l'Inghilterra, prima all'Università di Manchester, poi a quella del Sussex. Fu nell'anno sabbatico del 1970-1971 che, durante un soggiorno in India dove stava lavorando a una biografia di Gandhi, Guha entrò in contatto con un gruppo di studenti maoisti e assieme a loro decise di dedicarsi allo studio delle sollevazioni contadine. La fine degli anni Sessanta, infatti, fu caratterizzata da una serie di rivolte contadine nel Bengala occidentale, a partire da quella di Naxalbari del 1967, rivolte che ebbero come séguito la formazione di una guerriglia maoista tutt'oggi attiva in quelle zone. Queste rivolte si prestavano a una lettura di tipo gramsciano perché in esse, più che lo scontro tra formazioni politiche differenti, si assisteva a una sollevazione di subalterni contro élite di varia coloritura politica, non ultime quelle espressione dei due partiti comunisti. Tutto ciò andava collocato nel quadro della difficile transizione postcoloniale indiana. Le violenze degli anni Quaranta avevano generato la nascita di due Stati, di un sistema parlamentare e di una sfera pubblica, ma per le masse povere erano state in larga parte disattese le speranze che avevano accompagnato la conquista dell'indipendenza politica, processo al quale avevano partecipato da protagoniste. All'indomani dell'indipendenza, le élite indiane non diedero risposta alla sofferenza delle masse di contadini e poveri inurbati, ma pensarono a spartirsi il potere lasciato dall'eredità coloniale ricorrendo ampiamente alla forza militare per imporre il nuovo ordine. Il sistema di potere che era emerso attorno alla centralità del Partito del Congresso, finiva per proseguire quel «dominio senza egemonia» che caratterizzava lo Stato coloniale +++ , nel quale le nuove élite avevano occupato il posto lasciato libero dalle vecchie elite coloniali e non esitavano a far uso di violenza e coercizione per mantenere l'ordine sociale. La forza simbolica della rivolta di Naxalbari riuscì a saldare, nella comune disillusione, due generazioni di militanti politici e a gettare un ponte tra la mobilitazione sociale rurale e il dibattito politico metropolitano. E da questo incontro tra generazioni che è maturato il lavoro collettivo dei Subaltern Studies: Writings on South Asian History and Society che si è concretizzato nella pubblicazione dell'omonima serie di volumi editi dalla Oxford University Press di Delhi apartire dal 1982. fine extract.
+ A. Gramsci, The Modern Prince and Other Writings, London 1957.
++ S. Sarkar, Thought of Gramsci, in «Mainstream», 2 November 1968. Susobhan Sarkar è stata una figura intellettuale molto influente nelle università di Calcutta del periodo postcoloniale; di ispirazione marxista, Sarkar si occupò soprattutto di storia dell'Europa e del «Rinascimento Bengalese», cfr. Barun De, Susobhan Sarkar (1900-1982): A personal memoir, in «Social Scientist», 11 (1983), pp. 3-15. Dopo una militanza molto ortodossa all'interno del partito comunista prese apertamente posizione contro l'invasione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968, cfr. R. Mukherjee, Come all ye faithful, in «The Telegraph», 17 novembre 2001. A Susobhan Sarkar è dedicato il primo importante volume pubblicato da R. Guha nel 1963, A Rule of Property for Bengal. An Essay on the Idea of Permanent Settlement, Durham 1996 (1963).
+++ R. Guha, Dominance without Hegemony. History and Power in Colonial India, Cambridge (MA) 1997.

da Gramsci, le culture e il mondo
A cura di Giancarlo Schirru, Viella, 2009, edizione digitale,
pp. 1/ 3





Nessun commento:

Posta un commento