le lenti di Gramsci

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venerdì 8 ottobre 2021

SCOTELLARO-LUCANO

 

LUCANO, SCOTELLARO e IL PENSIERO MERIDIANO

di Stefano Modeo


- La condanna di Mimmo Lucano fa rabbrividire per la sua enorme portata, così come gettano in un enorme sconforto il volto e le parole conclusive dello stesso ex sindaco di Riace: «Ora posso anche morire, non c'è pace né giustizia.»

Ancora una volta la biografia di Mimmo Lucano non può che ricordarmi Rocco Scotellaro, il quale ne L'uva puttanella (Laterza 1955) criticò fortemente anche il potere giudiziario. In un passo, infatti, il poeta lucano racconta la percezione che il giudice dà di sé e del contesto in cui agisce:

«Il mio giudice mi disse: “Dite se è una persecuzione politica, ma datemi le prove”. Io lo guardai, un secondo, con l’occhio del suo antenato e con quello di suo figlio. Gli vidi i baffi neri e la fede al dito, le labbra di creta e i suoi occhi scattavano come persiane. Avrei voluto parlargli d’altro, non gli risposi […].

Tutti i giudici erano dei pendoloni carichi, le cui lance segnavano il tempo, le ore e i minuti e scoppiavano all’ora voluta dal potere esecutivo. Le pochissime volte che qualcuno di loro si ribellò e volle funzionare secondo le leggi scritte e decantate sulle lapidi, la sveglia si ruppe prima di suonare.

Un giudice che non si spiega le cose e deve seguire il carro del potere, è lo scrivano del carabiniere semianalfabeta, è uno schiavo principe o no che può gustare soltanto il cibo che gli portano, è un meccanismo»

Eppure questo meccanismo si può turbare, lo possono dimostrare i numerosi sit-in e flash mob che già da ieri hanno preso ad organizzarsi spontaneamente. Alla portata politica di questa condanna serve una risposta che ribalti i rapporti di forza. E qui torna alla mente, necessario - poiché è sempre il Sud del mondo, direttamente o indirettamente, ad essere sotto scacco - ''Il pensiero meridiano'' e le parole di Franco Cassano:

«Il pensiero meridiano è dall'altra parte del mondo. Se il sud deve riconquistare la sua capacità di parola deve mettere al centro la giustizia, far capire che nessuna sicurezza può stare seduta su disuguaglianze così spietate. [...] Ad un grande squilibrio occorre reagire con una grande spallata nel senso contrario. Chi vuole l'equilibrio deve oggi sporgersi e compensare lo squilibrio andando dall'altra parte, deve provare, come propone Ngugi wa Thiong'o, a Spostare il centro del mondo. La misura non è quindi prudenza o un banale «giusto mezzo», ma una costruzione complessa e coraggiosa, che mira a salvare la molteplicità delle forme di vita, restituendo a ciascuna di esse con un solo gesto il suo valore e la sua finitezza.»

 

2 OTTOBRE 2021


Rocco Scotellaro (1923/1953) e Mimmo Lucano 



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